BLITZ IN VIA TRENTO
Nel negozio etnico la carne è marcia
Cinque stranieri denunciati dalla polizia per vendita di merce contraffatta
Carlo Mion
MESTRE. Carne che puzzava di cadavere, pesci tropicali surgelati buttati sul bancofrigo senza nessuna etichetta di tracciabilità e poi farina e strane radici depositate nel bagno del negozio. E' lo spettacolo davanti al quale si sono trovati agenti del commissariato di via Ca' Rossa e dei vigili urbani, quando sono arrivati per il controllo al «Planet Plaza», di via Trento 26/a.
La carne, i pesci e quant'altro che non erano stati stivati secondo le norme igienico-sanitarie sono stati distrutti. I tecnici del servizio igienico sanitario dell'Asl hanno proposto al Comune la chiusura del negozio che appartiene ad una catena di punti vendita etnici sparsi tra Mestre, Padova e Verona. Si tratta di negozi che oltre a commerciare merce varia, hanno pure un reparto carne e pesce. Ed è proprio dalla cellafrigo del reparti carne che usciva un odore simile a quello della carne in fase di decomposizione. La puzza era talmente forte che quando è stata aperta la porta i poliziotti stavano per svenire. Pensavano che all'interno ci fosse un cadavere.
I negozi sono di proprietà di un nigeriano regolare nel nostro Paese e considerato un maggiorente della comunità del suo paese in Veneto. Ora avrà parecchi guai.
Al negozio gli agenti sono arrivati durante uno dei tanti controlli effettuati contro l'immigrazione clandestina e la vendita abusiva. E fa parte della strategia voluta dal questore Salvatore Presenti che intende applicare la nuova legge Bossi-Fini alla lettera. Durante la verifica, nel retrobottega del negozio, sono stati trovati alcuni borsoni pieni di merce contraffatte. Per questo il negoziante è stato denunciato per riccettazione e commercio di prodotti contraffatti. Il nigeriano non ha voluto dire a chi appartenevano i due borsoni.
Oltre al negoziante altri quattro senegalesi clandestini sono stati denunciati per gli stessi reati. Infatti negli appartamenti che occupavano, assieme ad altri connazionali regolari nel nostro Paese, avevano stimato altri prodotti con griffe false. Oltre cento i pezzi trovati assieme ad altrettanti marchietti di note case del made in Italy, pronti per essere applicati. Infatti da tempo per evitare di essere denunciati per vendita di prodotti contraffatti i venditori abusivi applicano la «firma» al prodotto solo al momento della consegna del pezzo, al cliente. Ma anche questa tecnica per il momento non è servita a nulla. Infatti le denunce e le condanne sono arrivate lo stesso. E ora, dopo aver ricevuto il foglio di espulsione, rischiano l'arresto. La merce sequestrata adesso verrà distrutta. Solo alcuni campioni verranno tenuti come prova durante il processo.
Complessivamente nell'ultimo controllo effettuato sono state controllate complessivamente una quindicina di persone. Tranne i quattro clandestini tutti gli altri, quasi esclusivamente senegalesi, erano in regola con i documenti.




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