La versione di Previti
In attesa della pronta ricomparsa di Cesare Previti, desaparecido dalle aule parlamentari dal giorno della sospensione del suo processo, teniamo viva la memoria con alcune delle sue più indimenticabili esternazioni, che l’hanno reso celebre in tutto il mondo. Celebre soprattutto per la sua inossidabile coerenza.
Le migliori riguardano i 21 miliardi che nel 1994 Felice Rovelli gli versò in Svizzera, estero su estero, dopo la vittoria della causa con l’imi (nella quale Previti non ebbe alcun ruolo), per rispettare le ultime volontà del babbo Nino, defunto nel 1990. Previti, sul punto, ha fornito la bellezza di quattro diverse versioni. Così i giudici possono scegliere quella che più li aggrada.
Prima: “Quei 21 miliardi sono le parcelle di una vita... Il mio rapporto professionale e amica-le con Rovelli risale ai primi anni ‘70 e si è sviluppato in una lunga consuetudine di collaborazione, soprattutto all’estero... I rapporti economici relativi a questa ventennale collaborazione sono stati definiti in misura corrispondente alla durata e alla complessità dell’attività svolta” (17 maggio1996).
Seconda (fornita nell’unico interrogatorio davanti al p001): “Ho conosciuto l’ingegner Rovelli negli anni ‘70. Come legale ho curato la difesa Efibanca seguendo l’iter di un finanziamento alla Sir. Nel 1990 ho ricevuto da Nino Rovelli un mandato professionale per eseguire una serie di pagamenti per suo conto. Ero rimasto d’accordo che avrei trattenuto l’importo di una parcella a me dovuta per precedenti prestazioni professionali. Si trattava di somme che Rovelli doveva per fatti personali a persone non solamente italiane, so soltanto che non erano pubblici ufficiali nè magistrati” (23 settembre 1997).
Senonchè si scopre che 5 milioni e mezzo di franchi svizzeri li dirottò sul conto Codava Anstalt di Vaduz, costituito da Attiio Pacifico nel1994. E Nino Rovelli è morto nel 1990: difficile che, nel 1994, abbia potuto dare disposizioni a Previti sul conto Codava.
Ecco dunque pronta la, terza versione: “Non ho mai detto di aver percepito compensi per attività professionali svolte a favore di Nino Rovelli dal ‘70 in poi .... Non ho mai dichiarato che la somma da me ricevuta costituisse frutto di compensi professionali da distribuire al 90 per cento ad altri professionisti che avevano lavorato per Rovelli” (8 gennaio1998).Versione ribadita anche in un libro dell’ignaro Bruno Vespa, che ora dovrà pubblicare una pronta riedizione per tener dietro all’ultima giravolta del pirotecnico avvocato-deputato-imputato. Eccolo nella sua quarta versione dei fatti, regalata in esclusiva al tribunale di Milano nell’interrogatorio al processo Imi-Sir-Mondadori: si è appena scoperto che due dei fantomatici professionisti Antoine Fripier e Charles Lepicier, titolari di due conti alle Bahamas, non esistono. Sono due pseudomini dello stesso Previti: “In un primo momento - spiega - anche su consiglio dei professionisti che mi assistevano, io decisi di dare una versione nella quale non venisse fuori la parola parcella perché mi è stato spiegato che questo avrebbe potuto effettivamente scatenare il fisco nei miei confronti con effetti evidentemente rovinosi. E quindi ho parlato di mandato perché mi sembrava la situazione più, come dire?, anonima e così le dichiarazioni conseguenti naturalmente sono state, diciamo, improvvisate alla circostanza proprio per evitare questo rischio gravissimo” (28 settembre 2002).
Guarda un po' alle volte un imputato innocente quanta fantasia deve sfoderare, per dimostrare la propria estraneità ai fatti. Ora si impone il suo pronto ritorno sulle scene. Anche perché la quarta versione è già vecchiotta. Ce ne vorrebbe una quinta.




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