Mandato da Gianni Pardo Sabato, 28 dicembre 2002, 06:20 uur.
Oggi, per sapere a che punto siamo dell'anno, guardiamo distrattamente il calendario: un oggetto casalingo e banale, spesso solo un omaggio accettato quasi con degnazione dal nostro fornitore abituale. E invece quell'umile pro-memoria è il risultato di un progresso impressionante, che ha richiesto grandi sforzi, a suo tempo.

È dalla sua esigenza che è nata una delle prime scienze: l'astronomia. Bisognava infatti per sapere a che punto si era del ciclo del sole, per decidere se era il tempo di seminare o no, di raccogliere o no: già nell'antichità ci si era accorti che non sempre si può giudicare l'avanzamento dell'anno dalla temperatura, infatti la stagione fredda o quella calda (ce ne sono solo due, checché la gente dica) possono arrivare in anticipo o in ritardo.

Da principio nel Medio Oriente, osservando gli astri, si giunse alla conclusione che un anno era costituito da 360 giorni. Bella cifra tonda, rimasta ancora oggi a designare l'angolo giro, ma sbagliata di cinque giorni abbondanti. Successivamente la misura dell'anno è stata molto migliorata (eccellente la riforma di Giulio Cesare, che introdusse il giorno bisestile) e perfetta è infine stata quella di Gregorio XIII, nel 1582, che ci ha dato il calendario attuale.

Questi sono ricordi di scuola che potrebbero anche contenere qualche errore, ma una cosa è sicura: gli uomini si sono così abituati alla loro misura del tempo da credere quasi che effettivamente qualcosa cambi, tra le 23,59 del trentuno dicembre e le 00,01 del primo gennaio.

Ecco perché, un po' per scherzo un po' sul serio, ci si chiede che cosa porterà il nuovo anno, si fanno addirittura buoni propositi come se si potesse cambiar vita, ci si intestardisce a dir male del passato morente per magnificare ciò che ci si aspetta dal futuro.

Invece la Terra continua a rotolare indifferente nello spazio siderale, senza accorgersi di nulla. E nulla noterebbe l'Universo se questa stessa Terra sbattesse contro un meteorite e si frantumasse in mille pezzi. Talmente è piccolo il grumetto di materia che essa costituisce.

Il Capodanno è assolutamente privo di senso scientifico, in quanto è del tutto arbitrario: in passato è stato infatti fissato in altre tre o quattro date. In compenso ha un eccellente significato gastronomico ed umano. Quando si ha la fortuna di star bene e d'avere una famiglia, si banchetta, si brinda anche con gli amici, si fanno viaggi, si cerca d'essere felici.
L'atteggiamento generale si vuole benevolo ed ottimista.

Proprio per questo bisognerebbe approfittarne per essere più gentili col prossimo (la famiglia, per cominciare: è il primo prossimo), ed anche per fare un po' di beneficenza. La beneficenza è anche invitare un parente solo e un po' antipatico, perdonare la stupida mania dei botti, tollerare il baccano dei vicini che andranno a letto più tardi di noi. Il Capodanno è una festa inventata ma, appunto, bisogna cercare di viverla con gioia e, se appena è possibile, di regalarne un po'.

Gianni Pardo, fine 2002 - http://www.legnostorto.com/node.php?id=1558