Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Ospite

    Predefinito I dipendenti della Fiat optarono per la CE, e ora perche'si lamentano?

    ***
    Economia
    Il trasferimento di poteri all'UE ha effetti dirompenti sul nostro sistema economico.
    Innanzitutto a causa dell'UEM abbiamo perso la possibilità di utilizzare alcuni strumenti fondamentali nella gestione dell'economia. Infatti non spetta più a noi stabilire le politiche monetarie e le operazioni sul cambio, ma all'Unione, che agisce per interessi che non coincidono con i nostri. Eppure basta pensare all’importanza del costo del denaro, dell’inflazione, o delle variazioni del cambio per rilanciare le esportazioni, per capire quale danno riceviamo da questa situazione. Con l’UEM non ci è più possibile mettere riparo ad eventuali squilibri, che si ripercuoteranno sul fattore "lavoro".
    Le nostre riserve devono essere trasferite alla BCE, secondo quanto previsto dagli atti europei.
    Molte risorse, quantificabili in migliaia di miliardi, vengono cedute ogni anno dall'Italia all'Unione per il suo finanziamento. In cambio riceviamo centralismo, burocrazia, mancato sviluppo, costi d'adeguamento alle normative comunitarie, sprechi e clientelismo. Questa ricchezza viene distratta da impieghi più produttivi ed utili, anche sotto il profilo sociale.
    L'Italia è penalizzata dall'appartenenza all'UE anche nel settore dell'agricoltura. La Politica Agricola Comunitaria è contraria agli interessi del nostro paese perché comporta l'impiego di gran parte del bilancio comunitario (quindi del contributo italiano), ma altera il mercato internazionale, implica prezzi elevati per i consumatori, nuoce alla produzione italiana e stimola le frodi. Gli scandali degli ultimi tempi dimostrano le deficienze della PAC e della libera circolazione dei beni così come sono state ideate, soprattutto in riferimento alla salute dei cittadini e del bestiame. I limiti alla produzione costituiscono un ostacolo per lo spirito imprenditoriale degli agricoltori.
    La politica fiscale sta progressivamente passando nelle mani degli eurocrati. Anche in questo caso l'armonizzazione tanto desiderata dalla Commissione impedirà di svolgere politiche adatte alle necessità nazionali, bloccando eventuali mutamenti non approvati da Bruxelles. Senza contare che l'armonizzazione fiscale favorirà la fuga degli investitori verso zone più vantaggiose.
    Comunque, in nome dell'euro viene già imposta una politica economica inaccettabile, determinata in sede europea.
    Gli Stati che intendono far parte dell'UEM sono stretti in vincoli di bilancio esagerati, e sono di fatto obbligati (e incalzati dalla Commissione e dalla BCE), a tagliare lo stato sociale ed ad attaccare i diritti dei lavoratori. A farne le spese sono gli occupati destinati ad un futuro incerto, i rioccupati in condizioni incerte, i disoccupati di lungo periodo in aumento e con poche prospettive, i piccoli imprenditori, gli anziani. Pure chi aveva un lavoro piuttosto sicuro, cioè un reddito garantito che permetteva tranquillità e benessere per sé e per la propria famiglia, si è ritrovato vittima della precarietà. Gli altri cittadini non si trovano in condizioni migliori. Le diminuzioni della spesa pubblica per molti servizi e l'aumento della pressione fiscale stanno colpendo duramente ogni fascia sociale, in particolare quella media e medio-bassa. Gli italiani sono stati costretti perfino a pagare un' eurotassa smisurata per rispettare i parametri di Maastricht, senza che nessuno abbia mai votato per l’adozione della moneta unica europea.
    In effetti, mentre i "sacrifici" per l'euro sono certi, i vantaggi derivanti dalla UEM sono pochi ed eventuali. La stabilità dei prezzi è improbabile, ancor di più la forza e la stabilità dell'euro. Inoltre comparando i costi per il raggiungimento ed il mantenimento dell'euro con gli eventuali benefici, si capisce che tutto il progetto "moneta unica" non è stato positivo per l'Italia.
    Certamente anche la creazione di un vero sistema economico unico è tutt'altro che sicura. L’unione economica e monetaria che è simboleggiata dal’euro è difficilmente sostenibile. Il mercato unico può funzionare solo in presenza di condizioni precise, che sono irrealizzabili ed ipotizzate da persone che non hanno tenuto in minimo conto le diversità esistenti tra i popoli, per mentalità, lingua, cultura, attitudine, memoria storica, etc.
    Uno di questi requisiti è la relativa omogeneità dell’economia in tutto il territorio dell'UE, invece le differenze al suo interno sono evidenti: le infrastrutture non sono le stesse, così come non lo sono le legislazioni sul lavoro, i ruoli dei sindacati, le pressioni fiscali, i servizi pubblici, quelli privati, i sistemi pensionistici, l'attitudine dei lavoratori e degli imprenditori, l'assistenza sociale, etc.
    Poi è richiesta la massima flessibilità dei salari e dei prezzi e un'estrema mobilità dei lavoratori in tutta l'UE. E' facile intuire che questi presupposti sono inverosimili. Per esempio la mobilità è resa impossibile dalle diversità linguistiche: è inutile proseguire verso l'adozione del modello statunitense, ammesso e non concesso che sia giusto.
    L’euro è stato voluto per unire economie, ma finirà solo per accentuarne l'eterogeneità. Per esempio, i salari dei paesi membri potranno essere facilmente confrontabili dentro l'Unione economica e monetaria, ma la produttività differente creerà disoccupazione in certe comunità. Poi la mobilità dei lavoratori sarà impedita dalla varietà delle lingue, frazionando un mercato che teoricamente dovrebbe essere singolo.
    L'esperienza insegna che si sta tentando di superare queste difficoltà tramite il progressivo rafforzamento del centralismo economico, per mezzo di omologazioni ed unificazioni. E' un processo illusorio e dannoso: gli insuccessi della UEM e del primo periodo di tassi fissi di cambio sono sotto gli occhi di tutti, oltre ogni pessimistica previsione degli euro-critici e nonostante le promesse degli euro-sostenitori.
    E' inverosimile che popolazioni così diverse siano disposte ad accettare mutamenti verso l’omologazione. Per esempio in alcune nazioni lo stato sociale è una realtà consolidata alla quale non si rinuncerà con indifferenza, mentre in altre l'ultraliberismo è un dato di fatto. Per questi motivi, e tanti altri ancora, il mercato UE è tutt'altro che unico come vogliono farci credere i fanatici dell'euro. La persistenza di disuguaglianze all'interno dell'economia unificata impedirà il corretto funzionamento del sistema.
    Un altro aspetto dell'UEM particolarmente importante, ma non considerato dai burocrati di Bruxelles, è che il rispetto dei parametri europei non implica la sincronia dei cicli economici nazionali. Infatti, in eurolandia si verificano contemporaneamente un’andamento positivo in alcuni paesi e negativo in altri. Ciò potrebbe condurre a differenze rilevanti tra le zone di eurolandia in crescita e quelle in crisi. Il risultato è facilmente prevedibile. Oltre i formalismi, salterebbe l'intero progetto di Unione e potrebbero facilmente ipotizzarsi conflitti sociali.
    Tanti inconvenienti sembrano passati in secondo piano per quello che molti considerano lo scopo principale dell'Unione Europea: la necessità di unirsi, di diventare più grandi, per affrontare la globalizzazione. Quindi la sfida con il Giappone e gli USA. Questo ragionamento è fortemente contraddittorio. "Globalizzazione" significa apertura dei mercati, quindi non si può affrontarla con la realizzazione di un blocco regionale basato sull’euro, cioè con una chiusura, applicando talvolta forme ambigue e mascherate di protezionismo che vanno a favore delle grandi aziende. Appartenere ad eurolandia significa legare il proprio destino a quello di pochi altri soggetti, soffrendone i problemi e gli squilibri. In questo modo subiremo tutti gli svantaggi della globalizzazione senza goderne i benefici.
    L'UEM non può essere accettata per un’altra delle condizioni essenziali la suo funzionamento: la realizzazione di un potere politico unico e centralistico.
    L’euro è stato utilizzato come strumento di egemonia, per forzare la realizzazione di un singolo governo europeo distante dai cittadini ma vicinissimo ai poteri forti ed ai gruppi di pressione. Questi sono interessati ad un governo molto forte ma privo di legami con l'elettorato perché su di esso è più facile esercitare la propria influenza. Comunque un governo unico non è minimamente in grado di gestire le mille differenze di questa Unione virtuale ed artificiosa. Il centralismo crea più problemi di quelli che teoricamente dovrebbe risolvere. L'oligarchia che si è messa a capo delle economie riunite in eurolandia, indipendente e esente da qualsiasi controllo popolare degno di questo nome, è l'unica beneficiaria di quanto avvenuto da Maastricht in poi.
    Il protocollo sul sistema Europeo delle Banche Centrali e sulla BCE dispone che la Banca Centrale Europea e le Banche Centrali Nazionali "non accettano né sollecitano istruzioni dalle istituzioni e dagli organi comunitari, dai governi nazionali e da qualsiasi altro organismo", conformemente al Trattato dell’Unione Europea. Tanta indipendenza significa che i detentori della ricchezza di centinaia di milioni di persone sono del tutto privi di controllo e responsabilità politica. In questo modo, non solo è stato imposta una teoria che ha causato disoccupazione e crescente malessere, ma è stata attaccata la democrazia.


  2. #2
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    Predefinito

    Reagisco toccando un aspetto, complementare al suo messaggio.
    LETTERA DALL’EUROPA PARIGI, DICEMBRE 02


    PREMESSA. Obiettivi delle Lettere dall’Europa (sono nel forum Europa, unione e prospett.)

    1. Aiutare i lettori a capire quali sono i motivi originarii per cui l’Italia é l’unico Paese della U.E. (di quella parte della U.E. che é a Nord delle Alpi), ove:

    “ la costituzione e le leggi si applicano quando capita
    “ i diritti riconosciuti dai sacri testi al cittadino, si applicano in realtà solo se fa comodo
    “ nessuna struttura statale (e talvolta quelle private, vedi FIAT) funziona in modo soddisfacente.

    2. Per arrivare a spiegare tanto, é necessario capire:

    - come si vede l'Italia dall'Europa
    - quali sono le cause primarie dei suoi guai (cause sconosciute dagli Italiani, che credono di essere in un Paese normale);
    - che chances ci sono per il Paese di riprendersi, anche in termini di competizione economica.

    In pratica i due obiettivi suddetti necessitano esaminare il divario enorme (e in progressione) fra l’Italia e l’Europa. E capire quale é stata la degradazione italiana degli ultimi 20/25 anni.

    Antonio Greco Mansi
    ANGREMA@wanadoo.fr


    Lettera N 7
    IL SISTEMA ITALIA E L’EUROPA


    Gli altri Paesi dell’Unione Europea vanno avanti. Hanno infatti gli strumenti per incrementare il loro sviluppo.

    L’Italia arranca sempre di più. Rincorre lo sviluppo, ma non avanza. La confusione italiana sembra aumentare. Quelli che, andati al di là delle Alpi, vivono in un Paese normale pensano che in Italia non ci sono gli strumenti per avvicinarsi all’Europa. Anzi vedono la divaricazione Italia-Europa aumentare.

    La qualità di vita italiana non è a livello europeo. Gli Italiani, sorpresi dalle tante differenze rispetto alla U.E., sperano nella loro buona stella. E si lamentano spesso di un sistema che non va . Ma non conoscono le cause delle loro insufficienze e incapacità. Anzi la rassegnazione alle une ed alle altre si è ormai diffusa. Sarebbe ora di chiedersi quali siano le origini del nostro stanco arrancare in Europa.

    Il cittadino italiano considera normale, ed accetta, la divaricazione fra i suoi diritti, consegnati dalle leggi, e la loro applicazione pratica. Non sa che nella U.E., almeno a Nord dell’Italia, i diritti consegnati dalle leggi sono in realtà tutti realizzati, con semplicità e senza sorprese. Altrove non ottenere cio’ che spetta è l’eccezione, non la regola. Non ci sono tanti affanni né occorrono padrini per cercare di smuovere le ruote grippate.

    Visto dall’estero, il nostro é un Paese che rischia il sottosviluppo. Se vogliamo conoscere le cause delle inefficienze del sistema Italia, la strada maestra è il confronto con il resto della U.E.. Fare i necessari paragoni. Capire i motivi delle differenze.

    Le efficienze delle istituzioni (il rapporto cioè fra risultati ottenuti e le risorse spese per ottenerli) sono, in Italia, bassissime. Nel resto della U.E. esse sono quasi sempre ben migliori. Per cominciare a capirne i motivi, iniziamo da una frase di Peyrefitte: “Non c’è soltanto sviluppo e sottosviluppo. Ci sono dei meccanismi mentali, che favoriscono o inibiscono lo sviluppo, inegualmente presenti in ogni società” (da: La société de Confiance).

    Ormai i comportamenti italiani di fine secolo sono divenuti enormente diversi da quelli del resto della U.E. Il sistema Italia forma e sceglie le classi dirigenti con metodi e criterii che spesso portano alla selezione dei peggiori. Il resto della U.E., invece, sceglie le classi dirigenti con metodi tali da assicurare la selezione dei migliori.

    Nella U.E. l’efficienza, il merito, la responsabilità, la serietà, la correttezza, la coerenza, la precisione, l’organizzazione sono valori diffusi, in pratica sono i pilastri della società civile. In Italia tali valori sono stati prima accantonati da una minoranza, poi confinati ad alcuni casi speciali. Alla fine essi sono dimenticati da molti, troppi. In assenza di detti valori, sono da noi emersi, in pochi lustri: improvvisazione, scorrettezza, irresponsabilità, illegalità, corruzione, omertà e sopraffazione. La conseguenza: la frequente insoddisfazione, talvolta ansia, del cittadino. Sarà per questo che un terzo degli Italiani (statistiche ufficiali) soffre d’insonnia ?
    Molti, per uscire dal pantano, si sono cercati un’illusorio rimedio: un referente che smuova le acque stagnanti. Non basta in un Paese anormale, ove spesso c’é lotta di tutti contro tutti.

    Il Paese é ormai divenuto un sistema di nicchie cristallizzate, ognuna garantita da un referente. Ormai il più modesto cambiamento nella società richiede l’uso di enormi energie. Nel resto della U.E. non é cosi !

    La qualità della vita non migliorerà se ci limitiamo a fare riforme di struttura, di cui parliamo tanto, e non affrontiamo il nodo essenziale. Con i nostri comportamenti, ormai di tipo sudamericano, potremo solo avere una qualità di vita di tipo, appunto, sudamericano. Le differenze fra il sistema sociale italiano e quello brasiliano, venezuelano, peruviano rischiano di assottigliarsi ancor più nei prossimi lustri.

    Facciamo gli struzzi, senza analizzare il problema di base, illudendoci colle riforme (che abbiamo difficoltà a concordare) e fidando nella buona stella ? Rischiamo di scivolare ancora più giù ? O cerchiamo le cause della degradazione galoppante ? Per poi adottare le misure che si impongono ?

    La scelta dipende da ognuno di noi, specialmente da chi ha potere !


    Antonio Greco ANGREMA@wanadoo.fr

    Allegato 1



    (pubblicata da Italians, rubrica on line del Corriere. d. Sera 31-3-01)

    Ferrari e Francia

    Caro Beppe,
    hai detto tu che "l'Italia è una Ferrari col freno a mano tirato"? Non ho letto recentemente niente di più vero e così ben espresso. Nella lettera pubblicata su "Italians" il 17 marzo, Diego osserva che sarebbe interessante capire perché in Francia la burocrazia funziona.
    Tento di rispondere. L'Italia, diversamente dalla Francia, non ha subito l'influenza benefica dei disciplinati "geni" germanici (i Franchi erano germanici), né tanto meno le conseguenze del razionalismo cartesiano. Ora accade che gli italiani continuino a sperare che, entrati in Europa con l'euro, la loro economia possa resistere in termini di competitività. La competizione economica che noi pretendiamo di fare, va fatta con Paesi che hanno struttura, organizzazione, rigore, comportamenti non "mediterranei", ma di Paese avanzati, regole ben congegnate e rispettate, serietà, onestà, trasparenza diffusa, e non fantasia e confusione. Si tratta di Paesi dove non c'è un'emergenza al giorno, come nel Bel Paese. I Francesi, più degli altri europei, considerano l'organizzazione un valore primario. Infatti essi succhiano organizzazione e razionalità con il latte materno. Tanto è vero che nel loro linguaggio è ricorrente il termine "structure". Non è un caso che i servizi francesi di ogni genere siano tra i migliori d'Europa. Il codice italiano e quello francese hanno un'origine comune. Se fossi un avvocato, ne farei un esame comparativo. In Francia la giustizia è un buon servizio reso al cittadino, in Italia, meglio non parlarne. In un caso chiarezza e struttura, nell'altro... lasciamo perdere.
    E' chiaro allora qual è il freno tirato della Ferrari? Ma l'Italia è davvero una Ferrari? Credo di sì. Gli Italians che sono emigrati hanno avuto successo, sono ammirati e rispettati. Spesso primeggiano. Ma prima di partire avevano fatto, essi stessi, un buco nell'acqua in Italia. La creatività, a livello italiano, non esiste in nessun Paese dell'Unione europea. Ma affinché questa possa essere sfruttata, bisogna spostarla in un Paese dove "non italiani" organizzino, dettino le regole, impongano la chiarezza, la correttezza e la serietà. Per ritornare al paragone con la Ferrari, direi che la Francia è una modesta auto di serie, sulla quale la manutenzione viene fatta ogni mese e lo chauffeur rispetta il codice della strada. Italiani che siete stanchi di fare buchi nell'acqua, non cercatevi un padrino. Venite in Francia. Forse per avere successo, sicuramente per avere una vita facile.

    Antonio Greco, ANGREMA@wanadoo.fr


    All 2

    COMPORTAMENTI DIFFUSI NEGLI ALTRI PAESI DELL’U.E


    ( LE SOCIETA DELLA FIDUCIA )


    Nell’Unione Europea sono diffusissimi, e giudicati normali, i seguenti comportamenti (1):

    - estrema chiarezza nell’espressione scritta
    - estrema chiarezza dei proprii diritti in ambito sociale, i quali sono normalmente
    realizzati, in pratica, dall’apparato statale, nei riguardi di tutti
    - forte determinazione, individuale e collettiva, nel portare a termine le azioni di cui si é
    responsabile
    - onestà estrema, nei principi e nell’applicazione pratica, nei rapporti con la società
    - imperativo di non profittare della propria carica/ruolo sociale nel proprio interesse
    personale
    - esigenza, da parte di ogni cittadino, che i servizi resi dallo stato siano di ottimo livello, o
    almeno soddisfacenti
    - la responsabilità legata alle proprie funzioni comporta:
    - l’obbligo di esercitarle con impegno ed onestà
    - la necessità di rendere conto sia di errori che di omissioni e la consapevolezza che gli
    errori possono essere puniti o determinare una marginalizzazione dell’interessato
    - onestà e correttezza nel rapportare in pubblico o in privato fatti in cui si é coinvolti (anche
    non esprimere opinioni senza conoscere i fatti)
    - rispetto dei diritti altrui e consapevolezza dei limiti dei proprii diritti (generalmente ben
    conosciuti, senza l’aiuto di « esperti »).


    Un tratto molto comune nel tessuto sociale dei Paesi dell’U.E. é la selezione per merito, e non per allacci personali, in tutti gli ambiti sociali, incluso il pubblico. La qual cosa determina l’interesse ad essere corretti ed efficienti, per migliorare il proprio ruolo/introiti da lavoro.

    A. Greco
    ______________________________________________
    (1) Queste osservazioni riguardano tutti i Paesi dell’U.E., eccetto la Grecia e la Spagna, che
    non conosco abbastanza

 

 

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