Due condanne per piazza Viviani
SENTENZA. Si è concluso con due condanne e quattro patteggiamenti la vicenda legata al ferimento di una giovane
La pena più alta (3 anni e 8 mesi) è stata inflitta a Claudio Pellegrini In quattro hanno patteggiato. Assoluzione con formula piena per Cugola
Verona. In piazza Viviani nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, ci fu un' aggressione razzista con tanto di slogan, cori e saluti romani dei sei imputati. In tal modo, si voleva favorire la diffusione di idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale o etnico. Lo sostiene il tribunale di Verona, presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi (giudici a latere Giorgio Piziali e Maria Elena Teattini) nella motivazione della sentenza, dopo due ore di camera di consiglio, a carico di quattro giovani, accusati di lesioni aggravate dalla legge Mancino, che ieri hanno patteggiato la sanzione. Sono così usciti dal processo con una pena sospesa ad un anno e sei mesi Gabriele Girardi, 23 anni, Federico Bonomi, 21, Giovanni Nale, 21 e Andea Sanson 21 anni il prossimo 29 settembre. I quattro hanno anche firmato una lettera nella quale si dissociano da ogni forma di violenza.
Sono poi stati inflitti tre anni e otto mesi a Claudio Pellegrini, 45 anni e due anni e due mesi ad Andrea Iacona con il rito abbreviato. I due potrebbero tornare in carcere solo se la condanna verrà confermata in appello. I due dovranno anche pagare un risarcimento danni di 28 mila euro a Francesca Ambrosi e 7 mila euro ciascuno alle altre tre vittime dell'aggressione. L'unico, uscito dall'aula della Corte d'assise, con il sorriso tra le labbra è stato Luca Cugola, assolto dal tribunale per non aver commesso il fatto. Un abbraccio del ventiseienne con i genitori ha sciolto la tensione di una giornata particolarmente intensa. Dopo la lettura della sentenza, un amico degli imputati ha contestato il tribunale: «È una sentenza di Stato», ha urlato lo sconosciuto, nascosto dietro ad una colonna e identificato poi dagli agenti della Digos, «dovete vergognarvi».
I RISARCIMENTI. I grattacapi per i giovani, vicini ai movimenti di estrema destra, però, non si chiudono con le pene, inflitte ieri. Chi ieri ha patteggiato aveva già versato in mattinata 28 mila euro a Francesca Ambrosi, colpita con un posacenere la notte del 4 gennaio scorso mentre agli altri tre giovani aggrediti sono stati corrisposti poco più di 11mila e seicento euro. Al titolare del bar Caffè Posta, Ivo Spada, inoltre, sono stati corrisposti 1800 euro oltre a 1800 euro al Comune di Verona. Quei soldi sono stati dati dal solo Giovanni Nale, difeso da Butturini Comunale e Leva, che al contrario dei suoi amici ha deciso di non svolgere il servizio di operatore ecologico all'Amia, offrendo i soldi pari ad un mese di lavoro nell'ex Municipalizzata.
IL PROCESSO. In aula ieri mattina c'erano solo due dei sette imputati Iacona e Pellegrini. Solo nel pomeriggio arriverà il terzo dei 7 imputati in attesa della sentenza per il rito abbreviato, Luca Cugola. A prendere le redini subito del dibattimento sono gli avvocati dei quattro imputati (Giatti, Leva, Butturini, Serpelloni, Quaranta, Nicodemo e Vicentini), che chiedono di patteggiare. Sembra tutto a posto per Girardi Sanson, Nale e Bonomi. I loro difensori avevano già concordato tutto con il pm: un anno di pena con il risarcimento a tutte le parti civili. Sembra tutto chiuso ma c'è un primo colpo di scena.
L'avvocato Lorenzo Picotti che assiste Francesca Ambrosi, non nasconde «un certo stupore di fronte agli accordi tra i legali e il pm:ne apprendiamo il contenuto solo oggi. Mi trovo il patteggiamento già fatto come se il fatto di piazza Viviani fosse un incidente stradale». E arriva anche la reprimenda: «L'offerta non coglie nel segno». Anche perchè gli imputati «non hanno mai detto chi sono gli altri giovani che hanno partecipato all'aggressione». Le parole del professore Picotti centrano l'obiettivo: alle 10.30, la corte esce e rigetta il patto tra accusa e difesa. La pena concordata tra pm e difensori è troppo esigua, sostiene il tribunale e bisogna, quindi, rinegoziare la sanzione a carico dei quattro. Dopo un'ora, si chiude la partita: la pena per Nale, Girardi, Bonomi e Sanson sale così ad un anno e sei mesi e diventa sentenza alle 18.26 quando viene letto il dispositivo.
LA REQUISITORIA. «Spero che sia l'ultimo aggressione violenta che si verifica in centro storico». Si apre così la requisitoria del pm Marco Zenatelli nel processo a carico di Pellegrini, Cugola e Iacona. E fa subito un collegamento con l'aggressione a Nicola Tommasoli: «Il fatto di cui oggi parliamo si svolge a duecento metri da corticella Leoni e a pochi mesi di distanza alla morte del povero ragazzo, Nicola Tommasoli. E non è un fatto secondario». E precisa: «Ciò che era successo pochi mesi prima avrebbe dovuto portare ad una riflessione più approfondita l'intera città ma soprattutto le persone che gravitavano nell'area che ha colpito in piazza Viviani ma questo non è avvenuto». Poi passa ai nodi della vicenda. Ad iniziare dal concorso di persone nel reato: «Si può manifestare anche con una condotta che agevola il delitto, manifestando chiara adesione all'azione delittuosa. È sufficiente che ci sia stimolo all'azione o maggior senso di sicurezza». Per continuare con l'aggravante della legge Mancino: «Questi signori sono entrati tutti nel locale gridando «sieg heil apartheid. Hanno spintonato chi si trovava nel bar caffè Posta con questi slogan sicuramente razzisti di stampo fascista. La Cassazione ha detto che il semplice saluto romano integra il reato della Mancino». E ancora: «C'era la volontà di provocare quella sera, di imporre le idee razziste». In riferimento ai cori contro il sesso debole, poi, il pm ha ricordato che «erano più dignitosi i fascisti di Salò che dicevano che le donne non li volevano più bene perchè portavano la camicia nera». Alla fine sono arrivate le richieste del pm: 3 anni per Pellegrini, 2 anni e 8 mesi di Iacona, 2 anni per Cugola.
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Quasi 4 anni per un'occhio nero..?onf:




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