Ragazzi, ai tempi dell'Ulivo ogni famiglia per i regali di Natale spendeva 805 euro. Quest'anno solo 586. Non si fa così: il Nostro PresidenteBerlusconi ci aveva chiesto di spendere e spandere, ma la gente non gli dà retta. TIRCHIONI.
E' colpa dei consumatori se le cose vanno male.
Corriere della Sera, 27.11.02
Il presidente della Confcommercio: momento difficile, ma resto ottimista
«Un regalo in più a Natale Così aiuterete la ripresa»
L’appello di Billè: la crisi si supera anche consumando
ROMA - «Un regalo in più significa una ripresa in più». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, lancia un appello ai consumi in vista del prossimo Natale per contrastare la pericoloso discesa del clima di fiducia dei consumatori «in caduta libera dall’inizio dell’anno (-12%)». Respinta dal governo la richiesta dei commercianti di ridurre la pressione fiscale sulla tredicesima, a Billè non resta altro che rivolgersi direttamente ai consumatori «perché l’incertezza la si risolve anche consumando». Analogo invito, del resto, venne fatto a fine settembre dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando disse agli italiani «spendete». L’ottimismo di Billè, come lui stesso ha riconosciuto, è un po’ forzato: l’ufficio studi della Confcommercio stima per quest’anno una crescita del pil (prodotto interno lordo) italiano ridotta al lumicino dello 0,3% che potrebbe salire all’1,6% (contro il 2,3% del governo) nel 2003.
I dati forniti dalla Confcommercio sull’attesa di spesa per le prossime feste appaiono comunque per una famiglia media in linea con quelli dell’anno scorso e degli anni precedenti: circa 586 euro (nel 2001 erano stati 580) anche se lontani dal record storico di 805 realizzato nel 2000 grazie alla restituzione fiscale decisa dall’ultimo governo dell’Ulivo. La Confcommercio stima che le tredicesime valgano quest’anno circa 39 miliardi di euro e di questi poco più del 42%, cioè 13 miliardi di euro, verrà usato per acquistare regali di Natale. Pur nel forte clima di sfiducia la tradizione del regalo di Natale, osservano gli strateghi dei commercianti, resta molto forte e salverà i consumi. E dove si indirizzeranno nel secondo Natale dopo l’11 settembre? Per il 39% (nel 2001 fu il 42%) in prodotti alimentari, per il 20,1% (contro il 18,3%) in vestiti e pellicce, per il 7% in arredamento e oggetti per la casa. Nelle previsioni c’è un forte impulso per l’acquisto di libri (6,3% contro il precedente 4,3%) e un crollo per le scarpe e articoli in pelle (3,3% contro il 5,2% dell’anno scorso).
Ma Billè ha toccato anche altri tasti. Come quello della Finanziaria in via di approvazione al Senato che ha definito da «incursione, senza strategia». Un’occasione per criticare ancora una volta la politica economica del governo che ha deluso le aspettative del «popolo delle partite Iva che sta ancora - appunto - aspettando». E ha ricordato come, proprio da una recente indagine di Mediobanca, le piccole imprese pagano molte più tasse delle grandi. Il mondo dei servizi, l’unico che ha reato occupazione in questi anni, continua ad essere dimenticato dalle forze politiche. Non così per la Confindustria che è riuscita perfino - ha ricordato Billè togliendosi un sassolino - a scaricare sui conti dell’Inps quelli l’Inpdai (l’istituto previdenziale dei dirigenti dell’industria) risparmiando così per ogni posizione circa 10-15 mila euro.
Parole critiche anche per la devolution. Il presidente della Confcommercio teme che non sia affatto a costo zero per i contribuenti come sostiene il ministro Giulio Tremonti. E che alla fine il conto, e salato, arriverà.
Roberto Bagnoli




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