Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
    Data Registrazione
    09 Mar 2002
    Località
    "Il programma YURI il programma"
    Messaggi
    69,193
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Cosa Resta Dei Sogni Di Solidarnosc?

    La Polonia malata di liberalismo

    Secondo un'inchiesta di Eurostat, il tasso di disoccupazione nei paesi candidati all'Unione europea - eccetto Malta e la Turchia, che non presentano dati statistici - raggiunge il 13 % della popolazione attiva, a fronte del 7,3% dei quindici membri attuali. La proporzione va dal 4% di Cipro al 20 % della Polonia. Quest'ultima cifra ben illustra il rovescio della medaglia capitalista in un paese che, con Solidarnosc, aveva sognato una società più umana. Come il materialismo comunista, anche il materialismo neoliberale è fallito.

    Bernard Margueritte
    La Polonia è il frutto di un grande cocktail globalista. Prendete un paese che, nel 1989, passa dal comunismo alla democrazia alla fine di una rivoluzione non violenta, fissandosi come obiettivo una politica fondata sul rispetto di valori come la dignità e la solidarietà.
    Poi, senza chiedere il parere della popolazione, applicate l'abituale terapia d'urto neoliberale, detta di «rigore economico» e di «pensiero unico». E undici anni dopo contemplate il risultato: una nazione demoralizzata, disuguaglianze ovunque e un'economia sull'orlo della crisi. Un sistema che unisce inefficienza e desolazione. Insomma un sistema che non solo è immorale, ma anche economicamente disastroso.
    Ma com'è possibile, protesterà qualcuno, affermare una cosa del genere?
    Non ci sono forse a Varsavia palazzi con uffici ultramoderni, alberghi di lusso, negozi Dior o Mercedes? È vero, la capitale e ancor di più le città di provincia sono molto cambiate. Scomparso il grigiore di un tempo, i negozi vuoti e le file d'attesa. Entrare in una libreria significa poter finalmente comprare qualunque libro si desideri.
    Anche se questa affermazione va relativizzata perché - triste constatazione - si legge meno oggi, con tutto disponibile, di quanto si facesse prima, quando le opere migliori si portavano sotto il cappotto! Chi ha i soldi non si interessa alla cultura e chi la ama è spesso ridotto in miseria.
    Inutile negarlo: la vita culturale non è più quella che esisteva sotto il comunismo, nonostante la censura (o forse proprio per il senso di rivolta che questa suscitava). I teatri stanno scomparendo, la produzione cinematografica è ben lontana dai capolavori di Andrzej Wajda e di Krzysztof Zanussi e ci si chiede quando è stato pubblicato l'ultimo libro decente. Certo, rimane qualche oasi di cultura che si batte contro tutto e tutti, soprattutto in campo musicale, come l'Opera da camera di Varsavia. Ma che importa: la parola d'ordine ormai è guadagnare denaro, il più rapidamente possibile e con tutti i mezzi. Una materialismo caccia l'altro, e quello del dio denaro non sembra molto migliore del materialismo dialettico di ieri.
    Quanto era bella l'opposizione sotto il comunismo! Come era esaltante Solidarnosc! Tutti coloro che hanno amato la combattiva Polonia non la riconoscono più. Un amico americano, tornato dopo quindici anni a Varsavia come consigliere d'ambasciata, si lamenta: «Volevo ritrovare questo paese dove si poteva discutere notti intere con intellettuali affascinanti, ma in questa Polonia nessuno ha più tempo per niente, tutto ruota intorno al profitto, ormai si vedono McDonald's a ogni angolo di strada: un'America dei poveri!».
    Una rivoluzione tradita Certo, non tutto va così male per tutti. Tra il 10 e il 15% delle persone vive bene, a volte molto bene. E accanto a un professore universitario che guadagna 600 euro al mese, un amministratore delegato è pagato quanto il suo collega occidentale. Tutto è fatto per favorire questa «élite» del denaro. Si professa il neoliberalismo, ma lo stato non è scomparso: invece di preoccuparsi dei più poveri, si è messo al servizio delle imprese e dei ricchi (esonero dalle tasse per le imprese, riduzione delle imposte per i ricchi, spreco di beni pubblici per l'arricchimento del settore privato). Insomma, un Robin Hood al contrario! Da brava sociologa Jadwiga Staniszkis parla di «capitalismo di stato».
    Molti ex direttori di imprese comuniste dirigono ormai società a responsabilità limitata. I baroni dell'ex regime sembrano cavarsela bene: controllano i due terzi del nuovo business e metà dell'amministrazione pubblica. Si intendono del resto molto bene con gli ex leader dell'opposizione, anche loro arricchitisi in poco tempo. Gli uni e gli altri si dividono i lucrosi mercati pubblici. La nuova nomenklatura serra le fila.
    Pochi dirigenti sfuggono al clima di amoralità e di corruzione dominante.
    Praticamente non si ottiene alcun affare senza pagare la tangente ai responsabili. Le leggi che dovrebbero combattere questa situazione sono aggirate senza che nessuno vi trovi nulla da dire. Un imprenditore del sud-ovest del paese al quale chiedevamo che avrebbe fatto dopo l'introduzione delle nuove leggi sulla trasparenza negli appalti pubblici ci ha guardato con costernazione e poi è scoppiato a ridere: «Ma da dove viene? Nella regione ci sono tre imprese serie, ci dividiamo i mercati e insieme paghiamo chi di dovere, gli appalti rappresentano solo una facciata». La corruzione è a tutti i livelli, al punto che è impossibile ottenere un documento in un lasso di tempo accettabile senza essere costretti a pagare il funzionario responsabile. Un giornale ha pubblicato di recente, senza alcuna conseguenza, le tariffe per comprare gli arbitri di calcio, tanto più alte quanto più si sale di serie.
    Il decentramento si è rivelato una calamità: ha portato alla creazione di una moltitudine di mafie locali che si spartiscono il territorio.
    La dimostrazione di tale stato di cose è nelle ricchezze accumulate in pochi anni dai rappresentanti politici locali. Il direttore di un'impresa di relazioni pubbliche incaricata dall'Unione europea di introdurre, gratuitamente, progetti con i quali le amministrazioni comunali potessero migliorare la trasparenza e i rapporti con la popolazione locale si lamentava di non trovare città interessate.
    Lo stato di diritto rimane un'illusione. La giustizia sembra spesso preferire il gangster alla vittima. Del resto la lentezza burocratica spinge a trovare soluzioni «alternative», sia dirette sia attraverso la mafia locale, anziché cercare di far rispettare i propri diritti.
    In questa giungla liberale chi ha i mezzi può ottenere l'autorizzazione per fare qualunque cosa, anche costruire un edificio in cemento armato in mezzo a un parco nazionale! L'Occidente ha largamente contribuito a questa degenerazione. Nel 1990 una personalità occidentale ci diceva: «Contro il comunismo Solidarnosc era una vera e propria macchina da guerra, ma ora, siamo sinceri, non è più tempo di parlare di giustizia sociale e di partecipazione sindacale!» Il capitale internazionale si è quindi «comprato» la sua piccola Polonia. Tutte le imprese che valessero qualcosa sono state rilevate, e i responsabili polacchi sono stati ben felici di tappare i buchi di bilancio con i proventi delle privatizzazioni.
    Per qualche tempo ciò ha permesso alla Polonia di illudersi - la stampa occidentale ha parlato di «miracolo». Ma la fonte si è ben presto esaurita. Nel frattempo le compagnie occidentali hanno assunto il controllo della quasi totalità del settore bancario, dei due terzi delle imprese e di gran parte dei media. Ma che rimane allora di una Polonia svenduta al migliore offerente?
    Il rovescio della medaglia è un tasso di crescita sceso all'1%, un deficit di scambi e di bilancio sempre più ingente, un livello di disoccupazione che si avvicina al 20%. Metà delle famiglie vive con il livello minimo indispensabile se non addirittura al di sotto della soglia di povertà. I contadini versano nell'indigenza; i pensionati si dividono le strade dove rovistare nella spazzatura. Ancora una volta il fallimento neoliberale è evidente: non serve a nulla dare tutti i vantaggi ai ricchi e alle imprese se non si migliorano le condizioni della maggior parte della popolazione e se non si crea un mercato capace di stimolare l'economia. Del resto gli stessi produttori ne hanno fatto le spese.
    Lo stato non ha denaro. E come potrebbe averne, visto che è stato tutto dilapidato? Si tagliano quindi sempre di più le prestazioni sociali, gli aiuti sanitari, le indennità di disoccupazione. E le prime decisioni prese dal nuovo governo «di sinistra» sono andate proprio in questa direzione. D'altra parte se si dà ai ricchi, è necessario fare economie sui poveri! Ogni governo - legato a Solidarnosc o alla sinistra postcomunista - continua la stessa politica da undici anni: arrivare al potere non significa cambiare politica, ma partecipare alla spartizione dei profitti.
    Governo e responsabili politici di ogni schieramento (a parte rare eccezioni) non hanno alcuna intenzione di cambiare. E gli ex comunisti per primi: abituati in passato a eseguire le direttive del Cremlino, non hanno difficoltà adesso a obbedire agli ukaz della Banca mondiale - il principio non cambia, per di più questa volta c'è la possibilità di guadagnare del denaro. Per quanto riguarda i media, nulla da temere: approvano - come il vice caporedattore di un grande settimanale che di recente ha definito «analfabeti» gli avversari del neoliberalismo; o quel quotidiano che considerava i partecipanti al forum di Porto Alegre «hooligan» e «omosessuali».
    Sul lungo periodo la cosa più grave è che tutti questi governi hanno ridotto al minimo le spese di bilancio destinate all'istruzione, alla ricerca, alla cultura e alla sanità. Tra dieci anni se ne pagheranno le conseguenze, e il risveglio sarà duro. Già adesso tutti i ricercatori che ne hanno la possibilità se ne vanno all'estero, un fenomeno ancora più marcato che sotto il comunismo. Un giovane «manager» che lavora per un'impresa occidentale ci confidava: «E perché mai dovremmo spendere del denaro per la ricerca e l'istruzione? Non abbiamo più bisogno di ricercatori: le tecnologie avanzate ci sono fornite dalle imprese occidentali che investono da noi; quello di cui abbiamo bisogno è un 10% di manager capaci e una massa operaia sottopagata per attirare le imprese occidentali».
    Secondo un recente sondaggio, il 56% dei polacchi stima che gli anni '70 sono stati il periodo migliore del dopoguerra; solo il 20% parla dell'epoca attuale. In realtà in Polonia il materialismo neoliberale è tragicamente fallito quanto il materialismo comunista. Rettore dell'Alta scuola di studi economici e umanistici, la professoressa Jozefina Hrynkiewicz scrive: «Il pensiero liberale, così come quello socialista, sono concezioni utopistiche. Fare marcia indietro dopo la realizzazioni di utopie sociali è molto costoso per il paese.
    La Polonia sperimenta oggi il costo dell'abbandono dell'utopia socialista.
    Questo non ci ha purtroppo preservato dal cadere nell'utopia liberale, altrettanto nociva». Il re è nudo. Si è tradita la rivoluzione di Solidarnosc, che peraltro aveva posto la Polonia all'avanguardia nella ricerca di una nuova politica e di una nuova economia fondata su valori morali e spirituali.
    Il messaggio frainteso di papa Wojtyla La stessa chiesa, tradizionale garante del carattere polacco, non sfugge al malessere neoliberale. Appare distante dall'impegno di Giovanni Paolo II, che nella sua recente visita ha confermato di voler dedicare gli ultimi suoi anni di vita, dopo aver contribuito a distruggere il mostro comunista, a lottare contro l'idra del capitalismo neoliberale, l'altra faccia del materialismo. È necessario, ha ricordato ai suoi compatrioti, costruire un programma fondato sulla misericordia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà. «So che molti considerano e giudicano in modo critico un sistema che cerca di conquistare il mondo e che è ispirato a una visione materialistica dell'uomo, mentre una chiassosa propaganda del liberalismo, di una libertà senza verità né responsabilità si va rafforzando anche nel nostro paese». E il papa ricorda che la chiesa deve preoccuparsi innanzi tutto «di coloro che sono disoccupati, di coloro che vivono in una povertà sempre maggiore, senza prospettiva di miglioramento per la loro sorte o per quella dei loro figli». Purtroppo, ci confidava l'arcivescovo Jozef Kowalczyk, nunzio apostolico, «nessuno, anche nell'episcopato polacco, sembra capire il messaggio del papa».
    Ma allora su cosa fare affidamento? L'ultimo mito, in ordine di tempo, è l'ingresso nell'Unione europea, che dovrebbe risolvere tutti i problemi. Ma che cosa potrà fare nell'Unione un paese costretto a fare i conti con tali difficoltà? I dirigenti polacchi si battono per ottenere più fondi europei, ma non riescono neanche a utilizzare tutti quelli che hanno già adesso a loro disposizione: solo un miliardo di euro, meno della metà, è stato investito.
    In ultima analisi l'entrata di una Polonia priva di forze nell'Unione potrebbe diventare un frutto avvelenato per l'Unione (1). Non solo per i nuovi problemi che creerà, in particolare per i contadini francesi ma anche perché questo paese, con le sue simpatie filoamericane, è ritenuto il cavallo di Troia di Washington nell'Unione. C'è chi non nasconde la propria posizione, come Leszek Balcerowicz, il presidente della Banca nazionale, che ha affermato di recente che la Polonia dovrebbe entrare nell'Unione, pur ritenendo il modello europeo ancora troppo sociale, e quindi molto inferiore al modello americano! Questo paese svenduto all'estero, corrotto, non è la Polonia. Il grande slogan di Solidarnosc del 1980 «Che la Polonia sia la Polonia!» è ancora oggi d'attualità. Il movimento è in marcia. Basta andare nelle acciaierie e nelle miniere o incontrare i disoccupati nelle piccole città per rendersi conto che il fuoco cova sotto la cenere.
    La fiamma di Solidarnosc non si è spenta. Il paese non è morto. È la volontà che hanno espresso i tre milioni di persone che hanno preso parte a Cracovia alla messa papale. Domani rifiuterà il neoliberalismo, così come ieri ha rifiutato il comunismo, e ricostruirà una politica e un'economia fondate sul rispetto della persona umana, della dignità e della giustizia sociale. La Polonia ci stupirà ancora e ridiventerà un esempio e un modello di ispirazione per il futuro.
    note:
    * Giornalista, Varsavia. Per dieci anni è stato corrispondente per l'Europa centrale e orientale di Le Monde e Le Figaro.
    (1) Si legga Bruno Drweski, «L'Unione europea fa paura alla Polonia», Le Monde diplomatique/il manifesto, gennaio 2001.
    (Traduzione di A. D. R.)

  2. #2
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,802
    Mentioned
    355 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    CHE GLIENE FREGA ALLA CHIESA POLACCA DI TUTTI QUESTI GUAI?? l'IMPORTTANTE è AVER ELIMINATO IL MATERIALISMO COMUNISTA E MESSO TUTTI A SPERARE NELLO SPIRITO SANTO.....MANOVANDO BENE POSSONO RESTARCI ALTRI 2000 ANNI.....
    iNTANTO ANCHE VALESA è ingrassato e VESTE ELEGANTISSIMO ALL'OCCIDENTALE....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
    Forumista senior
    Data Registrazione
    04 Jan 2013
    Messaggi
    3,943
     Likes dati
    1
     Like avuti
    50
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io non so quali erano i sogni di Solidarnash.
    Quello che so è che oggi la Polonia è uno stato Democratico e di Diritto , dove esistono le Libertà fondamentali e c'è la possibilità di alternanza al poter , che si è verificata.
    Questi sono passi avanti di migliaia di anni rispetto al regime comunista che c'era prima.
    E tanto basta.
    Dove c'è democrazia , tutti i problemi si possono risolvere.
    L'Irlanda prima di entrare nella CEE era una specie di paese del terzo mondo.
    Oggi è uno dei Paesi più all'avanguardia e sviluppati non solo in Europa : l'emigrazione , carattere specifico del paese da più di due secoli , è scomparsa.
    Lo stesso succederà per la Polonia...

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    04 Jan 2013
    Messaggi
    3,943
     Likes dati
    1
     Like avuti
    50
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Max50
    Io non so quali erano i sogni di Solidarnash.
    Quello che so è che oggi la Polonia è uno stato Democratico e di Diritto , dove esistono le Libertà fondamentali e c'è la possibilità di alternanza al poter , che si è verificata.
    Questi sono passi avanti di migliaia di anni rispetto al regime comunista che c'era prima.
    E tanto basta.
    Dove c'è democrazia , tutti i problemi si possono risolvere.
    L'Irlanda prima di entrare nella CEE era una specie di paese del terzo mondo.
    Oggi è uno dei Paesi più all'avanguardia e sviluppati non solo in Europa : l'emigrazione , carattere specifico del paese da più di due secoli , è scomparsa.
    Lo stesso succederà per la Polonia...
    P.S. C'è qualcuno in grado di dirmi in cosa consista , cioè la struttura , della Economia "basata sull'uomo e non sul profitto " ?
    Sono curioso di saperlo , specie considerando che la Chiesa Cattolica , che di ciò si riempie la bocca , vive di 8 per mille , che è anche profitto.... dunque.... ????????

  5. #5
    Socialcapitalista
    Data Registrazione
    01 Sep 2002
    Località
    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
    Messaggi
    89,492
     Likes dati
    7,261
     Like avuti
    6,458
    Mentioned
    341 Post(s)
    Tagged
    30 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Max50
    Io non so quali erano i sogni di Solidarnash.
    Quello che so è che oggi la Polonia è uno stato Democratico e di Diritto , dove esistono le Libertà fondamentali e c'è la possibilità di alternanza al poter...
    ...di due puzzoni esattamente uguali.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 37
    Ultimo Messaggio: 11-04-12, 11:38
  2. Cosa Mi Resta Da Fare??? Morire!!!!
    Di acciaccato nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 33
    Ultimo Messaggio: 30-06-07, 19:17
  3. Cosa mi resta...
    Di portiere nel forum Hdemia
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 31-05-04, 12:47
  4. Cosa Resta Della Comunita’?
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 09-09-02, 18:02
  5. Cosa Resta Della Comunita’?
    Di margini nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 09-09-02, 12:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito