DATI DEMOGRAFICI 2000

La popolazione piemontese nel 2000


I bilanci demografici ISTAT 2000, che registrano le variazioni anagrafiche annuali della popolazione residente nei comuni italiani, segnalano per il Piemonte una lieve crescita di circa 2.300 unità rispetto all'anno precedente; questo dato conferma il fenomeno in atto dai primi anni '90, e cioè la tendenza alla stabilizzazione del numero complessivo dei residenti intorno alle 4.290.000 unità, con lievi oscillazioni - in più o in meno - intorno a questa cifra complessiva.
Come negli anni scorsi, anche per l'anno appena trascorso questa stabilità demografica complessiva (tabella 1) è un effetto della compensazione che si verifica tra il saldo naturale (nati meno morti) negativo per tutte le province piemontesi (e per tutti i capoluoghi), ed un saldo migratorio (iscritti meno cancellati) di segno opposto e dello stesso ordine di grandezza, originato da flussi provenienti da altri comuni del territorio nazionale e soprattutto dall'estero.
La popolazione piemontese conta al 31 dicembre 2.082.038 maschi, corrispondenti al 48,54% del totale regionale, e 2.207.693 femmine (51,46%); le famiglie ammontano a 1.841.916, con un numero medio di 2,33 componenti.
L'andamento demografico delle singole province rispecchia sostanzialmente la stabilità regionale; la provincia più numerosa, con oltre metà della popolazione regionale, è quella di Torino, mentre la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, con circa 160.000 residenti, risulta la meno numerosa.


Tabella 1. Movimento e calcolo della popolazione residente piemontese secondo le risultanze anagrafiche. Anno 2000

Iscritti Cancellati Saldo migratorio Saldo
compl Popolazione al 31.12.2000
Province / Regioni
Num
comuni Nati vivi Morti Saldo naturale da altri comuni da
estero per altri comuni per l'estero
interno estero (movim. anno) Totale nei capoluoghi Famiglie
TORINO
315 19.036 22.132 -3.096 64.519 9.567 68.243 2.095 -3.724 7.472 652 2.214.934 900.987 957.007
VERCELLI
86 1.371 2.365 -994 5.508 673 5.004 125 504 548 58 180.668 48.016 78.414
BIELLA
82 1.534 2.492 -958 7.022 602 6.774 164 248 438 -272 189.234 47.121 81.969
VERBANO - CUSIO - OSSOLA
77 1.330 1.807 -477 4.616 471 4.463 224 153 247 -77 160.674 30.497 67.977
NOVARA
88 2.956 3.834 -878 10.878 1.513 9.808 292 1.070 1.221 1.413 344.969 102.243 143.314
CUNEO
250 5.149 6.678 -1.529 15.728 2.140 14.451 426 1.277 1.714 1.462 558.892 54.602 232.158
ASTI
118 1.660 2.806 -1.146 6.477 1.004 6.012 115 465 889 208 210.555 73.176 89.093
ALESSANDRIA
190 2.838 6.413 -3.575 12.688 1.651 11.674 268 1.014 1.383 -1.178 429.805 90.025 191.984
PIEMONTE
1.206 35.874 48.527 -12.653 127.436 17.621 126.429 3.709 1.007 13.912 2.266 4.289.731 1.346.667 1.841.916


Dopo vari decenni di declino demografico anche la città di Torino sembra allinearsi a questa tendenza alla stabilità: il flusso negativo annuale ha assunto infatti via via caratteri meno marcati e, dopo un periodo che ha visto un disavanzo annuale compreso tra le 5000 e 10000 unità (per una diminuzione complessiva del 6,4% nel decennio), nell'ultimo anno il disavanzo è stato di sole 2700 unità. Le stime comunali provvisorie per l'anno in corso ci dicono che, dopo una lieve ripresa nei primi mesi, nel corso del mese di ottobre è stata varcata - verso il basso - la soglia psicologica delle 900.000 unità, dato che in realtà conferma un sostanziale equilibrio, con una perdita minima rispetto al dicembre 2000. E' tuttavia opportuno aggiungere a riguardo della reale consistenza della popolazione torinese almeno due considerazioni: la prima, piuttosto ovvia, è che le presenze in città sono molto superiori a quanto riportato dai dati sui residenti, sia per il forte pendolarismo giornaliero che gravita sul capoluogo, sia perché non si tiene conto di tutte le persone che, pur abitando per lunghi periodi in città, non sono registrate in anagrafe (studenti, lavoratori in trasferta, stranieri non regolari ecc.).
La seconda considerazione, che vale in generale per tutte le anagrafi, è più di carattere 'tecnico': come è noto la funzione principale attribuita al censimento decennale della popolazione, iniziato in queste settimane, è di stabilire con esattezza la popolazione presente e residente in ciascun comune, e di rettificare sulla base di ciò i dati dei registri anagrafici. Ciò perché con l'andare del tempo le iscrizioni e cancellazioni possono riflettere solo parzialmente la situazione reale; ad esempio nel 1991 il dato anagrafico torinese al momento del censimento risultò sovrastimato di almeno 20.000 unità, equivalente ad una cittadina di medie dimensioni, e per il Piemonte gli effetti della correzione sono ben riconoscibili in fig. 1 nello 'scalino' tra il dato 1990 e 1991. Non è quindi da escludere che anche il dato 2001 di fonte censuaria per Torino e per il Piemonte ci fornisca un quadro numerico complessivo parzialmente diverso da quanto fino qui illustrato.
Un altro aspetto che il dato di bilancio demografico regionale per sua natura non fotografa, ma che è ampiamente noto e dibattuto, è costituito dalle modificazioni in corso nella struttura della popolazione piemontese. L'apparente stabilità complessiva nel numero dei residenti e nelle variazioni anagrafiche che si registrano annualmente nasconde mutazioni profonde nella composizione per età, che denota un sensibile invecchiamento della popolazione. L'Italia è attualmente la nazione più 'vecchia' dell'Unione Europea, ed il Piemonte è una delle regioni più 'vecchie' d'Italia. Nella nostra regione gli anziani (65 e più anni) costituiscono ormai il 20,1% (dati 1999, eccetto per l'Unione Europea - 1997) della popolazione totale a fronte di una quota nazionale del 17,7% e comunitaria del 15,8%. L'indice regionale di vecchiaia, che mette in rapporto il numero di anziani con quello dei ragazzi minori di 15 anni, è pari 168, cioè a quasi due anziani per ragazzo. L'analoga proporzione fra popolazione anziana e ragazzi è di 122 a 100 per l'Italia e di 93 a 100 nell'Unione Europea, ed anche gli altri indicatori della struttura per età della popolazione sono negativi e peggiori di quelli italiani.
Il tasso di natalità regionale per il 2000 risulta dell' 8,4 per mille, a fronte di una media nazionale del 9,4. Il numero dei nati in Piemonte negli ultimi anni peraltro risulta dai dati in lieve ma costante risalita, essendo cresciuto da una media circa 32.000 nascite annuali nei primi anni '90 a 35.874 nell'ultimo anno; a questa ripresa contribuiscono in modo sensibile i residenti stranieri, a cui sono riconducibili 2276 nascite nell'anno (6,75% del totale); il numero di decessi registrati è invece sostanzialmente costante intorno ai 50.000 casi per anno, anche se il tasso di mortalità regionale risulta più alto di quello italiano (11,3 per mille contro 9,7) in virtù dell'età media proporzionalmente più alta. Il saldo naturale risultante (fig. 2) vede pertanto un andamento nel tempo costantemente negativo anche se in lieve miglioramento.






Le iscrizioni e cancellazioni di persone provenienti da altri comuni della regione o del resto d'Italia (saldo migratorio interno) mostrano un saldo lievemente positivo salvo che in provincia di Torino, e pertanto a livello regionale la variazione è quasi impercettibile. Le iscrizioni nette da estero con un saldo positivo che avvicina le 14.000 unità sono invece molto superiori alle cancellazioni, e contribuiscono ad attenuare gli effetti contabili del declino demografico della popolazione residente. E' peraltro noto che le presenza straniera nella realtà ha un peso certamente più ampio di quanto mostrato dalle statistiche anagrafiche dei residenti, a cui sfuggono le presenze di fatto e le situazioni non regolarizzate.
Approfondendo l'analisi delle variazioni annuali per le province e per le altre ripartizioni territoriali, non emergono particolari differenze rispetto agli andamenti appena descritti. L'area metropolitana allargata (52 comuni) e più in generale la provincia di Torino, confermano la propria vocazione ad assorbire una parte del flusso in uscita dal Capoluogo; queste aree hanno rappresentato negli ultimi dieci anni un elemento di forte attrazione, tanto che mentre la popolazione di Torino dal 1991 (censimento) al 2000 è diminuita di oltre 61.000 persone, gli altri 52 comuni della cintura metropolitana sono complessivamente cresciuti di 26.000 unità, e la popolazione dei comuni della Provincia, Torino esclusa, è salita di quasi 40.000 unità.

Nei comuni capoluogo risiedono 1.346.667 persone (31,4% della popolazione totale), mentre solo 30 comuni superano i 20.000 residenti. Il Piemonte infatti si caratterizza per l'estrema frammentazione amministrativa e per l'elevato numero di comuni: 1206, di cui ben 621 (cioè il 51,5%) non raggiungono i 1000 residenti.


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