…1992, ore 11,26: “ Il giudice Domenico Signorino, accusato da un pentito di essere vicino alla mafia, si è ucciso. Secondo la prima notizia, il magistrato si è sparato”.
Quella mattina, prima di spararsi, Domenico Signorino scrisse una lettera alla moglie, per chiederle perdono. Le chiese perdono. Si disse innocente. Era appena rientrato a casa, mancavano pochi minuti alle 11. Prima aveva lavorato in tribunale, aveva preso un caffè al bar con i colleghi. Anziché risalire in ufficio aveva chiesto alla scorta di ricondurlo a casa. Aveva detto loro:”Per ora lei e la scorta siete liberi, eventualmente ci vediamo più tardi. In casa scrisse poche righe su un foglietto di bloc notes. Si sparò alla tempia nella camera da letto.
Poche ore dopo, nei corridori di Montecitorio, qualcuno chiese a Violante se anche lui ritenesse che “questo suicidio impone di rendere pubblico in modo diverso le dichiarazioni dei pentiti”. E se, perciò, “ciò comporta un modo diverso di lavorare anche per la commissione antimafia”.
E Violante disse:”C’è un grande interesse a che non si faccia la lotta alla mafia. Certamente ci vuole il massimo di equilibrio nell’affrontare le dichiarazioni dei pentiti che sono strumenti utilissimi nella lotta contro la mafia. Dunque ci vuole la massima prudenza, ma non andrei oltre questa considerazione”.
In Senato è la volta di Ugo Pecchioli, del Pds: “Questa nuova tragedia significa l’estendersi della ramificazione diffusissima della presenza mafiosa , che non ha risparmiato, oltre che ambienti politici anche settori di apparati dello Stato. Il momento è gravissimo, occorre una mobilitazione o un impegno di massa perché i pentoloni dentro i quali sono stati ben coperti tanti misteri vengano finalmente scoperchiati”.
Il deputato della Rete, Gaspare Nuccio, disse: “Sicuramente adesso si scatenerà la vandea contro coloro i quali in questi anni si sono battuti per chiedere verità e giustizia.
Pietro Folena, altro pidiessino, vide similitudini tra la caduta del Muro di Berlino e le inchieste sulla mafia: “Anche allora suicidi e drammi personali. Ciò conferma tragicamente il grado di internità (testuale) della mafia dentro un pezzo consistente delle istituzioni. La prima lettura del fatto sembra portare verso un gesto che ammette indirettamente i fatti”.
Folena, dopo un paio di anni, nel 1995, diventerà responsabile per la giustizia del Pds.
"Non so nulla del giudice Signorino. Nulla più di quanto ho
letto e si legge sui giornali, che è poi quanto ne ha detto
un pentito e che è tutto da verificare. Ma so che con
Signorino siamo a sei. Sei sono gli uomini che travolti dagli
scandali di tangenti o di mafia, hanno preferito la morte
alla galera o al disonore…. Per spirito di equità azzardiamo
una proposta. Che i nomi di questi morti d’onore siano scritti
in un albo d’onore (nel senso nostro, non in quello
della mafia) che, avendo comunque pagato più del
dovuto, l’onore se lo sono riguadagnato sul campo, e con
esso il diritto al rispetto di tutti”.
Indro Montanelli da il Giornale del 4 dicembre 1992 allora di Silvio Berlusconi.
saluti.




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