Deliziosa commediola autobiografica, feroce critica al mondo del cinema e insieme caricatura ironica di un Allen maniaco e ipocondriaco più che mai, il nuovo film di Woody è dello stesso filone dei due precedenti, Criminali da strapazzo e La maledizione dello scorpione di giada. Si tratta, certo, di storie leggere e piuttosto condiscendenti verso un pubblico beota abituato alla comicità grossolana degli ultimi tempi, anche se non è vero, come sostengono i più, che il vecchio Woody è da rimpiangere rispetto al nuovo. I messaggi che lancia al pubblico che lo conosce e lo apprezza sono infatti evidenti, seppure celati dietro a gag e sketch piuttosto elementari: l'efficace denuncia verso una cinematografia sempre più insulsa e plasticata, l'affresco realistico e azzeccatissimo di un'America perennemente in cura dallo psicanalista, la riflessione su una stampa aggressiva e onnipresente alla perenne ricerca dello scandalo, il giudizio mediocre verso la critica internazionale, pronta a voltarsi da una parte e dall'altra come una Folle Banderuola, e capace di innalzare un film all'olimpo dei vincitori così come di gettarlo nell'oblio della mediocrità.
La trama vede Allen nei panni di un regista abbandonato dalle case produttrici dopo i fasti d'un tempo, ridotto a girare squallide pubblicità di pannoloni per anziani e unito più per paura di restare solo che per reale affetto alla stupida e inconcludente Debra Messing. Quando la ex-moglie (quella noiosona antipaticissima della Tea Leoni, già odiata abbastanza nel fumettone fanta-catastrofico Deep Impact), in procinto di sposarsi il produttore cinematografico Ed (George Hamilton), gli propone di girare un film su New York, forse animata dalla compassione (o forse perchè, tutto sommato, lo ama ancora?), il protagonista accetta di buon grado, intravvedendo nell'offerta l' ultima occasione per riscattarsi dallo stato di degrado in cui si trova. Troppa l'emozione di ritrovarsi sul set di un film "vero": Allen diventa cieco il primo giorno di riprese per un disturbo pisco-somatico, destinato a finire un giorno, ma non si sa quando.
Splendida colonna sonora al ritmo di jazz anni '40, dialoghi brillanti e battute da piegarsi in due.
Chi l'ha già visto? Io venerdì ero al cinema, in paese lo davano per la prima e unica volta. Troppo sofisticato, è ovvio, per il pubblico delle Vacanze di Natale, dei Vanzina e degli scivoloni da Paperissima: in sala eravamo sì e no una decina, niente a confronto dei pienoni che si verificano regolarmente con Boldi e compagnia. Allen, vecchio o nuovo che sia, cupo o meno, apprezzato o contestato, rimane terribilmente elitario. Ma forse è meglio così.
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