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Notiziario del Campo Antimperialista .... 4 dicembre 2002
itacampo@antiimperialista.it

1. Difendere tutti! Senza se e senza ma.
2. La sodomia ritorna in Afganistan
3. Asilo politico per Muhammad Sa'id as-Sakhri
(condannato a morte in Siria)
4. RESISTERE ALL'ATTACCO: programma della delegazione di solidarieta' in
Iraq







1. Difendere tutti! Senza se e senza ma.
Comunicato del campo Antimperialista 4/12/02


Questa mattina le agenzie di stampa hanno diffuso un telegrafico dispaccio
sui 23 arresti ordinati dalla Procura di Genova. I reati ascritti ai
compagni sarebbero quelli di "devastazione, saccheggio, incendio,
fabbricazione, porto e detenzione di materiale esplodente, porto e
detenzione di arma impropria, resistenza e violenza a pubblico ufficiale".
Reati realativi, parrebbe ai fatti specifici di P.zza Alimonda dove venne
ucciso Carlo Giuliani.
Contrariamente alla Procura di Cosenza, quella di Genova, non solleva reati
associativi di alcun tipo.
Attacco dunque ben piu¹ pericoloso, poiché, secondo i magistrati, si
baserebbe su filmati che ³inchioderebbero in modo netto² i compagni in
questione. Dalla provenienza geografica di essi (gran parte del Sud) ci pare
di poter dire che per la maggior parte si tratta di ³compagni qualunque²,
che dopo le violentissime cariche al corteo del Carlini e contravvenendo
all¹ordine di ritirata impartito dai Disobbedienti, hanno ritenuto doveroso
rispondere all¹aggressione poliziesca.
Questo gesto è da considerare legittimo o no? Noi riteniamo di si.
Immaginiamo che da questa sera i media di sistema scateneranno una campagna
denigratoria e criminalizzatrice, presentando i compagni come ³violenti e
fuorilegge². Noi invece riteniamo giusta la pratica della autodifesa, di
quella che Marcuse chiamava ³controviolenza².
Ci auguriamo che il ³movimento-no-global² sappia resistere alla pressione
normalizzatrice che su di esso sara¹ esercitata. Tuttavia c¹e¹ da dubitarne.
I pelosi alleati del ³movimento²: Cofferati, la sinistra DS, la varie tavole
della Pace, i lillipuzziani; in una parola tutti i fedeli della non-violenza
e del pacifismo, cercheranno di prendere le distanze dai ³violenti², si
preseteranno al gioco di chi vuole dividere i ³buoni² dai ³cattivi².
Insomma: il ³movimento², proprio alle porte dell¹attacco all¹Iraq, obbligato
a misurarsi sul terreno repressivo scelto dal nemico, potrebbe essere spinto
a ³abiurare², a dissociarsi dai ³cattivi², a presentare le proprie scuse ai
massacratori di Bolzaneto e della Diaz e al governo Berlusconi.
Che diranno Bertinotti, Agnoletto, Bersani e il gruppo dirigente del Social
Forum?
Staremo a vedere. Intanto prendiamo positivamente atto delle dichiarazioni
rilasciate a caldo da Luca Casarini a Repubblica.it di oggi, 4 dicembre.
Egli ha tra l¹altro affermato: "La legittima difesa non può valere solo per
i carabinieri. Quello che è avvenuto a Genova non può essere liquidato come
volontà di devastazione da parte nostra. Difendersi dai tentativi di
massacro operati dai nuclei speciali di CC e Ps è un diritto non un reato.
Ci mobiliteremo subito per liberare coloro che sono in carcere".

Staremo a vedere, soprattutto, se contro questi arresti il ³Movimento² saprà
reagire massicciamente, come e¹ accaduto con quelli di Cosenza. Ce lo
auguriamo, ma ne dubitiamo. Se i nostri dubbi venissero confermati nei
prossimi giorni, allora vorrà dire che il ³Movimento² conoscerebbe una
divisione grave e destinata a condizionare la sua evoluzione futura.
Polarizzarsi tra ³radicali² e ³moderati² sotto l¹attacco repressivo dello
Stato non e¹ mai stata buona cosa. Tuttavia sarebbe inutile piangerci sopra:
il piu¹ delle volte il terreno dello scontro è deciso dal più forte (lo
Stato medesimo), è il piu¹ forte che di norma decide le regole del gioco. Se
questa polarizzazione averrà non resterà che prenderne atto e darle un senso
politico.
Ferma restando la necessità di agire congiuntamente nella lotta contro i
comuni nemici (nelle prossime settimane ad esempio per scongiurare l¹attacco
USA all¹Iraq), non sarà affatto un male se invece di un ³movimento unico² ne
sorgessero al suo posto due: uno che facesse sue coereneti posizioni
riformiste, e un¹altro antiimperialista e anticapitalista. Questa
polarizzazione, per quanto possa apparire deplorevole ad alcuni (queli che
sacrificano i contenuti sull¹altare sacro dell¹unità), sarebbe nell¹ordine
³naturale² delle cose. Sarebbe biasimevole piuttosto che dietro alla foglia
di fico dell¹unità, passasse il piano del nemico: buoni da coccolare e
cattivi da criminalizzare dall¹altra. Non ci sono cattivi e buoni, ma
anticapitalisti e non.
In tanti hanno tentato, dalla preparazione della mobilitazione genovese in
poi, di sfumare le differenze spalmando sul ³Movimento² uno spesso strato di
buonismo. In tanti hanno cercato di evitare il chiarimento politico sulla
natura e gli scopi del ³Movimento² medesimo. Che si spezzi l¹incantesimo
dell¹unità all¹ombra dei ceti politici neoriformisti è, noi pensiamo, un
fatto enormememente positivo, un passo avanti. Del resto le divisioni ci
sono e, quel che è peggio, esse stavano prendendo (vedi le polemiche sulle
manifestazioni di Cosenza e Torino dei giorni scorsi), una brutta piega
(protagonistiche diatribe sulle testa dei cortei, fin¹anche inaccettabili
colluttazioni fisiche tra compagni).

Non facciamoci illusioni: non sara¹ facile scarcerare i compagni arrestati
questa notte e ottenere il ritiro dei provvedimenti restrittivi della loro
libertà. Siamo tenuti a costruire una campagna di massa che dovrà avere
carattere prolungato, una campagna di chiarezza e di verità, che riaffermi
che lo Stato non è neutrale o ³del popolo², ma che esso è un organismo
imperialista, militarista, al servizo delle classi dominanti; che difendersi
contro l¹aggressione violenta di un potere tirannico è, in linea di
principio, un diritto legittimo dell¹opposizione anticapitalista.
Nascondersi dietro la retorica buonista della non-violenza, e della
disobbedienza civile di ghandiana memoria, significherebbe non solo esporre
i compagni arrestati al ricatto di chi gli chiederà l¹abiura e il
pentimento; significa accettare l¹addomesticamento del ³Movimento² e alla
fine avallare la repressione dell¹antagonismo sociale.
Se questo accadesse una gravissima rottura avverrebbe comunque, ma sarebbe
foriera di esiti disastrosi e già visti.
Se la divisione è nell¹ordine delle cose, che essa sia razionale, che
avvenga su limpide basi politiche. Non tra ³estremisti² e ³realisti², ma tra
anticapitalisti e non. Il che non pregiudicherà l¹unità, ma la sposterà su
un terreno più solido e avanzato.

itacampo@antiimperialista.org

2. La sodomia ritorna in Afganistan

La campagna di satanizzazione dell'Islam prosegue, sorda, portata avanti da
tutti i Media, sotto la regia del centro di disinformazione strategica
nordamericano. L'aggressione all'Afganistan venne giustificata col pretesto
di dare la liberta' al popolo afgano e di liberarlo dalla cappa soffocante
del regime talibano. I giornalisti facevano a gara nell'elencare i decreti
rigidissimi basati sulla Sharia (in realta' alcuni di essi erano solo
l'applicazione del Pashtunwali, dell'arcaico codice tribale Pashtun). I
talibani imposero il burka alle donne, vietarono tutti i giochi, le TV, la
radio, la musica. Tutto faceva brodo per giustificare che essi erano la
barbarie e andavano massacrati ed estirpati nel nome dei valori occidentali.
Ma da un anno i giornalisti tacciono. Una cappa di piombo e' calata su
questo paese. La rivolta degli studenti universitari contro Kharzai ha
meritato poche righe. Nulla si dice sul fato che il governo fantoccio
installato dagli americani si e no controlla il centro di Kabul, che nel
paese gli scontri armati continuano ovunque, come la produzione dell'oppio.
Riteniamo importante diffondere questa notizia ripresa dal sito
http://english.pravda.ru/main/2002/03/27/27200.html, che denuncia come,
sotto il "democratico" regime Kharzay e dei Signori della guerra, la
squallida pratica della sodomia sia stata ripristinata.

<Sconfitti i Talebani, la tradizione di sodomia ritorna a Kandahar. Uomini
barbuti, accompagnati dal loro "ashna" (ragazzi adorati) sono di nuovo
apertamente visibili per le strade strade.
I Talibani, con uno dei loro primi editti, proibirono la tradizione Pashtun
di "ashna" --la pratica di preferire i ragazzi per il piacere sessuale. I
Talibani condannarono chiunque fosse stato sorpreso a praticare la sodomia a
stare in piedi sotto un muro di pietra che veniva abbattuto su di loro. La
pratica dell'ashna venne estirpata. I giovanissimi sono avvicinati nella
strada, al cinema o negli stadi di calcio e sono indotti al sesso con
l'offerta di una bibita, qualcosa da vestire, gioielli, soldi o un piccione
di combattimento col quale loro possono guadagnarsi la vita . Nel mondo
molto povero dell'Afghanistan, la sopravvivenza è l'ordine del giorno. C'è
un detto locale a Kandahar (capitale dei Pashtun), secondo cui gli uccelli
che volano su questa citta' usano solamente un' ala, con l'altra proteggono
il loro posteriore. Adesso la popolazione dice "Gli uccelli hanno volato con
due ali al tempo dei Taliban ma ora non più.>

Ci sono varie forme di barbarie. Quella di cui l'Afganistan "liberato" e
sotto protettorato USA non e' meno rivoltante di quella dei Talibani. Con
buona pace di coloro che difendono l'imperialismo con ipocriti discorsi
sull'ingerenza umanitaria.

3. Asilo politico per Muhammad Sa'id as-Sakhri

da: aljazeera.net del 2 dicembre

<Condannato a morte in Siria, chiede asilo politico in Italia, ma Roma
rifiuta. Muhammad Sa'id as-Sakhri, colpevole secondo la Siria di appartenere
all'organizzazione dei Fratelli musulmani, era giunto dalla Giordania con la
moglie e i suoi quattro bambini lo scorso 23 novembre all'aeroporto di
Firenze. Dopo aver presentato formale richiesta di asilo politico s'è visto
prima trattenere dalle autorità italiane e quindi consegnare a Damasco. La
denuncia viene dalla Commissione Araba per i Diritti Umani (con sede a
Parigi) che ha definito la decisione di Roma "disumana e in contrasto con i
principi della Convenzione di Ginevra del 1951". Nei mesi scorsi già la
Germania e il Belgio avevano consegnato a Damasco alcuni oppositori
politici>.
La "Democratica Europa", la stessa che rifiuto' l'asilo a Ocalan, la stessa
che ha adottato la List Nera dei terroristi, rifiuta di dare rifugio agli
oppositori condannati a morte, tanto piu' che essi sono militanti islamici.
Ma la Siria non era un paese che faceva parte del cosiddetto Asse del male?
Per l'imperialismo l'Islam e' peggio del male. Contro l'Islam ci si deve
alleare col diavolo e sua nonna.

4. RESISTERE ALL'ATTACCO: programma della delegazione di solidarieta' in
Iraq

A causa del sabotaggio di cui abbiano riferito non abbiamo potuto rispondere
per tempo a numerose richieste di informazioni relative alla Brigata di
solidarieta' con l'Iraq. I piu' decisi ci hanno contatto telefonicamente,
cosi' che, a dispetto del Grande Fratello, l'adesione alla nostra proposta
e' andata al di la' delle nostre aspettative. Siamo gia' una cinquantina i
compagni che andranno in Iraq.

Il tempo ormai stringe. Entro il 6/XII dovremo chiudere la lista dei
partecipanti. Ci sono ancora un paio di posti disponibili.

Chi fosse interessato a far parte della delegazione e' pregato di
contattarci immediatamente:
Tel: 349.5128767 (Maria Grazia) ..... E-mail: itacampo@antiimperialista.org











Qui sotto il programma di massima gia' concordato con le autorita' di Bagdad
e con le associazioni antimperialiste irachene e giordane.











Delegazione di Solidarieta' in Iraq - 29 dicembre 5 gennaio


Trasporti e tempi di prenotazione

La delegazione volera' (A/R) fino a Bagdad via Amman con la Royal Jordanian.
Partenza dall'aeroporto di Roma Domenica 29 dicembre, ore 15,15. Arrivo a
Bagdad la mattina del 30/XII.

Per essere sicuri di trovare tutti i posti necessari sui voli (la
delegazione e' europea e siamo gia' a 60 iscritti), e' urgente che gli
interessati ci contattino prima possibile. Entro il 10 dicembre chiuderemo
le iscrizioni.


Programma preliminare

Lunedi 30 dicembre
Baghdad
- visita a Saddam City (quartiere popolare Shiita)
- visita ad un ospedale ed una scuola a Saddam City
- Incontro con l'amministrazione locale
- Incontro con il Patriarca caldeo (capo della piu' grande chiesa
irachena)
- Incontro con il Dr. A.K. Al-Hashimi (presidente della Organizzazione
per l'Amicizia, la Pace e la Solidarieta'; ex ambasciatore iracheno in
Germania e Francia)

Martedi 31 dicembre
Dintorni di Baghdad
- Babilonia
- Najaf o Kebela (principali santuari Sciiti)
- Incontro con un rappresentante Sciita
- Visita ad un cosiddetto centro di produzione di armi di distruzione di
massa (secondo Bush)
- Incontro con l'Organizzazione Irachena delle Donne
- Festeggiamenti di capodanno

Mercoledi 1 gennaio
Bassora (con volo interno)
- Visita a Shatt el Arab e ad un villaggio locale
- Visita all'ospedale infantile
- Visita ad un centro di depurazione idrica
- Visita dei luoghi colpiti dai bombardamenti

Giovedi 2 gennaio
Baghdad
- Visita al Museo Storico di Baghdad
- Tour di Baghdad e del fiume Tigri
- Incontro con il Dr. Naji al-Hadithi, Ministro degli Esteri
- Manifestazione di protesta davanti al quartier generale delle Nazioni
Unite
- Conferenza stampa conclusiva


Venerdi 3 gennaio
Partenza per Amman

Venerdi 3 gennaio e Sabato 4 gennaio

Soggiorno ad Amman

- Incontro con Leyla Khaled, storica leader della resistenza palestinese e
membro del CC del FPLP
- INCONTRI CON LE ORGANIZZAZIONI DELLA SINISTRA ANTIMPERIALISTA GIORDANA
- Visita ai campi profughi palestinesi

RItORNO PREVISTO A ROMA: 5 GENNAIO


VISTI

Ci occuperemo noi di recarci a Roma, presso gli uffici dell'Iraq, per
ottenere i visti necessari, previo recapito dei passaporti.

COSTI

I partecipanti dovranno farsi carico dell'intero costo del viaggio (stiamo
negoziando con le linee aeree giordane, il costo del biglietto, che oscilla
attorno ai 500 Euro (A/R). Il soggiorno in Iraq sara· gratuito, mentre
ognuno dovra' pagare il breve soggiorno ad Amman (costo previsto: 100 Euro).


COMUNICAZIONI

* Nel caso in cui le normali vie di comunicazione vengano interrotte vi
sara· un satellite a nostra disposizione.


* I giornalisti potranno partecipare alle stesse condizioni fintanto che
seguiranno il programma e garantiranno di riportare senza falsificazioni le
attivita· della delegazione. Nel caso in cui abbiano richieste particolari,
saranno soggetti alle regole stabilite dal Ministero Iracheno per
l'Informazione.



















*Il programma potra subire variazioni in relazione a mutamenti improvvisi
della situazione internazionale o interna irachena.