Egregio direttore,
leggo nel lungo articolo di Edoardo Pittalis sulla visita di Giovanni Paolo II in Parlamento ("Gazzettino" del 13 novembre) che "la Chiesa non ebbe nulla da dire sul fascismo", e più avanti che dopo i Patti Lateranensi del 1929 "l'appoggio crebbe negli anni".
Possibile che l'autore del pezzo ignori completamente il gravissimo contrasto fra Chiesa e regime fascista scoppiato solo due anni dopo la firma dei Patti, a proposito dell'Azione cattolica, che ispirò a Pio Xi l'enciclica "Non abbiamo bisogno" del 29 giugno 1931, in cui il Papa denunciava "un partito, un regime, un'ideologia che si risolve in una vera statolatria pagana, contraria sia ai diritti naturali della famiglia sia a quelli soprannaturali della Chiesa"?
A sentire l'erticolista, invece, il cattolicesimo sarebbe fiorito soltanto grazie alla Costituzione repubblicana, ispirata dai "professorini", all'ombra della quale invece, e propriio sotto governi nominalmente cattolici, abbiamo subito l'introduzione del divorzio, dell'aborto e del nuovo diritto di famiglia che ha minato alla base l'istituto familiare.
Possibile che Pittalis ignori anche l'insanabile contrasto tra Pio XII, banditore di un piano di riconquista cristiana della società, e De Gasperi che invece era leader di un partito relativista al quale dobbiamo le alleanze con i partiti "laici" e da ultimo quella con i socialisti e i comunisti, da Pio XII scomunicati, che hanno segnato la progressiva scristianizzazione della nostra società?
Infine il nuovo Concordato del 1984, che ha sciaguratamente rappresentato da parte della Chiesa la rinuncia a difendere il cattolicesimo come religione di Stato e quindi i valori perenni di cui esso è portatore. La visita di Giovanni Paolo II in Parlamento non è stata ahimè che il suggello a questa diserzione della Chiesa, ed è perciò che è stata salutata da un consenso così vasto dei politici.
Franco Damiani
Venezia-Mestre, 19 novembre 2002
nella festa di S. Elisabetta regina d'Ungheria




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