Ago dixit che il deficit di quest'anno sarebbe stato del 3%. Il mago ha provato a camuffare le cifre con barbatrucchi vari da tributarista di provincia (sopratutto cartolarizzazioni), ma ecco che appena qualcuno si mette a fare i conti per bene i nodi vengono al pettine.
E' stata S&P, non un piuschello qualsiasi, ma la piu' rispettata rating agency al mondo, a rifare i calcoli senza farsi abbagliare dai giochetti del mago e udite, udite, secondo i loro calcoli il deficit e' al 3,1%. Ed infatti hanno gia' rivisto l'outlook dell'Italia da stabile a negativo (ovvero se le cose vanno come stanno andando con il berlusco, in futuro ridurranno il rating), dopo che il rating era stato aumentato grazie alle riforme dell'Ulivo che avevano portato maggiore stabilita' finanziaria.
S&P: conferma rating Italia AA, outlook negativo
15/1/2003 199
Roma, 15 gen - L'agenzia di rating Standard & Poor's ha confermato il rating sovrano dell'Italia 'AA'. Contestualmente l'agenzia ha rivisto l'outlook da stabile a negativo.
La decisione dell'agenzia, che ha anche confermato il rating 'A-1+' sul breve termine, viene motivata sulla base delle "persistenza di un ampio deficit strutturale" e delle "mancanza di una strategia fiscale di medio termine ben definita". Questi due fattori, continua l'analista l'agenzia Moritz Kraemer, "porteranno ad una sensibile decelerazione nella discesa del debito pubblico. L'outlook negativo - continua S&P - riflette i dominanti rischi ribassisti per le dinamiche di debito dell'Italia". In piu' "l'insuccesso nell'affrontare gli squilibri di budget con misure strutturali durature potrebbero condurre a un abbassamento dei rating entro uno o due anni". Allo steso modo, l'outlook potra' essere nuovamente portato a 'stabile' se si raggiungeranno miglioramenti di budget sostenibili e capaci di determinare un ritorno del surplus primario strutturale verso i livelli raggiunti alle fine degli anni '90".
Serve deciso cambio di policy o sfumera' target debito/Pil
La strategia di bilancio di medio termine, continua S&P, poggia su una stima di crescita ottimistica del 3% all'anno e su aggiustamenti della spesa corrente "molto consistenti ma non altrettanto definiti". Il bilancio 2004, afferma Kraemer, sara' un punto di svolta decisivo se si tiene conto del fatto che "il Governo si e' impegnato ad effettuare un aggiustamento di bilancio pari al 2% del Pil". Un azione di questo tipo e' necessaria per rimpiazzare le entrate una tantum, che toccheranno l'1% circa del Pil nel 2003, in un momento in cui si punta a spingere il deficit al di sotto della soglia dell'1% del Pil. Al momento, pero', "non sono state rese note le strategie del governo per raggiungere questi obiettivi nel 2004 e oltre". In piu' l'agenzia fa notare che l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2006 e' difficilmente raggiungibile senza un deciso cambio di policy. "Il deficit 2002 - si fa notare - e' andato oltre il target originale dello 0,5% arrivando al 2,3% del Pil o al 3,1% secondo i calcoli di Standard & Poor's che non tengono conto delle entrate una tantum". Inoltre, nota S&P, negli ultimi anni e' aumentata la dipendenza dai provvedimenti una tantum. In questo contesto "il rapporto debito/pil potrebbe diminuire meno velocemente di quanto stimato precedentemente". In pu' senza lo swap di fine anno con Bankitalia il rapporto debito/Pil sarebbe tornato a salire per la prima volta in quasi dieci anni. Infine, conclude S&P, benche' il Governo "prevede una discesa del debito delle amministrazioni pubbliche al 96% del Pil nel 2006, S&P ritiene che questo rapporto non scendera' sotto il 103%". Sulla decisione comunicata oggi e sulle prospettive del rating sovrano dell'Italia l'agenzia terra una conference call il prossimo 17 gennaio.
L'analista a Radiocor: piu' consolidamento, tagli alla spesa
"Noi guardiamo alla traiettoria del debito e il vostro debito e' molto elevato, ma le nostre precedenti aspettative erano che scendesse molto velocemente. Ora non e' cosi'", ha spiegato Kraemer in un colloquio telefonico con Il Sole 24 Ore Radiocor, aggiungendo che fino al 2006 non e' atteso un surplus primario del 5% che si e' avuto in passato, necessario per accelerare la riduzione del debito. Nel medio termine - ha poi spiegato l'analista - i piani fiscali "non sono ben definiti. E' difficile vedere come saranno raggiunti i target fiscali del governo". Standard and Poor's, in conclusione, ritiene "che sia necessario un maggior consolidamento di bilancio, soprattutto sul lato della spesa, ricorrendo a tagli".




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