Un eroe dei nostri tempi
Proseguono alacremente i preparativi per assicurare
| una degna accoglienza al senatore-giomalista-pregiudi-
cato Lino Jannuzzi, che rientra in patria dopo il doloro-
so esilio parigino, chiuso dalla sacrosanta proclamazio-
ne della sua «immunità totale» dalle condanne passate,
presenti e future. Il comitato di ricevimento avrebbe g|ià
contattato gli amici più prestigiosi del novello Gobettì,
affinchè accorrano numerosi sulla pista di Fiumicino,
con tappeto rosso e picchetto d'onore. Alcuni inviti
sono tornati indietro, per morte del destinatario: ad
esempio quello indirizzato a Michele Sindona, già inti-
mo del Nòstro.
Ma per fortuna la cerchia delle conoscenza dell'esu-
le è vastissima anche fra i contemporanei, come dimo-
stra la celebre intervista a braccetto con Michele Greco,
il «papa» della mafia, negli agrumeti della Favarella.
Oppure la cena del 10 aprile 1977, al ristorante «Charle-
ston» a Palermo, con Gaetano Caltagirone, Francesco
Maniglia <imprenditore siciliano socio dei mafiosissimi
cugini Salvo), i giudici Claudio Vitalone e Renato Squil-
lante, gli pnorevoli Giacomo Mancuìi éFranco Evangeli-
sti.
Ma il vero fiore all'occhiello della carriera jannuzzia-
na è un altro. L'ha raccontato lui stesso con il giusto
orgoglio al Tribunale di Palermo: il boss Pippo Calò,
condannato a vari ergastoli per varie stragi (compresa
quella del treno 904), aveva scelto proprio lui, fra tanti,
come prefatore di un libro contro Tommaso Buscetta e
Giovanni Falcone. Titolo del capolavoro: «L'altra faccia
dei pentiti».
Il primo a rivelare la cosa è, il 18 gennaio 1999, il
pentito Salvatore Cucuzza: «Calò cercava di avere la
prefazione di un giornalista:... ci disse che era Lino Jan-
nuzzi... che sapevamo che era a favore... favoriva... face-
va la politica contro il pool... Ma poi si ritirò perché capì
che c'era un'aria molto pesante... Poi ho saputo dopo
che gli aveva dato dei soldi... Calò mi disse che Jannuzzi
aveva avuto paura... e lui (Calò) aveva perso 5 milioni
(che gli aveva dato)...».
Sentito dai giudici il 1° luglio 1999, il giornalista
conferma di essere stato contattato da un intermediario
del boss e spiega che poi non se ne fece nulla perché «il
libro non valeva granché». Nessuna obiezione, invece,
sull'illustre autore. E nessuna notizia di quei 5 milioni di
anticipo. Se davvero il buon Lino avesse dimenticato di
restituirli a Calò, la sua longevità avrebbe del miracolo-
so. C'è da sperare che il boss non approfitti della situa-
zione per richiederli indietro.
Intanto in attesa del,grande giorno, Jannuzzi fa sapere
da Parigi, fra una tartina e ubo sciampagnino, di «vergo-
gnarsi di essere italiano». Un sentimento, il suo, piutto-
sto diffuso in un paese che trasforma i pregiudicati in
senatori della Repubblica e poi li immunizza dalle con-
danne esportandoli al Consiglio d'Europa e all'Unione
europea occidentale. Pare che qualcuno, soprattutto al-
l'estero, cominci a vergognarsi di essere europeo.


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