In un discorso alla radio il presidente Usa all'attacco
"Fronteggeremo la violenza catastrofica dell'Iraq"
Bush e gli Usa verso la guerra

Migliaia di militari americani in partenza a gennaio
Altre due portaerei saranno spostate nel Golfo


NEW YORK - Il 2003 sarà l'anno della guerra all'Iraq. E' questo il senso del duro discorso pronunciato oggi alla radio dal presidente americano George W. Bush, sempre più determinato a chiudere la partita con Saddam Hussein.

Al rais di Bagdad, Bush lascia ancora una porta aperta ("L'onere dell aprova spetta al dittatore dell'Iraq, che deve rivelare e distruggere il suo arsenale di armi"), ma dalle sue parole si intende che il spiraglio da cui può passare la strada della pace è davvero stretto. "Così - annuncia il presidente Usa dal ranch di Crawford, dove trascorre le festività di fine anno - se non ci sarà disarmo l'anno che sta arrivando richiederà agli Stati Uniti di fronteggiare il pericolo di una violenza catastrofica". Appunto quella del regime iracheno.

"La guerra al terrorismo - spiega il presidente Usa - ci richiede di confrontarci con il pericolo rappresentato dall'Iraq e dalle sue armi di distruzione di massa e allora, per il bene della pace, gli Stati Uniti guideranno una coalizione per disarmare il regime iracheno e per liberare il popolo dell'Iraq".

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Pur senza addurre alcuna prova di un eventuale coinvolgimento di Baghdad negli attacchi sferrati contro gli Usa, Bush non esita dunque a collegare strettamente l'annientamento dei terroristi ("Proseguiremo a combatterlo con pazienza, concentrazione e determinazione") al disarmo di Saddam, che secondo la Casa Bianca rappresenta una minaccia per i paesi vicini e per l'intera regione del Golfo Persico.

Intanto la macchina della guerra, già in moto da tempo, è pronta ad accelerare. Migliaia di militari americani dell'esercito e dell'aviazione raggiungeranno le basi nel Golfo a gennaio, contemporaneamente alla partenza verso le zone dell'eventuale conflitto di due portaerei con i loro gruppi navali. Secondo fonti del Pentagono, le truppe di terra e gli uomini dell'aviazione si distribuiranno tra Kuwait e Arabia Saudita, ma saranno dislocate anche in Qatar, Oman e Bahrain. A conti fatti, alla fine di gennaio i militari americani nel area del Golfo Persico saranno quasi 120 mila. Un numero sufficiente, secondo gli stateghi della Difesa americana, per muovere su Baghdad.

(28 dicembre 2002)