….una commissione d’inchiesta su Tangentopoli?
Perché c’era un sistema che andava debellato ma che non è stato debellato. Mica lo dice Berlusconi, e neppure Fini o i figli di Craxi, ma lo dicono i Magistrati.
Dunque bisogna farla, perché Mani pulite ha squassato un Paese ma ha lasciato immacolato un solo teorema: se di una inchiesta non rimangono che le conseguenze politiche, quella fu una inchiesta politica.
I commissari dovranno rispondere a molti quesiti:
bisogna capire per quale ragione nei penitenziari di Mani pulite non c’è rimasto praticamente nessuno;
bisogna capire perché i processi sono stati risolti con delle parate televisive oppure non sono stati ancora fatti oppure sono stati risolti con provvedimenti atipici oppure si sono conclusi con delle assoluzioni che hanno rovinato completamente delle vite;
c’è da capire un pezzo importante della storia italiana su cui poggia la cosiddetta Seconda Repubblica, il presente;
c’è da scacciare l’impressione che alcune procure dimostrassero atteggiamenti non troppo in linea al mitico e imparziale distacco e indipendenza politica, che si vuole propria dei magistrati;
c’è da cancellare il pregiudizio, diffusissimo ancora oggi, che l’offensiva conto Berlusconi sia stata una sorta di religione, una comoda e antidemocratica scorciatoia politica;
c’è da capire l dinamica di alcune corsie preferenziali che hanno riguardato molti processi, non solo quelli al Cav.
si vorrebbe comprendere come sia stato possibile che in dieci anni si siano visti degli imputati che hanno fatto in tempo a farsi giudicare in primo grado e poi in Appello e poi in Cassazione e poi finire in galera e poi persino scontarla tutta mentre altri no: c’è da capire.
Inoltre i commissari dovranno cercare di capire per spiegarci perchè c’è gente imputata di bancarotta e falso in bilancio che ha chiuso con due anni e mezzo e altra che è stata massacrata, sono da chiarire i misteri dei conti bancari sequestrati o meno, sulle galere evitate con gli avvocati giusti (e amici) e protratte con gli avvocati sbagliati, da cancellare ogni ignobile leggenda su certi verbali fantasma, magari capire in quale dei trentamila falconi di Mani pulite siano finiti certi nominativi, ecco: magari addirittura consultare il fascicolo che racchiude l’intero procedimento di Mani pulite e che però non è disponibile neppure per quanto riguarda i filoni già conclusi.
Bisogna levare la patina sulle solite vecchie storie di Greganti e poi lo spauracchio del miliardo di Raul Gardini a Botteghe Oscure, la solita tiritera di Occhetto e D’Alema che potevano non sapere mentre Bossi non poteva non sapere mentre Berlusconi non poteva non sapere mentre De Mita invece poteva e Romiti pure e Agnelli figuriamoci e De Benedetti invece sapeva ma era una vittima.
C’è da capire se le competenze territoriali tra Milano e Roma venissero davvero spartite con criteri irregolari, come racconta il magistrato Francesco Misiani. C’è da chiarire, di passaggio, se il famoso banchiere che distribuiva soldi all’intero arco costituzionale, quel Pacini Battaglia tanto caro a Di Pietro, in definitiva sia stato un confidente della Procura o un delatore, o un ricattatore, comunque un tizio che in qualche modo la scampava mentre Bettino Craxi crepava in Tunisia.
E poi comunisti o ex comunisti: c’è da capire se non c’entravano e perciò non erano inquisiti, oppure c’entravano e perciò li hanno inquisiti e condannati, oppure c’entravano ma non si sono arricchiti, oppure non c’entravano e perciò sono stati inquisiti ma assolti, oppure c’entravano ma solo quando governavano coi socialisti. Si vorrebbe sapere perché Craxi nel ’93 fece un celebre discorso alla Camera per il quale fu letteralmente linciato quando poi persino Occhetto, nel ’99, disse che “Craxi aveva ragione, quando disse che tutti i partiti avevano finanziamenti illeciti”. Forse i commissari chiariranno se ci fu qualche relazione tra queste asserzioni e la sentenza del processo Enel in cui si citavano “contribuzioni sistematiche dagli imprenditori al pari degli altri partiti”.
E ancora, lasciando perdere le elargizioni provenienti dall’URSS e dall’Est, c’è da capire perché nelle varie inchieste di Mani pulite sugli appalti, dove imprenditori e faccendieri mettevano a verbale le quote destinate ai partiti, si citavano sempre i nomi dei referenti Dc e Psi ma praticamente mai quelli del Pci-Pds: “Tot a Citarristi, tot a Balzamo e tot a Botteghe Oscure”.
Perché Gerardo D’Ambrosio disse che “la molla di Craxi non era l’arricchimento personale, ma la politica” e perché disse che “Craxi forse avrebbe favorito una soluzione seria, ma fu vittima di un meccanismo perverso, con i partiti che volevano approfittare delle disgrazie altrui”. Quali partiti?
C’è da capire pure se i diessini fossero realmente diversi oppure semplicemente più oculati nel scegliersi uomini di fiducia a cui intestare interi patrimoni immobiliari, e c’è da capire perché la gente, la famosa gente, la maledetta gente, in definitiva ricorda che Mani pulite nel 1992 si concentrò su Craxi, poi nel 1993 sulla Dc e sugli industriali (alcuni) e poi nel 1994 su Berlusconi e sulla Guardia di Finanza. Poi su Berlusconi e basta. Sbagliano? Si vorrebbe capirlo.
Ancora: quanti degli assolti (centinaia) hanno patito inutili carcerazioni preventive? E quanti dei condannati (centinaia) hanno patito delle inutili carcerazioni preventive legate a reati che non prevedevano il carcere?
Quanti di questi sono stati condannati prima della riforma dell’articolo 513 del Codice penale (governi di sinistra), quando bastava denunciare un politico e patteggiare una pena simbolica e poi uscire dal processo senza nemmeno presentarsi in aula?
Quanti sono stati condannati senza neppure aver visto il proprio accusatore, magari in base al solo verbale strappato in carcere? Solo a Milano costoro sono i due terzi, e c’è da capire. E quanti di questi condannati hanno visto assolti dei coimputati che a differenza loro non avevano accettato il patteggiamento? E perché di 1320 posizioni processuali che il Pool di Milano ha spedito per competenza ad altri tribunali una grandissima parte è stata assolta? Perché questi innocenti non compaiono nelle statistiche dei magistrati milanesi? Dov’è l’errore?
E perché dei 45 suicidi giudiziari che hanno segnato Mani pulite dal 1992 al 1998 la maggior parte di essi (32) è addensata nel periodo del terrore, quello delle manette facili, dal ’92 al ’94?
Perché il Csm e l’Anm fanno muro? Dovrebbero invece auspicare l’inizio dei lavori della Commissione d’inchiesta parlamentare su Tangentopoli; cos’hanno da perdere?
I magistrati non possono non sapere che tutto è stato fatto secondo leggi e regolamenti, che tutto sarà finalmente chiarito e che gli italiani ritorneranno a fidarsi di loro. Come prima.
Filippo Facci su il Giornale
Saluti




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