Scendono in campo i Carc,
l’organizzazione dell’editore rivoluzionario Giuseppe Maj
Mentre dagli uffici giudiziari di Roma trapela la notizia che il giudice per le indagini preliminari, su richiesta dei pubblici ministeri Franco Ionta e Giovanni Salvi, concede la proroga per le indagini relative ai Carc, i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, la redazione milanese dell’Adn Kronos batte la notizia che i vertici dei Carc - dopo un lungo e serrato dibattito - decidono a sorpresa di presentarsi alle prossime elezioni politiche, "indette dalla borghesia imperialista". No, non è uno scherzo, né una battuta. Questo è quanto emerge dalla lettura di un documento di quattro pagine, firmato dalla Segreteria nazionale del movimento e distribuito a mo’ di appello nelle ultime settimane durante le manifestazioni per stimolare e coinvolgere nella causa le Firs, le Forze soggettive della rivoluzione socialista: tradotto in parole povere, i militanti e i compagni dell’area antoagonista.
Un settore dell’organizzazione messa in piedi dalll’editore-ideologo bergamasco Giuseppe Maj rompe gli indugi e scende in campo, dunque. Secondo i Carc, ricostituire il Partito Comunista è necessario perché è questo oggi "il centro della lotta tra classe operaia e borghesia imperialista". Nel loro nuovo manifesto, i Carc affermano che "l’esperienza storica conferma che non c’è vittoria, non c’è conquista senza un vero Partito Comunista. Dobbiamo usare la campagna elettorale - prosegue il documento - per raccogliere e mobilitare ogni forma di collaborazione alla ricostituzione del Pc, per conoscere meglio le forze soggettive su cui nell’immediato possiamo contare e per diffondere un messaggio di fiducia nella capacità della classe operaia di guidare le masse popolari fuori dal marasma in cui la borghesia imperialista affoga". E ancora: "Il ruolo politico e storico svolto dal centrosinistra negli anni 1995-2000 è stato quello di demoralizzare gli operai, disgregare quanto restava della loro forza politica che si basava ancora quasi interamente sulle vecchie organizzazioni politiche e sindacali, in mano alla borghesia e profondamente corrotte e subordinate ad essa [...] una sinistra eguale alla destra, se non è efficacemente contrastata, ha un profondo effetto demoralizzante e disgregatore".
Tutto questo accadeva tra il 16 e 17 gennaio. Quattro giorni dopo (domenica 21 gennaio) in occasione dei festeggiamenti per gli 80 anni della nascita del Partito Comunista d’Italia, nato da una costola del Psi durante la storica scissione avvenuta a Livorno il 21 gennaio 1921 a Livorno, appunto, nel corso di una manifestazione organizzata nel capoluogo ligure, Fausto Bertinotti, leader del Partito della Rifondazione Comunista (Prc), viene chiamato in causa da un ex compagno di Partito. Armando Cossutta, segretario del Partito dei Comunisti italiani, nel corso dell’altra grande kermesse sulla nascita del Pci, avanza una domanda retorica inquietante: Rifondazione è un partito di sinistra? La risposta, Cossutta, la va a pescare negli scritti di Antonio Gramsci su Lev Trotskij: "... un teorico dello scontro frontale in un momento in cui l’attacco frontale è solo causa di sconfitta. Quindi, mio caro Bertinotti - conclude Cossutta - Rifondazione non è una formazione comunista, ma estremista, che ha radicamento, consenso, ma non rappresenta la tradizione dei comunisti italiani". Parola di un gigante del filosovietismo italiano. Sganciata dal perimetro più ortodosso della galassia comunista, Rifondazione - almeno stando a quanto ha sottolineato Cossutta - appare sempre più pericolosamente vicina alle frange radicali del movimento, quelle animate da gruppi come i Carc.
Ma chi sono e quando nascono i Carc? Tutto ha inizio con Giuseppe Maj, appunto, figura storica nel panorama rivoluzionario e sovversivo italiano ed internazionale. Maj nasce in provincia di Bergamo il 20 luglio 1939, laureato in ingegneria chimica, ma con la passione del giornalismo e dell’editoria, entra fin da giovane nell’orbita rivoluzionaria, militando nel Partito Marxista Leninista d’Italia. Già nel settembre del 1966 lo troviamo come direttore politico di Rivoluzione Proletaria, organo del Comitato Centrale del Partito rivoluzionario Marxista Leninista d’Italia. La redazione del giornale aveva sede a Milano, in viale Monte Grappa, 10. Direttore responsabile era invece Luciano Raimondi, anch’egli dirigente del Partito rivoluzionario Marxista Leninista d’Italia. Il nome di Raimondi, poi, è citato anche nel Materiale Impedian (cosiddetto dossier Mitrokhin): a lui, infatti, è intestata la scheda n° 223, del 25 febbraio 1998. Nome in codice dell’agente: Vittorio II. Descritto come buon conoscitore della lingua cinese, con un passato da comunista, dal 1966 - secondo le informazioni passate al Sismi dal Secret Intelligence Service britannico - risulta essere stato in contatto con il movimento filo cinese che, di lì a poco, assumerà la denominazione di Partito rivoluzionario Marxista Leninista. Raimondi sarebbe stato "arruolato" nella rete spionistica sovietica nell’ottobre 1969 dall’agente del Kgb Stanislav Vasilyevich Sychev, dal 1967 al 1972 corrispondente per la Tass da Città del Messico.
Su Rivoluzione Proletaria, diretta da Maj e Raimondi, collaborava anche un’altra grande "firma" del panorama eversivo internazionale, insieme con Giangiacomo Feltrinelli, uno dei Grandi Vecchi dell’eversione mondiale: l’avvocato Sergio Spazzali, già capo carismatico dell’organizzazione sovranazionale Soccorso Rosso, nonché ideologo della Cellula: proto formazione terroristica con base a Parigi dalla quale deriveranno i vertici delle attuali BR per la costituzione del Partito Comunista Combattente (Pcc): organizzazione che - il 20 maggio 1999, in via Salaria a Roma - rivendica l’assassinio dell’avv. Massimo D’Antona, consulente dell’ex ministro del Lavoro, Antonio Bassolino. Spazzali, considerato dopo Feltrinelli, uno dei più abili e capaci ufficiali di collegamento del terrorismo internazionale (celebri i suoi contatti con la Raf, Action Directe e con la resistenza palestinese), legato non solo sul piano sentimentale alla nota italo tedesca Petra Krause, sul finire degli anni Ottanta lo troviamo molto attivo sul fronte greco, accanto alla formazione filoanarchica 17 Novembre, ed in Sud America (soprattutto in Nicaragua) con i rivoluzionari sandinisti.
Ebbene, attestato fin dai primissimi anni Settanta su posizioni oltranziste, tendenti a contrastare il flusso delle informazioni sulla liberazione dei detenuti politici sia italiani che esteri proveniente dalla "stampa di regime", Maj non ha mai (scusate il gioco di parole) smesso di animare il dibattito sui fronti più estremi della sinistra extraparlamentare. Ha promosso riunioni, conferenze e dibattiti sulle condizioni dei detenuti politici in collaborazione con esponenti di primo piano del terrorismo internazionale e con analoghi Comitati e organizzazioni straniere come il Comitato Atmosphere, le Jargon Libre e il Comitato di Iniziativa contro la Repressione con sede a Parigi. Animatore e fondatore fra l’altro del noto Centro di Documentazione Filo Rosso, costituito a Pavia ma con sede a Modena e Milano, e dell’Associazione Solidarietà Proletaria, sempre di Milano, Maj risulta essere stato ideatore, finanziatore ed animatore di riviste di area come Rapporti Sociali, Resistenza e del mensile irregolare Solidarietà Proletaria (che prende il nome dall’Associazione). Risulta poi titolare dell’omonima casa editrice Rapporti Sociali.
Il 10 ottobre 1981, dopo circa otto mesi di uscite come supplemento della testata Controinformazione (struttura collegata alle BR), il Bollettino di Giuseppe Maj ottiene dal Tribunale di Milano l’autorizzazione alla pubblicazione. Sarà proprio il Bollettino, creato come organo del Coordinamento dei Comitati contro la Repressione, a raccogliere numerosi documenti, interventi e scritti diffusi e incentrati su tematiche connesse al circuito carcerario e provenienti da esponenti di spicco della schiera dei "prigionieri politici" e degli "irriducibili" italiani e stranieri. Sulle pagine de il Bollettino troveranno ampio spazio contributi e documenti di militanti e dirigenti di formazioni rivoluzionarie come il Grapo e l’Eta spagnole, Action Directe francese, Raf tedesca, Cellule Comuniste Combattenti belghe, eccetera. Nei primi mesi del 1993, dopo il Congresso di Viareggio (novembre 1992) promosso dagli aderenti del Centro di Documentazione Filo Rosso, Giuseppe Maj fonda infine i Carc, i Comitati di Appoggio per la Resistenza al Comunismo: organizzazione, questa, fortemente impegnata in un serrato dibattito sulla necessità di dare vita ad una nuova compagine politica, capace di svolgere un ruolo di avanguardia nelle masse proletarie. I lineamenti strategici di questa ennesimo "balzo in avanti" di Maj sul fronte antagonista sono contenuti in un opuscolo ideologico dei Carc (finito di stampare nell’ottobre del 1998) intitolato Progetto di Manifesto Programma del Nuovo Partito Comunista italiano, nel quale venivano delineati in forma esplicita sia l’impianto ideologico, che i fondamentali compiti e strutture dell’organizzazione (rigidamente compartimentata ed in gran parte clandestina), ponendone in evidenza l’ispirazione - coerente con l’antica e mai sopita tradizione - vetero marxista-leninista e l’impronta di avanguardia rivoluzionaria.
Morale: c'è chi dice che l'anticomunismo è anacronistico. Invece sappiamo bene che il pericolo rosso c'è ancora, e la bestia bolscevica, seppur ferita, può rialzarsi e tornare a colpire.
Sempre in guardia contro la minaccia rossa!




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