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Originally posted by Senatore
Voglio giusto far notare che la rivista Antaios fu fondata da Junger ed Eliade e nessuno di questi due avrebbe sottoscritto una sola riga di ciò che è detto in questo ramo del forum. In particolare che il paganesimo sia immanentista è una fola infondata e se fosse vera andrebbe a tutto disdoro dei pagani. Che il principio divino sia nella natura è precisamente l'assunto della "religione" materialista. Viceversa Junger parlava con tutta naturalezza di un mondo delle forme o delle idee di platonica memoria, ciò che evidentemente postula la possibilità della trascendenza, e la limitatezza di una prospettiva che sia limitata al mondo di quaggiù. E' molto chiaro che questa posizione non è affatto dualista, in quanto l'immanente non è che la immagine sbiadita del trascendente e rispetto a questo vale come nulla.
Inoltre identificare la concezione ciclica del tempo con la crassa accettazione del divenire è, non dirò un errore, ma una vera e propria traveggola! In questo può tornare utile l'opera dell'altro fondatore di Antaios, Mircea Eliade: egli pone bene in evidenza come per l'uomo arcaico (riduttivamente chiamato pagano) il tempo ciclico corrispondesse all'esigenza di una continua rigenerazione dell'uomo e del suo mondo. Come dire, il terrore del divenire e del mutamento, la necessità di tenersi fermi al tempo mitico, di fuggire dalla storia vista come caduta ineluttabile. Vedrete anche voi che si tratta ne' più ne' meno del contrario di quanto baldanzosamente affermato da alcuni partecipanti al forum. La verità è che l'esperienza che il pagano aveva delle forze di origine trascendente attraverso la natura è qualcosa di completamente diverso dall'amore per la natura in quanto tale, cioè materia limitatezza finitudine. Se mai, un rapporto più autentico con la realtà, che era proprio dell'uomo arcaico, ci testimonia di un mondo meno artificiale in cui le cose recavano visibile il sigillo di Dio (Lo scrivo con la maiuscola, caro Beli Mawyr, perchè così è e così deve essere) e non si opponeva ancora quel muro che la tecnica e la profanazione, cioè l'uomo aderente ai suoi istinti più bassi, hanno elevato. Quindi il "politeismo" è la religione di tempi felici in cui ovviamente non erano molteplici gli dei, ma le ierofanie, cioè le manifestazioni del Sacro, che è unico, univoco e coerente. Ogni cosa aveva un valore sacrale e le sue qualità erano perciò attribuite a qualche divinità, ma con ciò non l'oggetto era divinificato, bensì una determinata qualità di Dio vi era manifestata. Il paganesimo applicato alla realtà odierna, profanata e insignificante, porta dritti ad errori che sono tanto gravi quanto comuni: il naturalismo, l'immanentismo, il "divenirismo".
Non intendo in questa sede affrontare tutti i temi che lei ha toccato. Ritengo infatti le sue critiche giuste e in parte condivisibili. Vorrei soltanto accennare quanto sia problematico il concetto di "immanentismo" o di "panteismo", che, a mio parere, nel modo in cui lei lo descrive "adorazione della natura in quanto materialità" dubito sia mai esistito.