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«Siamo stati umiliati dai poliziotti israeliani»
Il prete di Segusino e un gruppo di pellegrini sottoposti a controlli sfociati in soprusi

VALDOBBIADENE. Quando il 26 dicembre scorso un gruppo di persone di Valdobbiadene e Padova è partito per Israele, sapeva che alla dogana aeroportuale di Tel Aviv gli sarebbe stato controllato anche il più piccolo oggetto nelle valige. Quello che non avrebbero mai immaginato i pellegrini, accompagnati dal parroco di Segusino, don Fabrizio Bagnara, era però che a finire sotto al metaldetector e raggi X sarebbe stata la loro fede: al momento di ripartire, hanno subìto per 3 ore un'ispezione a tratti diventata un sopruso. La polizia aeroportuale si è accanita sugli oggetti sacri in loro possesso: in particolare, la Bibbia è stata trattata con disprezzo. Non bastasse, i poliziotti hanno perfino usato il telefonino di don Fabrizio per una telefonata.
«Stiamo valutando la possibilità di appellarci al Consolato italiano in Israele - afferma don Fabrizio Bagnara - Tramite lettera, vorremmo informarli di quanto ci è successo. Per più di tre ore siamo stati sottoposti a dei controlli, da parte degli israeliani, che hanno oltrepassato il limite anche delle più accurate e necessarie verifiche imposte dal clima che esiste in quel paese. Sono arrivati perfino a ispezionare la catena del Rosario e una statuita del presepio, sempre con un'aria un po' da presa in giro». Ai fedeli felici di trascorrere 5 giorni di visita nelle città di Nazaret, Gerusalemme e Betlemme, il giorno del rientro in Italia, ovvero il 30 dicembre scorso, è toccata una brutta esperienza. Una situazione, all'aeroporto di Tel Aviv, che sembrerebbe creata apposta per ridicolizzare la fede cristiana e scoraggiare simili viaggi, visti forse come pericolo per il credo ebraico. Ugualmente alla fede musulmana. «Una persona alla volta, ci hanno fatto aprire le cerniere dei pantaloni e sbottonare le camice - continua il parroco di Segusino - setacciando anche tra la biancheria intima da lavare. Voglio precisare che tutto il nostro gruppo non si è mai lamentato della rigidità dei controlli effettuati dalla polizia doganale israeliana. Comprendiamo la condizione di terrorismo che vige nel paese, ma ciò a cui siamo stati obbligati oltrepassa tale allarmismo. A una donna che viaggiava con noi è stato, addirittura, passato 5 volte ai raggi x un tubetto di crema, ben sapendo da tutti che sarebbe bastato un solo controllo. Non vorrei che questo fosse successo perché eravamo dei cristiani». Le 11 persone, nel corso del soggiorno in Terra Santa, hanno incontrato il vescovo di Nazaret, il nunzio papale, il custode di Terra Santa, la comunità ebraica italiana e le suore dell'ospedale dei bambini, ai quali sono stati portati dei vestiti. «Se è stata un'azione intimidatrice si sono sbagliati - precisa Berni Zambon, uno dei partecipanti al viaggio -. Tornerei in Israele, dove tra l'altro la sicurezza ai turisti è garantita. Invito i fedeli ad andarci, per portare solidarietà alla comunità cristiana». Anche il sindaco di Segusino è amareggiato. «Per ciò che è avvenuto sono offeso come uomo - afferma Agostino Coppe - 5 anni fa mi sono recato pure io in Israele: so che i cristiani implorano di non lasciarli soli perché rischiano di sparire».

Tratto da: Tribuna di Treviso