La Lega: la devolution non si tocca
Al Carroccio non va giù l'emendamento di D'Onofrio sulla legge federalista. "Ci coglie di sorpresa - confessa il senatore Moro - Il testo può essere aggiustato ma non stravolto".
di Gianluca Roselli
ROMA - La devolution non si tocca. Lo ha fatto sapere ieri Umberto Bossi, lo ripete oggi il capogruppo in Senato Francesco Moro, mentre il testo sulla legge federalista sta per fare il suo ingresso a Palazzo Madama. E la notizia di un emendamento della maggioranza che mirerebbe a correggere il testo per smussare alcuni spigoli e chiarire ambiguità non è piaciuta al Carroccio. Ma se Francesco D'Onofrio, relatore del testo in commissione, non scende nei particolari in merito a questo possibile aggiustamento, la Lega Nord fa quadrato su quello che è uno dei punti fondamentali del programma di governo. "Aspettiamo di vedere di cosa parla il senatore D'Onofrio -_ afferma Moro -_ ma sia chiaro che noi sulla devolution non siamo disposti ad arretrare".
Senatore Moro, anche sulla devolution, come per l'immigrazione, si prospetta una battaglia con l'Udc?
Prima bisogna vedere i contenuti di questo emendamento e come è nato. Se è frutto di una trattativa con la Lega, e non mi sembra, oppure se viene avanzato da esponenti della maggioranza a nostra insaputa. Anche perché a me risulta che durante il lavoro di preparazione in Commissione non ci sono stati contrasti: il relatore D'Onofrio ha avuto modo di discutere spesso con Bossi. E anche in un'assemblea dei senatori pochi giorni fa mi sembrava che tutti fossero d'accordo sul testo. Quindi questa proposta di modifica mi coglie di sorpresa.
D'Onofrio parla di ambiguità da chiarire.
La legge ha ben poche ambiguità. Mi sembra che questo emendamento nasca per venire incontro a quelle che sono le perplessità di alcuni all'interno della maggioranza.
Quindi non si cambierà nulla?
Ripeto, la mediazione c'è già stata in Consiglio dei ministri e in commissione. Comunque, se c'è qualche lieve aggiustamento da fare, siamo disponibili a discuterne. L'importante che i principi cardine rimangano invariati e il testo non venga stravolto. Il nostro senso di responsabilità lo abbiamo già dimostrato, del resto, con la legge sull'immigrazione.
Già, ma Lega su questa legge si gioca molto.
Sì, è una tappa fondamentale del programma di governo e uno dei motivi principali per cui siamo entrati a far parte della Casa delle Libertà. Specie dopo il pasticcio della legge fatta dalla sinistra, in fretta e senza relatore, in piena campagna elettorale. Adesso, infatti, tra Stato e Regioni c'è solo una grande confusione di ruoli e competenze.
Si aspetta ostruzionismo dall'opposizione?
A vedere la mole degli emendamenti presentati, direi di sì. Per questo era importante che la nostra legge arrivasse in aula: così il percorso può finalmente iniziare. E, come ha detto Bossi, devolution e federalismo fiscale potranno vedere la luce entro giugno.
Certo che, rispetto all'idea federalista della Lega di qualche anno fa, la devolution è molto più soft. I vostri elettori saranno contenti lo stesso?
I nostri devono capire che queste grandi riforme o si fanno con atti forti, ma occorre avere i numeri, oppure sono il frutto di piccoli passi e, a volte, di mediazioni. L'importante è avere ben chiari gli obiettivi da realizzare.
(13 NOVEMBRE 2002; ORE 18:25)




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