Salve, ho due semplici curiosità da sottoporvi. Spero vogliate soddisfarle.
1) La messa ortodossa è celebrata solo in lingua greca?
2) La Metropolia d'Italia è veterocalendarista?
Ringrazio anticipatamente.


Salve, ho due semplici curiosità da sottoporvi. Spero vogliate soddisfarle.
1) La messa ortodossa è celebrata solo in lingua greca?
2) La Metropolia d'Italia è veterocalendarista?
Ringrazio anticipatamente.


Caro Zena,
nonostante che le tue due domande necessiterebbero di tanto approfondimento tenterò di darti un primo approccio ai problemi
1 - In quale lingua si celebra
Il greco del nuovo Testamento usa per definire la seconda Ipostasi della Tuttasanta Triade la parola "Logos" che in latino viene, giustamente, tradotta con "Verbum". Ambedue i termini vogliono, tra l'altro, dire "Parola". Il Figlio è cioè la Parola del Padre, la Comunicazione del suo eterno consiglio nel piano della economia, dalla creazione fino alla redenzione ed all'escaton. Dio si comunica, Dio dice Parola e parole, parla all'uomo. L'Incarnazione è il più alto punto di arrivo di questo "parlare" di Dio all'uomo: le parole di Gesù di Nazaret sono le Parole di Dio, perchè Gesù di Nazaret è il Cristo, il Logos fatto uomo ad opera del Santo Spirito e dalla cooperazione sinergica della Santissima Deipara Vergine Maria.
La Liturgia della Chiesa è la continuazione di questa comunicazione di Dio al mondo.
Pertanto la Liturgia deve rispondere, quanto alla lingua, a due requisiti: essere comunicazione, essere comunicazione DI DIO.
Per il fatto di essere comunicazione la Chiesa Ortodossa che ha i suoi primi testi in Greco antico, quello del Nuovo testamento e della tradizione patristica. E questo testo costituisce il prototipo ed è sempre normativo.
Accade però che nella storia il greco possa non venire capito, e , se non è capito, cessa di essere comunicazione. Allora è necessario tradurre. La traduzione liturgica deve essere quanto più possibile fedele: Cirillo e Metodio, i santi apostoli degli slavi non tradusserio nello slavo parlato dai Moravi presso cui evangelizzavano ma "costruirono una lingua" ricalcata sul greco, ma compresa, seppur con un certo impegno, dalla gente.
Infatti la comunicazione è comunicazione di Dio e, per esprimerla non si può usare una lingua "parlata, quotidiana" ma una lingua "alta" come è nella tradizione della Chiesa. Ne so qualcosa visto che mi occupo in prima persona di traduzioni, di come è difficile fare una traduzione liturgica che sia all'altezza di quella cirillo-metodiana, veramente esemplare , nel metodo, direi "normativa. Altrimenti si cade nelle porcherie tipo le traduzioni cattoliche esistenti in giro, talmente pietose da far desiderare il latino anche da chi non lo conosce.
Alla seconda domanda rispondo che in Italia sono vecchiocalendaristi (che non vuol dire solo seguaci di un calendario ma di una linea ecclesiastica rigorosa senza fanatismiI)
le seguenti realtà: è presente in una Diocesi in Sardegna: Nora-Cagliari con Vescovo Michele, un Esarcato che comprende l'Italia continentale e la Sicilia ed isole minori.Di questo ho avuto l'onore immeritato di essere stato nominato Esarca Sinodale nell'ultima riunione del Santo Sinodo Ci sono poi due parrocchie sarde: Marrubiu e Samassi. Queste dipendono, in via transitoria, dal Presidente del Sinodo, Metropolita Cipriano d'Oropos e Filì.
Ci sono poi altre giurisdizioni vecchiocalendariste, il Sinodo di Molano ed una recente parrocchia aperta a Milano del Sinodo di Mons. Crisostomo ed una a Genova del Sinodo di Mons.Callinicos,
Sulla prima riprendo le parole dell'autorevole Enciclopedia delle Religioni che appare aver ragione della sua esistenza nel tentativo costante di legittimare se stesso tanto non ha alcun fondamento ecclesiologico ma è un put-puorrì nel quale non consiglierei ad alcuno di incappare. Sul secondo ed il terzo preciso che hanno una visione che, dal mio punto di vista è eccessiva e talora fanatica. Il vecchiocalendarismo è nato con due anime, una moderata ed una estremistra. Vi sono anche oggi
Ti consiglio di leggere
CHI SIAMO
A proposito di ecumenismo...
Saggio sul Calendario
Caro Zena, faccio solo qualche aggiunta per completare ciò che già ha detto l'Archimandrita-Esarca Silvano. Anzitutto partirei dando una definizione di canonicità che riprendo direttamente dal vocabolario "Il Nuovo Zingarelli minore" :
canonico : 1 che è conforme a un canone prestabilito 2 attinente o conforme alle leggi della Chiesa
Ecco che, partendo proprio da questa definizione, si può dire che al momento attuale l'Ortodossia sta vivendo un concetto di "canonicità rovesciata" proprio perchè le cosiddette giurisdizioni "ufficiali" con il loro relativismo ecclesiologico e le eretiche innovazioni moderniste compiute violano costantemente i Sacri Canoni, mentre i "vecchiocalendaristi" ,pur non essendo considerati "canonici" dalle chiese ufficiali, trovano il loro stesso motivo di esistere proprio nella fedele e stretta osservanza dei Santi Canoni della Chiesa di cui vorrei di seguito riportare una brevissima raccolta antologica (già pubblicata sul sito del Monastero) per rammentare la presunta "canonicità" delle giurisdizioni ortodosse coinvolte nella paneresia (come amava chiamarla il venerato Abba Justin Popovic) ecumenista :
Canone 10 "dei Santi Apostoli"
Se qualcuno prega in compagnia di qualcuno che è fuori della comunione (della Chiesa) fosse anche in una casa privata, che sia scomunicato.
Canone 11 "dei Santi Apostoli"
Se un membro del clero prega insieme ad un altro membro del clero che è stato deposto sia lui stesso deposto.
Canone 45 "dei Santi Apostoli"
Se un Vescovo, un Prete o un Diacono prega semplicemente con degli eretici, che egli sia sospeso; ma se egli ha consentito (agli eretici) di officiare in quanto chierici, che sia deposto.
Canone 46 "dei Santi Apostoli"
Noi ordiniamo che un Vescovo, o un Prete che abbia accettato il Battesimo o l'Eucaristia degli eretici, sia deposto. Perché "che accordo c'è tra Cristo e Belial?" O qual consorzio può avere il fedele con l'infedele?
Canone 65 "dei Santi Apostoli"
Se un membro del clero o un laico entra in una assemblea di Giudei o di eretici, per pregare, che egli sia deposto e scomunicato.
Canoni 15 e 16 del Concilio Primo-Secondo
Dopo avere nella prima parte del Canone affermato che la condotta morale di un Vescovo non giustifica la rottura con lui, così prosegue:
...al contrario, quelli che a causa di una eresia condannata dai concilii o dai padri, si separano dalla comunione di chi ha in mezzo a loro la presidenza, qualora lui predichi l'eresia o la insegni col suo comportamento pratico tenuto nella Chiesa, in questo caso non solo non sono sottoposti ad alcuna sanzione canonica per aver rotto la comunione con il sedicente Vescovo, anche prima di un giudizio sinodale o conciliare, ma, al contrario, sono da stimarsi degli di ogni lode che a loro viene da tutti i cristiani ortodossi… essi infatti non fanno uno scisma ma al contrario preservano la Chiesa dal vero scisma.
E circa l'eretica sostituzione dell'Antico Calendario Giuliano Costantiniano con quello gregoriano vorrei ricordare:
Canone I del Concilio di Antiochia
Che tutti coloro che osano violare il decreto del santo e grande Concilio che fu in Nicea ...riguardo alla santa festa della salvifica Pasqua, siano scomunicati e scacciati dalla Chiesa, se continuano, in uno stile di amore della contesa, a contrastare i buoni decreti. E questo è detto a proposito dei laici. Ma se, dopo questo decreto, uno di coloro che presiedono nella Chiesa, un vescovo, o presbitero, o diacono, osasse esercitare il proprio giudizio e celebrare la Pasqua con gli ebrei, a sovversione del popolo e a disturbo delle Chiese, il Santo Concilio d'ora in poi condanna costui a essere alieno dalla Chiesa, essendo divenuto non solo causa di peccato per sé, ma anche causa di disordine e della perversione di molti. E il Concilio depone dal sacro ministero non solo tali persone, ma anche tutti coloro che osassero essere in comunione con loro dopo la loro espulsione dal sacerdozio. E coloro che vengono così espulsi devono anche essere privati dell'onore esterno del quale erano partecipi secondo il santo canone e il sacerdozio di Dio
Il Sigillion del Concilio locale di Costantinopoli del 1583, che dichiarò non canonico il calendario gregoriano,proclama:
Chiunque non segue i costumi della Chiesa e quanto i Sette Santi Concili Ecumenici hanno ordinato riguardo alla Santa Pasqua e al Menologio [le feste fisse] e hanno stabilito che noi seguissimo, ma desidera seguire i cicli pasquali e il Menologio gregoriano, egli, così come gli astronomi senza Dio, si oppone a tutti i decreti dei santi concili e vuole cambiarli e indebolirli; che egli sia anatema e scomunicato dalla Chiesa di Cristo e dall'assemblea dei fedeli
Tra le cosiddette giurisdizioni "ufficiali" è possibile comunque compiere questa suddivisione:
1. ortodossi che seguono l’Antico Calendario e l’Antico Paschalion;
2. ortodossi che usano il “nuovo” calendario riformato e l’Antico Paschalion;
3. ortodossi che usano il “nuovo” calendario ed un nuovo Paschalion ( Finlandia ed Estonia)
4. ortodossi che usano sia il nuovo che il vecchio calendario e l’antico Paschalion
In Italia la situazione di "diaspora" ortodossa complica (se possibile!) ancora di più la situazione;si può infatt assistere a un proliferare di pseudo-ortodossi (che approfittano della complicata situazione italiana)che con la vera Ortodossia poco hanno da spartire...
Possiamo distinguere oggi le Chiese ortodosse in Italia raggruppandole (mi corregga p.Silvano eventuali imprecisioni) nelle seguenti categorie:
1.Le chiese cosiddette "ufficiali": sono quelle che hanno comunione col Patriarcato di Costantinopoli. Molte hanno adottato il nuovo calendario e alcune riforme liturgiche,partecipano alla paneresia ecumenica e riconoscono la validità dei sacramenti cattolici
...
In Italia sono presenti il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, il Patriarcato di Mosca, il Patriarcato di Serbia, il Patriarcato di Romania e la Chiesa Autocefala di Polonia (quest'ultima presente solo ad Alghero in Sardegna nella Chiesa Ortodossa di Santa Barbara )
2.Le Chiese Tradizionali, del Vecchio Calendario o "Paleoimerologhite" (di posizione moderata) : mantengono inalterata la Tradizione della Chiesa Ortodossa nella fedele osservanza dei Sacri Canoni. Le Chiese Tradizionali ritengono "malate" (sulla base della dottrina dell' "errore curabile" di cui parla S.Basilio il Grande)le chiese ortodosse ufficiali,proprio per il motivo di avere abbandonato la secolare Tradizione Ortodossa, ma sostengono altresì che questa "malattia" sia ancora sanabile (perchè ancora non giudicata definitivamente da un Concilio) e quindi non duplicano le giurisdizioni delle Chiese ortodosse ufficali, non ripetono i sacramenti - purchè correttamente amministrati - in queste celebrati. Non ritengono ovviamente (in conformità con i Sacri Canoni) che si possano considerare "validi" i sacramenti amministrati fuori della Chiesa ortodossa anche se pensano che - in circostanze eccezionali - i convertiti possono, in ragione di tolleranza pastorale, essere ricevuti senza la ripetizione del Battesimo.
In Italia sono presenti il Santo Sinodo della Chiesa Greca Tradizionale del Metropolita Cipriano (A CUI NOI APPARTENIAMO : v. www.cristianiortodossi.it ) e la Chiesa Rumena del Vecchio Calendario (con cui siamo in piena comunione); altre realtà con cui siamo in comunione sono la Chiesa Russa Fuori Frontiera e la Chiesa di Bulgaria di vecchio Calendario
3. Le Chiese Tradizionaliste dure : ritengono che le Chiese ufficiali siano del tutto prive della Grazia dei sacramenti e ormai eretiche e di essere i soli veri ortodossi rimasti; inutile dire che nella loro ecclesiologia e nel loro atteggiamento dimostrano fanatismo e intolleranza. Personalmente so solo che a Milano c'è una parrocchia del Sinodo del Mons. CrisostomoII...
4."Chiese ortodosse" () di varia e dubbia natura...
In Italia sono presenti :
-il Sinodo di Milano del Metropolita Evloghios che, partito da una posizione Tradizionale moderata e poi passato sotto una posizione più intransigente , è entrato per un certo periodo in comunione con il Patriarcato separatista di Kiev per poi separarsene. Basta vedere il sito del Sinodo per rendersi conto di quale anarchia vige in esso , vale molto bene la descrizione riportata dall'Archimandrita Silvano!
-la "Chiesa Ortodossa in Italia" del Metropolita Antonio con sede in Aprilia. E' stata per un certo tempo sotto la protezione del Metropolita Simeone della Chiesa Bulgara patriarcale, la quale in verità ha sempre smentito, poi sotto la chiesa bulgara separatista. Ora che la Chiesa bulgara si è riunita il vescovo Antonio non appare nell'annuario di detta Chiesa.
Spero,caro Zena, di esserti stato utile per fare un pò di luce sulla complicata situazione ortodossa italiana. Interverrò successivamente per quanto riguarda la questione della lingua liturgica.
In Cristo
Luca


Mamma mia, Luca, tutto questo mi fa paura!
Luciano
Luciano