ROMA. Se la caverà con qualche punto di sutura il vecchietto che l'altro ieri, mentre passeggiava nella zona del Quirinale dove abita, è stato vittima dell'ennesimo attacco di un lumbard sfuggito al controllo del suo padrone.
Carlo Azeglio C. stava sorvegliando l'Unità Nazionale, l'ultracentenaria dalla salute malferma alla quale lo lega un rapporto di affettuosa e fedele amicizia, quando ha incrociato
il leghista, che circolava senza guinzaglio né museruola.
Alla vista della carrozzina tricolore che ospitava l'invalida, l'animale è letteralmente impazzito. «Voleva farla a pezzi, era chiaro - racconta Carlo Azeglio, integerrimo pensionato della
Banca d'Italia -. E io non potevo permetterlo». La coriacea scorza dell'anziano, tempestivamente interpostosi fra le zanne del leghista e l'integrità della nazione, ha consentito di limitare i danni.
A prestare i primi soccorsi all'uomo è stato un vicino di casa, Pierferdinando C., che dalla sua finestra a Montecitorio aveva assistito alla scena.
La polizia municipale ha avuto il suo daffare a ridurre all'impotenza il lumbard, che alla vista dello stemma di Roma sulle divise si era vieppiù inferocito.
Il proprietario dell'animale, tale Silvio B., un bauscia brianzolo con affari a Roma, Grand Cayman e Canicattì giura sulla sua docilità: «E' tanto buono, il mio Bossi, ma solo io so come prenderlo. Non è più giovanissimo, e ha la vista corta: probabilmente ha scambiato quel vecchietto per un immigrato musulmano».
Originari della provincia padana, dove fino a vent'anni fa scorrazzava allo stato brado, i leghisti sembravano diventati una razza domestica e innocua, per quanto rumorosa. Sono molti i
ricchi eccentrici che, divertiti dai loro latrati e dalla loro pittoresca esuberanza, li hanno scelti come animali da guardia e perfino da compagnia.
Silvio B., il suo Bossi se lo porta dietro ovunque fin dal '94. Foto d'epoca lo ritraggono mentre corre insieme al Bossi nel parco della sua villa di Arcore. Poi decise di portarlo con sé a Roma, fra gli stucchi e gli antichi arredi di Palazzo Chigi. «Ma non era fatto per la vita da appartamento - ammette -. Dopo pochi mesi mi è scappato dal governo, è stata una vera crisi. Era la stagione degli amori e voleva la sua libertà. Poi però è tornato a casa, e per sicurezza l'ho castrato. Ora non può più danneggiare nessuno, credetemi. Abbaia ma non morde. Vabbè, ogni tanto gironzola ringhiando intorno alla gabbietta dei centristi in salotto, ma loro starnazzano e lo mettono subito in fuga».
Il bauscia brianzolo ha assicurato di aver fatto pervenire all'anziano aggredito, in segno di scusa, un lussuoso regalo: una Ferrari nuova di zecca.
Ma pare che il pensionato non abbia gradito il pensiero:
«Ma quale Ferrari - commenta -
era un Fiat Panda col marchio
taroccato».