Dalla Repubblica di Domenica 4 gennaio:

"Ai bambini d'America, quando sono infelici, danno il Prozac, pare che anche le autorità sanitarie ne abbiano certificato l'utilità. Impasticcati ad otto anni.
Sono stato un bambino felice, e questo basta, forse, a far considerare incauto il mio giudizio: ma sono notizie, queste, che mi fanno ribollre di rabbia. Temo che la vera infelicità del nostro evo sia l'incapacità di accettarla. Ai bambini si dovrebbe spiegare che l'infelicità non è una malattia, ma uno stato della vita, l'interludio tra una felicità e l'altra (e viceversa). Non si guarisce dalla vita, anzi è bene ammalarsene, vivere le febbri terzane, i deliri, le spossatezze, le prodigiose guarigioni. L'orribile idea che tutto -dai chili superflui allo spirito - sia previsto da un ricettario, e contenibile in un flacone, è la scorciatoia blasfema che la nostra cultura idiota e presuntuosa propone per non guardare negli occhi la vita, e noi stessi.
Farmaci consumati sul pianeta Terra: Europa e Usa 70 per cento, Africa uno per cento. Traduzione: in Africa si muore di diarrea, in Occidente si vive da stronzi. Scusate l'eufemismo"

Michele Serra


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