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    Predefinito Agenzia Ansa, 3 dicembre...

    …1992, ore 11,26: “ Il giudice Domenico Signorino, accusato da un pentito di essere vicino alla mafia, si è ucciso. Secondo la prima notizia, il magistrato si è sparato”.

    Quella mattina, prima di spararsi, Domenico Signorino scrisse una lettera alla moglie, per chiederle perdono. Le chiese perdono. Si disse innocente. Era appena rientrato a casa, mancavano pochi minuti alle 11. Prima aveva lavorato in tribunale, aveva preso un caffè al bar con i colleghi. Anziché risalire in ufficio aveva chiesto alla scorta di ricondurlo a casa. Aveva detto loro:”Per ora lei e la scorta siete liberi, eventualmente ci vediamo più tardi. In casa scrisse poche righe su un foglietto di bloc notes. Si sparò alla tempia nella camera da letto.
    Poche ore dopo, nei corridori di Montecitorio, qualcuno chiese a Violante se anche lui ritenesse che “questo suicidio impone di rendere pubblico in modo diverso le dichiarazioni dei pentiti”. E se, perciò, “ciò comporta un modo diverso di lavorare anche per la commissione antimafia”.
    E Violante disse:”C’è un grande interesse a che non si faccia la lotta alla mafia. Certamente ci vuole il massimo di equilibrio nell’affrontare le dichiarazioni dei pentiti che sono strumenti utilissimi nella lotta contro la mafia. Dunque ci vuole la massima prudenza, ma non andrei oltre questa considerazione”.
    In Senato è la volta di Ugo Pecchioli, del Pds: “Questa nuova tragedia significa l’estendersi della ramificazione diffusissima della presenza mafiosa , che non ha risparmiato, oltre che ambienti politici anche settori di apparati dello Stato. Il momento è gravissimo, occorre una mobilitazione o un impegno di massa perché i pentoloni dentro i quali sono stati ben coperti tanti misteri vengano finalmente scoperchiati”.
    Il deputato della Rete, Gaspare Nuccio, disse: “Sicuramente adesso si scatenerà la vandea contro coloro i quali in questi anni si sono battuti per chiedere verità e giustizia.
    Pietro Folena, altro pidiessino, vide similitudini tra la caduta del Muro di Berlino e le inchieste sulla mafia: “Anche allora suicidi e drammi personali. Ciò conferma tragicamente il grado di internità (testuale) della mafia dentro un pezzo consistente delle istituzioni. La prima lettura del fatto sembra portare verso un gesto che ammette indirettamente i fatti”.
    Folena, dopo un paio di anni, nel 1995, diventerà responsabile per la giustizia del Pds.

    "Non so nulla del giudice Signorino. Nulla più di quanto ho
    letto e si legge sui giornali, che è poi quanto ne ha detto
    un pentito e che è tutto da verificare. Ma so che con
    Signorino siamo a sei. Sei sono gli uomini che travolti dagli
    scandali di tangenti o di mafia, hanno preferito la morte
    alla galera o al disonore…. Per spirito di equità azzardiamo
    una proposta. Che i nomi di questi morti d’onore siano scritti
    in un albo d’onore (nel senso nostro, non in quello
    della mafia) che, avendo comunque pagato più del
    dovuto, l’onore se lo sono riguadagnato sul campo, e con
    esso il diritto al rispetto di tutti”.

    Indro Montanelli da il Giornale del 4 dicembre 1992 allora di Silvio Berlusconi.


    saluti.

  2. #2
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    Predefinito Parte seconda.

    Passa un mese, siamo a sabato 2 gennaio 1993. Sui giornali si leggono notizie strabilianti sulla lotta alla mafia. Però succedono cose strane. Una volta il simbolo della lotta contro la mafia era Falcone, quel Giovanni Falcone che istruì il maxi processo. Uno dei pm a quel maxiprocesso era proprio Domenico Signorino. Un magistrato che indagò sugli ammazzamenti di Pio La Torre e del generale Dalla Chiesa. Il giorno che Signorino si sparò, Alfonso Giordano, che era stato giudice proprio del maxiprocesso, si chiese se non vi fosse “una regia preordinata, in tutto questo”. “ Se Signorino ha avuto delle implicazioni in ambienti mafiosi mi chiedo come abbia accettato di fare il maxiprocesso, dove la posizione del pubblico ministero non poteva dare luogo a debolezze o incertezze e dove chiese pesanti condanne soprattutto per i componenti della Cupola”.
    Il pentito che accusò Signorino era Gaspare Mutolo. Quando gli chiesero se conoscesse il Mutolo Signorino rispose:”Certo che sì. Mi occupai di lui durante il primo maxiprocesso”.
    Ora, gennaio ’92, dopo tanti anni da quel maxiprocesso, ci si rammenta di Signorino, di Falcone, di Dalla Chiesa e di….Andreotti. Il 12 novembre del 1986 Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, fu chiamato a testimoniare al maxiprocesso. Doveva commentare una frase del diario di Dalla Chiesa, in cui il generale disse che Andreotti si era interessato, per motivi elettorali, del suo lavoro a Palermo. Andreotti negò davanti a Falcone nella fase istruttoria e davanti a Signorino in udienza. Signorino respinse le richieste delle parti civili di avviare nei confronti di Andreotti un procedimento di falsa testimonianza, e si guadagnò qualche insulto.

    “I miei convincimenti sono stati purtroppo drammaticamente confermati. Ho sempre cercato di far capire che la confessione di un pentito non è una prova, ma solo un punto di riferimento da cui far partire le indagini. Rendere pubblico un avviso di garanzia è voler indicare un colpevole. E’ dunque necessario mantenere segreto l’avviso di garanzia che non è indizio di reato, ma solo la volontà del magistrato di approfondire i fatti. L’avviso di garanzia deve essere protetto dal segreto istruttorio”.

    Giovanni Galloni, Dc, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, 4 dicembre 1992.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    Non ho capito, stai usando un morto per dire che l'avviso di garanzia deve essere segreto?

  4. #4
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    Predefinito Ebbene sì, sto usando...

    ...un morto ammazzato da "avviso di garanzia" contro l'uso incivile fatto dell'avviso di garanzia.

    Hai capito adesso?

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    No, l'avviso di garanzia non uccide.

    Hai preso un abbaglio secondo me.

  6. #6
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    Predefinito Coincidenze?

    Quasi un mese dopo la pistolettata che Signorino si è sparato alla tempia, si verificano alcune strane coincidenze. Una su tutte: poco dopo l’arresto del funzionario del Sisde, Bruno Contrada, si scopre che sia Contrada sia Signorino sono stati tirati in ballo dal pentito Gaspare Mutolo. Nel marzo del ’93, tre mesi dopo, si legge:”Nelle motivazioni della richiesta di autorizzazione a procedere per Andreotti, i magistrati fanno riferimento anche alla vicenda di Bruno Contrada….Un altro elemento a sostegno della credibilità dei pentiti, è stato rintracciato dalla Cassazione nel fatto che Mutolo ha indicato un appartamento in via Jung, nel centro di Palermo, del quale contrada aveva la disponibilià insieme con il giudice Domenico Signorino. Il particolare avrebbe rivelato, a giudizio dei magistrati, una conoscenza diretta dei rapporti tra lo stesso Contrada (e quindi Signorino, ndr) e la cosca di Riccobono: l’appartamento sarebbe stato infatti procurato al funzionario su interessamento del boss.
    Ricapitoliamo: pochi giorni prima del suicidio di Signorino, a Caltanissetta lo stesso fece l’avvocato Salvatore Mentana, indicato dal pentito Leonardo Messina. Oggi ci possiamo tranquillamente chiederci chi siano questi nuovi pentiti, questi signori così spremuti in commissione Antimafia, che prima tirano dentro un avvocato, poi un magistrato, poi uno dei servizi segreti, poi un politico, poi un giudice di Cassazione, poi un ex presidente del Consiglio.

    “…la profonda perplessità sul metodo di gestione e sul sistema di utilizzazione delle propalazione dei pentiti, tratte indiscriminatamente a sostegno di verità solamente da loro affermate”.
    Documento degli avvocati della Camera penale di Palermo, 25 novembre 1992.

    Nelle stesse settimane una delle “profezie” di Violante si avverrà in parte.
    Il 9 febbraio del 1993 Gaspare Mutolo deporrà in commissione Antimafia. Ventiquattro ore più tardi i giornalisti avranno il privilegio di ascoltare la deposizione di Mutolo nella sala stampa di San Macuto. “…ha riferito dei legami che la mafia avrebbe tenuto con i politici, fra cui Salvo Lima; con i magistrati; con esponenti delle forze dell’ordine….ha detto di aver fatto ai giudici il nome di Signorino e di qualche altro magistrato….ha definito il giudice Carnevale una garanzia per noi in Cassazione…ha riferito che Contrada era molto vicino a Riccobono ma aveva rapporti anche con Stefano Boutade…”

    “Il giornalista Mino Pecorelli, aveva detto Buscetta, è stato ammazzato per ordine di Bontade e Badalamenti, su richiesta dei cugini Salvo ‘nell’interesse di Andreotti’”.
    Da “Il processo del secolo” di Lino Jannuzzi, Mondadori, 2000.

    saluti

    il tutto lo trovavate su Il Foglio di giovedì 2 gennaio firmato da
    Mattia Feltri.

  7. #7
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    Predefinito

    D'accordo, ma non capisco il senso di tutto cio'!

    E' come avessi strappato una pagina di un romanzo che no conosco, facendomela leggere e dicendomi : "E allora?"

    Sono perplesso.

 

 

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