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Discussione: Ve lo avevo detto...

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    Predefinito Ve lo avevo detto...

    …brutti scemi!
    Così rispose Robert Conquest, lo storico che nel 1968 scrisse “Il Grande Terrore”, quando nel 1990 gli chiesero, ripubblicandogli l’opera, se voleva dargli un nuovo titolo.
    E’ stato il più dettagliato e completo atto d’accusa sullo stalinismo. Attenti alla data della prima edizione, 1968, nel pieno della ubriacatura di ideologie totalitarie che colpiva mezza Europa.
    Ora è uscito un nuovo libro, dal titolo “Koba the Dread. Laughter and the Twenty Million”, scritto da Martin Amis e pubblicato dalla Talk/Miramax, casa editrice certamente non reazionaria che ha prodotto, tra l’altro, “La vita è bella” di Benigni.
    Koba è il nomignolo che lo stesso Stalin si diede, The dread significa il terribile. I venti milioni del sottotitolo sono ovviamente i morti a lui direttamente attribuiti(in difetto), e laughter sta per risata.
    La risata con la quale gli ex comunisti di oggi, spiega Amis, accompagnano il ricordo cameratesco della propria appartenenza al Partito.
    Amis è uno di sinistra, scrive sul Guardian, i suoi libri sono giudicati pieni di “sincerità democratica”. E’ figlio di Kingsley Amis, romanziere e membro del Partito comunista britannico negli anni giovanili, che lasciò il partito nel ’60, divenne anticomunista e non fu mai perdonato.

    Martin Amis non è uno storico, la sua analisi del comunismo si concentra sulla figura del padre e su quella dei di un suo amico, il giornalista Christopher Hitchens.
    Com’è possibile, si chiede, che un uomo come suo padre per 15 anni possa aver creduto a tali fandonie (gli orrori del comunismo, raccontati in tutta la loro crudeltà, bambini mangiati compresi).
    La tesi che in Occidente non si sapeva, non regge. Vero è che prima del XX° Congresso del Partito Comunista Sovietico del 1956 la carneficina non era ufficiale, ma circolavano tanti libri che raccontavano dei massacri e i patti fra Stalin e Hitler per dividersi il mondo non erano segreti. La divisione nazi-sovietica della Polonia e successivo trattato d’amicizia, l’annessione dell’Ucraina e Bielorussia, quella dell Finlandia (per cui l’Urss fu cacciata dalla Lega delle Nazioni), e l’annessione dei Paesi Baltici e della Moldavia.
    Oggi di quegli orrori si conosce tutto, eppure oggi essere stati comunisti non desta la stessa indignazione che si prova nei confronti di chi è stato nazista.
    Perché? Nonostante l’assassinio di venti milioni di persone e le miserie dei superstiti?

    Amis si pone la domanda ma non dà risposte definitive.
    La spiegazione che i comunisti inseguivano ideali di giustizia e di equità sociale non sta in piedi; equivarrebbe a dire che massacravano per il bene delle stesse vittime.
    E poi non è, a ben vedere, neppure vero. Non è solo questione di numeri. Nella Germania deportavano e uccidevano ebrei, zingari e omosessuali. La società civile in pratica non venne toccata. In Unione Sovietica nessuno poteva considerarsi sicuro: i kulaki, gli ucraini, i contadini, gli operai, gli stessi vertici del partito. La poetessa Anna Akhmatova scriveva: “Qui arrestano la gente per niente”. Gli stessi autori del censimento nel 1937 furono uccisi da Stalin perché gli consegnarono dati della popolazione fermi a 163 milioni mentre Koba ne aspettava almeno 170.
    I 7 mancanti l aveva fatti uccidere lui.
    Eppure quando qualcuno sostiene ancora che la carestia non fu provocata dalla sua politica “ma che sono cose che capitano” non scattano gli stessi girotondi pronti se Le Pen dice che “L’Olocausto è stato un dettaglio della storia” o se Haider loda le politiche sul lavoro della Germania nazista.

    Il libro “Koba the Dread” non è rivolto ai politici ex comunisti. In giro per l’Europa la sinistra ha già fatto i conti con il proprio passato, forse perché non hanno avuto in casa il partito comunista più forte del mondo libero. In Inghilterra c’è Blair, in Francia c’è stato Mitterand, in Germania il congresso di Bad Godesberg. E la stretta coabitazione con “l’altra Germania”.
    E neppure ai politici italiani di sinistra che rivendicano di essere stati comunisti (D’Alema), o fa finta di niente (Violante), o dice di essere stato sempre filoamericano (Veltroni), o addirittura di essersi iscritto al Pci in quanto anticomunista(Fassino). Per non parlare di quelli che il comunismo lo vogliono rifondare.
    Amis non si interessa neppure alle “graduatorie” su chi ha ucciso di più.
    Amis parla alla classe intellettuale che ride e scherza e si dà arie sulla moralità e sulla diversità e sulla superiorità genetica che gli conferisce il passato comunista. Il risultato è che, questa volta, i capi servizio delle pagine culturali italiane, sul libro di Amis non hanno scritto una riga.

    saluti

  2. #2
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    La tattica dei sinistri dalla coscienza non tanto a posto è appunto quella di passar sotto silenzio.....per questo si infuriano se qui parliamo di storia del comunismo, dei suoi problemi....e dei suoi crimini.

    Saluti liberali

 

 

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