E' mia intenzione riportare su questo forum alcune vecchie discussioni di notevole interesse, tratte dal sito Orthodoxia che da poco si è trasferito:
Archimandrita Silvano:
Una serie di avvenimenti di questi giorni mi porta ad affrontare un tema che per molti sembrerà specialistico ma che forse aiuterà alcuni: quello della dottrina ortodossa sulla Sapienza (Sofia) di Dio. Dal momento che questo tema è stato al centro di vari dibattiti teologici e la pubblicazione - in lingua italiana - di molti libri dei sostenitori della cosiddetta "Sofiologia" o "Sofianismo" CHE NULLA HA A CHE VEDERE CON LA RETTA INTERPRETAZIONE ORTODOSSA DELLA DOTTRINA DELLA SANTA SAPIENZA, credo che un intervento chiarificatore sull’argomento non sia male.
Il fondamento della dottrina Ortodossa (quindi non della Sofiologia che ortodossa non è) della Santa Sapienza di Dio, è contenuto nel libro dei Proverbi di Salomone, ove è spesso personificata. Il più celebre passo è il seguente:
(Gv 1:1-4; Cl 1:15-17)
Proverbi 8:22 Il SIGNORE mi ebbe con sé al principio dei suoi atti,
prima di fare alcuna delle sue opere più antiche.
Fui stabilita fin dall’eternità,
dal principio, prima che la terra fosse.
Fui generata quando non c’erano ancora abissi,
quando ancora non c’erano sorgenti rigurgitanti d’acqua.
Fui generata prima che i monti fossero fondati,
prima che esistessero le colline,
quand’egli ancora non aveva fatto né la terra né i campi
né le prime zolle della terra coltivabile.
Quand’egli disponeva i cieli io ero là;
quando tracciava un circolo sulla superficie dell’abisso,
quando condensava le nuvole in alto,
quando rafforzava le fonti dell’abisso,
quando assegnava al mare il suo limite
perché le acque non oltrepassassero il loro confine,
quando poneva le fondamenta della terra,
io ero presso di lui come un artefice;
ero sempre esuberante di gioia giorno dopo giorno,
mi rallegravo in ogni tempo in sua presenza;
mi rallegravo nella parte abitabile della sua terra,
trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini.
Ora, figlioli, ascoltatemi;
beati quelli che osservano le mie vie!
Ascoltate l’istruzione, siate saggi,
e non la rifiutate!
Beato l’uomo che mi ascolta,
che veglia ogni giorno alle mie porte,
che vigila alla soglia della mia casa!
Chi mi trova infatti trova la vita
e ottiene il favore del SIGNORE.
Ma chi pecca contro di me, fa torto a sé stesso;
tutti quelli che mi odiano, amano la morte.
Come si noterà, questo magnifico passo utilizza un linguaggio poetico per celebrare le lodi della sapienza di Dio. I concetti del libro dei proverbi di Salomone vengono ripresi nel deuterocanonico libro della Sapienza, scritto fin dall’origine in greco.
E’ evidente che la Scrittura personifica la Sapienza di Dio per indicare che in Dio tutto è realtà, è verità, è pienezza. Allo stesso modo di come già in antico (si pensi alla lotta con Giacobbe) viene personificato l’Angelo del Signore, per indicare la presenza efficace (energetica direbbe Palamas) di Dio. Allo stesso modo si personifica la Gloria (Shekinhah) di Dio, ad esempio quando essa discende sulla tenda del Convegno al momento della sua dedicazione e sul Tempio di Salomone. Indica la presenza di Dio, esattamente quello che Palamas avrebbe poi espresso col concetto di “energia”.
Nei Padri spesso la Sapienza è identificata col Verbo Eterno, la seconda Ipostasi della Santa Triade “per mezzo di Lui tutto è stato fatto e senza di Lui niente è stato fatto di ciò che esiste” recita il Prologo di Giovanni teologo. Talora viene identificata con il Santo Spirito, così che tutt’oggi il tropario apolitichio proprio delle Chiese di “Santa Sofia- Sapienza” è il Tropario della Pentecoste.
Quindi la Santa Scrittura e la tradizione ortodossa della Chiesa conosce i seguenti riferimenti della Sapienza di Dio:
1 - E’ il Verbo per il quale tutte le cose sono state create. - È quindi Dio stesso, la seconda Ipostasi.
2 - E’ il Tuttosanto Spirito, quindi è sempre Dio stesso, la terza Ipostasi.
3 - E’ l’Energia, l’Operazione Divina Increata di cui parla Palamas. E’ Dio in quanto “operante”, comunicato “accessibile”, reso presente dall’infinità del suo Amore, e senza nessun riferimento ipostatico.
Oltre questo nulla contiene o dice la Rivelazione.
Talora la innografia della Chiesa riferisce la Sapienza alla Tuttasanta vergine Deipara per il suo particolare riferimento a Cristo suo Figlio, o alla Chiesa. Talora i Padri (esempio San Basilio) insistono sulla demiurgia della Sapienza Divina ma senza mai creare una Sapienza increata separata di Dio o dalle sue operazioni increate.
Antiche ed importanti Chiese Cristiane sono state dedicate nel titolo di “Santa Sofia”. Tra queste eccelle la Grande Chiesa di Cristo, Santa Sofia di Costantinopoli, e Santa Sofia di Kiev.
In Russia, ad un certo momento, ispirandosi al libro dei Proverbi, si vennero elaborando icone simboliche che raffiguravano la Sapienza Divina. Queste icone (eccetto alcune su cui non è importante soffermarsi) non hanno alcun significato eterodosso, vogliono soltanto magnificare l’opera creatrice di Dio e la sua provvidenza. Come la Parola Scritta personifica la Sapienza nella Bibbia, così la Parola fatta immagine - secondo una corretta lettura del Niceno II - personifica nell’Angelo di fuoco la Sapienza di Dio. Ma nient’altro che una personificazione che rimanda ad uno dei significati suddetti, in particolare al terzo.
Nell’800 però comincia a svilupparsi in Russia, ad opera specialmente di Soloviev che asserisce di aver avuto presunte apparizione della Sofia Divina, una dottrina filosofica che vuol fare della Sofia-Sapienza un mediatore tra il piano increato di Dio ed il piano della Creazione, una specie di intermediario che colmasse il “saltus” della trascendenza. Si comincia allora a parlare di “Sofia increata” e di “Sofia creata”, elaborando un complesso sistema di pensiero che da Soloviev arriva a p. Sergio Bulgakov che fu professore e fondatore dell’Istituto teologico San Sergio di Parigi. Per lui la Sofiologia è il criterio ermeneutico per interpretare l’intero messaggio cristiano. La sua Teologia è Sofiologia. Si presenta quindi come un sistema teologico filosoficheggiante al massimo e gnosticheggiante non poco. Padre Sergio forse pensava che in Europa, dopo il sistema idealistico di Hegel, una riposta filosofica articolata e complessa potesse conquistare all’Ortodossia le menti degli intellettuali. Ma egli non si limitò a proporre ipotesi filosofiche - per loro stessa natura provvisorie e suscettibili di errori e correzioni; fece invece della Sofiologia la chiave di volta di tutto l’edificio della sua dogmatica articolata in vari libri che furono tradotti in francese dal suo amico e discepolo Costantin Andronikoff che era ancora professore a San Sergio negli anni in cui vi ho studiato io. Questo presunzione bulgakoviana di fare della Sofiologia una dottrina teologica gli valse la scomunica, sia della Chiesa Russa all’estero, sia del Patriarcato di Mosca. Nonostante questo, il Metropolita Evloghios, artefice delle note vicende dell’Arcidiocesi Russa di Parigi ora parte integrante del Patriarcato di Costantinopoli (come Esarcato patriarcale), lo mantenne egualmente nell’insegnamento fino alla morte.
Qui non sto a valutare la persona di p.Sergio che non ho conosciuto e che mi è stato definito da chi lo ha conosciuto come un uomo buono e pio. Parlo sella sua dottrina. E devo affermare che, dopo qualche iniziale simpatia dovuta alla mia formazione filosofica, devo ora dire che essa è decisamente eterodossa. Infatti introduce “Enti” quale la Sofia, che non sono più solo personificazioni dell’Energia Increata o attribuzioni delle Divine Ipostasi : nel sistema bulgakoviano la Sofia viene a coincidere con l’“Anima a due facce” dei neoplatonici, con una faccia creata che guarda verso il mondo materiale, e con una faccia increata che guarda verso Dio. Diviene veramente una specie di “Quarta Ipostasi” creata. QUESTO È ERESIA. Quale che sia il potente tentativo filosofico di padre Sergio e quale che sia la rettitudine delle sue intenzioni le condanne della Chiesa avevano visto bene. La Sofia di padre Sergio, così come quella di Solovev che è il suo maestro, non è né la Sapienza del libro dei Proverbi di Salomone, né quella della tradizione Patristica ed iconografica. E’ una creazione del suo intelletto umano e pertanto limitato ed imperfetto. Ora all’uomo non è proibito partorire fantasie (tutta la poesia e l’arte ne è piena) ma non è consentito attribuire a queste sue creazioni verità dogmatica, e tanto meno farne la chiave di volta ermeneutica del Dogma Cristiano.
Infine, dal momento che opere di Bulgakov sono tanto fascinose ed affascinanti, quanto contorte e difficoltose alla lettura, possono indurre chi le legge senza la dovuta preparazione a pensare che quella sia l’Ortodossia . E l’inganno è opera demoniaca. L’Ortodossia, come la verità è semplice e non contorta, e quanto è semplice il vangelo, tanto sono i Padri e la Innologia della Chiesa che, anche se a diversi livelli, possono essere letti dall’anima più incolta come dall’anima di un intellettuale. Guai a fare del Cristianesimo un club elitario di Intellettuali! E’ come crocifiggere Cristo una seconda volta.
Massimo:
Cari fratelli, un grazie per le chiarificazioni sofiologiche sempre utili per fugare dubbi ed ambiguità su una tematica non sempre limnpidamente approcciata. Nella stessa tradizione patristica si notano sfumature tra una suggestione sofiologica di stampo più logologico-cristologico, quella origeniana ed una, basiliana,con un maggior accento cosmologico, attento al panorganismo delle idee-volontà, dunque non immobilizzate nell'essenza divina ed identiche ad essa con il duplice rischio di rendere intelliggibile quest'ultima e di svalutare la densità, la bontà-bellezza, tov, del creato a brutta copia di un duplicato sub ratione ideali. Nello stesso sistema bulgakoviano, in realtà non proprio sistematico, ma ricco di suggestioni e contraddizioni, sono presenti visioni che oscillano al limite di ortodossia ed eresia, come pure quella, a mio avviso non da sottovalutare, della Sofia come effusione della gloria intratrinitaria, non ipostasi ma ipostatizzata all'interno dell'Amore triipostatico, come flusso delle divine energie deificanti una creazione condotta verso il suo telos, strutturata verso e come una immensa liturgia cosmica. Pur con tutte le riserve del caso - il permanere di un non chiaro dualismo tra sofia creata ed increata, una insufficiente tematizzazione del rapporto tra unità e molteplicità nella considerazione della sofia come la stessa ousia, pienezza di vita divina ipostatizzata dl Logos e dallo Spirito - resta comunque stimolante il tentativo di un teologare non estraneo ma intimo alla fede,il tentativo di crocifiggere il pensiero alle antinomie dogmatiche, all'apofatismo antinomico per recuperare una nuova eloquenza del Mistero. Anche se appare orgoglioso il compito di dare un contenuto "positivo" alle formulazioni dogmatiche, resta nel dibattito sofiologico, lo stimolo ineludibile per un pensiero non negligente e per una fede non pavida, di un approfondimento di una relazione tra creato ed increato che sappia elevarsi oltre la giustapposizione tra arbitrio (per il primo) e necessità (per il secondo) muovendosi verso una rinnovata concezione della libertà. In tal senso non è un caso che la sofiologia bulgakoviana non si ponga come caso o capitolo a se stante ma proceda strettamente e mutualmente illuminantesi con il discorso trinitario e quello cristologico, ambedue, illuminati da una potente meditazione su tema tradizionalissimo ma solo ora centrale nella riflessione teologica, della kenosis come criterio ermeneutico della vita triunitaria partecipata in Cristo, nel flusso delle energie deificanti ad un creato che in tale atto kenotico-amante ha la sua eterna radice. Infine una parola fraterna per il Padre Silvano che tanto rappresenta per me. Non vorrei che i recenti accadimenti la conducano ad un atteggiamento contratto, di delusione, lecitissima, e di conseguente scoramento, anche verso la ricerca teologica nel cui campo Lei eccelle e grazie alla quale ci ha donato due testi stupendi per chiarezza e profondità. Lei è un uomo di grande intelligenza e carità, intelligenza caritativa ed amore lucido e teso alla verità e spero che nessuno scoraggiamento possa prevalere sulla volontà di ricerca e studio che costituisce anch'essa una forma di diakonia alla Verità, più che mai urgente oggi nel debolismo del pensiero e nella resa di un cristianesimo ridotto ad opinionismo teologico. Continui per noi tutti anche nelle sue ricerche ardite ed in dialogo con le suggestioni filosofiche ed anzi spero potrà presto donarci qualche altra opera cui attingere il frutto dei suoi talenti infaticabilmente trafficati. Mi scuso per la lunghezza ed abbraccio tutti in Cristo
Diacono Daniele:
Vorrei solo fare una piccola puntualizzazione a quanto scritto da Massimo.
È vero che alcuni dei moderni detrattori della “Scuola di Parigi” sono probabilmente reclutati tra i sottoscarti di qualche scuola teologica serale, ma ciò non toglie che le prime accuse alla teologia di Bulgakov siano venute da teologi di ben altro calibro, primi fra tutti San Giovanni (Maximovich) e Wladimir Lossky. Il primo, se fu principalmente un Pastore della Chiesa, e non un teologo di professione, intravide comunque nell’opera del p. Sergio il rischio di un intellettualismo che non dovrebbe avere eccessivo spazio in teologia, e fu in oltre critico contro l’opera “Il roveto ardente”, un trattato di “mariologia” (è un brutto termine, ma usiamolo…) che vedeva vicino a certi eccessi occidentali. Wladimir Lossky fu più analitico e giunse alla conclusione, secondo me esatta, che nelle opere di Bulgakov si operi una indebita confusione tra cosmologia ed ecclesiologia: “la sofiologia” scriveva il teologo “è una ecclesiologia mancata”.
Io credo che, a livello cosmologico, sia certamente più ortodosso il concetto di “logosnost” (“verbeità”) formulato dal p. Giustino (Popovich). La “logosnost” non è un ente (creato o increato) ma un attributo del Cosmo, l’impronta del Logos nel Kosmos, dell’increato nel creato.
Diacono Daniele
Massimo:
Concordo pienamente con le tue puntualizzazioni e ti ringrazio per l'equilibrata analisi. Come già detto molte sono le ambiguità in un procedere teologico come quello di Bulgakov e vanno evidenziate. Resta tuttavia aperta la pista stimolante da lui tracciata della kenosis cristologica come criterio ermeneutico della teologia, quale specchio e traduzione storico-economica di quella sorta di kenosis triunitaria in cui si dispiega senza esaurirvi la propria inoggettivabilità la vita divina come Agape e nel cui grembo trova spazio la creazione come l'altro da Dio in Dio, posto in essere da Dio come libera proiezione di Sè "fuori" di Sè perchè diventi Dio (per partecipazione), a Lui "tornando", ma restando altro(distinto) da Dio. E' una pista inedita che va approcciata con grande attenzione e rigore teologico ma che a mio parere merita di non essere affrettatamente abbandonata. Grazie ed un saluto


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