Il presidente della Corte Costituzionale:
"Sulla costituzionalità del ddl deciderà il collegio"
Devolution, l'altolà di Ruperto
Bossi: o passa o tutti a casa
Lettera dell'Anci ai presidenti di Camera e Senato:
"Vogliamo far sentire la nostra voce sulla riforma"
ROMA - Il suo aut-aut Umberto Bossi lo lancia dal palco di un comizio a Pavia. Il tema è la devoluzione. I toni sono perentori. "Se la devoluzione non passa, stop. Si ferma il governo, tutti a casa" scandisce il leader della Lega. Poi gli strali si spostano sull'opposizione, "i nazisti rossi" per usare le parole di Bossi. "Non vogliono darci il federalismo? Ce lo prenderemo, nazisti rossi! Anche perché non è più solo il Nord che vuole il federalismo ma anche il Sud" dice il leader leghista.
Ma le tensioni intorno al disegno di legge di riforma costituzionale sulla devolution fortemente voluto dalla Lega e fatto proprio dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene continuano. Oggi è la volta della critiche dell'Anci e l'altolà della Corte Costituzionale.
Da Trieste Cesare Ruperto, presidente della Corte Costituzionale, lancia un preciso avvertimento: "Non si può e non si deve procedere a nuove riforme costituzionali prima di avere emanato le leggi di attuazione di quella varata nell'ottobre 2001". E a chi gli chiede della costituzionalità del disegno di legge sulla devolution, il presidente della Consulta replica rimandando la decisione al collegio "quando sarà sollevato il problema davanti alla Corte".
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Chi invece reclama a gran voce un maggiore coinvolgimento sono i Comuni. Accogliendo la proposta fatta ieri dal primo cittadino di Genova, la XIX Assemblea annuale dell'Anci ha inviato una lettera aperta ai presidenti di Camera e Senato, con la quale chiede un confronto sulla Devolution. Una lettera che si accompagna ad una raccolta di firme tra gli amministratori locali e regionali, esclusi quelli di Forza Italia ("il documento appare chiaramente
come una presa di posizione politica tesa a creare confusione e polemiche"), con l'obiettivo di far sentire nelle aule parlamentari "la voce delle autonomie locali". Nella lettera i sindaci definiscono gli obiettivi del ddl Bossi "rischiosi per l'unità del Paese e la coesione sociale". Quando poi si entra nel merito della discussione, i sindaci e gli amministratori locali dicono di avvertire profondo disagio "nell'immaginare che nei settori fondamentali della sanità e della scuola venga meno l'indirizzo unitario dello Stato", perché questo "significa sancire un quadro di differenze e disuguaglianze, che lede le regole fondamentali della convivenza civile e della coesione sociale del nostro paese".
All'assemblea dell'Anci c'era anche il leader della Margherita, Francesco Rutellli che gioca sulle parole e ironizza "su una devolution che definirei chiamo dissoluzione. Qualcuno vuole sfasciare l'Italia". Per il diessino Massimo D'Alema quello all'esame del Senato è un provvedimento "pericoloso, che serve solo agli equilibri politici interni alla maggioranza e al governo".
(22 novembre 2002)
C'e' da fidarsi?Mah...![]()




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