Cesare Ottaviano Augusto “Pater Patriae”
Augusto Gaio Giulio Cesare Ottaviano, “padre della patria”, fu l’immagine del massimo splendore dell’Impero Romano, sotto la cui guida Roma e i romani goderono di magnifico benessere.
Augusto discendente da famiglia equestre, nacque da Gaio Ottavio e da Azia, nipote di Iulis Caesar, che lo adottò come figlio e lo inviò nell’illirico perché apprendesse l’arte militare. Ma la morte di Cesare, giunse mentre Ottaviano era ancora impegnato negli studi, rientrò quindi in patria per rivendicare i suoi diritti, e prese il nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano; il nuovo erede, ebbe subito vita avversa, dovette scontrarsi con il console Antonio, che non gli riconobbe l’eredità di Cesare; si formarono perciò due schieramenti , quello di Ottaviano a cui si unirono i vecchi avversari di Cesare che privati delle loro posizioni dal precedente imperatore, speravano di ottenere dal suo giovane successore quello che gli era stato negato.
Si aggiunsero poi i veterani di Cesare e una parte delle truppe cesariane che Antonio contava avere dalla sua parte. Si venne così ad un primo conflitto che portò alla sconfitta di Antonio. Lepido e Planco si unirono ad Antonio mentre Ottaviano marciò su Roma ed assunse il consolato. Siccome, però, Bruto e Cassio stavano tramando contro Roma, Antonio Ottaviano e Lepido formarono il secondo triunvirato per opporsi agli uccisori di Cesare, quindi Antonio ed Ottaviano si scontrarono con i repubblicani a Filippi nella storica battaglia del 42 a.C., vista l’inevitabile sconfitta Bruto e Cassio si suicidarono, mentre Antonio ed Ottaviano usciti vittoriosi si ritrovarono ancora nemici proprio per i problemi da essa creati, le terre ricche d’Oriente promesse ai veterani da Ottaviano finirono in mano ad Antonio che aveva vantato di aver avuto la parte maggiore nella vittoria di Filippi.
Quindi continuando l’intralcio, Antonio ostacolava l’opera di Augusto fino al divampare della guerra civile che terminò solo con la vittoria di Ottaviano a Perusia.
I due nemici vennero allora ad un accordo, consacrato dal matrimonio fra Antonio ed Ottavia, sorella di Ottaviano. In questo periodo di tregua Ottaviano intraprese la guerra navale contro Sesto Pompeo che scorazzando nei mari di Sicilia e Sardegna teneva sotto vigilanza gli approvvigionamenti che andavano in Italia e particolarmente a Roma.
Senza gli aiuti promessi da Antonio in precedenza, Augusto tolse ugualmente a Sesto Pompeo la Sicilia, conquistando poco dopo anche l’Africa divenendo così signore dell’Occidente e dei sui mari.
Intanto Antonio cercava attraverso conflitti senza successi di riassestare l’impero ma questo gli suscitò l’opposizione della maggior parte dei romani che rimanevano devoti alle antiche tradizioni della città; da parte sua Ottaviano acquistò nuove simpatie perché la sua politica, e la sua retta morale lo inducevano a rispettare la tradizione ed i culti di Roma rispecchiando così i sentimenti del popolo.
Antonio ed Ottaviano furono così di nuovo in conflitto. Mentre il rispetto e la fedeltà crebbero verso Ottaviano da parte sia dei soldati, del senato e del popolo romano, Antonio al contrario andava perdendo seguaci soprattutto per i sui rapporti con Cleopatra e per le donazioni fattele di terre romane, che gli valsero l’accusa di traditore.
In tali condizioni si giunse alla guerra da cui ne uscì, dopo il suicidio di Antonio e Cleopatra, trionfatore Ottaviano che col possesso dell’Oriente portò finalmente la pace a Roma.
Ad Ottaviano vincitore Roma ed il suo popolo guardavano come al dominatore, al signore assoluto al padre della patria.
Ottaviano da parte sua tentava di riformare la repubblica, pur rispettandone le forme e le tradizioni, ma accordandole con il potere monarchico.
La riforma di Ottaviano cominciò dal senato facendogli amministrare alcune province attraverso propri proconsoli, conservò il comando delle truppe, il suo titolo di Imperator significava appunto il supremo comando militare e stabilì che il consolato si rinnovasse anno per anno.
Nel 27 fu insignito del titolo di Augusto, nel 12 di quello di pontefice massimo e nel 2 ebbe il titolo di Pater Patriae. Egli diveniva così degno di venerazione e di onori divini, il padre della patria, il figlio della divinità.
Fu insomma l’imperatore, il vittorioso, il salvatore e il restauratore di Roma dell’impero.
Si preoccupò infatti di dare a Roma l’aspetto sontuoso di capitale, arricchendola di templi, edifici, terme, strade, piazze, teatri.
La approvvigionò di ottima acqua e di grano, cercando di offrire abbondanza a tutta la popolazione.
Per amministrare invece le province e per regolare i confini dell’impero, creò contingenti fissi di legioni. In Oriente dove la politica di Antonio aveva lasciato strascichi si recò personalmente fino al riordino amministrativo ed economico.
Tra le tante riforme ricordiamo quella monetaria creò infatti una zecca dove venivano coniate monete che portavano su una faccia l’effige dell’imperatore.
Nonostante i provvedimenti presi per i confini l’impero era minacciato da barbari e da popolazioni germaniche, ma inviando subito le sue legioni riuscì vittorioso quasi ovunque.
Abbiamo ricordato Augusto per le sue alte qualità di imperatore e di comandante, quindi non potendo sperare di riportare Roma ai fasti di un tempo cerchiamo di far tesoro del ricordo e delle gesta dell’ uomo che ha saputo spingere il proprio spirito al di là del normale e la romana civiltà alla guida del mondo.




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