Gesto dell'ombrello, Gentilini «deferito»
Il sindaco di Cesena: irresponsabile teppista. Segnalazione alla Lega
a.p. e m.s.
TREVISO. E' di nuovo bufera nazionale su Treviso. Il gesto dell'ombrello che il sindaco Gentilini ha rivolto al presidente del Cesena, dopo il gol annullato domenica ai bianconeri, ha provocato la reazione del primo cittadino di Cesena che ha definito Gentilini «irresponsabile e teppista con atteggiamenti da ultras». E gli ospiti presentano una segnalazione in Lega.
Velenosi anche i commenti di alcuni trevigiani, come l'ex procuratore Candiani e le opposizioni politiche, mentre la Lega Nord fa catenaccio attorno al suo sindaco-simbolo. E lui, lo «sceriffo»? «Non sono affatto pentito del mio gesto - rincara - lo rifarò appena se ne presenterà l'occasione. E' stato solo un moto di liberazione. Se il Cesena pareggiava, sarebbe stata un'ingiustizia. Quando vado allo stadio io sono un tifoso».
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Il gesto dell'ombrello del sindaco Gentilini, al Tenni, nei minuti di recupero del match con il Cesena, crea una nuova bufera sul primo cittadino. Il Cesena ha segnalato l'episodio alla Lega calcio, il sindaco della città romagnola Giordano Conti (Ds) si dice «scandalizzato» e definisce il suo collega «irresponsabile e teppista, con atteggiamenti da ultras». L'ex procuratore, Gianfranco Candiani, dichiara che «Gentilini sta uscendo dalla sua stessa figura, ha spaccato il limite, è travolto dalla sua verve creativa».
E per l'ennesima volta Treviso e il calcio Treviso finiscono sotto i riflettori. Non c'è pace per i biancocelesti, che dipingendosi la faccia di nero avevano dato un bellissimo calcio alle accuse piovute per il comportamento degli ultras nei confronti del nero Omolade. E dalla Fifa era arrivato il premio «Fair play». Per conservarne memoria, il biglietto di auguri di quest'anno ha svelato gambe di diverso colore sotto uguali bianchissimi calzoncini.
Stavolta non c'entra il razzismo, ma la condotta del primo spettatore trevigiano, il sindaco. Candiani sottolinea la gravità del fatto che gran parte della popolazione «approvi il contegno, sempre poco controllato, del sindaco», e chiude con con una metafora: «Se Gentilini è una forza della natura, siamo di fronte a una tragedia ecologica».
Il presidente della Fondazione Cassamarca, Dino De Poli, sgonfia la polemica: «Peccati veniali - dice - non è il gesto di Gentilini a rendere pericoloso il clima allo stadio. Si sa, lui è sanguigno, allo stadio si identifica con i tifosi. Certo anche per lui il bicchiere è pieno, ha espresso fino in fondo la sua personalità, non può raccogliere altri consensi».
E lui, Gentilini? Rilancia. «Lo rifarò ancora, se è per questo - dice uscendo da Ca' Sugana - è stato un gesto di liberazione di cui non mi pento affatto, così come di tutto quello che faccio».
Ma l'immagine della città, il tanto inovocato fair play allo stadio, quando lei indossava anche la fascia tricolore? «In quel momento ero un tifoso, non un sindaco, è stato un autentico gesto di liberazione. Se il Cesena avesse pareggiato, sarebbe stata un'ingiustizia. Il Treviso per come ha giocato avrebbe meritato di vicere con 5, 6 gol di scarto». Altro che moviola, o prova televisiva: il tifoso stavolta è reo confesso.
Il suo collega di Cesena, ieri, dopo essere stato informato dalla società di quanto avvenuto al «Tenni», ha replicato in toni assai duri: «Non consoco questo signore, ma a questo punto non ho nessuna voglia di conoscerlo, si è comportato in modo irresponsabile. Sono scandalizzato, lui in qualsiasi momento rappresenta Treviso, una città civile, democratica, laboriosa. Dovrebbe ricordarsi che oggi più che mai va difeso lo sport contro la violenza, assumere gesti e comportamenti di questo genere non fanno bene a nessuno».
Decisamente inedita, invece, la denuncia della società del Cesena alla Lega di serie C, nella persona del presidente Macalli. Gli esperti dicono che con quanto succede negli stadi italiani ogni domenica - gesti, striscioni e cori di ben altra portata - il fatto potrebbe assumere più un carattere di segnalazione. In pieno recupero, domenica, il Cesena, che perdeva 1-0, aveva segnato un gol annullato dall'arbitro Tonolini, per un fuorigioco dubbio, da moviola come pochi. Da qui il gesto «incriminato».




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