QUI E OVUNQUE UN'ALTRA LOTTA È NECESSARIA
Corteo sabato 21 dicembre a Treviso Concentramento alla Stazione ferroviaria ore 15,30
La precarizzazione generale delle condizioni di vita costituisce la necessità
imperativa del moderno sfruttamento capitalista. Di fronte alla sua esigenza
di estrarre profitti sempre più esigui in mercati sempre più ristretti, il
capitale ha bisogno di una manodopera attiva sempre più sottomessa e
disciplinata ai suoi tempi e di un esercito di riserva messo in condizioni
tali da risultare sempre disponibile e docile al suo comando, per poter
scaricare sugli sfruttati il peso delle fluttuazioni economiche dei mercati.
La flessibilizzazione della forza lavoro altro non è che il suo
addomesticamento alle necessità del capitale.
Contratti di lavoro atipici, contratti di formazione lavoro, di
apprendistato, lavoro interinale o in appalto tramite cooperative, gli
attacchi alle tutele minime offerte dallo Statuto dei lavoratori - tra questi
all'art. 18, contro i licenziamenti senza giusta causa, che ha lo scopo di
sopprimere la differenza tra lavoro a tempo indeterminato e quello a tempo
determinato - e, per finire, il ricorso massiccio, soprattutto in Veneto e al
Sud, al lavoro "in nero", sono gli strumenti giuridici che rispondono alle
esigenze di flessibilità del capitale e inducono questa precarietà.
La manodopera immigrata rappresenta l'apice di tale precarizzazione - altro
che poetici migranti! - ed il modello a cui conformare, nel prossimo futuro,
tutta la classe degli sfruttati, senza distinzioni. La legge Bossi-Fini ha
sancito giuridicamente l'esistenza degli immigrati solo in quanto lavoratori
da sfruttare a basso costo e a basso conflitto sociale. Il vincolo posto tra
contratto di lavoro e permesso di soggiorno costituisce la migliore garanzia
della sottomissione dell'immigrato al padrone: la perdita del lavoro
comporta, infatti, la perdita del permesso e spalanca le porte
dell'espulsione - previa permanenza nei lager detti di accoglienza - o della
clandestinità.
La legge Bossi-Fini, per la sua ambigua formulazione e per gli ampi margini
di discrezionalità che concede alle forze di polizia, ha in realtà molteplici
risvolti: ha la funzione di racimolare denaro con le domande di
regolarizzazione (800 euro per immigrato); ha il compito di operare una
gigantesca schedatura degli immigrati; ha l'effetto di favorire lo sviluppo
delle agenzie di lavoro interinale e di un mercato nero dei permessi di
soggiorno, in mano a cooperative, agenzie e imprenditori italiani; ha lo
scopo di scoraggiare ogni tentativo di protesta da parte degli immigrati
mediante un asfissiante controllo poliziesco che si traduce in una palese
intimidazione a rigare dritto, cioè a obbedire. Il risultato è, in ogni caso,
l'aggravarsi della precarietà e della ricattabilità degli immigrati. Proprio
per questo, inoltre, è in programma la costruzione di altri CPT (Centri di
permanenza temporanea), oltre ai 13 già istituiti nel 1998, con il governo di
centrosinistra, dalla legge Turco-Napolitano.
A ciò si aggiunga l'indisponibilità di alloggi pubblici o privati per gli
immigrati che li costringe ad abitare edifici abbandonati sotto la continua
minaccia poliziesca dello sgombero e delle denunce, o a sottostare
all'estorsione di esosi affitti in umilianti dormitori gestiti da (da parte
di) associazioni umanitarie, laiche e religiose, che, in combutta con le
amministrazioni locali (istituzioni politiche), di destra e di sinistra,
speculano sulle loro spalle.
Nonostante, infatti, l'ingente numero di appartamenti privati e case popolari
sfitte si preferisce mantenere questa forza lavoro usa e getta in condizioni
di vita precarie. Si assiste così, nel trevigiano nella fattispecie, a
balletti di competenze, per nulla imbarazzati, tra istituzioni politiche
(Comuni, Regione), associazioni di industriali (Unindustria), banche e
fondazioni (Cassamarca), associazioni umanitarie (Fratelli d'Italia, Caritas)
ed enti religiosi (come la Curia) su chi debba risolvere questa situazione.
In realtà tutti questi soggetti stanno aspettando il momento opportuno per
poter approfittare anche in Italia di un processo generale, in atto da tempo
in tutta l'Unione europea, di privatizzazione del patrimonio pubblico
immobiliare e acquistare a basso costo case da rivendere o affittare ad alto
prezzo. Il padronato, in particolare, non attende altro che poter affittare
case ai propri lavoratori, legando contratto d'affitto e contratto di lavoro,
e reintroducendo, con la duplice minaccia del licenziamento e dello sfratto,
una sorta di servaggio nel rapporto di lavoro. Questo è quanto ha già
realizzato la Zanussi, ad esempio, costruendo un quartiere di case per i suoi
dipendenti immigrati, a ridosso dei suoi stabilimenti, e creando di fatto un
ghetto a suo uso e consumo.
Anche questo processo dimostra il destino comune di tutti i proletari,
immigrati e italiani. Questi ultimi vengono infatti sfrattati e scacciati,
con la forza o con l'aumento degli affitti, dai centri storici delle città
per essere progressivamente respinti e controllati nelle periferie o in nuove
aree più comode per chi li sfrutta.
- Opporsi con ogni mezzo a tutte le espulsioni, ai lager di accoglienza per
immigrati, a tutti gli sgomberi e sfratti, al controllo e alla repressione
poliziesca;
- sostenere tutte le forme dirette e autogestite di resistenza, le
occupazioni che non scendano a patti con istituzioni, padroni o polizia;
- allontanare quanti pensano di trarre profitto, economico o politico, sulla
pelle degli sfruttati, imbrigliando le loro lotte con fumose promesse, come
hanno fatto le tante prese di posizione di vescovi, preti, sindacalisti,
intellettuali, magistrati, operatori dei servizi per migranti e associazioni
varie che con questi soggetti vanno a braccetto;
- i CPT non vanno colorati ma abbattuti.
Né clandestini né regolari,
né comunitari né extracomunitari.
Per informazioni, contatti e adesioni: immigratiseccati@libero.it




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