Visto che il termine "fuck" sembra destinato a sostituire parole di tutti i giorni come "ciao", ho pensato di porgere a voi, illustrissimi forumisti, i miei graditi omaggi
Il presidente dell’Accademia della Crusca, Sabatini: un modo per legittimare parolacce di uso comune
«Fuck», rispettabile voce da dizionario
Il giornale britannico «Guardian», disinvolto e liberal quanto si vuole ma sensibile alle forme, si è deciso a sbattere il fuck in prima pagina. E lo presenta, con tutti gli onori, come una rispettabile voce da dizionario degna di essere accolta nell’uso comune. Qualcosa di cui stupirsi? «Assolutamente no», risponde il presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. «Da sempre, e non solo nell’inglese, le cosiddette parolacce vanno e vengono dall’uso comune a quello triviale, o viceversa. Un fenomeno divertente e serio al tempo stesso».
Quanto al fuck , tutto è cominciato, pare, con il film «Quattro matrimoni e un funerale»: otto anni fa, ripetuto ossessivamente e con una buona dose di humour dall’attore Hugh Grant nelle situazioni più inopportune, diede un forte contributo alla normalizzazione del termine, nel Regno Unito. Da noi, come ricorderanno i cinefili, veniva tradotto con un non meno espressivo «cazzo», che otteneva un effetto paragonabile. Vuol dire, dunque, che si prepara anche da noi il recupero «colto» della parola? Francesco Sabatini precisa che «il cosiddetto turpiloquio è un settore particolare della lingua, che ha lo scopo di evocare le sfere più delicate dell’esistenza umana: quella sessuale, o l’altra legata ai bisogni fisiologici, o ancora una terza evocatrice della morte, o infine l’ultima, connessa all’immagine dell’aldilà e degli esseri superiori che, per chi ci crede, vi abitano».
Ma perché questi «campi delicati» si traducono di frequente in parolacce, ingiurie, bestemmie?
«Non conta l’evocazione in sè di quelle sfere, quanto piuttosto l’uso delle parole evocatrici fuori luogo, a sproposito. Se infatti, anziché riferirmi al loro significato "tecnico", io le pronuncio in un contesto fortemente emotivo, posso servirmene per attirare l’attenzione su una situazione grave, o insolita. Quando poi degenero, spreco, utilizzo male il significato originario, trasformo il termine volgare in vera parolaccia offensiva». Esiste poi una terza fase, testimoniata appunto dal «Guardian» e dal suo fuck : «Può succedere che la parola perda peso - spiega Francesco Sabatini - e alla fine ci si dimentichi del suo primo significato. Vale per "chiasso", ad esempio, che originariamente era sinonimo di "bordello, ovvero di vicolo con casa d’appuntamenti rumorosa", e che oggi viene pronunciata in modo del tutto innocente».
Del resto, per restare all’equivalente del fuck , in italiano «fottere è slittato verso il significato di "approfittare, dare una fregatura». Continua Sabatini: «Sfottere, con la sua "s" intensiva, serviva originariamente a rafforzare il concetto sessuale, mentre nel giro di qualche decennio ha assunto un carattere quasi urbano, da conversazione salottiera». Il fatto è che i mezzi di comunicazione stanno accelerando il processo di «ripulitura» delle parolacce, da noi non meno che Oltremanica: Paolo Villaggio intitola la sua ultima fatica da Mondadori «Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda» . Vuol dire che, almeno riguardo al fuck , non abbiamo nulla da invidiare agli inglesi? «Certo che no - risponde il linguista - anche perché noi possiamo vantare duemila anni di storia. E magari di più, se includiamo il latino: "Hic futui optime", si è trovato inciso fra le iscrizioni di Pompei.
Fonte: Corriere della Sera




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