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Discussione: sulla Deipara

  1. #1
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    Smile sulla Deipara

    Carissimi, permettetemi di intervenire su questo argomento.

    Per noi ortodossi la Deipara è la tuttapura Madre del nostro Dio.
    Ella è stata la donna che con il suo "fiat" ha permesso che il Verbo si facesse carne e dimorasse tra di noi.

    La grandezza di Maria sta proprio nel suo aver detto si. Ella non si preoccupò piu' di tanto di quello che Le poteva capitare. Giuseppe la avrebbe potuto ripudiare, sarebbe stata considerata una donna di facili costumi, e credete che a quei tempi la vita per donne del genere non era semplice. Eppure Lei disse Si. Un Si senza riserve che l'ha fatta Madre di Dio .

    Ricordiamoci che il culto di Maria nacque in oriente e non in occidente. Già nei primi secoli si celebrava la solennità della dormizione di Maria, e sempre in oriente la figura di Maria è stata al centro della vita della Chiesa.

    Poi in occidente, la "teologia" ha cominciato a fare delle ipotesi sempe piu' sconcertanti sulla figura di Maria. Oggi addirittura c'è chi la vuole come corredentrice. Questa è eresia. Maria è una donna, come tante, che davanti al suo Signore che le chiedeva di diventare sua madre ha detto: Sia fatta come tu hai detto.

    Maria era sotto la croce accanto al suo Gesu' che moriva per la nostra salvezza. Essa come Deipara, ce lo ha donato. Essa come donna ci ha dato la strada della salvezza. Seguire Cristo fino alla croce perchè morendo con Lui, con Lui risorgiamo.

    Vs. + Padre Paolo

  2. #2
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    Smile ancora sulla Deipara

    MARIA NELLA PIETA' ORTODOSSA



    La chiesa antica derivava dall'Eucaristia molte lezioni significative. Esse costituivano il modo evangelico di vita che li distingueva; modo notato, commentato e ammirato dal modo esterno giudeo e pagano. In esso si trovava il segreto dell'espansione del Vangelo e della crescita della Chiesa, mentre una comunità locale diventava universale, ecumenica. La prima lezione era l'unione con il Cristo, una specie di incorporazione. Colui che si comunica diventa ciò che mangia attraverso il pane e il sangue eucaristico. Altri atti essenziali: la stretta comunione con tutti gli altri e la presa di coscienza che il cristiano è un essere incompleto, imperfetto, che necessita di tante cose. Noi tratteremo del ruolo della Theotokos , la Madre di Dio, in questo contesto.

    Cominicamo con l'insufficienza. Per quanto un fedele avanzi, progredisca, si dilati spiritualmente, egli constata le sue lacune, le sue insufficienze. Egli attende un aiuto, una mediazione, un soccorso da un altro che è piu' potente. Il fatto che noi cristiani ricorriamo tante volte alla preghiera, deriva precisamente dal fatto che nel nostro percorso ci troviamo di fronte ad ostacoli insormontabili. Le nostre forze restano limitate. Noi attendiamo l'intervento di qualcuno piu' potente. Da qui il ricorso a persone piu' vicine a Dio. Esse possono intercedere e supplicare piu' facilmente di noi. Dio rinforza i legami con i suoi figli mediante questa mediazione; così la nostra preghiera diventa piu' fervente, piu' intensa.

    Un'esempio: prima dell'inizio dell'Eucaristia, il celebrante davanti alle icone prega il Cristo, ma anche la Madre di Dio con due commoventi preghiere:

    "Aprici la porta della tenerezza, Madre tutta benedetta, affinché sperando in Te non ci smarriamo, ma per Te siamo liberati dalle disgrazie, perché Tu sei la salvezza della stirpe dei cristiani".

    "Sorgente di tenerezza, rendici degni della tua compassione, o Madre di Dio. Considera questo poplo che ha peccato, manifesta, come sempre la tua potenza, perché, pieni di speranza in Te, noi Ti gridiamo: "Rallegrati", come ha fatto una volta Gabriele, il capo delle armate incorporee".

    Queste preghiere mostrano che il vescovo, affinché la sua offerta sia bene accolta, ha bisogno dell'intervento della Madre di Dio. Questo bisogno così profondo di un intermediario si vede in questa espressione: "Per l'intercessione della Santa Vergine... ", nella quale affidiamo noi stessi invocando la santissima, intenerata, tutta benedetta e gloriosa Sovrana, la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, e tutti i Santi.

    E' un'espressione tipica nei testi liturgici. Tutta la liturgia vuole che nessuna preghiera sia fatta da soli, ma sia sempre accompagnata e sostenuta da quella della Madre di Dio. Se san Luca non avesse composto il suo Vangelo dell'infanzia, o il racconto dei primi anni di Gesu' dal punto di vista di Maria, essa ci sarebbe pressoché sconosciuta. Non la vedremmo vivere, muoversi, riflettere, soffrire, prendere coscienza del mistero, che si sviluppa in lei, intorno a lei.

    Una questione preliminare, legittima, si pone: la Vergine Maria che l'Oriente e l'Occidente onorano è la stessa di quella del Vangelo? E' questa un'occasione per interrogare la teologia e la Tradizione. Che cosa vi è di vero e di falso a proposito di Maria?

    Per abbordare un soggetto così vasto, è bene sgombrare il terreno da certi malintesi concerneti il rapporto di Maria con la Santa Trinità, con la nostra salvezza e concernenti il suo posto nella pietà liturgica e ascetica. Ma ciò che piu' importa è far prevalere l'aspetto dinamico della devozione mariana e di far comprendere che essa è una forza unica donata ai pellegrini e ai combattenti di questa vita. Così si giustifica la gamma degli attributi di Maria dell'innigrafia:

    "Tabernacolo santificato dell'Altissimo, gioite, perché è attraverso Voi, Madre di Dio, che è stata donata la gioia a coloro che gridano: "Voi siete benedetta fra tutte le donne, Signora tutta intemerata"" (Tropario dell'Ora Pasquale).

    Tali interrogativi mariani erano sollevati soprattutto a causa dei conflitti cristologici: se il Cristo era uomo e uomo Dio, assumendo le due nature, ma rimanendo ugualmente Dio, senza confusione o squilibrio. La mariologia, come ricerca sul ruolo nell'opera della salvezza, è intimamente legata con tutti i dibattiti sulla persona di Gesu'. Diciamo chiaramente che la venerazione accordatale e il suo posto preponderante nel culto, non significa che ella diminuisce la divinità di suo Figlio. Ella resta come mediatrice e i cristiani, coscienti della propria debolezza, implorano la sua opera per intervenire presso il suo Figlio.

    Il 22 giugno 431, circa centocinquanta vescovi sotto la presidenza di san Cirillo, Patriarca di Alessandria, erano riuniti ad Efeso per il terzo Concilio ecumenico. Nestorio, vescovo di Costantinopoli, non riconosceva praticamente nel Verbo fatto l'uomo l'unità della Persona; egli non ammetteva di fatgto che Maria è stata Madre di Dio. Cirillo scriveva ai fedeli della sua diocesi:

    Tutto il popolo della città sta sospeso da mattina a sera, attendendo il responso del santo Concilio... Alla nostra uscita dalla Chiesa, siamo accompagnati con le fiaccole fino alle nostre dimore... Maria riceveva l'omaggio di una folla trasportata dalla gioia per l'assicurazione che ella era proprio Theotokos, colei che genera Dio, la Madre di Dio.

    La pietà popolare si congiungeva con quella dei Padri e la fede di questi si appoggiava sulle parole del Vangelo. L'angelo, annunziando a Maria la sua maternità, parla in termini chiari: "Voi concepirete un Figlio., egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo... perciò il Santo che nascerà da Voi sarà chiamato il Figlio di Dio" (Lc 1, 31-35). Perchè rifiutare alla Vergine Maria di essere stata illuminata sul contenuto esatto del messaggio dell'angelo?

    Tutti i testi che dicono la divinità di Gesu' provano la maternità divina di Maria. Ci limitiamo a citare San Paolo, primo testimone della Tradizione ecclesiale: "Quando venne la pienezza dei tempi, Dio inviò suo Figlio, nato da una donna" (Gal 4,4).

    Ecco una donna è introdotta ai confini della divinità. Pienamente donna, della razza degli umani, ella genera Gesu', Figlio di Dio, Dio lui stesso. Gesu' ha voluto avere una madre, passare attraverso il seno di una donna per vivere la condizione carnale, vivere in una famiglia, essere circondato dalla tenerezza di una mamma. Il fatto di aver messo al mondo il Bambino-Dio, di averlo allevato, si è riversato su Maria, l'ha trasformata. Il piu' bel titolo della Vergine Maria è di essere chiamata Madre di Dio. Ma la maternità divina non si arresta al privilegio di aver generato "il Figlio dell'uomo" - come Gesu' si chiama spesso; ella ci genera alla vita divina.

    + Padre Paolo

  3. #3
    Qoelèt
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    Predefinito

    Ringrazio veramente molto p.Paolo che con questo prezioso contributo completa in modo eccellente la discussione sul ruolo della Deipara nell'Ortodossia, già iniziato qualche tempo fa nel thread "Dal Cristianesimo al Marianesimo" .
    Con l'augurio di buona domenica
    Luca

  4. #4
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    Post Nella comunione dei Santi

    NELLA COMUNIONE DEI SANTI

    Il culto cristiano è essenzialmente comunitario. Chi prega non si sente mai solo. Egli crede che i Santi e i fedeli defunti partecipano alla sua preghiera o la sollecitano. Il passato raggiunge così il presente.

    E' da questo punto di vista che bisogna considerare l'invocazione dei santi nella liturgia. Sollecitando la loro intercessione e il loro aiuto, noi non attendiamo da loro una ricompensa ai nostri sforzi, ma abbiamo la convinzione che tutti i santi, quelli che si sono addormentati nel Signore e noi, i viventi, formiamo un solo corpo, una sola entità indivisibile, una solo comunità riuntia dal Cristo, Signore dei viventi. Nell'antichità, la celebrazione dei santi misteri sulla tomba dei Martiri era la manifestazione di questi stretti legami fra la Chiesa militante e la Chiesa trionfante.

    La venerazione della Vergine Maria si situa nel quadro della venerazione degli "amici" di Dio. Maria è veramente la Theotokos: la Madre di Dio. Ella ha concepito il Figlio di Dio fatto uomo: il suo affetto, le sue lacrime, i suoi sorrsi, la sua vita e le sue sofferenze, tutto è stato al servizio di suo Figlio. Di conseguenza, allo stesso modo in cui è inseparabile dalla vita di suo Figlio, è inseparabile dal culto reso a suo Figlio.

    Una spiegazione è qui necessaria. Sovente siamo rimproverati abusivamente di adorare la Madre di Dio. No, la verità è che noi la veneriamo, senza mai confonderla con Dio. Gli abusi che si sono potuti verificare talvolta nella pietà mariana dei fedeli non possono essere una ragione per sopprimere l'onore dovuto alla Madre di Dio. Se bisogna rifiutare i segni di una pietà eccessiva e maldestra, bisogna anche superare un atteggiamento di rifiuto di qualsiasi onore a Maria.

    La venerazione le dona un posto preminente nell'iconografia. Le icone non sono soltanto oggetti decorativi destinati a rallegrare la vista e ad abbellire il luogo sacro del culto. Esse esprimono visibilmente delle realtà e delle dottrine, che la sola predicazione non potrebbe rendere accessibili allo stesso modo. L'icona è una predicazione silenziosa. A questo proposito, vorrei presentare il seguente episodio. Nell'VIII secola, la Chiesa ha difeso le sante immagini contro coloro che cercavano di distruggerle, gli Iconoclasti. Ella ha anche salvato le icone. Oggi avvine talvolta che le icone salvino la Chiesa. E' risaputo, infatti, che i cristiani dell'Est, durante il periodo marxista, sovente privi di insegnamento religioso, andavano a contemplarle nei musei dove esse erano esposte e che anche dei non credenti sono giunti alla fede attraverso lo stesso mezzo. Le icone rendono presenti, infatti, senza parole, i misteri del Cristo. La Madre di Dio è spesso rappresentata, non soltanto perchè partecipa alla sofferenza e alla gloria di suo Figlio, ma perchè tiene il posto ancora oggi del "corpo dei credenti", vale a dire della Chiesa in preghiera davanti al Signore.

    Ascoltiamo il gran difensore delle Icone, San Giovanni Damasceno, nella suo opera: LE ICONE E COLORO CHE LE RIFIUTANO:

    "Adoro il Dio uno, la divinità una, ma offro un culto alla Trinità delle ipostasi... Non adoro la creatura a fianco di Colui che ha creato, ma adoro il Creatore, fatto creatura come me, che si è degnato di scendere al medesimo livello della creatura senza abbassamento né impurità,a llo scopo di glorificare la mia stessa natura e di compierne in modo perfetto la comunione alla natura divina. Adoro con il Re e Dio il rivestimento del suo corpo, non come un vestito né come una quarta persona - lungi da me questa idea, ma perchè reso simile a Dio è diventato colui che k'ha rivestito senza cambiamento. Perchè la natura della carne non è diventata divina, ma come il Verbo è diventato carne senza cambiamento, così la carne è diventata Verbo, senza abbandonare ciò che era, ma piuttosto identificata al Verbo secondo l'ipostasi.
    Perciò con arditezza io faccio l'icona del Dio invisibile, non in quanto invisibile, ma in quanto diventato visibile per noi. Egli ha condiviso la carne e il sangue. Non faccio l'icona della divinità invisibile, ma l'icona della carne di Dio che è stata vista. Se non si può fare l'icona dell'anima, tanto meno quella di Dio che ha donato all'anima l'immaterialità... Le icone sono ancora i segni visibili delle realtà invisibili e delle realtà informali alle quali è data una forma per una specie di intuizione senza luce..."

    Per la ragione evocata sopra, la pietà mariana occupa un grande posto nella vita spirituale e nella liturgia degli ortodossi. Per le sue virtu' il popolo la ha attribuito alcuni titoli. E' stata chiamata: "la Guida (Odigitria), Colei che abbraccia teneramente (Glikofiloussa), Colei che si è manifestata (Grigoroussa), Colei che esaudisce con rapidità (Gorgoepikoon), Madre degli afflitti (Mitir ton Thlivomenon) ecc.

    Il nostro popolo sente l'intimità che c'è fra la Santa Vergine e Suo Figlio; molto spesso chiede a Maria di intervenire presso di Lui. Ella è Madre e come tale può rivolgersi al trono di grazia di suo Figlio. E' così che bisogna interpretare la devozione del mondo ortodosso alla Santa Vergine, della quale un tropario fa l'elogio:

    "Tu, che hai preservato intatto il fardello della doppia verginità, hai trovato l'abisso della grazia; poiché tu hai conservato sia la verginità del corpo, sia quella dell'anima e per questa ragione è stata mantenuta la verginità del corpo".

    Continua...

    Padre Paolo

  5. #5
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    Post continuazione

    Continuo la trattazione su Maria e la comunione trai santi

    Ecco dunque al grado supremo nella persona della Madre di Dio, la relazione benedetta della Grazia e della libertà. Questo problema, uno dei piu' acuti della teologia cristiana in generale, continua ad essere estremamente delicato nella nostra epoca. Gli uomini danno infatti un'importanza particolare alla loro libertà, dato che la libertà è continuamente presentata come un bene supremo, per il cui acquisto è necessario rifiutare ogni autorità o verità imposta dall'esterno. Ma è proprio su questo punto che si deve sottolineare che la salvezza nel Cristo è ben lontana dall'essere imposta da una potenza esteriore. Avviene invece il contrario. La grazia di Dio indispensabile per la salvezza, è un dono, certo, ma non è donata se non a chi mostra un desiderio volontario, sia di atteggiamento che di purezza, secondo Giovanni Damasceno: "L'uomo divenendo ragionevole e indipendente ebbe continuamente il potere di unirsi a Dio con la propria volontà. Dio, dice ancora questo santo Padre, trasmette a tutti la sua energia personale, donando a ciascuno secondo la sua attitudine e la sua capacità di ricezione; e io menziono la purezza naturale e facoltativa; e a tutti coloro che scelgono il bene Dio contribuisce al loro bene".

    Sant'Ireneo, vescovo di Lione e martire (fine del II secolo), insiste sull'obbedienza di Maria:

    "Noi troviamo così la Vergine Maria obbediente, che dice: "Ecco, Signore, la vostra serva; che sia fatto di me seconda la vostra parola". Eva fu disobbediente; ella disobbedì quando era ancora vergine. Se Eva, sposa di Adamo, e ciononostante ancora vergine, si fece disobbediente e divenne, per sé e per tutto il genere umano, causa di morte, Maria sposa di un uomo che le era destinato e cionondimeno vergine, è diventata per la sua obbedienza per sé e per tutto il genere umano causa di salvezza".

    Dopo aver mostrato che la salvezza mediante il Cristo risale le tappe della caduta umana, Ireneo prosegue: "Parallelamente il nodo che la disobbedienza aveva annodato è stato sciolto dall'obbedienza di Maria: ciò che in effetti la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria ha slegato con la sua fede. E se la prima disobbedì a Dio, al contrario la seconda acconsentì di obbedire a Dio, così che la Vergine Maria poté diventare l'avvocata della vergine Eva. E come il genere umano fu sottomesso alla morte per l'azione di una vergine, ne è stato liberato ancora da una vergine".

    San Cirillo, alla vigilia del Concilio di Efeso, scriveva: "Non abbiamo divinizzato colei che dobbiamo contare fra le creature... sappiamo che appartiene all'umanità come tutti noi".

    Ambrogio di Milano scriveva alla fine del IV secolo nel trattato sullo Spirito Santo: "Maria fu il tempio di Dio e non il Dio del tempio: non bisogna quindi adorare se non Colui che opera nel tempio".

    Bisogna sempre ricordare la testimonianza che i Padri e i Dottori della Chiesa hanno reso al culto ecclesiale verso la Madre di Dio. Le loro affermazioni, per quanto sorprendenti siano, non dovrebbero turbare nessuno, perché è sottintesa e a volte dichiaratamente espressa la fondamentale dipendenza dell'azione mediatrice della Vergine da quella dello Spirito Santo. Per esempio Sant'Efrem, il Siro, esalta Maria con queste parole vibranti:

    "Beata colei che è stata fatta per il mondo sorgente zampillante di ogni bene" e ancora, "Donna Santissima... la sola resa abitacolo di tutte le grazie del Santissimo Spirito".

    San Giovanni Crisostomo sintetizza l'opera salvifica di Maria in questo meraviglioso elogio:

    "Una vergine ci ha bandito dal paradiso; grazie all'intervento di un'altra vergine, abbiamo ritrovato la vita eterna. Come siamo stati condannati a causa di una vergine, è grazie a una vergine che siamo stati coronati (Expos. in Ps, 44).

    Fa eco a questi Padri e Dottori nell'VIII secolo, San Germano di Costantinopoli che indirizza a Maria questa commovente invocazione:

    "Tu, o castissima, ottima e misericordiosissima Signora, conforto dei cristiani..., proteggici sotto le ali della tua bontà; proteggici grazie alla tua intercessione, donandoci la vita eterna; Tu che sei la speranza dei cristiani che non delude mai. I tuoi doni sono innumerevoli, poiché nessuno può, senza di Te, o Santissima, ottenre la salvezza. Nessuno salvo che per Te, è liberato dal male, nessuno come Te, in accordo con il tuo unico Figlio, prende cura del genere umano" (Concio in sanctam Mariam).

    A Costantinopoli c'è una chiesa chiamata Chora, che in greco significa "luogo" ed è così chiamata, perché è dedicata alla Santa Vergine, che è stata il luogo ove Dio ha consentito di far nascere Suo Figlio. Il grande tema della salvezza è strettamente legato alla venerazione della Santa Vergine. Ciò ha per conseguenza che, nel nostro culto, il dogma della nostra redenzione è sempre legato all'importanza del ruolo giocato dalla Madre di Dio che ha accolto nel suo seno il Logos.

    Questa importanza data alla Santa Vergine nella nostra innografia si basa sulla Comunione dei Santi, come stiamo per dire. Il nostro culto è comunitario. E' accompagnato dalla presenza dei fedeli appartenenti alla Chiesa militante e alla Chiesa celeste. La nostra preghiera non è individuale e isolata dall'insieme del Corpo di Cristo. Le nostre preghiere sono sempre accompagnate e sostenute dalle miriadi di Santi - "la nube dei testimoni" -, ma soprattutto da quella della Madre di Dio, del Cristo.

    Se le innografie esaltano la gloria di Maria, è anche perché, attraverso Lei, noi onoriamo tutto il genre umano, che, nonostante la caduta, è stato scelto come luogo dell'Incarnazione. Dio si è servito della carne umana per elevare l'Umanità; ha santificato ciò che ha toccato e ha fatto proprio. Si può così dedurre dall'incarnazione, che la parte femminile dell'umanità è promossa in maniera particolare a una dignità senza precedenti.

    Questo è vero sia per gli uffici puramente Eucaristici che non Eucaristici. Un inno mariano si chiama un Theotokion. Una categoria speciale di questi theotokia si chiana gli stavro-theotokia, questo è il nome di tutti i cantici nei quali MAria addolorata sta ai piedi della Croce. Ella evoca le sofferenze di suo Figlio ed esprime il dolore di cui soffre a causa della sua passione. Chiama tutta la natura a partecipare al suo dolore materno e alla sua infelicità.

    Riporto tre inni tratti dagli uffici della Settimana Santa. Essi evocano il dramma del Crocifisso e della sofferenza di Sua Madre davanti a uno spettacolo che sorpassa la ragione umana:

    "Oggi, in Voi vedendovi appeso alla Croce, o Verbo, la Vergine irreprensibile soffriva nelle sue viscere materne; ella aveva nel cuore una ferita amara, gemeva e si lamentava dal fondo della sua anima e si consumava nei dolori che non aveva provato, al momento del parto. In mezzo al pianto gridava in un torrente di lacrime. "Ohimé, mio divino bamabino. Ohimé, luce del mondo. Perché, Agnello di Dio, siete scomparso ai miei occhi? E' per questo che gli eserciti incorporei vi assistono con timore e dicono: "Incomprensibile Signore, gloria a Te"" (Apostichi, I tono, idiomele del Venerdì Santo).

    "Contemplando il suo Agnello trascinato all'immolazione e completamente consumato dal dolore, Maria, la pecora, l'accompagnava con le altre donne e gli diceva: Dove vai, mio bambino? Per chi compi questa dura corsa? Ci sono forse altre nozze a Cana e vi accorri per mutare l'acqua in vino? Io ti accompagno, mio bambino; o piuttosto ti devo aspettare? Dimmi una parola, o Verbo; non passare così silenzioso. Tu che ni hai conservata, perché sei mio Figlio, mio Dio". (Venerdì Santo, V Ode).

    "L'Agnella vedendo il suo Agnello immolato, fu trapassata da una spada e si accasciò gemendo e portava tutto il gregge a piangere con lei".

    L'innografia non si limita alla pura fantasia, ma contiene anche apetti molto umani e realistici. La Chiesa insiste sul fatto che il Cristo, come uomo perfetto e reale, ha veramente sofferto, perché è stato non soltanto il Figlio di Dio, ma anche pienamente umano. La verità straziante del dolore di Maria è una testimonianza della verità della totale umanità del Cristo.

    + Padre Paolo

  6. #6
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    IL RAPPORTO DI MARIA CON LA NOSTRA SALVEZZA

    All'epoca in cui Bisanzio viveva duri e difficili momenti, il popolo bizantino si rivolse a Maria con la forma delle preghiere litaniche. L'innografia la chima "Hypermahon stratigon". L'innografia canta le differenti tappe della redenzione del genere umano, in relazione con la devozione mariana, nelle meravigliose 24 stanze dell'ufficio dell'Acatisto (VII secolo).

    Se le genti, nei momenti di dolore o di malattia, invocano la Santa Vergine in loro aiuto: "Tutta Santa, aiutatemi", ciò non significa che esse deprezzino il Cristo, ma che sperano nell'intercessione della Madre presso il Figlio.

    Abbiamo visto come, attraverso i canti della Settimana Santa, i fedeli potevano seguire, con profonda emozione, la sofferenza della Madre, sconvolta davanti alla Passione. L'arresto del Cristo, la fuga dei discepoli, l'apostasia di Pietro, la coppa dell'iniquità bevuta da Gesu' sono entrati nel cuore di Maria.

    Diamo ancora alcuni esempi tratti dall'innografia ortodossa, perché si possa apprezzare l'onore eccezionale reso a Maria.

    La Natività del Verbo costituisce una irruzione dell'Eterno nel tempo per la conversione del mondo. Il corso della storia è capovolto, l'umanità è coronata dalla Maternità divina, e il Figlio dell'uomo manifestato nella sua spogliazione comincia il suo dominio universale; questa trascendenza ci introduce nello splendore della Teofania. Festeggiando con gioia questa Epifania, l'innografia ortodossa annuncia la nascita di un mondo nuovo:

    "Oggi la Vergine dà alla luce l'eterno e la terra offre una grotta all'Inaccessibile. Gli Angeli e i pastori Lo lodano e i Magi avanzano seguendo la stella: perché Tu sei nato per noi, piccolo Bambino, Dio eterno".

    In un idiomele (canto proprio) del giorno della Natività, il poeta sacro, mentre esalta il paradosso della nascita di Cristo, mostra la Sua sottomissione alle leggi della natura umana. Colui che tiene tutto nella sua mano, si "rimpicciolisce" in un bebé appena nato. Questo idiomele stabilisce un parallelo con il Venerdì Santo. Una grotta-tomba scavata nella collina; lini-fasce; Logos senza parole come un infante, come un morto... Nell'allegria del Natale si trova la strana abnegazione e limitazione. Il Signore del Cosmo si limita volontariamente in una mangiatoia, Colui che nutre l'universo chiede latte materno. Egli si piega alla nostra natura mortale e alla nostra debolezza. Dio diventa uomo: "In questo giorno, nasce dalla Vergine Colui che tine nella sua mano tutta la creazione. Come un mortale, è avvolto nelle fasce, Egli che è Dio invisibile per essenza, è steso in una mangiatoia: proprio Lui che in principio stabilì gli spazi. Prende come nutrimento il latte di Sua madre, Colui che nel deserto fece piovere la manna sul suo popolo. Invita i MAgi, lo Sposo della Chiesa. Accetta i loro doni, il Figlio della Vergine. Noi adoriamo la Tua nascita, o Cristo...".

    Festa della natività della vergine:

    "La tua nascita, o Madre di Dio, ha annunziato la gioia a tutta la terra; da te infatti è spuntato il sole della giustizia, Cristo Dio nostro. Avendo sciolto la maledizione, ci ha dato la benedizione, e, distrutta la morte, ci ha donato la vita eterna"

    Nella vostra Santa Nascita, o Intemerata, Gioacchino ed Anna furono liberati dall'obbrobrio della sterilità e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte; questa festa celebra il tuo popolo, riscattato dalla schiavitu' dei peccati, esclamando a Te: la sterile partorisce la Madre di Dio e nutrice della nostra vita".

    Festa dell'entrata al Tempio della Madre di Dio:

    "Oggi è il preludio della divina benevolenza e l'annunzio della salvezza degli uomini; nel tempio di Dio la Vergine si presenta apertamente e a tutti preannuncia Cristo. Gridiamo anche noi ad alta voce: Salve, adempimento dei piani del Creatore".

    Festa della Dormizione:

    La Madre di Dio, instancabile nelle sue intercessioni, speranza ferma nelle sue difese non è caduta, in potere della Tomba, né della Morte, poiché Colui che ha abitato nel suo seno verginale, ha trasferito alla Vita, Lei che è la madre della Vita".

    "Nella maternità hai conservato la verginità e nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; sei stata trasferita alla Vita, Tu che sei Madre della Vita e con le tue preghiere liberi le nostre anime dalla morte".

    Per la lettura del Vangelo (Exapostilario):

    "Apostoli qui riuniti dalle estremità del mondo, seppellite il mio corpo al Getzemani, e Tu, mio Figlio e Dio, ricevi il mio spirito".

    Festa del Santo Incontro di Nostro Signore:

    La presentazione di Gesu' al Tempio ebbe luogo in occasione della Purificazione della Vergine Maria, al compimento dei giorni prescritti dalla legge di Mosé, alla quale Maria si sottomise con piena obbedienza. Il bambino fu accolto al Tempio dal Santo e giusto Simeone. In uno stato di stupore sacro, il nobile vegliardo elevò a Dio le sue lodi, perché era stato esaudito nella sua attesa. Egli prese e abbracciò il bambino, pronunciando, al crepuscolo della sua vita, le sante parole che la Chiesa ripete quotidianamente al finire del giorno:

    "Ora lascia, Signore, che il tuo servo se ne vada in pace, seconda la tua Parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato di fronte a tutti i popoli, luce per le genti e gloria del Tuo popolo Israele".

    Proseguendo la sua profezia, il giusto vegliardo si rivolge a Maria e, indicando il Bambino, dice: "Ecco Egli è posto per la caduta e il risollevamento di molti in Israele; Egli è un segno di contraddizione - (a te una spada trafiggerà l'anima) - così i pensieri del cuore di molti saranno svelati".

    C'era anche la santa e giusta Anna. Ella era avanzata negli anni. Rimasta vedova dopo sette anni di matrimonio e giunta all'età di 84 anni, non lasciava mai il Tempio, servendo Dio notte e giorno nel digiuno e nella preghiera. Sopraggiungendo nel medesimo momento, lodava il Signore e parlava del Bambino a tutti coloro che attendevano la Redenzione di Israele.

    La festa nella Chiesa Ortodossa, il 2 febbraio, quaranta giorni dopo il 25 dicembre, prende il nome dall'incontro di Gesu' con il giusto Simeone. L'inizio della commemorazione solenne di questo avvenimento risale all'epoca dell'imperatore Giustiniano. Alla fine dell'anno 541 Costantinopoli e i suoi dintorni erano devastati da un'epidemia di peste, che incrudelì per tre mesi e causò dai tremila ai cinquemila morti ogni giorno. A questa calamità se ne aggiunse presto un'altra: uno spaventoso terremoto ad Antiochia. Nell'occasione della festa del Santo Incontro fu celebrato a Costantinopoli un ufficio solenne, affinché Dio mettesse fine a queste prove; e le calamità cessarono.

    Il Santo Incontro fa parte delle feste mariane, contato fra le dodici feste. Se questa festa cade in domenica, prevalgono sulla liturgia domenicale. Qualche volta la si chiama anche Festa dell'incontro della Santissima Madre di Dio.

    continua...

    + Padre Paolo

 

 

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