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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito La via della flessibilità: eurosinistra e sinistretta massimalista italica

    dal quotidiano "del padrone"...."il Giornale":

    "La flessibilita' e' l'unica via


    --------------------------------------------------------------------------------
    Tony Blair e Goran Persson

    --------------------------------------------------------------------------------

    Mentre la sinistra italiana si arrocca nella difesa aprioristica dell'articolo 18, il premier inglese Tony Blair e quello svedese Goran Persson, due leader della sinistra europea, hanno scritto insieme questo articolo per sostenere che il mercato del lavoro ha urgente bisogno di profonde riforme che ne facilitino la flessibilità.

    II summit di Barcellona è incentrato sul lavoro. Due anni fa i capi di governo europei si impegnarono a creare 20 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2010. Decisero di adottare una nuova strategia: costruire una cultura economica europea con una forza lavoro altamente qualificata e delle strategie politiche in grado di garantire giustizia e piena occupazione. Il vertice di Stoccolma dello scorso marzo ha definito gli obiettivi necessari per raggiungere questo duplice scopo. Ma non possiamo costruire questo tipo di Europa - l'Europa che la gente vuole - se non siamo preparati ad affrontare delle riforme. Non ci rendiamo conto ancora di quale sia il nostro potenziale. Negli Stati Uniti basta una settimana per avviare un'azienda. In Europa di settimane ne servono 12 e il costo è quattro volte tanto. L'America attira il 70 per cento del commercio elettronico, l'Europa soltanto il 20 per cento. Per questo dobbiamo rinnovare la nostra struttura economica per riuscire a competere con il meglio dei resto del mondo e gettare basi stabili per una società globale. Questo significa utilizzare al meglio tutte le risorse che abbiamo: un mercato aperto e dinamico, una moneta unica e un'economia stabile una forza lavoro qualificata e un supporto di ricerca internazionale. Se potessimo eguagliare gli americani in termini di produttività e occupazione, il nostro prodotto lordo annuale aumenterebbe del 40 per cento. Questo potrebbe aumentare il reddito procapite annuo europeo di 5mila sterline. Le aziende trarranno giovamento da un flusso di capitali che attraverserà i confini in modo più semplice - I'accordo dello scorso mese segna un nuovo passo in avanti nell'istituzione di un contesto legale in grado di promuovere una crescita più rapida dei mercati finanziari. I lavoratori verranno avvantaggiati dalle nuove leggi che garantiscono degli standard legislativi comuni contro la discriminazione nell'ambito dei Paesi dell'Unione europea e dalla rete Internet che mette in relazione i vari centri di reclutamento, finalizzata a creare un mercato del lavoro europeo sempre più aperto e a favorire la mobilità. Ai consumatori saranno utili le leggi che riducono il costo delle telefonate e rendono ancora più semplice acquistare via Internet. Dai tempi di Lisbona, I'Europa ha già creato cinque milioni di nuovi posti di lavoro. Ma non possiamo accontentarci di questo. II mercato del lavoro europeo ha bisogno di maggiore flessibilità. L'economia è minacciata da una regolamentazione inutile. I mercati europei non sono ancora pienamente competitivi. Bisogna affrettarsi sul cammino di una riforma finanziaria se vogliamo un mercato europeo unico. Dopo il vertice di Lisbona abbiamo fatto molto nella creazione di un'economia digitale. Grazie al Piano di azione europeo, I'Unione europea si è posta l'obiettivo di «mettere l'Europa in rete» entro la fine di quest'anno garantendo l'opportuno contesto legale, le infrastrutture e le professionalità necessarie all'economia digitale. II percorso è ormai tracciato: aprire i mercati e garantire accesso alle comunicazioni e ai servizi ha raddoppiato il potere di penetrazione di Internet, aumentando le opzioni di scelta e abbassando i prezzi nel circuito europeo. Tutto questo dimostra che l'Europa ha bisogno di una riforma forte per creare una seria coscienza economica. Dobbiamo fare però, un nuovo passo:- la connessione europea attraverso la tecnologia a banda larga che ci garantirà nuovi servizi per aziende e consumatori. La tecnologia a banda larga è un balzo in avanti radicale poiché accelera la velocità di Internet e aumenta il numero dei servizi disponibili. Offre inoltre a consumatori, aziende, scuole e governi, un patrimonio di conoscenza economico enorme. La comunicazione su banda larga costituisce un elemento chiave per la futura competitività europea. Entrambi vogliamo che Barcellona affidi all'Unione europea il compito di ottenere la più vasta disponibilità di tecnologie a banda larga entrò il 2005. Chiederemo alla commissione di individuare un nuovo piano di azione riservato a questo obiettivo. Oltre a questo la presidenza spagnola di José Maria Aznar cercherà di raggiungere altri scopi: rafforzare i servizi di trasporto europei per rendere più facili gli affari tra un Paese e l'altro, liberalizzare e interconnettere i mercati dell'elettricità e del gas per favorire una riduzione dei prezzi al consumo; unificare i mercati finanziari per dar modo all'Europa di diventare una reale potenza finanziaria; sviluppare un mercato del lavoro più flessibile e rispondente alle esigenze attuali, capace di creare nuove risorse occupazionali. L'azione congiunta di questi elementi avrà un impatto diretto sull'occupazione e sullo sviluppo. E queste conseguenze riguardano non solo gli Stati membri di oggi, ma tutti quelli che si augurano di unirsi a noi nell'ambito dì un'Unione allargata. È per questo motivo che ogni contributo da parte dei Paesi che si candidano ad un futuro ingresso nell'Unione europea è il benvenuto al Consiglio di Barcellona. Riforme e rinnovamento richiedono scelte difficili. In Europa abbiamo preso decisioni molto forti. L'Unione europea è stata un successo economico. ll mercato unico ha incrementato il prodotto lordo annuo di più dell'1,5 per cento. Ma possiamo fare di più. L'attuale rallentamento della produzione è un'ulteriore minaccia che rende ancora più urgenti le riforme. Le aziende europee e i cittadini europei si aspettano che noi affrontiamo questa minaccia. E noi siamo pronti a farlo.
    [.


    Saluti liberali.

  2. #2
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    Appunto, del Padrone
    Antonio

  3. #3
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    Sì, lo sanno tutti che si è comprato Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e Regno di Svezia, compresi i loro governanti di sinistra. Chiamatelo....Imperatore, prego.

    Saluti liberali

  4. #4
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    da www.adnkronos.it :

    "Ue Barcellona: piu' flessibilita' per rilanciare l'occupazione
    I leader dei 15 paesi puntano sul coordinamento delle politiche di bilancio

    Romano Prodi e Jose' Maria Aznar Barcellona, 16 mar. - (Adnkronos) - Al vertice di Barcellona che si e' concluso oggi e' stato dato dai 15 paesi dell'Ue il pieno sostegno alle misure di salvaguardia annunciate dalla Commissione contro l'embargo americano sull'acciaio. C'e' stato anche l'accordo sulla progressiva liberalizzazione dell'energia elettrica, ma solo attraverso un'apertura parziale del mercato.
    Uno dei punti essenziali della strategia per l'occupazione e la competitività adottata al vertice di Barcellona e' la maggiore flessibilità nei mercati del lavoro, per rilanciare il processo riformatore partito a Lisbona due anni fa'. Nella bozza delle conclusioni finali si legge, in particolare, che e' essenziale che ''le istituzioni nazionali per il lavoro ed i sistemi di contrattazione collettiva, rispettando l'autonomia delle parti sociali, tengano conto della relazione fra le evoluzioni salariali e le condizioni dei mercati del lavoro, permettendo una maggiore differenziazione dei salari a seconda dei differenziali di produttivita' e di qualifiche''.
    Al fine di ''stabilire un equilibrio adeguato tra la flessibilita' e la sicurezza'', gli stati membri, inoltre, dovranno ''rivedere la regolamentazione sui contratti di lavoro'' per favorire la creazione di posti di lavoro. Sempre nell'ottica di snellire le regole sul lavoro, i Quindici hanno anche dato via libera al ''piano d'azione della Commissione per l'eliminazione degli ostacoli alla mobilità nel mercato europeo del lavoro entro il 2005'', soprattutto nel campo del mutuo riconoscimento dei titoli professionali e della trasferibilita' dei diritti pensionistici e di assistenza sanitaria da un paese all'altro.
    La borsa valori Ue, che sara' operativa entro il 2003, e' l'impegno che e' stato confermato dai capi di stato e di governo al vertice di Barcellona. Nella bozza delle conclusioni finali si legge infatti che entro quella data si dovra' ''realizzare l'integrazione totale dei mercati dei valori mobiliari e dei capitali di rischio e quella dei mercati dei servizi finanziari entro il 2005''.
    Delineata nella bozza delle conclusioni finali del vertice anche la revisione del funzionamento del Consiglio, il supremo organo decisionale dell'UE, che verra' effettuata sulla base delle proposte formulate direttamente dai 15 governi. ''Il Consiglio europeo -si legge- ha incaricato la presidenza di prendere tutti gli opportuni contatti con i capi di Stato e di governo in vista della presentazione, al Vertice di Siviglia (che si terra' in giugno) un rapporto contenente le misure concrete da adottare'', al fine di ''rafforzare l'efficacia'' del Consiglio e ''garantire una maggiore trasparenza del suo processo legislativo''.
    I Quindici hanno quindi raccomandato la rapida adozione nel corso del 2002 delle due direttive del piano Lamfalussy. Queste prevedono regole comuni, rispettivamente, contro le operazioni di mercato abusive e illecite, e sulla presentazione da parte delle imprese dei listini dei titoli da piazzare in borsa.
    La giornata di ieri e' stata dedicata alla discussione delle riforme economiche per stimolare il rilancio dell'economia, con una maggior flessibilita' delle norme sul lavoro e dei mercati finanziari e dell'energia, il settore in cui il premier spagnolo, Jose' Maria Aznar, ritiene di poter fare, nelle prossime ore, ''un passo avanti irreversibile''.
    Il messaggio dei capi di stato e di governo Ue che emerge dal vertice e' che c'e' una ripresa economica, ma non ancora le riforme. ''La situazione economica e' agli stadi iniziali di una ripresa globale'' grazie ad una ''rapida reazione di politica economica, i fondamentali sani ed il recupero della fiducia'', si legge nel documento che sara' formalizzato dopo la fine della riunione. Ma ''queste prospettive devono essere rafforzate da un chiaro impegno alle riforme economiche'', continua il testo delle conclusioni che mette l'accento soprattutto sul ''coordinamento delle politiche di bilancio'', fondato ''sull'impegno a mantenere finanze pubbliche sane ed alle regole del gioco definite nel Patto di stabilita' e di crescita''. In particolare, viene reiterato l'impegno a rispettare ''l'obiettivo di medio termine dei conti vicini al pareggio o in surplus entro il 2004'', cercando di sfruttare al massimo le ''fasi espansive'' e ricorrendo a ''politiche di bilancio discrezionali'' solo se vi e' ''lo spazio di manovra necessario''.
    La Ue ha dato pieno sostegno alle misure di salvaguardia annunciate dalla Commissione contro l'embargo americano sull'acciaio. E' questa la posizione comune espressa dai capi di stato e di governo. Nel test provvisorio delle conclusioni si legge che i Quindici sono d'accordo ad iniziare una procedura di difesa commerciale dopo ''consultazioni nel quadro degli accordi del Wto'', giudicando le misure protezionistiche adottate dagli USA ''non conformi alle regole del Wto'' ed esprimendo ''grande preoccupazione'' al riguardo.
    Accordo anche sulla progressiva liberalizzazione dell'energia elettrica, ma solo attraverso un'apertura parziale del mercato. Il testo provvisorio delle conclusioni del Vertice di Barcellona si limita infatti a fissare la data del 2003 per la liberalizzazione dei servizi alle imprese per almeno il 60% del mercato complessivo, contrariamente a quanto proposto inizialmente dalla Commissione. Questa spingeva, non solo per una liberalizzazione del 100% dell'elettricità distribuita alle imprese, ma anche per un impegno politico ad indicare, entro la fine di quest'anno, una data precisa per la liberalizzazione dei servizi destinati alle famiglie. Su quest'ultimo punto la decisione è stata rinviata al 2003.
    I capi di stato e di governo Ue hanno chiesto poi di ''aumentare gradualmente l'eta' pensionabile effettiva nell'Ue dagli attuali 58 anni verso il 65 anni entro il 2010'', nell'ambito della riforma dei sistemi previdenziali. E' quanto si legge nel testo provvisorio delle conclusioni che raccomanda inoltre di scoraggiare gli incentivi al pre-pensionamento ed incentivare la permanenza lavorativa dei lavoratori piu' anziani.
    "


    Saluti liberali

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Predefinito Essere per l'Europa e per il Lavoro

    da www.adnkronos.it :

    ""Ottimismo per l'economia e il futuro dell'Europa"
    Lavoro, Berlusconi: "E' l'Europa a chiedere le riforme"

    Il premier al vertice Ue di Barcellona: "Manifestazioni sindacali puramente ideologiche"

    Silvio Berlusconi al vertice di Barcellona Barcellona, 16 mar.(Adnkronos) - "Le proposte del governo italiano sono un primo passo verso l'attuazione delle riforme che l'Europa ci chiede per raggiungere l'obiettivo del pieno impiego". Commenta cosi' il premier Silvio Berlusconi le conclusioni del Vertice di Barcellona sulle politiche del lavoro, considerandole la migliore risposta alle resistenze opposte dai sindacati. E mettendo l'accento sulla conformita' tra la linea dell'esecutivo italiano e quella espressa dai capi di stato e di governo alla riunione conclusasi oggi nella citta' spagnola, il premier rileva che "il futuro lo si puo' costruire se si comincia con i pilastri: sviluppo, crescita dell'economia, liberalizzazioni, formazione dei giovani e dei lavoratori in generale, aumento degli europei che lavorano".
    Poi interpretando il testo adottato dai Quindici, Berlusconi osserva che c'e' ''ottimismo per quanto riguarda l'economia e il futuro dell'Europa'' e che esiste ''una volonta' comune per la liberalizzazione del mercato del lavoro, dei trasporti, dell'economia''. In particolare, il premier ritiene prioritario aumentare la ''possibilità per le imprese di creare nuovi posti di lavoro'' e, quindi, ''abbattere gli ostacoli all'entrata nel mercato del lavoro da parte dei giovani''. Non e' mancato un riferimento alle imminenti iniziative di piazza che si prospettano numerose contro la riforma varata dal governo: ''Chi sostiene che le nuove norme colpiscono i giovani avra' difficolta' a spiegare che le manifestazioni dei sindacati non sono fondate su semplici ragioni politiche ed ideologiche. Non credo che il governo debba avere preoccupazioni del genere'' -ha affermato il presidente del consiglio italiano, aggiungendo ironicamente: ''Saprei come dargli le ragioni per protestare''. Il premier ha comunque ribadito di essere pronto a "mantenere aperto il dialogo con le parti sociali".
    "


    Cordiali saluti.

  6. #6
    Claude74
    Ospite

    Predefinito Re: La via della flessibilità: eurosinistra e sinistretta massimalista italica

    Originally posted by Pieffebi
    dal quotidiano "del padrone"...."il Giornale":

    "La flessibilita' e' l'unica via


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    Tony Blair e Goran Persson

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    Mentre la sinistra italiana si arrocca nella difesa aprioristica dell'articolo 18, il premier inglese Tony Blair e quello svedese Goran Persson, due leader della sinistra europea, hanno scritto insieme questo articolo per sostenere che il mercato del lavoro ha urgente bisogno di profonde riforme che ne facilitino la flessibilità.

    II summit di Barcellona è incentrato sul lavoro. Due anni fa i capi di governo europei si impegnarono a creare 20 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2010. Decisero di adottare una nuova strategia: costruire una cultura economica europea con una forza lavoro altamente qualificata e delle strategie politiche in grado di garantire giustizia e piena occupazione. Il vertice di Stoccolma dello scorso marzo ha definito gli obiettivi necessari per raggiungere questo duplice scopo. Ma non possiamo costruire questo tipo di Europa - l'Europa che la gente vuole - se non siamo preparati ad affrontare delle riforme. Non ci rendiamo conto ancora di quale sia il nostro potenziale. Negli Stati Uniti basta una settimana per avviare un'azienda. In Europa di settimane ne servono 12 e il costo è quattro volte tanto. L'America attira il 70 per cento del commercio elettronico, l'Europa soltanto il 20 per cento. Per questo dobbiamo rinnovare la nostra struttura economica per riuscire a competere con il meglio dei resto del mondo e gettare basi stabili per una società globale. Questo significa utilizzare al meglio tutte le risorse che abbiamo: un mercato aperto e dinamico, una moneta unica e un'economia stabile una forza lavoro qualificata e un supporto di ricerca internazionale. Se potessimo eguagliare gli americani in termini di produttività e occupazione, il nostro prodotto lordo annuale aumenterebbe del 40 per cento. Questo potrebbe aumentare il reddito procapite annuo europeo di 5mila sterline. Le aziende trarranno giovamento da un flusso di capitali che attraverserà i confini in modo più semplice - I'accordo dello scorso mese segna un nuovo passo in avanti nell'istituzione di un contesto legale in grado di promuovere una crescita più rapida dei mercati finanziari. I lavoratori verranno avvantaggiati dalle nuove leggi che garantiscono degli standard legislativi comuni contro la discriminazione nell'ambito dei Paesi dell'Unione europea e dalla rete Internet che mette in relazione i vari centri di reclutamento, finalizzata a creare un mercato del lavoro europeo sempre più aperto e a favorire la mobilità. Ai consumatori saranno utili le leggi che riducono il costo delle telefonate e rendono ancora più semplice acquistare via Internet. Dai tempi di Lisbona, I'Europa ha già creato cinque milioni di nuovi posti di lavoro. Ma non possiamo accontentarci di questo. II mercato del lavoro europeo ha bisogno di maggiore flessibilità. L'economia è minacciata da una regolamentazione inutile. I mercati europei non sono ancora pienamente competitivi. Bisogna affrettarsi sul cammino di una riforma finanziaria se vogliamo un mercato europeo unico. Dopo il vertice di Lisbona abbiamo fatto molto nella creazione di un'economia digitale. Grazie al Piano di azione europeo, I'Unione europea si è posta l'obiettivo di «mettere l'Europa in rete» entro la fine di quest'anno garantendo l'opportuno contesto legale, le infrastrutture e le professionalità necessarie all'economia digitale. II percorso è ormai tracciato: aprire i mercati e garantire accesso alle comunicazioni e ai servizi ha raddoppiato il potere di penetrazione di Internet, aumentando le opzioni di scelta e abbassando i prezzi nel circuito europeo. Tutto questo dimostra che l'Europa ha bisogno di una riforma forte per creare una seria coscienza economica. Dobbiamo fare però, un nuovo passo:- la connessione europea attraverso la tecnologia a banda larga che ci garantirà nuovi servizi per aziende e consumatori. La tecnologia a banda larga è un balzo in avanti radicale poiché accelera la velocità di Internet e aumenta il numero dei servizi disponibili. Offre inoltre a consumatori, aziende, scuole e governi, un patrimonio di conoscenza economico enorme. La comunicazione su banda larga costituisce un elemento chiave per la futura competitività europea. Entrambi vogliamo che Barcellona affidi all'Unione europea il compito di ottenere la più vasta disponibilità di tecnologie a banda larga entrò il 2005. Chiederemo alla commissione di individuare un nuovo piano di azione riservato a questo obiettivo. Oltre a questo la presidenza spagnola di José Maria Aznar cercherà di raggiungere altri scopi: rafforzare i servizi di trasporto europei per rendere più facili gli affari tra un Paese e l'altro, liberalizzare e interconnettere i mercati dell'elettricità e del gas per favorire una riduzione dei prezzi al consumo; unificare i mercati finanziari per dar modo all'Europa di diventare una reale potenza finanziaria; sviluppare un mercato del lavoro più flessibile e rispondente alle esigenze attuali, capace di creare nuove risorse occupazionali. L'azione congiunta di questi elementi avrà un impatto diretto sull'occupazione e sullo sviluppo. E queste conseguenze riguardano non solo gli Stati membri di oggi, ma tutti quelli che si augurano di unirsi a noi nell'ambito dì un'Unione allargata. È per questo motivo che ogni contributo da parte dei Paesi che si candidano ad un futuro ingresso nell'Unione europea è il benvenuto al Consiglio di Barcellona. Riforme e rinnovamento richiedono scelte difficili. In Europa abbiamo preso decisioni molto forti. L'Unione europea è stata un successo economico. ll mercato unico ha incrementato il prodotto lordo annuo di più dell'1,5 per cento. Ma possiamo fare di più. L'attuale rallentamento della produzione è un'ulteriore minaccia che rende ancora più urgenti le riforme. Le aziende europee e i cittadini europei si aspettano che noi affrontiamo questa minaccia. E noi siamo pronti a farlo.
    [.


    Saluti liberali.
    Sveltire le procedure burocratiche per l'apertura di un'azienda? Giusto. Investire in formazione e nuove tecnologie? Giusto. Ma perchè tutto ciò dovrebbe essere in contraddizione con l'art. 18, che tutela i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa? perchè che non si possa licenziare non è affatto vero. A me l'art. 18 mom pare una regolamentazione inutile, soprattutto se pensiamo che non tutti i lavoratori potranno diventare dei tecnologi, e poi le pulizie chi le fa?
    Saluti

  7. #7
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    Il premio Nobel per l’Economia Franco Modiglioni, da sempre considerato un mito dalla sinistra italiana e dai suoi pseudo e autoreferenziantisi intellettuali perché noto antiberlusconiano ha accusato, dalle “sacre” pagine di Repubblica di compiere “uno sbaglio terribile nel buttarsi a corpo morto a fianco del sindacato nella difesa dell’art. 18”.
    E’ diventato berlusconiano? No, ha risposto il professore, ma “se una volta lui ha ragione non ho difficoltà ad ammetterlo. L’ho già fatto sulla riforma della previdenza sociale”.
    Per l’economista l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori produce rigidità nel mercato del lavoro che “scoraggia le assunzioni e impedisce alle aziende più piccole di ingrandirsi. A farne le spese sono soprattutto i giovani italiani”.
    Sembra di leggere Berlusconi e Maroni.
    Il prof. aggiunge che tale norma non c’è negli altri paesi. E che, cosa risaputa ma furbescamente tenuta nascosta, non viene applicata ai dipendenti del sindacato e dei partiti politici.
    Eppure a sinistra e non solo tutti hanno sposato la tesi di Cofferati, il suo “dogma ‘cinese’”, per il quale è assolutamente proibito anche solo parlare dell’art.18.

    Pochi sanno che nel 1985 “Luciano Lama discuteva serenamente di riforma dell’art. 19”. Parola di Guido Gentili.
    La breve storia dell’art. 18 vede tra i protagonisti pure D’Alema che, come ricorda il presidente di Confindustria Antonio D’Amato, da copo del governo aveva tentato di mettere mano alla materia, ma venne bloccato da Cofferati. La Cgil lo accusò di voler promuovere i licenziamenti tanto che lui dovette ribattere:”Non è così, semmai promuovo le assunzioni”. E lo stesso D’Alema inaugurando la Fiera del Levante fece la nota dichiarazione contro il mito del “posti fisso a vita”, scatenando le ire del sindacato.
    D’Alema dovette rinunciare; ma era un premier “abusivo”, arrivato a Palazzo Chigi “sgambettando” il vincitore delle elezioni Romano Prodi.
    D’Alema non aveva la legittimazione popolare; Berlusconi lavora per attuare il programma presentato al corpo elettorale e con il quale ha stravinto le elezioni.
    Andiamo avanti: Il sen. Franco Debenedetti dei Ds all’inizio del 1997 presentò una proposta di legge che eliminava l’obbligo del reintegro sostituendolo con un indennizzo economico. Egli fu”spinto sul banco degli imputati, accusato di voler coprire i licenziamenti discriminatori, persino quelli scattati per avances sessuali rifiutate”.
    Il senatore citava trionfalmente la sentenza della Corte costituzionale (46\2000) in cui si diceva che l’abrogazione dell’art. 18 manterrebbe pur sempre in vita le tutele di fondo contro i licenziamenti illegittimi.
    Siamo nel marzo del 1998: il “padre dello Statuto dei lavoratori” Gino Giugni dichiarava di sostenere “da anni la necessità di rimettere mano allo Statuto e in particolare all’art. 18”.
    Nel 1999 fu la volta di La rizza, segretario Uil, che propose di permettere per tre anni alle aziende del Sud di non applicare l’articolo 18.
    E nel 2000 i riformisti dell’Ulivo, in una proposta di legge primo firmatario Tiziano Treu, puntavano a traformare l’art. 18 introducendo un giudice terzo per decidere indennizzo o reintegro.
    E Luigi Spaventa, Paolo Sylos Labini, Pietro Ottone parlarono e scrissero in favore della riforma del 18.
    Ora, se tutti costoro, per anni e in anni recenti hanno sostenuto la necessità, per il bene del paese, di modificare l’art. 18, perché oggi si sono allineati sulla posizione di Cofferati per il quale dell’art. 18 non si deve nemmeno parlare?

    liberamente tratto da un articolo di Antonio Socci sul Giornale,
    naturalmente quello del padrone.
    saluti

  8. #8
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    Predefinito UGL

    L'Ugl. «Dopo aver cercato di convincere il governo a togliere l'articolo 18 dalla Delega sulla riforma del mercato del lavoro, il segretario generale dell'Ugl, Stefano Cetica, ha proclamato lo sciopero generale». Così recita un comunicato del sindacato di destra, nel quale si annuncia la presenza di Cetica e del vicesegretario Renata Polverini alla manifestazione regionale "18 motivi per dire no - I diritti non si toccano", in programma domani a Cagliari alle 16.30, all'ex cinema Adriano, in via Sassari. Cetica si dice «pronto a discutere le date per lo sciopero con Cisl e Uil la anche con la Cgil, se rinunciasse alla data del 5 aprile per definirne una unitaria con Cisl e Uil».
    Antonio

  9. #9
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    Predefinito Dieci regole.

    di Giuliano Ferrara dal Foglio di lunedì



    1. Il governo non darà in escandescenze, userà un linguaggio serio e misurato, spiegherà i suoi argomenti in tono rispettoso. Cofferati non è un tapiro, un milione di persone non è un popolo di tapiri. La testa di questo movimento è più dura di quella dell’inviato di Striscia la Notizia.

    2. Sono ammesse formule efficaci come “lo sciopero dei padri contro i figli” e “riempire le fabbriche, non le piazze”. Ma se ne deve fare un uso puntuale e moderato, invitando i cittadini ( che non sono stupidi, che sanno leggere e ascoltare ) a ragionare sui fatti.

    3. Bisogna insistere su un punto decisivo: la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori non è una spinta al licenziamento facile ma un tentativo, sperimentale, di frustare l’economia stagnante e creare lavoro e ricchezza sociale. E’ un tentativo di garantire un lavoro ai non occupati e non garantiti.

    4. Ottima nel suo voluto semplicismo la formula di Franco Modiglioni, economista di sinistra e avversario del governo Berlusconi, che paragona il reintegro per legge nel posto di lavoro al reintegro forzato nel matrimonio: chi si sposerebbe più?

    5. La televisione deve dare conto in tutta tranquillità della manifestazione e dello sciopero, con commenti seri e non partigiani. Se Biagi o Santoro fanno i furbi, non bisogna cacciarli né censurarli: basta che alle faziosità si aggiungano discussioni e approfondimenti non partigiani, con il diritto di parola per tutti.

    6. Bisogna far sapere con tono di voce calmo che i paesi in cui il lavoro è flessibile sono quelli in cui ce n’è di più. I paesi i cui è rigido sono quelli in cui ce n’è di meno. Le cifre da sole non parlano, ma accompagnate da ragionamenti e analisi pacate fanno bella figura.
    7. La Confindustria, che ha i mezzi, i dati e l’intelligenza tecnica di condurre una civile campagna di opinione, adotti le tecniche di movimento e di lobbyng che la situazione richiede.

    8. Cofferati punta tutto sulla “difesa della dignità della persona”, argomento specioso ma di risonanza forte in un paese cattolico e solidarista in cui la dignità è tanto invocata quanto calpestata. Bisogna spiegare che i lavoratori delle aziende al di sotto dei quindici dipendenti, per i quali l’art. 18 non vale, non sono schiavi privi di dignità. Invece i giovani che non vengono assunti perché la tutela del lavoro è troppo rigida rischiano ogno giorno la loro dignità. Non è una guerra di civiltà, è una scelta fra due tecniche sociali di governo dell’economia: una chiusa e corporativa, l’altra aperta al mercato.
    ( Osservazione personale:” difesa della dignità umana” per tutti i lavoratori eccetto per coloro che lavorano per tutti i sindacati e i partiti politici, per qualche cooperativa e enti religiosi.
    Forse è questo il motivo che spinge Giuliano Ferrara, estensore dell’articolo riportato, a definirlo “argomento specioso”. Troppo buono!)

    9. Non si devono dar segni di arretramento, ma non bisogna giocare allo sfondamento delle linee avversarie. Anche se conduce una lotta sbagliata, il sindacato fa il suo mestiere in piena legittimità; il governo questo lo sa e, mentre ne denuncia gli errori di fatto, ne riconosce il valore di interlocutore sociale. Manifestazione e sciopero habent sua fata, avranno il destino che avranno: il problema principale è quello del “giorno dopo”.

    10. Sarebbe utile un linguaggio uniforme dell’esecutivo, e sarebbe utilissimo rilanciare e spiegare le proposte possibili di riforma degli ammortizzatori sociali, cioè di quei meccanismi che devono tutelare un sistema di relazioni più flessibili tra impresa e lavoratori. Sconsigliabile una campagna contro i “comunisti” della Cgil, della Cisl e della Uil. Stavolta non servono uova per gli artisti, ai quali Cofferati ha riservato un gabbiotto speciale. Se la Guzzanti farà un po’ di satira di regime che male c’è?

    saluti

  10. #10
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    " UCCISO MARCO BIAGI: IL GIURISTA DEL 'LIBRO BIANCO'
    ROMA - Modernizzare il diritto del lavoro in una chiave europea. Era l'obiettivo scientifico e culturale che Marco Biagi, giuslavorista, ordinario all'Universita' di Modena, si era posto intrecciando l'azione di ricerca con la sperimentazione nell'azione politica concreta. Con questo spirito aveva lavorato prima con Tiziano Treu al ministero del Lavoro, poi con Gabriele Albertini e Stefano Parisi a Milano per il contrastato Patto di Milano del '99, privo della firma della Cgil, e che puntava a favorire l'ingresso nel mondo del lavoro delle categorie piu' svantaggiate come gli immigrati. Infine al ministero del Welfare con Roberto Maroni.

    Aveva dato, in questi ultimi mesi, un apporto decisivo per la stesura del ''Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia. Proposte per una societa' attiva e per un lavoro di qualita'''. A lui e Tiziano Treu appartiene l'intuizione dello ''Statuto dei lavori'', ossia il passaggio dallo Statuto degli anni '70, pensato su un modello di rapporti di lavoro dipendente largamente superato all'estensione delle tutele verso i nuovi lavori, quelli che ancora una vecchia cultura definisce ''atipici''.

    Un uomo mite, viene descritto dai suoi piu' stretti collaboratori. Un moderato, sul piano politico e culturale. Di formazione cattolica, vicino ai socialisti anche se non sembra sia stato mai iscritto al partito. Era consulente della Confindustria - aveva contribuito alla definizione del documento sulla competitivita' presentato lo scorso anno a Parma -. Collaboro' anche con la Cisl. Frequentava il gruppo dell'Arel di Beniamino Andreatta e Enrico Letta. Amico di Romano Prodi con il quale spesso andava in bicicletta a Bologna. Quello era il suo mondo politico e culturale. Al ministero del Welfare lo ha portato il sottosegretario Maurizio Sacconi che ne apprezzo' le qualita' umane e professionali durante diversi seminari promossi dal centro di ricerca ''Free Foundation''. Biagi - raccontano i suoi amici - viveva con disagio l'essere considerato un uomo vicino alla destra. Non era quella, infatti, la sua cultura. Come ricercatore, Marco Biagi aveva concentrato le sue ricerche sui temi della rappresentanza sindacale e, negli ultimi anni, sulle relazioni industriali europee.
    20/03/2002 00:00



    Cordiali saluti

 

 
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