Articolo dall'Unità

Non ci troviamo di fronte a espressioni di dissenso ma a azioni che minacciano la «sicurezza dello Stato» e «l'ordine pubblico». Così in sintesi, in una delle 359 pagine dell'ordinanza, il gip, Nadia Plastina, sintetizza l'oggetto dell'inchiesta che ha portato agli arresti degli esponenti No Global. Per il magistrato, «non vi è ragionevole dubbio, anche alla stregua di quanto realmente verificatosi nel corso dei disordini e del comportamento adottato da molti degli antagonisti - scrive il gip - che non ci si trovi di fronte ad una manifestazione del pensiero pura e semplice, ma ad un comportamento in grado di minacciare, il bene giuridico autonomo rappresentato dalla sicurezza dello Stato e dall'ordine pubblico».

Il magistrato spiega meglio le sue convinzioni. Il gip cita due momenti salienti. Il primo è, il 6 marzo 2001, quando unoi degli arrestati inviò un e-mail a un sito Internet del movimento antagonista dal titolo «la globalizzazione sotto casa» nella quale si afferma che «i potenti militarizzando le città dimostrano l'esistenza di un'opposizione vera e reale. La forza del movimento – prosegue l'e-mail - deve essere tale che l'ingestibilità delle città deve far scegliere nel futuro altri luoghi isolati per svolgere tali convegni». Per gli inquirenti, basta questo per incastrarlo.

La seconda importante data per il Gip è il 19 maggio 2001, due mesi dopo gli incidenti di Napoli e poco prima del G8 di Genova, quando al termine di un'assemblea a Cosenza viene diffuso un documento nel quale «emergono - osserva il giudice - chiari e preordinati i comportamenti violenti che i componenti dell'associazione avevano intenzione di porre in essere a Genova». Nel documento, c'è scritto: «La ricchezza di Napoli va ora portata a Genova, non bisogna arretrare di un millimetro. Come realtà del Sud questo dobbiamo portare: soggetti reali e, se è il caso, scontri reali. Questa è la differenza tra noi e le componenti moderate, che a Napoli col loro atteggiamento hanno indirettamente consentito la spaccatura del corteo».

Questo, quindi, alla base degli arresti: e-mail intercettate e volantini in cui si dice «se è il caso» siamo pronti agli scontri.


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