Iniziano a dicembre e si addentrano nei primi mesi dell'anno nuovo i festeggiamenti per commemorare il Salone Internazionale che a Torino nel 1902 segnava l'inizio di un nuovo rapporto fra architettura, arte, artigianato, ripensando l'intero sistema delle arti decorativo-industriali come un unicum che abbracciava ogni ambito, dall'oggetto domestico all'arredo urbano.
Prende così il via la prima edizione di Artigiano Metropolitano, la manifestazione che anima il cuore della città con mostre di vario genere all'interno dei più bei palazzi barocchi lungo l'asse di Via Lagrange, fino ai suggestivi spazi della Cavallerizza Reale.
Le mostre all'interno dei palazzi (Palazzo Cavour, Palazzo Bricherasio, Palazzo Carignano…) non intendono però essere solo "celebrative", ma si pongono l'obbiettivo di selezionare le eccellenze di oggi e di rilanciare "arti e mestieri", concentrandosi su oggetti, abiti, accessori "fuori serie" e sull'inedita figura, appunto, dell'Artigiano Metropolitano come esempio e modello di nuovo lavoro "autonomo" e autogestito.
Artisti, decoratori, tattooist, creatori di bijoux, stilisti, ceramisti invitati in particolare all'interno della Cavallerizza Reale - nella mostra-mercato che dà il nome all'intera manifestazione - presentano il proprio lavoro al pubblico.
Importante novità - che in realtà riprende una tradizione legata alle grandi esposizioni di un tempo - è l'istituzione di un Ufficio vendita attraverso cui i visitatori possono acquistare o ottenere informazioni in merito alle opere in mostra. Fino alla metà degli anni '60 sia la Biennale di Venezia sia la Triennale di Milano avevano infatti un "ufficio vendita" interno.
Dalla stazione di Porta Nuova si attraversa il centro di Torino su Via Lagrange illuminata dall'artigiano/artista Enzo Catellani e si ripercorre, in una "passeggiata architettonica e decorativa", un secolo di creatività: dai Lalique di inizio secolo alle creazioni attuali, dai vestiti della collezione storica della "maison" Pucci agli abiti "collage" di nuovi stlisti.
Mutoid Waste Company, un gruppo londinese che da quasi vent'anni vive tra veicoli modificati, pezzi di recupero meccanici, e monumentali bricolages, allestisce un vero e proprio "campo dei mutoidi" nelle ex-scuderie ottocentesche della Cavallerizza, per ospitare "indiani metropolitani", stilisti per gente senza fissa dimora, riciclatori e ricamatrici… "non artisti" insomma, e molti altri giovani che meno provocatoriamente rappresentano una nuova figura di artigiano, che per scelta o per obbligo si guadagna la vita con l'ideazione, la fabbricazione, lo smercio di oggetti e servizi.
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