Tratto da Superwheels, 12 febbraio 2002




NARDO' non faceva parte dei programma inizialmente stilato per questa comparativa: l'anello era stato riservato per una serie di prove di altro genere. Tuttavia abbiamo "aggregato" le maxi-naked per toglierci una soddisfazione: approfittare dei "tempio della velocità" pugliese per effettuare una serie di mini-Gran Premi di un giro ciascuno (12,676 km) con partenza da fermo, cambiando di volta in volta l'abbinamento moto-pilota. Niente rilevamenti strumentali, dunque, ma veri e propri testa a testa con tutte le variabili dei caso (dal l'imprevedibile e delicata fase della partenza sino al gap rappresentato, su alcune delle contendenti, dall'assenza di protezione aerodinamica), dai quali sarebbe emersa la moto globalmente più rapida.

Fastidiosi imprevisti

NON AVEVAMO tuttavia fatto i conti con le condizioni atmosferiche eccezionalmente avverse, che hanno mandato all'aria il piano della giornata costringendoci addirittura ad annullare due miniGP sui cinque previsti. Pubblichiamo i risultati delle tre gare valide, ritenendo di offrire, comunque, elementi validi per la valutazione.

Prima di passare alla cronaca delle singole "manche", però, sono necessarie un paio di premesse. La prima riguarda la Ducati, che già all'epoca della relativa iperprova (cfr. SW61) era stata vittima di occasionali malfunzionamenti dell'elettronica: così, se in quinta marcia si poteva sollecitare l'intervento dei limitatore facendo distendere il bicilindrico sino a quasi 10000 giri indicati, in sesta si manifestavano estemporanei tagli all'accensione fra gli 8600 e i 9000 giri di strumento.

Il problema si è manifestato anche a Nardò, compromettendo parzialmente la "competitività" della bolognese nel primo mini-GP. Nel secondo, invece, l'impasse è stata superata, ma solo dopo qualche chilometro; nella terza e ultima "gara", infine, il muro degli 8600 giri è stato abbattuto (non senza qualche incertezza) e la Monster ha potuto dare il meglio di sé.

L'altra premessa riguarda la sventurata Hornet: prima della trasferta pugliese, l'esemplare in nostro possesso ci era stato chiesto indietro dall'Ufficio Stampa Honda, perché doveva essere improrogabilmente affidato da un'altra testata, ma solo per un paio di giorni. Abbiamo acconsentito in cambio della promessa di una sollecita restituzione, che è puntualmente avvenuta il giorno antecedente la partenza.

Tutto ok? No. La Hornet, vittima di una banale caduta, presentava danni apparentemente limitati alla carrozzeria. A una più approfondita verifica notavamo anche un irregolare funzionamento dei propulsore sicché, visto che per chiedere un'altra Hornet era troppo tardi, abbiamo caricato la moto sul furgone e siamo partiti per Nardò chiedendo - in tempo reale - soccorso a Carlo E. Sabbatini, pierre della Honda Italia.

Carlo ci ha indirizzato da un concessionario di Foggia, il gentilissimo Sergio Greco, per l'occasione tirato giù dal letto di sabato mattina. Sergio e il suo staff hanno rilevato un'infiltrazione d'olio nelle camere di scoppio e dunque hanno sostituito le candele, procedendo poi a un controllo di routine. Dopo il loro prezioso intervento - per il quale non finiremo mai di ringraziarli - tutto sembrava a posto.

Eppure, una volta in pista, la Hornet ha mostrato comunque un'anomalia di funzionamento che le impediva di oltrepassare i 9500 giri indicati (ovvero l'inizio della zona rossa), quando in occasione della precedente lperprova, in sesta marcia, avevamo letto oltre 10000 giri di strumento.

Per questo la Honda, nei mini-GP, non ha potuto tenere testa alle avversarie e ha chiuso ciascuna manche come fanalino di coda, ottenendo risultati che non rispecchiano il suo reale potenziale.