Il direttore in quota alla Lega ha origini pugliesi
Marano, un «nero del Nord»
sul ponte di comando di Raidue
«La Puglia è sempre nel mio cuore. Sono nato ad Ascoli Satriano e i miei genitori sono di Rocchetta Sant'Antonio, due paesi in provincia di Foggia». Antonio Marano, direttore di Raidue da appena sei mesi, è fiero delle sue radici, tanto che a Varese, dove è cresciuto, è socio dell'Associazione dei Pugliesi... padani: «La mia famiglia è emigrata al Nord nel '56, quando io ero ancora in fasce. Mi sono formato in una terra il cui motto è Famiglia, Azienda, Patria. Ma sono rimasto terrone nell'anima, diventando federalista nel pensiero. Forse, è per questo che il mio amico Umberto Bossi mi definisce un negro del Nord...».
Una mentalità federalista che Marano ha messo al centro del suo piano editoriale, raccontato in esclusiva alla Gazzetta del Mezzogiorno.
«La mia priorità è raccontare il territorio con le sue diversità. Per questo ho chiesto al Consiglio di Amministrazione di rivoluzionare il programma Sereno Variabile: ho previsto tre conduttori che da tre studi, uno a Napoli, uno a Roma e l'altro a Milano, diano voce alle realtà regionali. Voglio che abbia un taglio più attento alla cultura italiana. Già in questi sei mesi abbiamo dimostrato di essere in prima linea nel racconto del territorio. Così è stato per il terremoto nel Molise, le eruzioni dell'Etna e in tutte le necessità dell'informazione. Un'attenzione che stiamo dimostrando giorno per giorno con l'ottimo programma L'Italia sul Due, condotto da Monica Leofreddi. Certo, molto c'è ancora da fare. E a parte la trasmissione della D'Eusanio che ha creato qualche malcontento e Destinazione Sanremo che abbiamo dovuto realizzare per rispettare gli accordi con il Comune di Sanremo, il resto della programmazione di Raidue è tutta da costruire».
Una programmazione che, però, dovrà fare i conti con le sensibili riduzioni di budget...
«Ahimè, si. Il 2003 avremo, infatti, a disposizione 65 milioni di euro, contro i 78 milioni del 2002. Anche se devo dire che abbiamo sin qui realizzato il nostro prodotto, spendendo il 37% in meno...».
Risparmio, però, non è sinonimo di ottimi ascolti.
«Si, in parte. Tuttavia e paradossalmente, come anche la Sipra ci ha riconosciuto, i minori ascolti hanno prodotto maggiori entrate pubblicitarie. Ma sul fronte dello share ci sono alcuni aspetti da chiarire. L'Azienda ci chiede di aumentare gli ascolti, ma talvolta ci considera come un corpo da cui espiantare gli organi migliori e donarli a Raiuno. In una logica di concorrenza Rai-Mediaset ciò è comprensibile e noi siamo contenti di sacrificarci, come è avvenuto nel caso della fiction di Montalbano. Ma questa impostazione impoverisce la qualità della nostra offerta. Inoltre, arrivando alla direzione di questo canale, ho trovato molti buchi e falle da tappare, soprattutto in prima e seconda serata. E questa è la mia seconda priorità. Stiamo praticamente ricostruendo da zero il palinsesto di Raidue, realizzando nuovi e migliori programmi, per il target d'età 25-44 e per i giovanissimi. E nuove fiction per ampliare il nostro pubblico femminile».
Come ad esempio «Chiaroscuro»?
«È la prima produzione che si realizza con la mia direzione. Ha per protagonisti l'ex Miss Italia di colore, Denny Mendez e gli attori Nino Manfredi, Marco Bonini e Ida Di Benedetto. Una storia a sfondo sociale, in cui i protagonisti si misurano con la realtà degli extracomunitari e di alcuni disoccupati che si ribellano ad una situazione di sofferenza».
Sembra quasi che Lei abbia dimenticato la sua vecchia anima leghista...
«Mi considero innanzitutto un professionista della comunicazione, senza pregiudizi verso le altrui culture. E poi vanto il primato di aver realizzato una delle prime televisioni glocal, dirigendo Rete 55, in cui globalizzavo il locale. E comunque sono un federalista doc, non un secessionista».
Torniamo al suo piano editoriale: quali altre novità?
«Vareremo una decina di nuovi programmi, soprattutto d'informazione. Pierluigi Battista condurrà Batti e ribatti; mentre Marcello Veneziani presenterà Oblò. E poi continuerà l'esperienza di Antonio Socci con Excalibur che sono convinto darà riscontri meritati, perchè è una trasmissione di ottimo livello. Alan Friedman, invece, avrà il compito di sviluppare per la rete un programma d'economia. Stiamo anche lavorando ad una serie dedicata ai miti dello sport e ad altro ancora... Mi fermo qui: ho già fatto troppe anticipazioni».




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