
Originariamente Scritto da
mustang
Al di là del dolore per la morte di sei ragazzi, che non si lenisce con quattro parole di circostanza, c'è un problema da risolvere subito per ridurre il rischio di altre tragedie.
L'Italia si è impegnata assieme ad altri Paesi in una alleanza con gli Stati Uniti per portare e difebdete la democrazia in Afghanistan. Ai tempi del patto, alla Casa Bianca sedeva Bush, e a Palazzo Chigi era Berlusconi, contro il quale è stato detto di tutto, come ricordano i lettori.
Ora Bush non è più presidente; ma il suo successore, Obama, benchè gradito dalla sinistra, ha confermato la politica internazionale ereditata, compresa la missione afghana; e nessuno contesta nè lui nè la sua linea identica a quella del precedente capo degli Usa.
Questa non è una interpretazione dei fatti, ma una constatazione dei medesimi.
Dunque in Italia stavolta non dovrebbero scatenarsi polemiche come quelle dopo l'attentato di Nassirya dove persero la vita numerosi carabinieri.
Bisogna prendere atto che la guerra era odiata dai progressisti all'epoca di Bush, ora invece non lo è più perchè comanda un loro amico, Obama.
Ciò detto, è assurdo tenere i soldati in un Paese zeppo di talebani dediti
al terrorismo senza dare loro la possibilità di combattere ad armi pari; significa esporli al pericolo di essere ammazzati. Infatti, se subiscono un attacco hanno facoltà di rispondere al fuoco; ma se muoiono in un attentato, i loro compagni non sono autorizzati a replicare o ad attuare una rappresaglia disincentivante, perchè la Costituzione non consente la guerra, anzi, la ripudia. Sicchè il nemico si sente incoraggiato ad attaccare ancora e con crescente intensità.
Qualcuno ci vuole spiegare il senso di inviare contingenti di pace in una zona dove c'è la guerra impedendo loro di farla sul serio e con mezzi idonei?
A questo punto è inutile prendersela con il governo, con il ministro della Difesa, La Russa, con i comandanti militari.
Stante la Costituzione, non sono in grado di comportarsi diversamente da come si sono comportati fin qui.
Hanno aderito al patto con gli Usa, ma non posseggono gli strumenti di legge per dare ai soldati licenza di combattere.
Insomma, si pretende che i parà non svolgano il lavoro dei parà ma quello delle crocerossine, poi ci stracciamo le vestio se qualcuno di essi cade in una imboscata.
Così non è lecito andare avanti. O si forza la Carta, e si conferisce all'esercito la funzione che hanno tutti gli eserciti combattenti, oppure, se la nostra vocazione è quella delle colombe, anzichè affidarsi a tenemti e caporali, mandiamo in Afghanistan un gruppo di infermieri e di assistenti sociali.
Non dimentichiamo che laggiù è in corso un conflitto armato.
O lo affrontiamo da militari a pieno titolo o torniamo a casa, e ci rassegniamo ad esporre alla finestra la bandiera della pace.
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saluti....molto tristi!