assassini...vorrei che quei vili fossero ripagati con la stessa moneta, certa gente non merita di stare al mondo..


assassini...vorrei che quei vili fossero ripagati con la stessa moneta, certa gente non merita di stare al mondo..
Antonio


tony: assassini...vorrei che quei vili fossero ripagati con la stessa moneta, certa gente non merita di stare al mondo
-----------------------------------------------------------------------------------
da leghista, mi associo totalmente a queste tue dichiarazioni.
ciao pensiero


...sottovoce a tony e a pensiero: vi riferite agli esecutori materiali o a coloro che hanno armato le loro menti e la loro mano?
saluti


c'e differenza fra l'uno e l'altro?...e non c'e bisogno che parli sottovoce...vuoi dire che il mandante e' cofferati ? (siccome Taormina l'ha gia' detto..)
Antonio


dal quotidiano "del padrone"......."Il Giornale" :
"Agguato alle Riforme
--------------------------------------------------------------------------------
Renzo Foa
--------------------------------------------------------------------------------
Lungo la trincea delle riforme, quelle destinate a modificare lo status quo sociale, passa la linea di confine di ogni grande conflitto. Cioè la linea di confine nella politica, la linea di confine nella cultura, ma anche e soprattutto la linea di confine democratica. Il messaggio dell'assassinio di Marco Biagí non riguarda soltanto questo anno 2002, solcato da tante tensioni, né investe solo la complicata partita della sperimentazione sull'articolo 18 e della flessibilità del mercato del lavoro. E molto più pesante e non solo per i due precedenti che sono stati ricordati in queste, ore, l'uccisione di Massìmo, D'Antona e di Ezio Tarantelli. Va letto piuttosto come l'ultimo, drammatico passaggio di una storia che ha segnato e sta segnando l'Italia. Cioè la storia del riformismo bloccato, contrastato con ogni mezzo. Qui sta il più importante e il più negativo elemento di continuità, il vero nodo irrisolto della nostra modernizzazione. E una trincea interminabile. Se usiamo questa chiave di lettura per leggere il passato, arrivando fino all'oggí, è difficile non vedere come lungo di essa si siano combattute dure battaglie. Una trincea che forse nelle stagioni,più lontane, quelle contrassegnate dallo scontro ideologico, è stata più o meno visibile, più conftisa anche perché spesso conservatori e riformatori si scambiavano i ruolì ma che - se concentriamo invece l'attenzione sulla fase più recente - ha i suoi contorni nitidi. Se pensiamo cioè agli ultimi vent'anni, è davvero difficile non cogliere alcuni momenti esemplari Se ne possono ricordare almeno tre. li primo è costituito dalla lotta sulla progressiva desensibilizzazione della scala mobile che - dal famoso decreto di San Valentino al referendum del 1985 - Ade da un lato il Pci di Enrico Berlinguer e la Cgil arroccati sul «no» e, dall'altro lato, in primo luogo Bettino Craxi, Enzo Scotti ella CisI impegnati a liberare il mondo del lavoro da una tutela ormai inutile per chi beneficiava e dannosa per la collettività il secondo momento esemplare è rappresentato dall'inizio del cammino per rientrare nei parametri di Maastricht: era il 1992 e fu segnato da una vera e propria rivolta animata dalla sinistra sindacale e politica contro la legge Finanziaria, decisa dal governo con cui Giuliano Amato cercò invano di traghettare A sistema politico da una stagione all'altra. E l'aggancio all'Euro appare oggi come l'unica vera riforma riuscita nell'ultimo tormentato decennio. Già, perché poi la stagione del centrosinistra - terzo momento esemplare di questa storia di riformismo mancato e dì spirito riformatore contrastato con ogni mezzo - si è snodata tutta lungo un braccio di ferro con il quale la Cgil, forte del suo insediamento elettorale, ha bloccato sul nascere ogni velleità di cambiamenti nel welfare: basti ricordare i duelli pubblici tra Massimo D'Alema e Sergio Cofferati, sempre risoltisi a favore del secondo, grazie a quel diritto di veto che la sinistra italiana ha sempre riconosciuto al sindacato . Ecco, quando si parla di status quo sociale è difficile non tener conto di questo pregresso, di una fase in cui i rapporti di forza si sono progressivamente consolidati a vantaggio dei conservatorismo e a scapito dell'innovazione. Una fase in cui quel pezzo di Italia rappresentato dalle organizzazioni sindacali, soprattutto dalla Cgil, si è progressivamente convinto di poter far valere le proprie rendite di posizione a qualunque prezzo. Anche prescindendo dai rapporti di forza politici esistenti nel Paese. Rifugiandosi dietro a tutte le ambiguità in cui è immersa la parola concertazione, metodo inventato per risolvere i problemi, non per agitare questioni di principio.il muro di «no» opposto al programma di riforme del governo uscito dalle elezioni del 13 maggio è solo l'ultimo capitolo di questa lunga storia. il muro all'ombra del quale ha pensato di ritrovare una ragione di esistenza (e di forza) quell'opposizione a cui la sconfitta elettorale ha fatto perdere l'abitudine alla politica. Sulla difesa dell'articolo 18 si sono infatti ritrovati, salvo rare eccezioni, tutti coloro che pensano di trarre dallo scontro con il governo una ragione di identità un nuovo e composito blocco anti-riformatore, certamente minoritario nel Paese e nelle istituzioni rappresentative, ma particolarmente visibile nelle piazze, un'onda d'urto contro l'innovazione, il reprint di un pezzo di passato.Da martedì sera il grande problema di questo schieramento - difficilmente risolvibile davanti all'opinione pubblica, ma anche alla luce della propria storia - è il ritorno sulla scena di un terrorismo che ha scelto un obbiettivo preciso e che ha assunto, come sua motivazione, proprio l'obbiettivo della mobilitazione sindacale e della sinistra dì questi giorni. Da martedì sera il problema della difesa della democrazia non è più lo slogan agitato contro la «dittatura della maggioranza» o contro «il potere mediatico» è invece qualcosa di più concreto. Già a Genova, durante le giornate del G8, una sinistra che certo non è violenta fece fatica a distinguersi dal violenti e privilegiò, la polemica e lo scontro con il governo. Oggi, avverte una fatica analoga. la fatica che nasce da un'ambiguità profonda, quella accumulata soprattutto nell'ultimo. decennio di rifiuto delle riforme e di contrasto ad ogni cultura riformatrice, Ma questo drammatico passaggio potrebbe essere l'occasione da cogliere per uscire dall'ambivalenza per capire finalmente che politica riformatrice e democrazia sono un binomio in questa stagione indissolubile . Oggi sottolineato per di più dall'atracco terroristico. Sarà possibile?"
--------------------------------------------------------------------------------
Cordiali saluti.


non c'e' risposta pero' ai quesiti di sopra.....
dissentire dalle politiche del governo, nello specifico, sul lavoro e' un atto di "collateralismo" rispetto alle br?
ieri cofferati si e' spiegato benissimo nella trasmissione di ferrara e lerner...le sue idee sono condivisibili o meno (e io e non solo io le condivido) ma vanno al merito della questioni, del significato e della necessita' della tutela dell'art.18...le disquisizioni di renzo foa, o di altri esponenti di destra e di centrosinistra rispetto al "riformismo " e al "conservatorismo" lasciano il tempo che trovano se non entrano nel merito delle riforme proposte...
un po' come la questione "progressisti"-"conservatori"....
Antonio


Si può legittimamente essere contro la modifica dell'art. 18, ma non è corretto, onesto e quindi legittimo spacciarla per l'abolizione del medesimo e paventare conseguenze che non esistono.
Saluti liberali.


ma anche questo e' un giudizio...nel caso specifico suo, non solo suo e legittimo...quello sulle conseguenze paventate...
io ho invece motivo di ritenere che, per il complesso delle argomentazioni addotte da cofferati ,quelle conseguenze possano aversi..
ed ancora, si torna al punto di partenza...
quelle modifiche non riguardando il mio caso specifico dovrebbero lasciarmi indifferente rispetto ad eventuali conseguenze negative che in ogni caso non toccherebbero la mia persona.
ma e' esattamente questa la filosofia dei raporti sociali che non mi sta bene..un modo di ragionare piu' egoistico che individualistico..forse liberista-darwinista ma non liberale.
Antonio


-------------------------Originally posted by tony
c'e differenza fra l'uno e l'altro?...e non c'e bisogno che parli sottovoce...vuoi dire che il mandante e' cofferati ? (siccome Taormina l'ha gia' detto..)
?
tony, sei tu quello che insinua che il mandante sia cofferati.
mustang


Cofferati, sull'art. 18, ha detto un fracco di balle. Basterebbe leggere gli articoli della riforma presentata per accorgersi delle squallide bugie dietro le quali il "cinese" della Cgil nasconde la sua tremenda fifa.
Funzionasse la riforma studiata da Marco Biagi e voluta dal governo Berlusconi, e funzionerà come in tutti, dico e ripeto, tutti i paesi con regole simili a quelle ora proposte, il segretario della Cgil vedrebbe troncata ogni sua aspirazione politica.
E' tutto chiaro e luminoso come il sole.
saluti