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    Predefinito Aumentano gli immigrati,crescono le malattie

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Le malattie degli immigrati
    PATOLOGIA DERMATOLOGICA IN IMMIGRATI DI COLORE: PARTICOLARI QUADRI CLINICO-ISTOLOGICI


    A. Morrone, L.M. Muscardin, F. Bartoli, M. Fazio

    Istituto Dermatologico San Gallicano – IRCCS – Roma

    La patologia dermatologica in soggetti di cute scura riveste attualmente un’importanza sempre maggiore, a causa del fenomeno immigratorio dai paesi non appartenenti all’Unione Europea. L’Italia, dalla metà degli anni ottanta, rappresenta una meta per milioni di persone provenienti dai principali paesi in via di sviluppo.
    Il nostro Istituto da molti anni si occupa delle problematiche mediche e sociali legate all’immigrazione. Nell’ambito dell’attività svolta dal Servizio di Dermatologia Tropicale e di Medicina Preventiva delle Migrazioni, presentiamo alcuni quadri dermatologici particolari, sia clinici che istologici, osservati su cute scura.
    Si tratta di dieci pazienti provenienti dall’Africa e affetti rispettivamente dalle seguenti patologie: amiloidosi maculosa, melanoma del dorso, siringomi multipli, cheloidi diffusi, tubercolosa verrucosa, lebbra lepromatosa, lebbra tubercoloide, piede di Madura, donovanosi, leishmaniosi.
    Abbiamo ritenuto opportuno segnalare questa casistica, per la relativa rarità delle dermatosi osservate e perché nei prossimi anni, sempre più frequentemente il dermatologo, si troverà davanti a pazienti di colore.

    Bibliografia
    Morrone A. "Salute e società multiculturale" Cortina Editore, 1995
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI OSSERVATE IN IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI PRESENTI A ROMA

    A. Morrone, A. Di Carlo, G. Gentili, A. Maini, F. Bartoli

    Istituto Dermatologico S. Gallicano (IRCCS), Roma

    Negli ultimi 15-20 anni l’Italia si è trasformata in tradizionale paese d’emigrazione, a paese meta di vasti flussi immigratori provenienti in particolare dai paesi del Corno d’Africa e dall’Estremo Oriente.
    Da oltre 12 anni ci interessiamo ai problemi sanitari degli Immigrati irregolari e clandestini, presenti a Roma, con particolare riferimento agli aspetti dermatologici e venereologici.
    Dal 1985 ad oggi abbiamo visitato oltre 23.000 Immigrati provenienti dai paesi in via di sviluppo ( il 48% proveniva dall’Africa, il 21% dall’Asia, il 19% dall’Europa dell’Est ed il 22% dall’America Latina).
    Riportiamo i principali dati relativi all’incidenza della patologia venerea osservata in questo gruppo di pazienti. Sottolineiamo l’importanza di un’attività di prevenzione e cura delle infezioni sessualmente trasmesse, anche in considerazione delle disagiate condizioni ambientali ed igienico-abitative in cui molti di questi pazienti vivono.

    Bibliografia
    Passi S., Morrone A., Picardo M., et al.: G. Ital. Derm. Ven. 1990; 125: 487-91
    Morrone A., Fazio M., Leone G., et al.: Nouv. Dermatol. 1992; 11: 863.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    EPIDERMOMICOSI IN PAZIENTI IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI CLANDESTINI: OSSERVAZIONI CLINICO-MICROBIOLOGICHE

    A. Morrone, D. Moretto, F. Bartoli, G. Leone, R. Mercantini, P. Valeri

    Istituto Dermatologico San Gallicano (IRCCS) Roma

    La realtà delle migrazioni ha sempre rappresentato un complesso fenomeno politico e sociale con notevoli implicazioni anche di ordine sanitario.
    Inoltre le migrazioni hanno modificato i vecchi schemi relativi a patologie tropicali, rimescolando agenti etiologici una volta ritenuti peculiari di alcune regioni ed oggi praticamente a diffusione ubiquitaria. Anche la distribuzione geografica dei dermatofiti è notevolmente variata.
    Nel nostro Istituto, da oltre 12 anni, è in funzione un Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale, in cui vengono trattate e studiate le patologie che più frequentemente si osservano nella popolazione immigrata. All’interno della casistica raccolta e studiata, presentiamo i principali dati relativi alle mucosi superficiali osservate dal 1 gennaio 1985 al 31 maggio 1997, in soggetti immigrati clandestini, con particolare riguardo ai diversi dermatofiti isolati e ai paesi di provenienza degli immigrati.
    Su un totale di oltre 23.000 pazienti immigrati extracomunitari clandestini o irregolari, abbiamo rilevato 1823 casi di micosi. Vengono presentati i rilievi clinici e microbiologici di maggiore interesse.

    Bibliografia
    Morrone A., Passi S., Fazio M. Atti 2° Congresso Internazionale Medicina e Migrazioni. Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 11-13 luglio 1990

    http://crs.ifo.it/ISG/Migrazioni/abstract/sidev_72.htm
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Lebbra, epatite e tubercolosi:
    malattie in arrivo insieme ai troppi clandestini

    Roma
    Aumentano le malattie infettive tra gli immigrati che vivono in Italia, passando da una percentuale del 7 all’11% negli ultimi due anni. Il rischio di infezioni tra la popolazione, dunque, è molto superiore rispetto a soli cinque anni fa. A lanciare l’allarme è il responsabile del Servizio di medicina preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale dell’istituto San Gallicano, Aldo Morrone, in occasione del VI Workshop internazionale Cultura, salute, immigrazione in conclusione a Roma. Tra le patologie maggiormente riscontrate tra gli immigrati, ha rivelato Morrone, figurano le malattie dermatologiche (52%) e quelle infettive (11%), seguite dalle malattie respiratorie (10,7%), dell’apparato digerente (9,2%), ortopediche e traumatologiche (8,6%) e disturbi neuropsichiatrici (4%). L’allarme quindi, ha detto l’esperto, è soprattutto per l’aumento delle patologie infettive, in particolare dell’epatite virale A, B e C e dei casi di lebbra prima piuttosto rari. Ma tra gli immigrati sono in aumento anche le cosiddette "malattie della povertà" dalla tubercolosi alla scabbia, e le malattie sessualmente trasmesse. A far ammalare molti tra gli immigrati sono innanzitutto gli stessi "viaggi della speranza".
    "Lasciano i propri Paesi in condizioni di salute sostanzialmente buone - ha detto Morrone - ma ben diversa è la situazione al loro arrivo in Italia. La maggioranza degli immigrati, oltre il 60%, si ammala infatti proprio durante il viaggio per raggiungere il nostro Paese, affrontato in condizioni spesso disumane, e di questi il 10% arriva in condizioni estremamente gravi". Gli standard di salute degli immigrati in Italia, rilevano gli esperti, segnano dunque un preoccupante peggioramento. Questo, ha spiegato Morrone, "anche perchè sono in costante crescita gli immigrati anziani: oltre 100 mila gli over-60". Esiste dunque un reale rischio-salute determinato dai grandi flussi migratori? "Certamente sì - afferma Morrone - ed è destinato a crescere se si continua ad impedire alla popolazione immigrata il reale accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale".

    http://www.lapadania.com/1999/novem...231199p18a2.htm
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    Parla il genovese Enrico Nunzi, presidente dell’Associazione Italiana di Hanseniologia
    Sussidio ai malati extracomunitari
    «Lo Stato estende l’aiuto pubblico anche agli immigrati con la lebbra»

    di Gianluca Savoini

    «La politica di Roma sull’immigrazione è quella dello “scaricabarile”: fa entrare tutti e poi se ne lava le mani. E le regioni devono sobbarcarsi i grandi problemi di ordine pubblico e anche sanitari riguardanti gli extracomunitari». Enrico Nunzi è presidente della Società italiana di Hanseniologia e dirige il Centro nazionale del morbo di Hansen (ovvero la lebbra) all’ospedale San Martino di Genova. Dall’alto della sua esperienza, Nunzi accusa il governo di sinistra italiano di lavarsi le mani di fronte agli effetti dannosi dell’immigrazione di massa e incontrollata. «Anzi, il governo ha esteso il sussidio che spetta ai malati di lebbra (25mila lire al giorno) anche agli extracomunitari, malati oggi o che sono stati malati tanti anni fa - spiega lo specialista genovese -. È incredibile! Se un marocchino arriva da noi e dice di aver contratto la lebbra, riceve soldi dallo Stato. E magari non è nemmeno vero che sia ancora affetto dalla malattia».
    Professor Nunzi, la politica di apertura del governo verso l’immigrazione di massa extracomunitaria è dannosa anche dal punto di vista sanitario?
    «È dannosa sotto ogni punto di vista. Riferendomi al settore di mia competenza, quello dei malati di lebbra, mentre sia la regione Liguria che l’ospedale San Martino si sforzano di adottare una linea di intervento equilibrata e che quindi tuteli innanzitutto gli italiani ammalati, lo Stato italiano che fa? Non solo estende il sussidio anche agli immigrati, ma scarica tutti i problemi alle singole regioni».
    Roma li fa entrare e le regioni se li devono tenere?
    «Proprio così. Su case, sanità, lavoro e quant’altro, lo Stato centrale se ne frega. Poi sentiamo i commenti ipocriti di chi dice che molti immigrati vengono trattati come schiavi, sottopagati, a raccogliere i pomodori nel Sud».
    L’equiparazione degli extracomunitari ai malati italiani di lebbra è quindi, secondo lei, inopportuna?
    «È innanzitutto una decisione che crea confusione. Chi paga i soldi per il sussidio esteso agli extracomunitari? La regione. Che però non può recuperare la spesa da nessuna parte. Nel 1991 l’allora segretario generale della Cisl, Franco Bentivogli, scrisse una lettera al Ministro della Sanità (era De Lorenzo) in cui si leggeva che “il verificarsi tra i lavoratori extracomunitari di affezioni del morbo di Hansen (lebbra) ci induce a chiedere l’equiparazione nel trattamento di tali cittadini con quelli italiani, ai sensi dell’art. 1 della legge 943/86. Equiparazione che dovrà riguardare oltre che la tutela sanitaria in senso stretto, l’esenzione del pagamento del ticket, il rimborso spese per viaggi affrontati per motivi di cura, anche le provvidenze economiche previste dalla legge 24 gennaio 1988, n.31”».
    Un bel paese della cuccagna l’Italia, per gli extracomunitari...
    «Sicuramente. Teniamo presente che dopo la quasi scomparsa della lebbra sul territorio italiano alla fine degli anni Ottanta, adesso assistiamo ad un “ritorno” spiacevole del morbo. E oltre il 60 per cento dei nuovi malati è di provenienza extraeuropea. Non si tratta certo di un’epidemia, ma indubbiamente il fenomeno andrebbe controllato meglio».
    Ovvero?
    «Ovvero le regioni dovrebbero poter decidere quanti immigrati accogliere e, se necessario, curare. Invece oggi le regioni non possono mettere becco e gli immigrati sono costretti a vivere in situazioni sanitarie spesso scandalose. Da schiavi».
    Anche i ricongiungimenti familiari sono un bel problema?
    «Altrochè. Non ci raccontino frottole, i governanti. Gli immigrati, grazie anche a queste belle idee, aumentano in Italia di mezzo milione all’anno, portandosi dietro la loro cultura, le loro usanze e anche le loro malattie. Ma la colpa non è loro. È di questo Stato. Adesso arrivano i genitori dell’immigrato che si trova in Italia e che ha preso il sussidio per la malattia e questi genitori, o parenti di secondo e terzo grado, si presentano con vecchi documenti dicendo anche loro di essere malati».
    Sussidio statale anche per loro?
    «Esatto. Il ricongiungimento tra un malato extracomunitario e i suoi familiari costa quindi svariati milioni mensili allo Stato italiano. Moltiplichiamo il tutto per il numero dei richiedenti (che sicuramente aumenteranno) e ci verrà da piangere».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Quale sia realmente la situazione sanitaria generale, in Europa e nel mondo, in questi tempi, è un argomento sconosciuto dai più, per la semplice ragione che i media non ne parlano. Notizie vengono date, occasionalmente, dalla televisione e anche dai giornali, ma sono notizie parziali e frammentarie: una visione d'insieme non viene mai data. Nel trascorso di questa conferenza si cercherà di dare proprio una visione d'insieme. Oltre a proporre dei dati statistici inoppugnabili che dimostrano quanto preoccupante sia la situazione, se ne mostrerà la necessaria dipendenza dalla condizione di disfacimento generalizzato nella quale viene a trovarsi il mondo contemporaneo; la quale a sua volta è conseguenza del sistema politico, sociale ed economico usurocratico che lo domina in modo incontrastato a circa mezzo secolo. Una causa importante dell'attuale crisi sanitaria è il degrado ambientale - conseguenza dell'attuale usurocrazia, che viene così, in questo caso, a essere causa di secondo grado del pessimo andamento sanitario. Ma l'andamento finanziario del mondo attuale ne è anche, in qualche caso, causa di primo grado - sfacelo del sistema ospedaliero, mancanza di fondi per vaccinazioni e per combattere i vettori di malattie, ecc.: tutte cose che diverranno chiare nel trascorso di questa conferenza.

    Si incomincerà con il dare dei dati fattuali riguardanti la reale condizione sanitaria globale (1).

    Sta di fatto che - con la possibile ma per niente sicura eccezione del vaiolo (2) - tutti i morbi del passato non solo non sono stati debellati ma imperversano in modo accresciuto nella maggior parte del mondo. Questo viene favorito dalle condizioni antropiche del Terzo Mondo e dal fatto che moltissimi germi hanno sviluppato una resistenza alle medicine e moltissimi vettori agli insetticidi. Nel contempo, le possibilità di contagio sono aumentate in modo impensato (trasfusioni di sangue, aria condizionata, ecc.) e i moderni mezzi di trasporto possono rendere fulminea la diffusione di un qualsiasi morbo - vedi l'AIDS. In ultima - e almeno nel caso dei virus - gli squilibri ecologici ne mettono una varietà crescente in contatto con gli umani; mentre nuovi virus divengono reali, sia per combinazione di virus già esistenti che per mutazione che per 'imitazione'. Il tasso di mutazione dei virus è aumentato di molto negli ultimi tempi, forse in ragione dell'aumentato livello di radioattività ambientale (3). Quando invece si parla di 'imitazione' si intende dire che gli effluvi industriali mettono in circolazione determinati composti organici che, strutturalmente, assomigliano a certi virus oncogenici (produttori di cancro), con tutte le conseguenze del caso - questo però è un punto sul quale non ci si dilungherà.

    Veniamo adesso ai casi specifici.

    Negli anni Sessanta si diceva di avere quasi debellato la malaria, in quanto, con l'uso del DDT, si sarebbe sterminata la zanzara Anopheles che ne è il vettore. Il DDT, adesso si tenderebbe a non usarlo più per via dei suoi catastrofici effetti ecologici, ma comunque le zanzare sono ormai di massima immuni sia al DDT che a tanti altri insetticidi. In ogni caso, nel Terzo Mondo, dopo la decolonizzazione, campagne antimalariche in grande scala non se ne fanno più, mentre solo nell'Asia sud-orientale sono state identificate ben 30 specie di zanzare capaci di trasmettere la malaria: è ovvio che ben difficilmente si potranno sviluppare insetticidi per ognuna di esse (4). Così, dal 1960 al 1975, il numero ufficialmente riconosciuto dei casi di malaria al mondo era salito di un fattore di 2,5 che adesso potrebbe essere salito fino a 10; e recentemente la stampa ha divulgato che almeno il 40% della popolazione mondiale è a rischio. L'80% dei casi conosciuti si danno nell'Africa nera.

    Un'altra malattia, sia pure molto diversa, che ha per vettore una zanzara è la febbre gialla, trasmessa dall'Aedes aegypti. Questa gravissima malattie era ed è endemica nelle zone boscose dei tropici e faceva occasionalmente delle gravi puntate epidemiche nelle zone portuarie del mondo civile causando qualche volta delle migliaia di vittime (Francia occidentale ai tempi di Napoleone, Nuova Orléans nel 1905). Comunque, l'Aedes non sopravvive l'inverno e la febbre gialla non ha mai preso piede nelle zone temperate: ma la cosa potrebbe presto cambiare. Con l'effetto serra - un aspetto del degrado ecologico - e il conseguente aumento delle temperature medie annuali, l'Aedes ha incominciato a migrare e adesso si è stabilito saldamente negli Stati Uniti e in Australia: se quelle zanzare dovessere diventare infette, anche quei paesi sarebbero esposti a epidemie di febbre gialla. In Brasile, invece, si sta dando un altro interessante fenomeno. Sia in Sud America che in Africa il riservorio della febbre gialla sono le scimmie che, a branchi, abitavano e abitano la boscaglia e la foresta. Adesso che la foresta viene distrutta a ritmi galoppanti, branchi di scimmie hanno preso a 'colonizzare' gli immondezzai - le 'discariche' - delle grandi città dove contendono il cibo infetto ai cani, ai ratti e anche a tanti 'umani' che, in guisa tipicamente terzomondiale, rimediano un'esistenza larvale in quegli ambianti. Nel contempo, le zanzare Aedes si riproducono negli immondezzai, dentro nelle acque marce che le piogge accumulano in gomme d'automobile abbandonate e in altri recipienti. Ne è risultato un incremento impressionante nei casi di febbre gialla cosiddetta 'urbana'. Indipendentemente da ciò, la malattia sta acquistando in aggressività a livello mondiale: il numero di casi ufficialmente riportati in Africa sono saliti di un fattore di oltre 30 (e in realtà probabilmente di fino a 1000) - da poche centinaia a molte diecine di migliaia - negli ultimi vent'anni. Oltre il 90% dei casi riportati si danno nell'Africa nera. - L'Aedes, fra l'altro, è uno dei vettori di una malattia virale di recente identificazione, il dengue, una grave forma influenzale causata con tutta probabilità da un virus in origine innocuo divenuto patogeno come conseguenza di una mutazione. Il dengue è endemico in Asia sud-orientale e, a livello mondiale, colpisce diversi milioni di persone all'anno (con occasionali dimensioni epidemiche: Cuba nel 1981, l'India nel 1982) e può essere anche mortale.

    Virus dei quali neppure si sospettava l'esistenza e che si rivelano patogeni vengono sempre di più in contatto con gli umani come conseguenza di squilibri ambientali provocati: soprattutto disboscamenti. I portatori di questi virus sono generalmente roditori, abitanti di boschi che vengono distrutti, per cui essi si vedono obbligati a cercarsi un altro habitat, che spesso viene a essere l'abitazione o la coltivazione umana. Casi gravissimi di virosi emorragiche, spessissimo fatali, si sono dati in questo modo, non di rado con violenza epidemica in certi luoghi. In Africa equatoriale di è sviluppato in quel modo lì il 'Lassa' (dal 1969), adesso endemico nel Golfo di Guinea, e l''Ebola' (5) (dal 1976), quest'ultimo quasi sempre mortale. Sembre che l''Ebola' possa essere adesso trasmesso da determinate zecche africane e ogni tanto fa la sua apparizione fra gli imprudenti che vanno a fare i turisti in certi posti. Fra il 1962 e il 1964 una virosi emorragica analoga colpì oltre la metà della popolazione di una certa zona dell'Amazzonia boliviana, con una mortalità del 50%. - Proprio in Europa, invece, due specie diverse di roditori, scacciati dai loro habitat dalla deforestazione e portatori ognuno di un virus di per sé innocuo, venuti in contatto si scambiarono i virus, dando origine a un terzo altamente patogeno: il quale, sembra, dal 1992 sta causando in Russia quasi 100.000 casi di encefalite all'anno (generalmente non mortali).

    Ma gli squilibri ecologici hanno causato e causano anche altri problemi sanitari. Certe alghe possono fungere da rifugio per virus e batteri patogeni; e il quantitativo di quelle alghe, nei mari del globo, è aumentato a dismisura come conseguenza della contaminazione dei mari - contaminazione fecale e dovuta anche ai concimi chimici -, che ne ha accresciuto a dismisura il contenuto di azoto. Queste alghe furono le portatrici dei batteri del colera che, provenienti dall'Indonesia, attraversarono il Pacifico per arrivare in Sud America e provocarvi l'epidemia del 1991-1994, quando la malattia colpì circa un milione di persone facendo oltre 10.000 morti.

    Veniamo adesso a parlare brevemente dell'AIDS: brevemente per ragioni di tempo e perché sull'argomento c'è un libretto, pubblicato nel 1997, che sintetizza la situazione abbastanza bene (6). È risaputo che l'AIDS (malattia stranissima, dovuta a un retrovirus) si diffuse in modo fulminante da un epicentro situato nell'Africa orientale a partire dal 1975 circa. Nessuno sembra avere un'idea chiara di quale possa essere stata la sua origine. C'è dell'evidenza, venuta a galla negli ultimi anni, che sembra indicare che la malattia esisteva anche prima, ma che pochissimi ne erano colpiti: qui siamo probabilmente davanti a una mutazione che ha reso il virus terribilmente aggressivo. Ed esso, soprattutto in Africa ma non solo lì, sta eseguendo un micidiale lavoro. C'è da credere che forse fino all'80% della popolazione dell'Africa nera sia ormai contaminata, e difatti delle recensioni statistiche venute a galla negli ultimi tempi indicano che l'aspettativa di vita da quelle parti è calata di circa vent'anni: per il 2010, si calcola che la vita media nell'Africa nera - ma anche in Tailandia e in Brasile - sarà di soli trent'anni. In Africa ci sono tanti orfani i cui genitori sono morti di AIDS che, a voler credere a determinati rapporti di testimoni oculari, i babbuini e gli scimpanzè hanno preso ad allevarli - ma anche negli Stati Uniti, la cui popolazione di colore è largamente sieropositiva, 'orfani da AIDS' ce ne sono già oltre 60.000. Le cose vanno in modo analogo in India e in Asia sud-orientale. In India (cifre ufficiali) nel 1989 meno del 2,5% della popolazione era sieropositiva, nel 1991 lo era più del 10%. In Tailandia, il tasso di sieropositività presso le prostitute era salito in 20 mesi (verso il 1990) da meno del 0,1% al 70% - cifre estremamente significative, quando si ricordi (fatto taciuto dai media, in linea di massima) che nel Terzo Mondo la condizione normale della donna - della donna di colore - è quella di essere una prostituta - fatto reale in modo precipuo soprattutto in Africa e in Indocina ma anche altrove. Non è quindi azzardato dire che l'AIDS potrà passare comne una grande scopa sul cosiddetto Terzo Mondo entro qualche decennio. Comunque, dei dati recentissimi provenienti dall'Africa meridionale indicano che là, almeno in certe zone, si registra un calo demografico netto, che certamente non è dovuto a una diminuzione nella natalità. - Sembra che ci possa essere una correlazione fra i fattori genetici che causano la pigmentazione scura della pelle e la sensibilità all'AIDS; ma su di questo difficilmente si potrà trovare qualcosa di pubblicato.

    La considerazione dell'AIDS ci porta in modo naturale a parlare della tubercolosi, perché c'è un'accertata correlazione statistica fra la tubercolosi e la sieropositività, della quale i media, naturalmente, non parlano mai (la tubercolosi è una delle prime infezioni opportunistiche che assalgono il sieropositivo). Nell'Africa nera e in quel suo prolungamento nei Caraibi che è Haiti, almeno il 60% dei tubercolotici sono anche sieropositivi. I giornali spesso parlano in termini allarmistici di come il tasso di diffusione della tubercolosi in Europa stia continuamente salendo e come adesso la malattia minacci di uscire da ogni controllo. Tacciono invece il fatto che anche la tubercolosi, come tante altre malattie, in Europa è quasi esclusivamente di importazione - dal Terzo Mondo -: quest'anno la stampa quotidiana ha pubblicato come il 40% dei magrebini e il 50% degli iberoamericani in Italia siano infetti di tubercolosi. C'è da sospettare con notevole fondamento che un'alta proporzione di questi tubercolotici siano anche sieropositivi. A livello mondiale (popolazione totale vicima ai 6 miliardi), 2 miliardi sono o sono stati infettati dalla tubercolosi e ne muoiono circa 2 milioni all'anno. (Circa il 10% degli abitanti di Nuova York sono tubercolotici).

    In crescita incontrollata sono anche le malattie veneree (oltre all'AIDS); nonostante la diffusione dei preservativi e nonostante che al giorno d'oggi esse siano generalmente curabili. Aumentano in continuazione le varietà di uretrite venerea resistenti agli antibiotici; questo, in gran parte dovuto al fatto che nel Terzo Mondo c'è un vastissimo mercato nero (ma 'nero' soltanto per modo di dire: esso avviene alla luce del sole) di antibiotici che vengono usati all'impazzata; dando così l'opportunità ai germi di assuefarvisi. Nell'Africa nera, il 70-80% della popolazione soffre di sifilide - cioé quelli, oltre a essere sieropositivi sono anche sifilitici. Questo era il caso anche in Arabia, prima che gli antibiotici divenissero disponibili. - In Italia, a voler credere a dei recentissimi comunicati stampa, il 96% dei casi di malattie veneree sono di importazione.

    Potrei continuare, ma questo florilegio credo sarà sufficiente per dare un'idea della reale situazione. A questo punto è il caso di cercare di dare una visione d'insieme e di trarre delle logiche conclusioni.

    Il mondo ancora civile - che include l'Europa e l'Asia nord-orientale, ma solo in senso lato l'America - si trova adesso di fronte e contrapposto, azi, assediato, dal cosiddetto Terzo Mondo, che solo approssimativamente coincide con la fascia tropicale e che in realtà viene a essere l'insieme delle popolazioni di colore. Fino a meno di un secolo fa queste popolazioni costituivano complessivamente forse meno del 20% della popolazione totale del pianeta: adesso ne costituiscono forse il 70%. Questo sbilancio nelle percentuali antropiche viene a essere una conseguenza di quell'autentico disastro storico che fu l'avventura coloniale, eseguita all'insegna del progresso e del cosiddetto umanitarismo - che spesso e volentieri servivano da paravento a dei vili interessi economici -; il che non poteva se non causare lo sradicamento delle genti di colore. Prima, esse mantenevano il loro numero in equilibrio con l'ambiente, e non certo solo perché ci fosse un'altissima mortalità infantile o perché le guerre o le malattie facessero stragi: a quei tempi, esse erano molto meno malsane di adesso. Piuttosto, in modo istintivo, esse limitavano la loro crescita numerica per mezzo di pratiche anticoncezionali nonché con metodi molto più drastici - praticando massicciamente l'aborto e l'infanticidio - pratiche in uso generalizzato in Africa, in Papuasia, in Australia, in Amazzonia fino a tempi relativamente recenti. Venute a cadere le loro ataviche abitudini e con l'aiuto della medicina moderna, esse ne hanno 'approfittato' per riprodursi in modo caotico e sfrenato, fino ad arrivare alla presente situazione. Questa massa pullulante e risentita, incapace di sopperire ai propri bisogni più basici e che sopravvive solo di parassitismo e di carità internazionale, ha anche un bassissimo livello immunologico. Questo, in conseguenza di diversi fattori: denutrizione cronica, pratiche antiigieniche, malattie debilitanti endemiche (per esempio, quasi il 30% della popolazione terzomondiale soffre di problemi intestinali cronici dovuti all'uso di acque contaminate) e, in ultima, una pessima qualità genetica. (Quando si parla di pessima qualità genetica non si intende riferirsi soltanto al fattore razziale, ma anche alla realtà dell'enorme prevalenza di tare ereditarie di tutti i tipi: prova ne sia il pullulare, nel Terzo Mondo, degli storpi, dei ciechi, dei sordomuti, degli idioti, dei tarati congeniti). Questa massa enorme e formicolante a basso livello immunologico è l'ambiente ideale dove si possono sviluppare epidemie (come difatti è già il caso), le quali, il momento che una mancanza di mezzi curativi adeguati o che le condizioni ambientali dovessero ancora peggiorare, potrebbero anche prendere un andamento catastrofico, che non tarderebbe a coinvolgere anche il cosiddetto Primo Mondo.

    Ma il Terzo Mondo è già incistito dentro al Primo Mondo, dove le enclaves extracomunitarie sono ormai dappertutto. E queste autentiche metastasi terzomondiali dentro al tessuto sociale europeo fanno da calamita per tutti i malanni sanitari del Terzo Mondo (8). In riguardo, l'editrice Minerva Medica ha distribuito ai medici, in Italia, un interessante manuale a proposito di 'malattie d'importazione', corredato da illustrazioni più o meno raccapriccianti e con pertinenti indicazioni cliniche, ma che non contiene dati statistici (9). È un fatto ormai perfettamente conosciuto che le comunità omosessuali e di tossicodipendenti costituiscono delle genuine 'nicchie patologiche', rètte da una loro particolare 'ecologia patologica', obbedente a leggi di tipo cibernetico specifiche (una 'cibernetica della patologia') e all'interno delle quali svariati agenti patogeni si sostengono a vicenda dando origine a originali simbiosi (10). Analoga potrebbe essere la situazione delle comunità extracomunitarie in Europa - o magari anche i campi di zingari, dove la mortalità infantile è del 50%. Generalizzando un po' - ma non eccessivamente - ci si può rappresentare tutto il Terzo Mondo come una mega-nicchia patologica.

    Inutile aspettarsi che quelle genti facciano alcunché per migliorare per conto loro la loro situazione (sanitaria, alimentare, ecc.): tutto deve essere fatto per loro. È stato comunque suggerito che con degli investimenti relativamente modesti si potrebbe anche far molto per migliorare il livello sanitario del Terzo Mondo - per mezzo di vaccinazioni, purificazione delle acque, maneggio più razionale delle discariche per le immondizie, ecc. È non è detto che tutte queste cose non varrebbe la pena di farle, non certo per ragioni cosiddette 'umanitarie' ma perché migliorando il suo livello sanitario si ridurrebbero nel contempo i nostri rischi. Ma per queste iniziative 'non c'è denaro' (cioé: chi 'di dovere' non è disposto a elargire fondi per questo tipo di iniziative). La finanziarizzazione dell'economia mondiale, per cui il provento dello sforzo di chi lavora va per direttissima in tasca agli usurocrati e agli speculatori che controllano la finanza mondiale (11), non lascia che ben poco per la tutela della salute. Un po' più avanti si ritornerà sull'argomento: ma comunque già qui si tocca con mano l'effetto del sistema usurocratico internazionale sulla salute delle popolazioni.

    Si vuole concludere menzionando brevemente il problema della preparazione esistente per fronteggiare un'emergenza sanitaria. In altre parole: che cosa si potrebbe fare davanti all'insorgere di un fatto epidemico dalle proporzioni veramente gravi? Questo, credo di averlo dimostrato, è una possibilità del tutto reale e che con discreta probabilità si darà entro i prossimi 15-20 anni. La risposta è che un'evenienza del genere coglierebbe l'Europa impreparata. I quantitativi esistenti e la capacità di produzione di vaccini, di antibiotici e di altre medicine si rivelerebbero quasi sicuramente insufficienti; mentre i danni psicologici spaventosi che l'attuale educazione di stampo 'buonista' sta arrecando ai giovani rende molti di loro irrimediabilmente inadeguati per un impegno sostenuto davanti a qualsiasi emergenza. Ma c'è un terzo fattore, ugualmente importante: lo sfacelo internazionale del sistema ospedaliero, che in Europa viene a essere un'autentica demolizione, perpetrata sotto i nostri occhi nei tempi presenti.

    Del Terzo Mondo non vale neppure la pena di parlare: dopo la decolonizzazione, bastarono pochi mesi perché là non ci fosse più un sistema ospedaliero degno di questo nome. Ma un sistema ospedaliero che assolva una funzione sociale non esiste neppure negli Stati Uniti - come in pieno sfacelo è là ormai da un pezzo l'educazione pubblica. Scuole e ospedali più o meno decenti ce ne sono per coloro che se li possono pagare: chi è povero o non ha un'assicurazione - per qualsiasi ragione; magari perché è senza lavoro - se si ammala o ha un accidente crepa per la strada o va a finire in 'ospedali pubblici' da Terzo Mondo. E questa è la via che il sistema ospedaliero europeo ha imboccata, in nome della 'privatizzazione' e del 'risparmio' - già, i soldi ci sono solo per pagare l'obolo all'usuraio internazionale, non per i servizi sociali o per la tutela della salute dei cittadini che pur pagano le tasse. Di questo passo e con questi governi, entro una diecina di anni si potrebbe essere in condizioni ospedaliere americane - cioé terzomondiali - proprio quando, con forte probabilità, ci sarà bisogno come mai prima di un servizio ospedaliero efficiente e socializzato.


    (1) I dati qui esposti sono stati tratti di masima da un libro pubblicato negli Stati Uniti: Laurie Garrett: The coming plague, Penguin Books, New York, 1995. Trattandosi di un libro americano, e perciò diretto a un pubblico di americani, esso consiste per più del 90% di aneddoti insulsi, pezzi di cronaca avulsi dal loro contesto, barzellette imbecilli e opinioni personali dell'autrice, che a nesuno dovrebbero interessare. Avendo però la pazienza di vagliare il testo (di più di 600 pagine) pagina per pagina per pescarvi l'informazione utile, vi si possono trovare molti dati utilizzabili. Altra informazione è stata ottenuta via INTERNET o dalla stampa giornaliera. L'autore è anche grato al dott. Ferdinando Donolato, dell'associazione CORVELVA (Padova) per alcune utili precisazioni.

    (2) In Africa, l'ultimo caso ufficialmente accertato di vaiolo si diede in Somalia nel 1977. Ma a voler dar credito al personale medico che ancora si avventura nell'Africa nera, il vaiolo è là ancora presente.

    (3) La contaminazione radioattiva è dovuta sia alle scorie radioattive dei reattori che all'uranio che lentissimamente ma continuamente viene messo in circolazione dai gas di scarico risultanti dalla combustione del carbone e del petrolio. Sia il petrolio che, ancora di più, il carbone, contengono una piccolissima percentuale di uranio.

    (4) In India si dette il caso che lo scemare della malaria portò a un corrispondente aumento della leismaniosi, perché la nicchia ecologica lasciata libera dagli Anopheles fu occupata da altre zanzare, vettori di quest'ultima malattia.

    (5) Lassa è un villaggio in Nigeria; l'Ebola è un fiumiciattolo che scorre nella zona di confine fra Congo e Sudan.

    (6) Silvio Waldner, La deformazione della natura, Ar, Padova, 1997.

    (7) In India c'è una categoria di indigenti che rimediano una precaria esistenza come donatori di sangue professionisti: molti di loro sono sieropositivi. - Un'altra malattia che può trasmettersi per trasfusione è il male di Chagas (varietà sudamericana della malattia del sonno africana, originatasi per mutazione del corrispondente protozoo). Ebbene, verso il 1980 risultò che il sangue per trasfusioni era infetto di Chagas per il 20% in Brasile e per il 60% in Bolivia.

    (8) L'autore è al corrente del fatto che le svariate statistiche ufficiali in circolazione nei paesi europei ci descrivono gli extracomunitari come elementi godenti di una salute invidiabile ed eccezionale. Ma quelle statistiche si riferiscono soltanto a quella frangia degli extracomunitari che, presenti legalmente e dispersi in mezzo alle popolazioni civili, ne sfruttano in pieno le infrastrutture - sanitarie, sociali, ecc. - senza arrivare a essere sufficientemente numerosi per incrinarle in modo eccessivo. Quando invece gli extracomunitari arrivano a formare enclaves e a dominare l'ambiente, lì affiora il Terzo Mondo, nel modo più naturale, con tutte le sue problematiche sanitarie, criminali, ecc.

    (9) P. Giovannini e P. Caramello, Patologia infettiva dell'immigrato, Edizioni Minerva Medica, Torino, 1994. Di utile consulta anche: Walter Pasini, Viaggi, salute, sicurezza, Pubblicazione della casa farmaceutica Alfa Wassermann, 1995.

    (10) Studi in riguardo sono stati fatti soprattutto negli Stati Uniti, paese che si presta molto a questo tipo di indagini. Per esempio, a San Francisco (California), i due terzi della popolazione sono omosessuali e quasi tutto il resto sadomasochisti.

    (11) Si intende parlare della truffa del cosiddetto 'debito interno' nei paesi civili e del 'debito estero' in quelli terzomondiali. - In Italia (dati della Lega Nord validi per il 1994), il 56% del gettito fiscale andava a pagare gli interessi del cosiddetto debito interno.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    AIDS: UOMINI NERI BISESSUALI PIU' A RISCHIO HIV

    New York, 5 feb. - Gli uomini neri bisessuali sembrano piu' suscettibili all'infezione da Hiv, e questo indipendentemente da altri fattori di rischio, confermando l'ipotesi che esistono differenze razziali di ''sensibilita''' al virus. Questa la conclusione di uno studio americano condotto dal ricercatori delle New York City Department of Health Sexually Transmitted Disease Clinics. Precedenti dati hanno evidenziato una significativa differenza razziale nella sieroprevalenza dell'Hiv e delle malattie sessualmente trasmesse (Mst), mentre recenti segnalazioni hanno rilevato un aumento dei casi di Mst e di Hiv soprattutto negli uomini bisessuali. Ricercatori hanno analizzato i casi registrati tra il 1990 e il 1999 nella citta' di New York. La popolazione studiata era composta per il 41% da neri, dal 20% da ispanici, dal 31% da bianchi e dal 9% da altre razze. Il 61% aveva almeno 30 anni e il 21% almeno 40 anni. Il 33% era costituito da uomini bisessuali. Nel 60% dei casi la malattia diagnosticata durante una semplice visita e' stata confermata con test di laboratorio. In particolare la sieroprevalenza dell'Hiv si era ridotta dal 1990 al '99, passando dal 47% al 18%: nei bianchi, dal 34% all'11 (1250 casi), tra gli ispanici dal 47% al 19% (795 casi) e tra i neri, dal 56% al 28% (1656 casi). Tra i bisessuali la riduzione era stata dal 43% al 14% (1447 casi). La sieropositivita all'Hiv, pur restando alta, era diminuita anche tra i bisessuali con gonorrea (507), dal 57% al 34%. Diminuzioni sono state osservate anche tra gli uomini bisessuali colpiti da uretrite (953 casi), dal 36% al 16% come anche nei bisessuali senza malattie sessualmente trasmissibili, dal 48% al 12%. La gonorrea e' stata diagnosticata almeno 2 volte tra i sieropositivi piuttosto che nei sieronegativi bisessuali (19% contro 10%). Il 60% dei sieropositivi era a conoscenza del proprio stato e il 66% di questi aveva avuto la diagnosi di una nuova malattia sessualmente trasmessa negli ultimi controlli. Mentre non e' stato possibile osservare alcuna differenza significativa tra gli uomini bisessuali delle varie etnie in termini di ''accesso'' ai test per Hiv o diagnosi di malattia sessualmente trasmesse. Dall''incrocio' dei dati, i ricercatori hanno pero' osservato un maggior rischio di sieropositivita' nella razza neri, in eta' superiore a 25 anni e a precedenti di gonorrea. Secondo gli autori, la prevalenza di queste malattie era diminuita nel periodo di tempo 1990-1999 in tutte le diverse etnie studiate. Le differenze razziali osservate non sono attribuibili, secondo gli specialisti, a ''disparita' nei fattori di rischio, alle abitudini sessuali o all'accesso o meno ai test anti-Hiv. ''L'alta prevalenza di casi di gonorrea comunque - concludono gli autori - spinge ad aumentare gli sforzi preventivi contro le malattie sessualmente trasmesse''.

    (Sexually Transmitted Diseases, vol.29, pagg.73-78)


    http://www.stdnews.org/novita.html#Gli%20uomini%20neri
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    LE PATOLOGIE COI MIGRANTI CAMBIANO: E IL MEDICO…?!?…

    Import-export di malati e malattie – I panorami geografici ravvicinati modificano i panorami sanitari nazionali: malfattori già esiliati (TBC…) tornano o sfuggono alla libertà vigilata (AIDS), malsane torture tribali misogine (infibulazione) frequentano scuole e prontosoccorsi… - Che Salute s’offre ?
    *********



    da appunti del Prof. Aldo MORRONE, Primario Dermatologia Tropicale & Direttore Medicina Preventiva delle Migrazioni e Turismo IRCCS ‘S.Gallicano’, Roma




    Profughi, emigrati, turisti…: corsi e ricorsi sanitari

    Da alcuni anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) utilizza l’espressione “Popolazione Umana Mobile” per definire “migranti, rifugiati, richiedenti asilo politico, esiliati, profughi, lavoratori in transito, viaggiatori, turisti” e insomma tutte quelle persone che, per motivi vari, si muovono da una Nazione all’altra.

    Nel solo 2001, appunto secondo i dati dell’OMS, più di un miliardo di persone hanno oltrepassato i confini del proprio Paese, e di queste 135 milioni si sono spostate in cerca di lavoro: negli ‘80 questi migranti erano annualmente ‘appena’ 70 milioni, e quindi tale serbatoio di disperazione e povertà si è pressoché raddoppiato in quest’ultimi 20 anni.

    L’Italia rappresenta attualmente il quarto Paese europeo (dopo Germania, Francia e Gran Bretagna) in relazione al numero di immigrati (complessivamente 20.000.000 nell’UE), con una consistenza [ufficiale] del 2,9 per cento rispetto alla popolazione residente, mentre la media europea è del 5,1.

    La mobilità delle popolazioni ha da sempre caratterizzato l’evoluzione dell'Umanità, e ha rimescolato costantemente la storia & geografia sociale e sanitaria del Pianeta.

    Sul viaggiare aleggiò sempre il rischio di import-export di malattie, già sfumatamente nelle parole: in greco infatti il sostantivo “epidemia” e il verbo “epidemeo” hanno nei propri significati originari “dimora in un paese straniero” e “giungere o risiedere come forestiero”.


    Arrivi & ritorni di malattie
    Per molti Paesi le condizioni di vita, anziché progredire, rispetto a 30 anni fa sono decisamente peggiorate E contemporaneamente si assiste ad una ricomparsa – ad esempio in Italia - di malattie invece da tempo ‘superate’: è la conseguenza del fenomeno immigratorio, che vede milioni di persone fuggire dai territori più arretrati/in difficoltà nella speranza di trovare un futuro in Europa?

    Oppure può dipendere dalla forte espansione turistica, che vede gli europei andare in cerca di luoghi vacanzieri sempre più esotici ed emotivamente ‘inesplorati’?

    Certamente sono due realtà, assai diverse per motivazioni e condizioni strutturali, che rivelano comunque un dato comune: la rapida consistenza degli spostamenti di grandi masse di popolazioni riduce le ampie distanze tra Paesi tropicali in via di sviluppo e Paesi dell’emisfero industrializzato, eliminando di fatto quei confini geografico-socio-sanitari che ‘una volta’ caratterizzavano “grandi areali di grandi malattie”.



    Malattie apolidi: paese che vai, ce le ritrovi

    Adesso siamo in presenza di patologie quasi ubiquitarie, dovute alla mobilità di centinaia di milioni di persone da una parte all'altra del Pianeta.

    Questo è il quadro che si presenta a noi [Dermatologi e venereologi già in prima istanza/linea], con tutte le conseguenze sanitarie che ne conseguono, sia in termini di medicina preventiva che curativa.

    Nel corso degli ultimi anni è quindi emersa, con sempre crescente evidenza/emergenza, una necessità: ipotizzare ed elaborare un nuovo modo di “fare” medicina. Sono necessarie risposte che promuovano e garantiscano la salute dell'individuo e della popolazione e che illuminino l'intervento sanitario nella comunità nazionale e internazionale.

    I problemi da affrontare sono innumerevoli ed i Servizi sanitari nazionali si interrogano sui mezzi da utilizzare, gli scopi da raggiungere e su come distribuire le risorse.

    L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) S. Maria e S. Gallicano di Roma si è occupato della salute delle popolazioni umane mobili fin dalla sua fondazione, nel 1725.

    E recentemente la Regione Lazio ha riconosciuto la Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale [diretto dal Prof. Aldo Morrone] come Centro di Riferimento e Consulenza regionale per ciò che riguarda la salute degli immigrati e dal 2001 l’IRCCS è stato riconosciuto come uno degli otto membri stabili dell’ “International Centre for Migration and Health” dell’OMS, che recentemente ha ulteriormente premiato il ‘San Gallicano’ indicando a 51 governi il Sevizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni come “Centro d’eccellenza” da imitare e riproporre negli altri Paesi.


    RISULTATI dell’analisi retrospettiva dei dati clinici relativi a 47.587 prime visite effettuate in pazienti stranieri presso la Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale del ‘San Gallicano’ nei 15 anni dal 1° Gennaio 1986 al 1° Gennaio 2001.
    Sostanzialmente l'immigrato non presenta patologie particolarmente gravi, di natura tropicale o molto diverse rispetto alla popolazione italiana; tuttavia alcune dermatosi tropicali come la tubercolosi cutanea, le micosi del sottocutaneo e quelle profonde, l’ulcera molle, la donovanosi, la lebbra, la loiasi, le treponematosi non veneree e le dermatosi nutrizionali sono oggi più frequenti rispetto al passato.
    Inoltre la frequente mancanza di tutela sanitaria di base, la ridotta possibilità di diagnosi e terapie precoci e l’obiettivo ritardo diagnostico di alcuni casi determinano spesso quadri clinici gravi, che quindi non sono solo espressione di in “generico” ritardato accesso alle strutture sanitarie.
    CONCLUSIONI: per tutto il Mondo & l’Italia
    In tutto il Mondo [Italia dunque compresa] le politiche di Sanità Pubblica dovranno tenere conto in modo attento delle modificate prospettive dell'incidenza e della prevalenza di alcune malattie tropicali anche nei Paesi industrializzati. Inoltre, particolare attenzione dovrebbe essere data al miglioramento dell'accesso ai servizi sanitari di Dermatologia e di Malattie Sessualmente Trasmesse (MST), offrendo trattamenti e consulenze agli immigrati, specialmente se illegali e/o clandestini.

    Gli operatori del Sistema Sanitario, in particolar modo quelli che lavorano con la Popolazione Umana Mobile (HMP) devono essere sensibilizzati e preparati specificamente sulle malattie tropicali e le dermatosi.



    Infibulazione: l’esperienza dell’IRCCS ‘S.Gallicano’

    Al Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’IRCCS ‘S.Gallicano’ (Roma) sono pervenute, negli scorsi 10 anni di attività, ben 189 donne con Mutilazioni Genitali ‘tribali’, ovvero infibulate.

    La casistica è stata raccolta spontaneamente, in quanto le donne - in gran parte di religione islamica - si presentavano all’ospedale proprio per patologie correlate alle mutilazioni genitali superstiziosamente subite.

    L’approccio transculturale e interdisciplinare che caratterizza l’attività del Servizio di Medicina delle Migrazioni ha anzi permesso in questi anni di aprire uno sportello per le donne vittime di MGF, inducendole a parlare anche del rischi dell’infibulazione per le loro bambine.

    Le donne visitate al ‘S.Gallicano’ per complicazioni da mutilazione genitale ‘tribale’ rappresentano già esse sole oltre un terzo [quindi 1 ogni 3] dell'intera casistica del Servizio: quelle immigrate dai Paesi a maggior rischio/frequenza di Mutilazione Genitale Femminile sono state dai ‘90 ad oggi oltre 3.000.

    I principali Paesi di loro provenienza, in ordine di frequenza: Somalia; Eritrea, Etiopia, Camerun, Egitto, Burkina Fasu, Mali, Mauritania, Sierra Leone, Ghana. (Si valuta che nel Mondo siano 137.000.000 le donne infibulate.)

    Inizialmente si resta colpiti constatando che tali pazienti con esiti evidenti di mutilazione genitale etnico-religiosa, non si rivolgono all’ospedale per tale motivo, bensì per patologie non sempre da loro correlate alla incivile pratica: come invece cisti dermoidi, condilomi acuminati, uretriti e vulvo-vaginiti, reazioni cheloidee.

    Tanto più complessa e inaccettabile è qui la realtà sanitaria di queste donne, che spesso convivono con situazioni patologiche di cui provano vergogna a parlare con medici, e di cultura occidentale….


    L’infibulazione nel cervello
    Le donne sottoposte nelle comunità di immigrati alla mutilazione genitale, possono trovarsi ad affrontare problemi riguardanti la loro identità sessuale quando si confrontano con le bambine e le donne occidentali ovviamente non mutilate, e con l’altrettanto ovvia opposizione alla Mutilazione Genitale Femminile espressa apertamente nel Paese che le ospita.

    Sono state condotte poche ricerche sulle conseguenze psicologiche, oltre che sessuali e sociali, delle pratiche infibulatorie. Tuttavia, le confidenze personali delle donne sottoposte – ancora fanciulle – alla mutilazione genitale riferiscono ansia e angoscia prima dell'evento, il terrore nell'essere sequestrate e trattenute con forza durante l'operazione, e assenza di piacere durante il rapporto sessuale e poi enormi difficoltà durante il parto.

    La Mutilazione Genitale Femminile può avere sulla mente delle donne che la subiscono effetti che perdurano tutta la vita.

    In Italia la presenza di donne e fanciulle infibulate è attualmente valutato intorno a 40.000, e ogni anno altre 4.000 rischiano di essere altrettanto incivilmente mutilate.



    CHE EFFETTO FA ESSERE UN PAESE CHE CONTINUA A PERMETTERLO IN CASA PROPRIA??



    http://www.unicorno.it/archivio/news...eimmigrati.htm
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    Immigrati, un'emergenza che dura ormai da anni

    di Roberto Gianfreda
    Dura ormai da anni. Non chiamiamola più emergenza. Si potrebbe ingenerare una pericolosa confusione sul termine "emergenza" tra chi, dagli operatori dell'emergenza medica, ai Vigili del Fuoco e quant'altri, intervengono, in caso di "emergenza" nel giro di pochi minuti, a tutela e sicurezza della nostra vita, salute ed incolumità con tutti i mezzi a disposizione: dagli elicotteri, ai mezzi stradali a quelli d'acqua. L'emergenza vera non dura anni, per fortuna, ma minuti... a volte, purtroppo, minuti troppo lunghi per un intervento efficace.Non facciamo confusione.Eppure di emergenza si tratta. Immigrazione portatrice, se regolata, a molti casi di integrazione e lavoro, ma se clandestina, indiscriminata e incontrollata anche e spesso di micro e macrocriminalità di proporzioni internazionali.Organizzazioni internazionali che innegabilmente controllano la tratta e lo sfruttamento di donne e minori, lo spaccio e la diffusione di droga e di conseguenza portano, assieme ad "utili" stratosferici, al dilagare della prostituzione, al non controllo di gravi malattie quali l'Aids o alla recrudescenza di malattie già debellate quali la Tbc ed altre malattie sessualmente trasmissibili, al diffondersi del fiorente mercato della pedofilia, ed ancora oltre... sino al rapimento, alla tratta ed all'uccisione di bimbi per l'espianto e la vendita internazionale di organi umani.È innegabile che da anni queste tristissime realtà hanno trovato una nascita ed una diffusione che è facilmente riscontrabile anche su mezzi di diffusione quali Internet, dove sono reperibili macabri ed aggiornati prezzari di corpi od organi umani.Il negare, sottovalutare o celare questi fenomeni equivale a fingersi ciechi e sordi, ma soprattutto irresponsabili ed anche, in qualche modo, passivi complici.Sembrerebbe scontato e quasi banale che, per combattere fenomeni caratterizzati dall'internazionalità e dalla globalizzazione del fenomeno, si debba necessariamente aderire a Convenzioni Internazionali atte a combattere e debellare il fenomeno stesso, ma, a quanto mi risulta, né l'Italia (né il Comune di Verona, sollecitato da una mia richiesta in tal senso) hanno né ratificato né firmato il protocollo finale della "Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui" delle Nazioni Unite - Condizioni della donna e dei minori. Diritti e libertà fondamentali - 21.3.1950 (N. York).Pare prevalere invece, anche nella nostra città, un tacito assenso all'immigrazione selvaggia, incontrollata e non regolamentata. Una forte "solidarietà" soprattutto verso chi arriva da noi come clandestino, volutamente senza documenti e identità, dopo aver salatamente pagato, per il viaggio, la malavita del proprio Paese d'origine e spesso, come nel caso delle prostitute, con la prospettiva di dover pagare cento volte di più per la propria libertà.Premettendo che nessuno, credo, mai negherà un primo soccorso o il primo aiuto a chi versa in difficoltà, viene da chiedersi se sia questa la strada giusta della solidarietà e della giustizia. Se sia poi così giusto regolarizzare l'irregolare, non chiedere né subito né mai documenti o identità ad ogni tipo di clandestino, legalizzare l'illegalità creando pericolose differenze e dubbi proprio sull'eguaglianza dei Cittadini di fronte alla Legge.Viene da chiedersi se tale tipo di "solidarietà" non porti invece queste persone a rimanere nell'indigenza e nell'irregolarità, comunque fuori dalla nostra società e dal nostro benessere.Perché non pensare ad una seppur tardiva regolamentazione dei flussi immigratori e, di conseguenza, ad un'accoglienza sociale di integrazione, con tanto di documenti d'identità e lavoro... diritti e doveri... al pari di chi, poveretto, in questo Paese già vive? Tutti uguali insomma.


    http://www.lapadania.com/1998/novemb...81198p22a1.htm
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    Di Dragonball (POL) nel forum Fondoscala
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  4. Le malattie degli immigrati
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
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  5. E le gravissime malattie che portano gli immigrati?...
    Di Dragonball (POL) nel forum Padania!
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