Finora sborsati più di un milione di dollari
La Chiesa degli Stati Uniti
al centro di un cataclisma
morale ma anche finanziario
ROMA - Finora la Chiesa Usa ha sborsato oltre un miliardo di dollari per
risarcire le vittime degli abusi sessuali. Centinaia di procedimenti
giudiziari, un diluvio che si è trasformato in tormenta e ha colpito in
pieno gran parte delle diocesi americane; e poi, insieme al gravissimo danno
economico, è arrivato quello d'immagine e credibilità. Decine e decine di
sacerdoti messi sotto accusa da tribunali o opinione pubblica, storie
tragiche raccontate in pubblico di violenze subite nel silenzio di seminari
o parrocchie. Diverse voci autorevoli provenienti da Roma hanno parlato di
campagna stampa orchestrata per colpire la Chiesa cattolica: in questo senso
si è espresso anche nei giorni scorsi il card. Ratzinger. I casi registrati,
si dice in Curia, rappresentano una stretta minoranza del clero. Restano
tuttavia i fatti finora emersi, e in moltissimi casi già provati, che
descrivono una realtà alla quale le comunità cattoliche degli Usa non
potevano essere preparate. La Chiesa allora paga, evidentemente, affinchè ai
suoi sacerdoti non si aprano le porte della prigione. A oggi 325 preti sono
stati costretti a lasciare il posto solo negli States. Ma i procedimenti
ancora in corso potrebbero costringere le diverse diocesi Usa a sborsare
altre centinaia di milioni di dollari, oltre che a rivedere la posizione di
diversi altri religiosi. Un vero cataclisma che ha già determinato il
fallimento della ricca e potente diocesi di Boston, quella guidata
dall'ormai ex arcivescovo Law. Per quanto ha dichiarato il card. Edmund
Szoka, presidente della Pontificia commissione per lo Stato Vaticano, «il
vescovo è responsabile della sua diocesi», dunque non è la Santa Sede che
può venire in aiuto di quella struttura locale che finisce nei guai
finanziari. Un intervento diretto in qualche modo prefigura già una
corresponsabilità, senza contare che la Santa Sede è assai gelosa del
proprio patrimonio economico e non desidera metterlo sotto la lente
d'ingrandimento dell'opinione pubblica




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