Cè: le parole del Pontefice aiuteranno la politica,
che però deve fare scelte in autonomia
di Paolo Bassi

«Papa Wojtyla è per tutti il fiero difensore dei valori e della dignità dei popoli. È stato uno degli artefici della caduta del comunismo e oggi è fautore di una giusta resistenza al mondialismo. La sua visita a Montecitorio rappresenta un evento storico, sia per il mondo laico che per quello cattolico».
Alessandro Cè, Capogruppo della Lega Nord alla Camera dei deputati, sceglie di partire dai “meriti conquistati sul campo”, per commentare la visita che Giovanni Paolo II, per la prima volta, farà oggi al parlamento italiano.
«Il Santo Padre - ha ricordato l’esponente del Carroccio - ci ha abituato a forti e accorati richiami alla difesa della vita, alla dignità dell’uomo, all’identità personale, alla salvaguardia della famiglia naturale. Per non parlare dei numerosi riferimenti: al rispetto dei popoli e delle nazioni, anche di quelle senza Stato. Tutti slanci che noi rappresentanti della Lega Nord, non possiamo che condividere. Non per niente, gli stessi valori sono spesso stati portati in politica proprio dal nostro movimento, come è stato, ad esempio, per la proposta di legge sulla fecondazione assistita o per quella sui crocifissi. O ancora, per mozioni come quella che abbiamo recentemente presentato, per chiedere che nella probabile futura costituzione europea siano inseriti i valori cristiani, quali fondanti e imprescindibili elementi della Carta fondamentale del Vecchio Continente». Non tutta la Chiesa però, sembra condividere la strenua difesa di certi valori. «Anche questo è vero. Certe gerarchie ecclesiastiche sembrano interessate a perseguire una politica di stampo ecumenico. Di un ecumenismo che spesso assume i contorni del sincretismo, il quale è l’esatto contrario della difesa dei valori. Magari nelle intenzioni c’è solo una volontà di dialogo. Nei fatti però, si raccolgono risultati diversi, come quelli dell’omologazione culturale e religiosa, che sono il preambolo, l’anticamera della globalizzazione e della distruzione dei popoli».
La nostra politica quanto ha bisogno dell’etica al giorno d’oggi?
«Io penso che ne abbia molto bisogno. Forse più che in passato. Prima a tal proposito, ho ricordato la battaglia che la Lega fece in merito alla fecondazione assistita e per la tutela degli embrioni. Ma le opportunità per riflettere su temi etici non mancano. È notizia di pochi giorni fa il fatto che 4 medici su 100, pratichino l’eutanasia. Ecco, noi siamo dell’idea che certi confini etici, come appunto la salvaguardia della vita, debbano essere invalicabili. Se dessimo spazio ad un relativismo etico irrispettoso della vita umana, i risultati sarebbero quelli di vedere crescere una società sempre più disgregata, fatta da individui e non da persone relazionate fra loro. L’eutanasia è una delle teste di ponte che certi poteri cavalcano per scardinare la nostra società. Non per niente infatti, fra i richiami più frequenti del Papa, c’è proprio quello alla vita. Se posso augurarmi una cosa, è che il Papa nel suo discorso, rinnovi con forza il suo invito alla difesa di certi valori». La visita del Santo Padre alla Camera ha raccolto anche delle critiche. C’è chi la considera un’ingerenza.
«La Lega Nord è sicuramente un movimento laico. Laico, ma non laicista. Per questo crediamo che la politica si possa confrontare anche con la spiritualità. E il Papa, rappresenta l’orientamento spirituale della stragrande maggioranza dei cittadini del nostro Paese. La visita di Wojtyla, penso che rappresenti un confronto importante con la sfera, separata e distinta, della politica. Un incontro dal quale, immagino, possano emergere spunti utili per il lavoro di tutti i parlamentari».
Si è parlato molto di cosa potrà dire il Pontefice, soprattutto a proposito di un suo possibile accenno alla questione penitenziaria.
«Il Papa deve essere libero di dire ciò che pensa. La sua opinione è in ogni caso degna di rispetto. Ma il Santo Padre, parla da uno scranno che si rivolgere alla spiritualità delle genti e fa dell’amore il suo primo riferimento. La politica invece, ha come principale interesse il bene dei cittadini, per il raggiungimento del quale, si deve tener conto anche della salvaguardia della sicurezza dei cittadini stessi. Quindi, la politica su certi problemi, come quello delle carceri, terrà sicuramente in considerazione le parole di Giovanni Paolo II, ma dovrà dare delle risposte autonome che tengano conto di tutti gli aspetti e di tutte le possibile ricadute del problema».