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Discussione: Inno al rutto

  1. #1
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    Predefinito Inno al rutto


    Non disprezzare i rumori che il tuo corpo produce!
    Non vergognarti del rutto, evoluzione del ruggito, che orgoglioso risuona nella jungla della quale TU sei il RE!
    Non vergognarti delle scorregge il cui suono "viscerale" spontaneo germoglia nelle tue mutande.
    Questi soavi suoni sono la testimonianza che hai qualcosa dentro di te... qualcosa che senti la necessità di comunicare al mondo intero.
    Non puoi "soffocare" i tuoi istinti (anche perchè fa malissimo alla salute).
    Lasciati andare e mostra a tutti di quali melodie sei capace!
    Che siano grandiose interpretazioni o opere prive di anima dipende solo dalla tua persona.

    Rutto
    ...telefono squilla...
    ...dopo l'inizio con me che fumo...sul letto...
    ...sotto stretto controllo muro bianco...
    ...meglio occhi...
    ...telefono...
    ...ecco...pensa...
    ...un'altro lento...sporco barbuto e squallidamente umano...
    porca miseria
    tutti insieme così...
    ...fa le sue cose...cerca un pensiero tra le dita dei piedi...
    ...rimugina occhio al cerume sul mignolino...
    ...specula sul bassoventre...
    ...rimesta l'ascella...
    ...sputa...
    ...non risponde al telefono che continua...logoro ringhìo di millenni...
    ...non risponde...non risponde...non risponde...non risponde...
    ...e cambia scena...
    ...meno telefonata?...no!...
    ...click di chiusura...fragore...
    ...mano lenta depone la cornetta...
    ...in ritardo rispetto al suono...
    ...faccione in primissimo piano uomo senz'occhi...
    ...ma con occhiali...
    ...quadro...bianco e nero...
    ...vetro riflette...sul vetro il cappio che dondola tenace...
    ...nella tenebra...
    la storia è questa
    quale?
    guarda la mano. punta il sole. materia grigia cemento. frantuma secoli.
    ...rutto finale di Marcello...
    ..strafatto di unto e zozzerie strappate all'oblio
    e sputi rugosi in faccia a marciapiedi più grigi di lui...

    RUTTO FELPATO
    Quando hai la gola secca
    Quando sei giu di morale
    Quando una canzone ti spinge a desiderare
    Quello che ti salverebbe
    Quello che ti scatenerà
    Quello che tu sogni x fuggire via di qua
    Ed eccola è lei
    Quante cose nelle mani
    Ed eccola è lei
    Il resto è mancia tieni
    Ed eccola è lei
    Costa meno ma lo sai ha il
    RUTTO FELPATOOOOOO
    RUTTO FELPATOOOOOO
    RUTTO FELPATOOOOOO
    Una sensazione mai provata
    Una sensazione inebriante
    Una sensazione che ti cerca continuamente
    Tra un biondo mare e schiuma
    Tra le luci di una finestra
    Tra tante cazzate ormai abbiamo perso la testa
    Ed eccola è lei
    Quante cose nelle mani
    Ed eccola è lei
    Il resto è mancia tieni
    Ed eccola è lei
    Costa meno ma lo sai ha il
    RUTTO FELPATOOOOOO
    RUTTO FELPATOOOOO

  2. #2
    Imperturbabile
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    Predefinito E l'aere attoniti si svegliò per incanto come scosso da un ineluttabile fragore...

    Sul rutto bisognerebbe aprire un capitolo a parte che emendi il più rigoroso dei bon ton e che si adegui alle nuove regole del galateo moderno.
    Vuolsi che le fanciulle debbano reagire inhorridite al gracidar dello stomaco, solitamente di un maschio, dato che, nella mia pur non del tutto breve vita non ho mai sentito una donna ruttare dignitosamente, eppure, posso testimoniare che solitamente, più che inorridire, mi capita di provare sereno stupore.
    Il rutto è appannaggio maschile, spesso trattenuto e librato nell'aria come un efflato silenzioso dell'avvenuta digestione o dell'ingollamento di una saggia pinta di lager strong, altre volte espresso invece sotto forma di un singulto, altre ancora nelle variabili forme del "burp" che l'accompagna.
    So di storie che hanno del leggendario, di damigelle gelose che annusano l'alito per vedere se il compagno ha mentito o ha detto la verità su cosa ha mangiato ("Eh, sai, Giovanni non è bravo a cucinare, ce la siamo cavata con la solita frittata di cipolle, avrei dovuto rimanere a cena da te, tesorino...burp", mentre la diabolica dolce metà annusa perfettamente che nell'aria si sente di tutto meno che il rimasuglio della frittata di cipolle...).
    Un mio amico da tempo medita una performance malefica: riuscire a ruttare la parola "intifada" emettendo al contempo del rutto qualcosa, un rimasuglio di cibo che richiami un sassolino lanciato...
    Io stessa posso testimoniare un curioso fatto capitatomi una volta che passeggiavo in centro: un tipo in bicicletta, dall'aspetto abbastanza malandato, mi guarda e mi rutta "Sei bella!", giuro, ha ruttato la frase.
    Altre persone sono capaci di sillabare l'alfabeto sino alla lettera "M".
    Sinceramente, non sono capace di stimare un uomo che non rutti, anche perchè non credo esista.
    Potrei dire che inhorridisco, e infatti, a volte, ma dipende.
    Sono assolutamente certa che esiste il rutto carino.
    Non ho idea di quale possa esserne la definizione universale, ma c'è ed è tutto fuorchè delicato.
    E' un vessillo di libertà, o, per dirlo con parole non mie, il semaforo verde per tutti gli stomaci liberi e orgogliosi di Libertà.
    Mi dispiace solo sia appannaggio virile, io non potrei ruttare nemmeno in privato, e infatti mio fratello ha decretato la mia inettitudine completa, un mio amico sostiene che le donne non ne posseggono la conformazione, ma insomma, vabbè, io ci ho il suffragio universale, quindi che voglio?
    Liberate i rutti con serenità, questo è il mio messaggio sereno e di pace.
    Amen

  3. #3
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    Predefinito

    Un rutto per l'estate
    di Massimo Cirri


    Il patron ed inventore della manifestazione si chiama Stefano Morselli e ci tiene ad improntare il tutto a un calibrato understatement.
    E' necessario per gestire al meglio la delicata dirompenza della materia.
    A cominciare dal titolo: "Non c'Ë una federazione ufficilale della disciplina e pertanto abbiamo evitato di chiamarlo campionato italiano.
    PerÚ Ë l'unica gara che si svolge sul suolo pubblico, ben diversa da quelle semiclandestine di bar e localini".
    Si chiama Rutto sound no limits ma nei fatti quella che sta per iniziare Ë la finale del campionato italiano di rutto.
    Siamo a Reggiolo, 8.000 abitanti, provincia di Reggio Emilia, tra Novellara e il Po, che da 4 anni ospita i ruttatori agonistici italiani.
    Una presenza che cerca di essere discreta, racconta Morselli, perchË quella del rutto Ë questione che corre sul filo del rasoio. Non bisogna scadere.
    "Per questo un mese fa abbiamo rifiutato l'invito di Italia Uno, a Strano ma vero. Volevano che i nostri campioni ruttassero in televisione, in diretta.
    Un fenomeno da baraccone. Altra cosa ruttare qua, davanti a gente che Ë venuta a vederti ruttare".
    L'amministrazione di centrosinistra tollera, ma teme l'identificazione Reggiolo cittý del rutto.
    Vengono in mente le parole del cardinale Biffi, su Bologna, e l'Emilia per estensione, "satolla e disperata".
    Guardandosi intorno disperata non sembrerebbe. Satolla sicuramente sÏ, perchË il rutto questo festeggia.
    Pur ignorata dai media locali la gara Ë cresciuta con gli anni, in partecipazione e pubblico.
    Stasera saranno in pi˜ di diecimila, su un grande prato, tra gli stand di una festa della birra che ha lo stesso ordinato formato delle feste dell'Unitý, a aspettare la finale.
    Nelle serate precedenti, in un Rutto Point, i ruttatori potenzialmente forti si sono sottoposti ad un provino di selezione.
    Due minuti per mettere in mostra le proprie capacitý. Si sono presentati in 50 e i 20 migliori sono sul palco stasera.
    Il pi˜ giovane ha 14 anni ed Ë accompagnato dai genitori. Il pi˜ maturo 32. La maggior parte tra 20 e 25.
    E' quella l'etý migliore. Anche nel rutto l'atleta deve essere giovane e molti, nel retropalco, tra emissioni di riscaldamento, confermano che con l'etý si perde sempre qualcosa.
    I finalisti sono di tutti i ceti sociali. Vengono dalle provincie di Reggio, Modena, Mantova e Parma. E, dice Morselli, "sono il meglio del rutto del Nord Italia.
    Gente che rutta normalmente alle feste della birra e stasera ha la possibilitý di farlo in modo agonistico"
    . PerchË il rutto Ë fenomeno sociale , che non Ë normale esibire in pubblico ma che comunque esiste. Tanto vale dargli dignitý, almeno sportiva. Reggiolo da l'opportunitý per fare outing. Corrado Vernizzi, 19 anni, studente universitario a Parma: "Ho imparato da bambino". Ero piccolino e facevo giý dei rutti abbastanza forti.
    Mi hanno convinto i miei amici. Mi sono preparato allenandomi tutti i giorni". Non riporta nessun problema in famiglia per la sua scelta.

    IN PRINCIPIO E' LA POTENZA. Si comincia. Prima delle tre specialitý di rutto di potenza, dove l'intensitý dell'emissione Ë valutata da un fonometro digitale.
    E' una macchina da 50 milioni, messa gratuitamente a disposizione da un' azienda di ReggioEmilia che si occupa di impatto ambientale.
    Ha chiesto soltanto che il suo nome non compaia in nessun modo, encomiabile esempio di sponsor non invadente.
    Morselli, disinvolto e affabile presentatore, chiama i primi concorrenti e ricorda come va interpretato il rutto di potenza:
    corto e concentrato, per cercare il decibel pi˜ alto nel picco dell'emissione. Nei primi momenti della gara, soprattutto tra il pubblico che Ë qui per la prima volta,
    si registra qualche momento di perplessitý. Imbarazzo per vedere esibita in pubblico, su un palco illuminato e amplificata in migliaia di watt, un attivitý tanto privata.
    "Ma sono degli animali", dice stupefatta una ragazza nelle prime file. Poi qualcosa cambia.
    La dimensione del gesto agonistico prende il sopravvento sul rutto come rottura delle regole del galateo.
    Si guarda all'uomo sul palco, pronto davanti al microfono, come atleta del salto in alto prima della rincorsa.
    Cerca la concentrazione, a volte beve un sorso di minerale rigorosamente gasata, piega la testa, deglutisce, contrae gli addominali.
    Sembra guardarsi dentro a cercare la meta come il saltatore in alto guarda l'asticella.
    Qualcuno tra il pubblico incoraggia per spezzare la tensione. Sui diecimila cala il silenzio.
    Ancora qualche lungo secondo di compressione. poi l'atleta compie il gesto ed emette. A volte Ë un suono che pesca nelle profonditý viscerali della specie,
    ha in sË una potenza che precede la civiltý e forse la costruisce.
    Il grande leone marino sulla costa della Patagonia, senza nient'altro intorno se non il proprio grido a simboleggiare la sua forza di capobranco.
    Boato del pubblico, senso di liberazione, esplosione di applausi.
    Prima ancora che il fonometro elabori il responso, l'atleta sembra conoscere il valore della sua performance.
    Allora Ë esultanza, braccia al cielo. O gesto di sconforto, stizza, delusione.
    Nicoletta, 19 anni, studentessa della provincia di Modena, Ë la prima donna a presentarsi a volto scoperto ad una gara di rutti.
    L'anno scorso, dicono le cronache, una rappresentante del gentil sesso era scesa in campo mascherata.
    Lei ha voluto l'anonimato e si Ë scelta l'evocativo nome di Lady Eruttiva.
    Dice che questa gara di rutti Ë un mondo ancora molto maschile. Si Ë preparata allenandosi durante il giorno, "quando potevo, in luoghi dove non c'Ë gente.
    Di solito riesco a ruttare anche senza bere: stasera, per non rischiare di fare brutta figura, ho bevuto molta Coca Cola".
    A una ragazzo che le piace racconterebbe di aver partecipato a questa gara, "perÚ non gli farei mai sentire come rutto".
    Quando tocca a lei attraversa il palcoscenico con l'aria di chi si Ë resa conto di aver sbagliato a dire di si.
    E' una bella ragazza bionda con l'ombelico scoperto. Davanti al microfono impone con decisione la calma al pubblico e a qualche concorrente maschio che rumoreggia.
    Poi spara un rutto da 128,1 decibel, meglio di molti uomini.
    Tripudio di rispetto del pubblico. Il migliore rutto di potenza Ë Paolo "Ciopa" Onfiani di Reggio con 136,6 decibel.

    POI VENGONO LUNGHEZZA E PAROLE. In platea, seduti sull'erba, alcuni bambini seguono a bocca aperta.
    Ma Ë politicamente corretto portare un bambino a uno spettacolo come questo? PuÚ essere diseducativo?
    Una mamma fa notare che per mesi ha incoraggiato suo figlio a fare il ruttino dopo la poppata, prima di addormentarsi.
    E' come se questo invito, sepolto nei primi mesi di vita di tutti, si manifestasse qui collettivamente.
    Seconda prova: rutto in lungo. Il fonometro misura la lunghezza dell'emissione che deve essere senza interruzioni.
    A volte la componente psicologica incide duramente sulla performance. Vernizzi nelle prove libere non amplificate ha fatto intravedere grandi doti,
    ma sul palco delude. Incespica, sente la tensione e rende un decimo di quello che ha dentro. Finirý per ritirarsi.
    "E' l'emozione", dice quasi scusandosi. Affettuosi applausi di incoraggiamento dal pubblico.
    Provateci voi, che vi vergognate se vi scappa un piccolo burp digestivo a una cena tra colleghi, a ruttare come meglio potete davanti a diecimila persone
    che vi tengono gli occhi e le orecchie puntate addosso. Migliore di tutti Luca Augelli di Suzzara, con un rutto eterno lungo 6 secondi e 362 millesimi.
    Ma in prova ha superato il muro degli 8 secondi. Non delude Lady Eruttiva, con 1 secondo e 812.
    Il rutto parlato Ë la prova libera della specialitý. Abolito il fonometro, gli atleti recitano un fraseggio di propria scelta all'interno di un unico rutto.
    Giudica una giuria di 5 specialisti. La maggioranza dei concorrenti preferisce non scegliere in anticipo la frase, perchË "Ë una questione di ispirazione, da cogliere al momento".
    Ma c'Ë anche chi tenta il colpo scenico e, telefonino all'orecchio, rutta "Pronto chi Ë?". Commuovono la cavernositý di "M'illumino d'immenso", "Cosa conta di pi˜ nella vita",
    "Ti voglio bene mamma", Supercalifragilistichespiralitoso".
    C'Ë chi cerca di ammaliare la commissione ruttando "Voglio dare un bacio alla giuria". Altri migliorano la performance aggiungendo all'emissione uno slancio canoro.
    Ne escono ruttati "Fratelli d'Italia", "Voglio andare a vivere in campagna" e "Ti amo", emesso gastricamente alla maniera di Umberto Tozzi.

    SFIDA ALL'ULTIMO GAS. In uno spareggio allo spasimo si laurea campione 2000 Paolo "Ciopa" O., 26 anni, operaio in un bottonificio.
    "Da giovane volevo cantare, poi ho visto che mi riusciva meglio ruttare. Mi alleno mangiando molto in fretta. Quello che mi agevola Ë non sentire l'emozione.
    Questa gente Ë solo qui per vedere degli stupidi ruttare. E io li accontento", dice con lucida padronanza dello star sistem del rutto.
    In un intreccio di new e old porta a casa in premio un prosciutto di Parma e una pagina personale in Internet,
    Vince su Massimo G., mantovano, che sconta una indecisione di fondo: " Ho un bar e una certa reputazione".
    Lady Eruttiva conclude ottava.

    Roberto Ferrari Ë il padre di Marco, morto ventenne di leucemia. Rutto sound no Limits Ë dedicata a lui
    e i molti milioni raccolti con il lavoro volontario di 150 mila persone che gestiscono la festa vanno a finanziare il progetto di biologia molecolare dell'ospedale di Reggio.
    Ferrari fa il preside, ha affrontato il dramma di essere sopravvissuto a un figlio e non Ë per niente scontento che la sua memoria sia onorata con una gara di rutti.
    "Per la prima volta dopo la sua morte ho cominciato a ridere qui, dopo un buon rutto".

  4. #4
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    Predefinito Contributo


    Quando il ruttino tarda

    Il famoso rutto... che preoccupa le giovani mamme che lo aspettano per coricare Bebè nel suo piccolo letto e per potersi riaddormentare a loro volta.

    Se Bebè tarda a fare il suo rutto, varie soluzioni vi si offrono per accelerarlo.

    Metodo classico: Bebè è contro la vostra spalla, la sua testa la supera e ne è libera. Aspettate alcuni momenti prima di passare alla fase numero due che consiste nella famosa piccola e leggera "pacca" nel mezzo della schiena all'altezza dello stomaco.

    I piccoli massaggi regolari sulla sua schiena all'altezza dello stomaco di Bebè: effettuate dei movimenti circolari in senso orario.

    Ultima possibilità: ponete delicatamente Bebè sul vostro avaraccio mettendo la vostra mano all'altezza del suo ventre. Massaggiate lo stomaco e tamburellate dolcemente sulla schiena, in modo alterno.

    Infine, se siete "disperate", mettete Bebè nel suo seggiolone di riposo e badate che sia sufficientemente inclinato affinché l'aria trattenuta possa liberarsi spontaneamente.

  5. #5
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    ETNA

    Se lava erutto,
    tutto è distrutto
    ciò ch'è costrutto;
    il grano e il frutto
    brucio di brutto.
    C'è rutto e rutto...

  6. #6
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    il corriere improbabile

    per la dipartita delle melenzane ingurgitate dal santo padre il mondo eccelsiatsico e` stato coinvolto in UN RUTTO ECUMENICO.

 

 

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