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Discussione: Terra e mare

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    Predefinito Terra e mare

    Da Carl Schmitt Terra e mare Ed. Adelphi 2002 Milano postfazione di Franco Volpi Il potere degli elementi pag. 137

    Arcana imperii
    Un giorno Nicolaus (1) si trovava a dover preparare una relazione seminariale sulla critica teatrale ebraica. “Così, ti vuoi occupare degli ebrei? Bene, bene… Ma lo sai in che cosa ti vai a cacciare?” reagì Schmitt tra l’interessato e l’ironico. E dopo avergli vanamente chiesto se conoscesse il libro sulla questione ebraica di Marx, lo incalza: “Conosci Disraeli?”. Neppure lui naturalmente. Il professore sbotta allora in tono indignato: “Non conosci nemmeno Disraeli e ti occupi degli ebrei?”. Rientrati a casa, Schmitt andò a prendere un libro dalla biblioteca e scuotendo il capo lo mise in mano al giovane Nicolaus: “Leggilo! E’ inaudito che voi giovani non sappiate chi è Disraeli. Quando lo avrai letto potrai dire la tua sugli ebrei”. Era Tancred, or the new crusade (Tancredi o la nuova crociata), il romanzo conclusivo della Young England Triology, che Benjamin Disraeli, Earl of Beaconsfield, aveva pubblicato nel 1847. Secondo Schmitt il grande politico inglese, da buon esoterico, aveva affidato alla narrazione le sue convinzioni più profonde. Nell’edizione di Terra e mare del 1942, in una frase prudentemente espunta dopo la guerra, giunge a definirlo “un iniziato, un saggio di Sion”(2). Ma perché attribuirgli tanta importanza? Perché sopra il proprio scrittoio nella casa di Dahlem, nella Berlino nazionalsocialista non teneva appeso il ritratto di Hitler bensì quello dell’ebreo Disraeli? Quando Nicolaus gli restituì il libro, Schmitt lo interrogò con impazienza: “Hai trovato la frase chiave? “. Il giovane, ancora troppo acerbo per conoscere questo metodo di lettura tipico di Schmitt, aveva trovato molte frasi interessanti ma non quella decisiva: “Ebbene, te la dico io: ‘Il Cristianesimo è l’ebraismo per il popolo’ “. E dopo un attimo di pausa: “ E’ mostruoso! Che arroganza! Che senso di superiorità! Prova a immaginarti cosa significa! Con questa frase duemila anni di storia occidentale vengono capovolti”. Il conflitto tra l’ebraismo e il cattolicesimo per l’interpretazione nel senso della storia era un problema che ossessionava Schmitt. La modernità era per lui il campo di questo scontro immane. I grandi pensatori ebrei del XIX secolo avevano compreso che per vincere sul piano della storia universale dovevano eliminare l’antico ordinamento cristiano del mondo, dunque accelerare la secolarizzazione e la disgregazione di quell’ordine, diffondendo i concetti della dissoluzione. E il più temibile teorico dell’ebraismo sarebbe stato proprio Disraeli. Per quest’ultimo la storia è conflitto fra razze, e il popolo d’Israele, superiore agli altri, è destinato ad affermarsi su tutti. Se la frase chiave del suo romanzo fosse vera, l’intera età cristiana si ridurrebbe a un equivoco. Il cristianesimo sarebbe stato semplicemente la strategia escogitata dagli ebrei per conquistare il senso della storia universale. Ecco perché la figura di Disraeli esercitava una speciale attrazione su Schmitt: era convinto che gli eventi dessero ragione all’ebraismo. L’interpretazione cristiana della storia, basata sul peccato originale e sulla redenzione dell’uomo nell’aldilà, gli appariva perdente. Vincente era quella ebraica: l’umanità è in progresso verso il “regno di pace” futuro, verso la “Nuova Gerusalemme”, lontana nel tempo ma situata nell’aldiqua. L’escatologia stava per avere la meglio sul messianesimo. Con la secolarizzazione moderna, soprattutto dalla Rivoluzione francese in poi, i popoli europei avevano accelerato il corso della storia nel senso impresso dall’ebraismo. L’idea ebraica di un principio universale che abbracci l’intera umanità aveva trovato la sua incipiente realizzazione nell’era globale in cui il mondo moderno era effettivamente entrato. Dal punto di vista del teologo politico, che considerava il cattolicesimo romano come il kathechon – la “forza che frena” l’avvento dell’Anticristo, il mistero dell’iniquità e la fine dei tempi - , ciò equivale alla vittoria dell’élite ebraica che persegue la dissoluzione del cattolicesimo per poter liberamente guidare l’umanità verso il nuovo ordine universale. “Ma attento, Nicolaus! Tutto ciò non sarebbe avvenuto così rapidamente se non fosse accaduta una cosa: la combinazione dell’universalismo ebraico con il dominio inglese dei mari. Ecco la simbiosi ideale conforme allo spirito del mondo! La visione ebraica di un impero universale e la potenza marittima inglese si unirono in un inarrestabile progetto per l’umanità, cui più nessuno poté sottrarsi”. E questo perché “gli ebrei possiedono l’arte segreta di trattare il Leviatano (3). Sanno addomesticarlo e al momento opportuno squartarlo. Senza violenza. Con la magia? Con incantesimi? No, con il potere della mente!”. Secondo Schmitt, non bastavano a sciogliere quel segreto né una dottrina del potere né una teoria della sovranità. Bisognava scoprire le tecniche del potere indiretto, penetrare negli arcana imperii.




    (1) C. Schmitt, che abitò a Berlino dal 1933 fino alla fine della guerra, frequentava la casa di Werner Sombart (che sarebbe morto nel 1941), ed era solito fare lunghe passeggiate con il figlio del sociologo Nicolaus. Le loro conversazioni, riportate da Nicolaus (N. Sombart, Jugend in Berlin. 1933 – 1943. Ein Bericht. Hanser, Muenchen 1984, edizione ampliata Fischer, Frankfurt a. M. 1991) gettano effettivamente luce sulla genesi di Terra e mare. F. Volpi pag. 135
    (2) Schmitt, Land und Meer, Reclam, Leipzig 1942 pag. 67
    (3) Mostro marino menzionato nel Libro di Giobbe. Sul significato pag. 120 e seg.

  2. #2
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    "Terra e mare" è un testo eccezionale. Appartiene ad una costellazione di testi fondamentali, dal "Nomos della terra" al "Glossarium" [finalmente edito in italiano da Giuffré nel 2001], al saggio sul "Leviathan" di Hobbes, ai lavori sui "grandi spazi".

    Tra l'altro è interessante notare il fatto che Schmitt si sia sempre interessato alla dimensione 'nascosta' della storia e a certi simbolismi esoterici quali lo stesso Leviatano. Non a caso nel "Glossarium" si trovano i nomi di Guénon e di Augustin Cochin [quest'ultimo addirittura inserito nel "calendario dei santi" di Schmitt].

    Da notare che nel testo sul Leviatano di Hobbes, a proposito delle interpretazioni ebraico-cabalistiche del Leviatano, Schmitt cita l'"Entdecktes Judenthum" ["Giudaismo svelato"] di Johann Eisenmenger [edito nel 1711], uno dei più famosi e argomentati testi antitalmudici tedeschi.

    Saluti

 

 

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