COMUNICATO STAMPA dell'Ass. Papillon e una cruda testimonianza dei detenti del carcere speciale di Marino del Tronto.

E adesso, signori, ognuno faccia la sua parte con onestà e trasparenza.
Dopo aver consultato migliaia di detenuti sparsi in decine di carceri
italiane, la nostra associazione si è nuovamente assunta la responsabilità
di organizzare una pacifica mobilitazione dei detenuti a partire da lunedì
13 gennaio, giorno in cui inizia in commissione l'iter finale delle proposte
di indulto.
Fino ad oggi circa 50 carceri hanno aderito pubblicamente al nostro appello,
ed ogni giorno altre se ne aggiungono.
Sarà una mobilitazione assolutamente pacifica che accompagnerà i lavori
parlamentari, auspicando dei primi e positivi risultati della piccola ma
importante battaglia di civiltà promossa dalla Papillon con la pacifica
protesta di oltre 120 carceri iniziata il 9 settembre scorso.
Uno dei primi impegni che chiediamo a tutte le forze politiche che si sono
dimostrate sensibili alla drammatica realtà delle carceri italiane, è quello
di presentare e sostenere emendamenti che rendano generalizzabile un
provvedimento di indulto.
Noi siamo consapevoli che l'attuale realtà del sistema penitenziario è il
risultato di oltre 10 anni di errori ed omissioni e che quindi ben pochi
possono dirsi estranei alle responsabilità dell'odierna situazione. Ma
proprio per questo siamo altresì convinti che ogni forza politica può
contribuire serenamente a dare inizio ad una nuova stagione di riforme,
muovendo appunto dal varo di un provvedimento di indulto generalizzato che
sia accompagnato da una indispensabile amnistia per i reati minori.

Del resto, sulla strada delle necessarie riforme non ci sentiamo affatto
soli, poiché in definitiva dal 9 settembre ad oggi non abbiamo fatto altro
che riprendere pacificamente la piccola ma importante battaglia di civiltà
che i detenuti e la Chiesa Cattolica avevano iniziato nel corso del Giubileo
del 2000. Ecco perchè ci permettiamo di ricordare a tutti l'auspicio
formulato da Giovanni Paolo II durante il Giubileo:

"La punizione detentiva è antica quanto la storia dell'uomo. In molti paesi
le carceri sono assai affollate. Ve ne sono alcune fornite di qualche
comodità, ma in altre le condizioni di vita sono assai precarie, per non
dire indegne dell'essere umano. I dati che sono sotto gli occhi di tutti ci
dicono che questa forma punitiva in genere riesce solo in parte a far fronte
al fenomeno della delinquenza. Anzi, in vari casi, i problemi che crea
sembrano maggiori di quelli che tenta di risolvere. Ciò impone un
ripensamento in vista di una qualche revisione...In questo senso quegli
Stati e quei Governi che abbiano in corso o intendano intraprendere
revisioni del loro sistema carcerario, per adeguarlo maggiormente alle
esigenze della persona umana, meritano di essere incoraggiati a continuare
in un'opera tanto importante, prevedendo anche un maggior ricorso alle pene
non detentive."( Messaggio di Giovanni Paolo II per il Giubileo nelle
carceri).
Sono quindi le parole del Papa a domandare coraggio a tutti gli uomini
politici, offrendo loro il riferimento al valore universale del Messaggio
Cristiano che nel nostro paese appartiene alla coscienza di milioni di
cittadini.

Come si può vedere, non vi è quindi nulla di impossibile negli obiettivi
perseguiti dalla nostra pacifica protesta. Essa è stata ed è una
formidabile prova di maturità da parte dei detenuti e la sua piattaforma
costituisce il nostro contributo ad una nuova stagione di riforme della
Giustizia e del sistema penitenziario.

-) Un indulto generalizzato di 3 anni.
-)Il passaggio della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario nazionale.
-) La riforma del codice penale, a partire dall'abolizione dell'ergastolo e
dalla depenalizzazione dei reati minori.
-) L'abolizione delle prescrizioni contenute nell'art. 4 bis.
-) L'abolizione dell'anticostituzionale art. 41 bis.
-) L'aumento della liberazione anticipata a 4 mesi.
-) Un aumento delle concessioni delle misure alternative al carcere.
-) Espulsione dei detenuti stranieri che ne facciano richiesta.

UN PROVVEDIMENTO DI INDULTO GENERALIZZATO E' QUINDI IL PRIMO PASSO SULLA
STRADA DELLE INDISPENSABILI RIFORME.

Infine, ci auguriamo che nei prossimi giorni i Parlamentari e i consiglieri
regionali di tutti i partiti si rechino nelle carceri e che le diverse
realtà della società civile si mobilitino per sostenere all'esterno la
nostra piccola ma importante battaglia di civiltà.

Roma lì, 10/01/2003

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vittorioantonini@tiscalinet.it

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Dal "Messaggero" una cruda
testimonianza dei detenuti del carcere speciale di Marino del Tronto.

MARINO DEL TRONTO - I detenuti del supercarcere di Marino del Tronto hanno
annunciato, in una lettera consegnata ieri a un avvocato ascolano, una
mobilitazione che verrà attuata dal 13 al 16 di questo mese con il rifiuto
del vitto a sostegno dell'indulto e contro le condizioni di vita nel
carcere, dove molti -fra cui il boss Totò Riina - sono sottoposti al 41 bis.
«I fautori del no all'indulto -si legge nella missiva, firmata genericamente
"i detenuti della casa circondariale di Marino del Tronto"- motivano la loro
ostilità nei confronti della fin troppo timida proposta di legge di
sospensione condizionale ed estinzione parziale della pena, con la necessità
di presidiare il rispetto della certezza della pena, ritenuta uno dei
requisiti essenziali del più generale principio di legalità. Si dà il caso
che il sacro fuoco della legalità venga quotidianamente calpestato
all'interno delle carceri».


«L'innalzamento della soglia di legalità nella società - si legge in un
altro passaggio della lettera - ha provocato un abbassamento della legalità
dentro le carceri. Il fenomeno della sovrappopolazione carceraria ingenera
così la sistematica violazione dell'ordinamento penitenziario: il rispetto
della dignità umana, le condizioni minime di vivibilità, il lavoro, la
tutela della salute, la cosiddetta 'funzione risocializzante della pena».
Per quanto riguarda il supercarcere ascolano, «accanto alla sezione penale -
ricordano i firmatari della lettera - è presente una piccola sezione
giudiziaria originariamente preposta all'accoglienza di non più di 30
reclusi. Attualmente vi convivono come animali ammassati nei carri bestiame
almeno 80 detenuti. Quasi tre volte più del previsto. Celle realizzate per
accogliere solo due detenuti, ospitano sette-otto, a volte 10 persone». Un
sovraffollamento «appesantito da un regime che nulla ha da invidiare
all'alta sorveglianza, e che di fatto nega tutto quello che l'ordinamento
penitenziario prevede: socialità, attività ricreative e educative, campo di
calcio, area verde, ecc.». «Se la certezza della pena si fonda su una
legalità violata - conclude la lettera - anche la pena diventa illegale. Per
questa ragione è necessaria l'approvazione di un provvedimento di
amnistia-indulto generale senza preclusione alcuna». I detenuti si riservano
altre forme di «protesta pacifica dopo aver valutato gli esiti del dibattito
parlamentare».

Messaggero del 12/1/2003