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Originally posted by Asteroids
Riporto un interessante editoriale di Massimo Fini apparso oggi sul Resto del Carlino
La sinistra è conservatrice più di Gromiko
Ora si capisce perché gli italiani votano in massa Berlusconi nonostante i suoi vari conflitti di interesse pongano indubbi e seri problemi al Paese. La sinistra progressista è diventata una forza di totale conservazione, una conservazione ottusa, pregiudiziale, sciocca e, alla fine, autolesionista. Non c'è cambiamento che non la mandi in catalessi. Si tratti di rileggere la storia, come ogni generazione ha il sacrosanto diritto di fare, di riforma della scuola, di articolo 18, di devolution, di federalismo, la sinistra si rinchiude immancabilmente a riccio e la sua risposta è sempre 'niet' e fa venire in mente Gromiko, il 'mister no' di antica memoria sovietica.
Adesso la sinistra strilla istericamente contro la devolution, grida che si vuole spaccare l'Italia, che la si vuole dividere, si richiama agli ideali del risorgimento. Non ha minimamente capito che in un mondo che si globalizza sempre più, l'autonomismo e il localismo diventano un'esigenza primaria, per motivi esistenziali, psicologici e, insomma, identitari prima ancora che amministrativi ed economici. La devolution e anche un federalismo assai più spinto, esistono in molti paesi europei e persino la Francia tradizionalmente centralista e prefettizia si è ultimamente aperta all'autonomismo concedendone, per esempio, uno amplissimo alla Corsica.
Caso mai se la riforma di Bossi ha un difetto è di essere troppo timida e limitata. Spalmare il federalismo su venti Regioni, alcune delle quali molto piccole, ha poco senso e rischia di creare venti burocrazie mimetiche di quella centrale senza sgrassare più di tanto quest'ultima. Una regione, da sola, può fare e progettare poco. Molto più seria e ficcante era l'iniziale proposta bossina e di Gianfranco Miglio delle tre macroregioni, nord, centro e sud, perché si tratta di tre realtà effettivamente diverse, e al proprio interno omogenee, per economia, cultura, socialità, territorio e clima. E peraltro le macroregioni sono perfettamente in linea con l'Europa del futuro quando sarà unita anche politicamente. Quest'Europa infatti non avrà più come punti di riferimento periferici gli Stati nazionali, troppo poco omogenei, ma appunto grandi regioni coese che non saranno certamente quelle di oggi ma che si riaggregheranno per affinità di interessi, culturali ed economici, scavalcando anche gli attuali confini nazionali che non avranno più senso. Ma questo è il futuro, parlarne adesso fa cadere in deliquio non solo la sinistra marmorizzata nei propri pregiudizi, ma anche la destra.
Massimo Fini
Sì, l'idea di Miglio in sè era buona ma avrebbe funzionato in uno stato veramente unitario su valori comuni fondanti come quello di stato, democrazia e giustizia.