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    Talking Udc.....fuori dal Governo

    i veri democristiani nonsi smentiscono mai ed ecco subito il solerte Capogruppo alla Camera Volontè annunciare o l'appoggio tecnico del'Udc o l'uscita dal governo Berlusconi.

    Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord dovrebbero imparare a mandare a fare in c*** questi democristiani che stanno solamente, bloccando l'azione di governo!!!!

    MEDITATE GENTE SI CHI HA DATO LORO TANTI PARLAMENTARI IN QUESTA LEGISLATURA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. #2
    Claude
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    Sempre più tesi i rapporti tra i centristi e il resto della coalizione di governo. L'ultimo casus belli è la Rai. E il 6 dicembre, al congresso, si esaminerà l'ipotesi dell'appoggio esterno all'esecutivo.


    ROMA - Non siamo ancora ai separati in casa, ma poco ci manca. Il motivo dell'ultima, furiosa litigata domestica è la Rai, con i centristi che vorrebbero un cda nuovo di zecca e il resto dell'alleanza di governo che spinge invece per non dare partita vinta alla sinistra e rimpiazzare semplicemente i membri dimissionari senza far decadere i vertici di viale Mazzini. Ma le difficoltà di rapporti tra l'Udc e il resto della Casa delle libertà sono sempre più visibili, e crescono con il passare del tempo.

    Già oggi è stata rinviata dal Consiglio dei ministri la nomina dei nuovi sottosegretari che dovrebbero andare a rimpiazzare quelli che nel frattempo hanno abbandonato l'incarico. Berlusconi ha dato evidentemente ascolto ai suoi consiglieri che hanno raccomandato di lasciar sedimentare la questione per qualche giorno ancora. In attesa che "la madre di tutte la partite", quella che si gioca su Viale Mazzini, si sia risolta.

    Il sospetto che ormai serpeggia apertamente in Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega Nord, è che i centristi stiano architettando qualcosa di molto simile a un "ribaltone" ai danni del premier, o quantomeno sgomitino all'interno dell'alleanza per per ottenere più potere e visibilità, anche al costo di indebolire l'azione del governo. Anche a costo - rilancia oggi il Foglio di Giuliano Ferrara - di giocare la partita di un appoggio esterno al governo. In sostanza dfi un'uscita da una maggioranza in cui - dice Ferrara - contano poco per avere più potere di pressione su una Casa delle libertà indebolita.

    Appoggio esterno? Il bello è che l'espressione, certamente impegnativa, non viene solo sussurrata, ma addirittura pronunciata, quasi rivendicata. E potrebbe essere il leit motiv del congresso dell'Udc che si aprirà il 6 dicembre. Il combattivo capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté, in una intervista a Radio Radicale, non nasconde che l'opzione esiste, eccome.... . "E' una delle tante riflessioni che si faranno all'interno del dibattito congressuale. La volgerei in termini positivi: quale ruolo ha l'Udc all'interno della compagine di governo per attuare il programma partendo dal rispetto delle istituzioni e il buon senso".

    Quindi non è da escludere il sostegno esterno ed il ritiro dei vostri ministri? "Non è da escludere questo - risponde Volontè -, come non è da escludere che si continui con più forza la nostra presenza all'interno del governo e della maggioranza. Ciò che è da escludere è che da dopo la finanziaria si possa continuare a pensare all'Udc, come fanno alcuni alleati, come ad un partito o gruppi parlamentari ai quali si è regalato molto e quindi devono tacere".

    "La domanda da porsi - prosegue Volontè - è se sia necessario e sufficiente essere nel governo per poter tener fede al Contratto con gli italiani. Io ritengo che non sia così. Per essere all'interno del governo bisogna esserci e noi in questo momento ci siamo poco e soprattutto siamo poco ascoltati. Abbiamo un accordo sull'attuazione del programma e se non è possibile realizzarlo con il buon senso e il rispetto reciproco delle forze di coalizione all'interno del governo nessuno di noi può escludere che si continui a fare come si è fatto in questo anno alla luce del sole in Parlamento. Ritengo che sia meglio farlo in Parlamento e se possibile continuare a farlo con più forza e più ascolto reciproco all'interno del governo, piuttosto che prendere accordi per l'attuazione del programma attraverso cene in villa o gite estive - conclude - come è capitato a due grandissimi esponenti di questa coalizione durante le vacanze agostane".

    Anche il sottosegretario all'Agricoltura, Teresio Delfino, si rivolge direttamente ai vertici del suo partito e invita Follini, Buttiglione e D'antoni a "chiedere, dopo il congresso, una riflessione sull'attuazione del programma di governo: dalla legge Cirami alla Fini-Bossi, dalla devolution alla parità scolastica, dalla bioetica alle politiche per la famiglia". "Abbiamo condiviso e sostenuto fino ad oggi - prosegue Delfino - le scelte del governo. Ora vogliamo l'attuazione di queste priorità, per rafforzare le scelte sociali indispensabili per la crescita e lo sviluppo economico del Paese". Il congresso dell'Udc, secondo il sottosegretario, deve "essere l'occasione per volare alto e affermare con determinazione il ruolo dell'Udc nell'ambito della maggioranza. Una forte risposta a quanti vogliono confinare l'Udc nel passato, mentre il nostro progetto politico è il futuro del Paese".

    Ma questo è solo l'ultimo tassello di un mosaico che si va componendo da mesi, con i primi screzi di una certa entità che risalgono a prima dell'estate. Con i centristi che a un certo punto, quando il premier prolungava il suo interim agli Esteri, hanno chiesto chiaramente un rimpasto, mentre Berlusconi, con l'appoggio di An e soprattutto della Lega, che temeva di perdere qualcuno degli avamposti strategici conquistati (Giustizia e Riforme istituzionali su tutti), è sempre stato molto attento a non mutare equilibri e a non dare il via a una serie di rivendicazioni che avrebbero portato allo stallo il suo governo.

    Da quel momento le posizioni hanno iniziato a divaricarsi nettamente, con l'Udc determinato ad assicurarsi più visibilità all'esterno per non rimanere schiacciato dal peso del resto della coalizione. Nasce anche così l'atteggiamento moderato al momento del varo della legge Cirami e più in generale sulla giustizia, la battaglia per modificare la legge sull'immigrazione (firmata da Bossi e Fini) inserendo nel provvedimento una sanatoria non solo per le badanti ma anche per i lavoratori in nero, e infine la spallata al Cda Rai, con le dimissioni del consigliere in quota Udc, Marco Staderini, a seguire quelle dei colleghi dell'Ulivo.

    La controffensiva del resto della maggioranza non è stata tenera, e a un certo punto è sembrato chiaro che al posto della dialettica stava subentrando l'astio e l'ostruzionismo. Una situazione che è risultata chiara al momento delle due dichiarazioni, una del leader della Lega Umberto Bossi e una del capogruppo alla Camera di An, Ignazio La Russa, contro gli ex democristiani. Eventi che hanno messo in subbuglio l'ala cattolica dell'alleanza di governo, e che hanno contribuito ad approfondire il solco.

    Silvio Berlusconi, che ha sempre cercato di tenere ben ferma la barra del timone, di offrirsi come mediatore pur di non far implodere la maggioranza, è sembrato a un certo punto avere poche cartucce a disposizione, se è vero che da più parti si sente ormai ventilare l'ipotesi di elezioni anticipate. Lo ha già fatto Umberto Bossi, ponendo il proprio aut-aut sulla devolution, ma lo ha fatto lo stesso premier in più occasioni, l'ultima proprio quando è scoppiata la bagarre sugli ex democristiani.

    Il presidente del Consiglio aveva detto già allora che senza l'Udc si sarebbe andati alle elezioni, ma quella che in un primo momento poteva sembrare una scelta di campo a favore del partito di Casini può essere letta, oggi, da un altro punto di vista. Attenti, nessun ribaltone: se la maggioranza si sfalda l'unica soluzione sono le urne. Una prospettiva che probabilmente, nella maggioranza, non converrebbe a nessuno.

    Al governo è ben chiaro a tutti, infatti, che una nuova verifica elettorale proprio in un momento difficile per l'economia del paese, e per di più in un clima di alta rissosità interna, potrebbe portare gli elettori a sfiduciare l'attuale esecutivo e far rivivere l'incubo del '94, che sembrava ormai superato per sempre. Berlusconi, nell'ultimo vertice di maggioranza, è stato molto chiaro su questi punti. E l'aver brandito minaccioso gli ultimi sondaggi che attribuiscono buone percentuali alla coalizione e un po' meno buone ai singoli partiti, suona prioprio come un avvertimento a non sfrangiare l'unità della Casa delle libertà. Con l'unità si vince, senza tutti ne pagherebbero qualche conseguenza. In primis proprio i centristi.

    (29 NOVEMBRE 2002; ORE 11:00, ultimo aggiornamento ore 15:41)


    Da: www.ilnuovo.it

  3. #3
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    Originally posted by Claude
    Sempre più tesi i rapporti tra i centristi e il resto della coalizione di governo. L'ultimo casus belli è la Rai. E il 6 dicembre, al congresso, si esaminerà l'ipotesi dell'appoggio esterno all'esecutivo.


    ROMA - Non siamo ancora ai separati in casa, ma poco ci manca. Il motivo dell'ultima, furiosa litigata domestica è la Rai, con i centristi che vorrebbero un cda nuovo di zecca e il resto dell'alleanza di governo che spinge invece per non dare partita vinta alla sinistra e rimpiazzare semplicemente i membri dimissionari senza far decadere i vertici di viale Mazzini. Ma le difficoltà di rapporti tra l'Udc e il resto della Casa delle libertà sono sempre più visibili, e crescono con il passare del tempo.

    Già oggi è stata rinviata dal Consiglio dei ministri la nomina dei nuovi sottosegretari che dovrebbero andare a rimpiazzare quelli che nel frattempo hanno abbandonato l'incarico. Berlusconi ha dato evidentemente ascolto ai suoi consiglieri che hanno raccomandato di lasciar sedimentare la questione per qualche giorno ancora. In attesa che "la madre di tutte la partite", quella che si gioca su Viale Mazzini, si sia risolta.

    Il sospetto che ormai serpeggia apertamente in Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega Nord, è che i centristi stiano architettando qualcosa di molto simile a un "ribaltone" ai danni del premier, o quantomeno sgomitino all'interno dell'alleanza per per ottenere più potere e visibilità, anche al costo di indebolire l'azione del governo. Anche a costo - rilancia oggi il Foglio di Giuliano Ferrara - di giocare la partita di un appoggio esterno al governo. In sostanza dfi un'uscita da una maggioranza in cui - dice Ferrara - contano poco per avere più potere di pressione su una Casa delle libertà indebolita.

    Appoggio esterno? Il bello è che l'espressione, certamente impegnativa, non viene solo sussurrata, ma addirittura pronunciata, quasi rivendicata. E potrebbe essere il leit motiv del congresso dell'Udc che si aprirà il 6 dicembre. Il combattivo capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté, in una intervista a Radio Radicale, non nasconde che l'opzione esiste, eccome.... . "E' una delle tante riflessioni che si faranno all'interno del dibattito congressuale. La volgerei in termini positivi: quale ruolo ha l'Udc all'interno della compagine di governo per attuare il programma partendo dal rispetto delle istituzioni e il buon senso".

    Quindi non è da escludere il sostegno esterno ed il ritiro dei vostri ministri? "Non è da escludere questo - risponde Volontè -, come non è da escludere che si continui con più forza la nostra presenza all'interno del governo e della maggioranza. Ciò che è da escludere è che da dopo la finanziaria si possa continuare a pensare all'Udc, come fanno alcuni alleati, come ad un partito o gruppi parlamentari ai quali si è regalato molto e quindi devono tacere".

    "La domanda da porsi - prosegue Volontè - è se sia necessario e sufficiente essere nel governo per poter tener fede al Contratto con gli italiani. Io ritengo che non sia così. Per essere all'interno del governo bisogna esserci e noi in questo momento ci siamo poco e soprattutto siamo poco ascoltati. Abbiamo un accordo sull'attuazione del programma e se non è possibile realizzarlo con il buon senso e il rispetto reciproco delle forze di coalizione all'interno del governo nessuno di noi può escludere che si continui a fare come si è fatto in questo anno alla luce del sole in Parlamento. Ritengo che sia meglio farlo in Parlamento e se possibile continuare a farlo con più forza e più ascolto reciproco all'interno del governo, piuttosto che prendere accordi per l'attuazione del programma attraverso cene in villa o gite estive - conclude - come è capitato a due grandissimi esponenti di questa coalizione durante le vacanze agostane".

    Anche il sottosegretario all'Agricoltura, Teresio Delfino, si rivolge direttamente ai vertici del suo partito e invita Follini, Buttiglione e D'antoni a "chiedere, dopo il congresso, una riflessione sull'attuazione del programma di governo: dalla legge Cirami alla Fini-Bossi, dalla devolution alla parità scolastica, dalla bioetica alle politiche per la famiglia". "Abbiamo condiviso e sostenuto fino ad oggi - prosegue Delfino - le scelte del governo. Ora vogliamo l'attuazione di queste priorità, per rafforzare le scelte sociali indispensabili per la crescita e lo sviluppo economico del Paese". Il congresso dell'Udc, secondo il sottosegretario, deve "essere l'occasione per volare alto e affermare con determinazione il ruolo dell'Udc nell'ambito della maggioranza. Una forte risposta a quanti vogliono confinare l'Udc nel passato, mentre il nostro progetto politico è il futuro del Paese".

    Ma questo è solo l'ultimo tassello di un mosaico che si va componendo da mesi, con i primi screzi di una certa entità che risalgono a prima dell'estate. Con i centristi che a un certo punto, quando il premier prolungava il suo interim agli Esteri, hanno chiesto chiaramente un rimpasto, mentre Berlusconi, con l'appoggio di An e soprattutto della Lega, che temeva di perdere qualcuno degli avamposti strategici conquistati (Giustizia e Riforme istituzionali su tutti), è sempre stato molto attento a non mutare equilibri e a non dare il via a una serie di rivendicazioni che avrebbero portato allo stallo il suo governo.

    Da quel momento le posizioni hanno iniziato a divaricarsi nettamente, con l'Udc determinato ad assicurarsi più visibilità all'esterno per non rimanere schiacciato dal peso del resto della coalizione. Nasce anche così l'atteggiamento moderato al momento del varo della legge Cirami e più in generale sulla giustizia, la battaglia per modificare la legge sull'immigrazione (firmata da Bossi e Fini) inserendo nel provvedimento una sanatoria non solo per le badanti ma anche per i lavoratori in nero, e infine la spallata al Cda Rai, con le dimissioni del consigliere in quota Udc, Marco Staderini, a seguire quelle dei colleghi dell'Ulivo.

    La controffensiva del resto della maggioranza non è stata tenera, e a un certo punto è sembrato chiaro che al posto della dialettica stava subentrando l'astio e l'ostruzionismo. Una situazione che è risultata chiara al momento delle due dichiarazioni, una del leader della Lega Umberto Bossi e una del capogruppo alla Camera di An, Ignazio La Russa, contro gli ex democristiani. Eventi che hanno messo in subbuglio l'ala cattolica dell'alleanza di governo, e che hanno contribuito ad approfondire il solco.

    Silvio Berlusconi, che ha sempre cercato di tenere ben ferma la barra del timone, di offrirsi come mediatore pur di non far implodere la maggioranza, è sembrato a un certo punto avere poche cartucce a disposizione, se è vero che da più parti si sente ormai ventilare l'ipotesi di elezioni anticipate. Lo ha già fatto Umberto Bossi, ponendo il proprio aut-aut sulla devolution, ma lo ha fatto lo stesso premier in più occasioni, l'ultima proprio quando è scoppiata la bagarre sugli ex democristiani.

    Il presidente del Consiglio aveva detto già allora che senza l'Udc si sarebbe andati alle elezioni, ma quella che in un primo momento poteva sembrare una scelta di campo a favore del partito di Casini può essere letta, oggi, da un altro punto di vista. Attenti, nessun ribaltone: se la maggioranza si sfalda l'unica soluzione sono le urne. Una prospettiva che probabilmente, nella maggioranza, non converrebbe a nessuno.

    Al governo è ben chiaro a tutti, infatti, che una nuova verifica elettorale proprio in un momento difficile per l'economia del paese, e per di più in un clima di alta rissosità interna, potrebbe portare gli elettori a sfiduciare l'attuale esecutivo e far rivivere l'incubo del '94, che sembrava ormai superato per sempre. Berlusconi, nell'ultimo vertice di maggioranza, è stato molto chiaro su questi punti. E l'aver brandito minaccioso gli ultimi sondaggi che attribuiscono buone percentuali alla coalizione e un po' meno buone ai singoli partiti, suona prioprio come un avvertimento a non sfrangiare l'unità della Casa delle libertà. Con l'unità si vince, senza tutti ne pagherebbero qualche conseguenza. In primis proprio i centristi.

    (29 NOVEMBRE 2002; ORE 11:00, ultimo aggiornamento ore 15:41)


    Da: www.ilnuovo.it



    sono sicuro che se dovessimo andare alle urne senza l'UDC il nostro governo sarebbe ancora più forte e più stabile di quanto li sia oggi!!!!!!!!!

  4. #4
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    ...Preghiamo che se ne vadano davvero. magari con una lacerazione interna e che rimangano magari quei 2 o 3 ,veramente e sinceramente anti-sinistri. Forse il CCD di Casini. Ma ,stavolta,per favore ,si smetta di fare il "pollo" della liberta' e li si esamini con il microscopio e ,se necessario,con la soda caustica. Aspettiamo e preghiamo...che se ne vadano!

  5. #5
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    da www.giornale.it :

    " centristi pronti a uscire dal governo

    Tensione al massimo nella Casa delle Libertà. Il malcontento dei centristi è venuto a galla. Represso per giorni, oggi è esploso con la mancata partecipazione al Consiglio di ministri di Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi.
    Giustificata con un precedente impegno l'assenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento; polemica, invece, quella di Rocco Buttiglione: il ministro per le Politiche comunitarie sottolinea così la propria irritazione per la mancata attribuzione delle deleghe al viceministro delle Infrastrutture, Mario Tassone, sempre dell'Udc.
    Da Rocco Buttiglione, raggiunto al telefono, un garbato ma polemico 'no comment' per spiegare la sua assenza al consiglio dei ministri: "Oggi volo a Strasburgo: vado a trovare la mia nipotina..". C'è un nesso tra la sua assenza e quella di Giovanardi e la crisi della Rai? "Non intendo rispondere a questa domanda...".
    Quanto a Giovanardi, il ministro per i Rapporti con il parlamento è fuori Roma per ritirare un premio filatelico: "Sono a Mantova per un impegno fissato da tempo - ha spiegato il ministro - L'orario insolito del Cdm non mi ha permesso di parteciparvi".
    Ma le deleghe a Tassone sono solo uno dei motivi di lamentela dei centristi. Ancora più forte è la frattura per il mancato rimpasto i governo e per la vicenda Rai dove Casini vorrebbe l’azzeramento del cda in contrasto con Berlusconi, Fini e Bossi.
    In sostanza i centristi si sentono sempre più emarginati, messi da parte da un governo dove, dicono, finiscono per prevalere le prepotenze dei leghisti e le rigidità di An. Spiega bene come stanno le cose il presidente del ccd Sandro Fontana: "La Lega che ha meno voti di noi a livello nazionale costringe tutti a fare i conti con le proprie idee, per cui quando dice una cosa o tutti si adeguano o devono avere la forza di contrapporre una posizione diversa. La Lega è riuscita attraverso la presenza del governo in settori chiave come la giustizia, il welfare e le riforme istituzionali a far parlare di sé. Noi siamo stati sfortunati perché, essendo diventato Casini presidente della Camera, non ci hanno dato probabilmente grandi posti di governo: siamo stati un po' come l'agave che fa un fiore bellissimo ma poi muore...".
    Da qui anche l’ipotesi di una possibile uscita dei ministri dell’Udc dalla compagine governativa per passare a un appoggio esterno.
    Un’ipotesi che potrebbe concretizzarsi al congresso dell’Udc. Come ha affermato Luca Volontè, capogruppo alla Camera, intervistato da Radio Radicale.
    Ma la sua uscita viene fortemente criticata da alcuni parlamentari del suo stesso gruppo .
    ''L'ipotesi, che l'on. Luca Volonte' avanza nell'intervista a Radio Radicale, relativa alla possibilita' che l'Udc decida nel suo prossimo congresso nazionale di passare ad un appoggio esterno al governo Berlusconi, e' meramente scolastica''. Lo affermano in una nota comune i deputati Emerenzio Barbieri, Luigi D'Agro' e Paolo Lucchese dell'Udc aggiungendo: ''Siamo stati eletti per un governo di legislatura che non prevede soluzioni astruse ed assolutamente incomprensibili ai nostri elettori, quale sarebbe la formula dell'appoggio esterno''.
    ''Se si sta in una maggioranza - prosegue la nota dei parlamentari Udc- si sta anche nel Governo, altrimenti, chi ne ha voglia, puo' sempre passare all'opposizione''.
    '' Sarebbe utile - concludono Barbieri, D'Agro' e Lucchese - che l'on. Volonte', prima di esporsi con ipotesi mai discusse in alcun organo di partito, ne mai avanzate al gruppo stesso, riflettesse bene su quello che significa, nel nostro elettorato, lasciarsi andare ad affermazioni avventurose ''.


    29 Nov 2002
    "


    Saluti liberali

  6. #6
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    Predefinito W la DC

    Lo spero che l'UDC esca fuori dalla Cdl così finalmente ci riuniremo nella grande DC e vedremo allora se Berlusconi comanda ancora!!!!!!!
    G. Spidalieri

  7. #7
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    ...che Berlusconi "comandi" o meno ,cioe' stravinca le elezioni o no',senza di voi ,e' irrilevante. L'importante e' che avremo l'orgoglio di votare qualcosa che ,secondo noi,ha un SENSO di centro-DESTRA e di rinnovamento e riforme! Questa tuo post ,Gaudenzio,che inneggia alla "grande" dc(. ..),che metterebbe insieme Demita con Buttiglione. D'antoni con Rosy Bindi. Casini con Prodi ...E' un manifesto ed un incoraggiamento alle nostre posizioni diffidenti od anche totalmente contrarie e schifate su cio' che "rappresenta"(?) l'UdC.Si vinca o no...sara' un piacere ed un orgoglio votare contro di voi ,oltre che contro la mafia sindacato-comunista vostra simile,in fondo.Perlomeno avremo qualcosa da votare con piacere e....mi sa tanto che si stravince e ..questa volta si vincerebbe e si darebbe anche stabilita' e forza di espansione a questa coalizione con un ritrovato orgoglio.Se si perde,avremo comunque un qualcosa che ci rappresenta! Andare ,per favore.Ve losupplico in nome di Gesu',la Madonna,lo Spirito Santo,Tuttiisanti,il Papa,i preti(con le loro continue campagne e messe contro il centro-destra,"razzista e guerra fondaio".. ) e tutte le suore. fare spazio ,please, vorremmo tornare a respirare.

  8. #8
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    ..Condor...ci sei! Anzi..ci siamo! Battiamo uno...anzi cento ..mille colpi. Siamo a milioni che speravano di votare F.I. AN e Lega per rinnovare,un voto antisinistro ma anche anti arraffoni,ladri e politicanti fumosi e saltimbanchi. Non abbiamo canali -media per farci sentire. Non andiamo in piazza(..ma...dovremmo!) .Ma ..facciamoci sentire!Ci sono lettere ,E-mail. Si possono organizzare gruppi e movimenti che influenzino e forzino AN-Lega-FI a mantenere un po' del loro senso ed entusiasmo originali! Battiamo uno,cento,mille colpi! Ciao.

  9. #9
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    Predefinito W la Dc

    Vi ricordo che la stragrande maggioranza dei voti di Fi ed An sono ex-Dc, e questo dice tutto!!!!!!
    G. Spidalieri

  10. #10
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: W la DC

    Originally posted by Gaudenzio
    Lo spero che l'UDC esca fuori dalla Cdl così finalmente ci riuniremo nella grande DC e vedremo allora se Berlusconi comanda ancora!!!!!!!

 

 
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