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Discussione: processo al comunismo

  1. #1
    kshatrya
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    Predefinito processo al comunismo

    Processo al comunismo
    di Salvatore Lauro


    --------------------------------------------------------------------------------

    Dunque mentre le nazioni del mondo libero lottavano a viso aperto e con metodo democratico contro la barbarie comunista che si trasformava come al solito in invasioni, oppressioni, torture, persecuzioni e diffamazioni, in Italia alcuni indegni cittadini, traditori della nostra Patria e quindi nemici dei nostri figli, delle nostre spose e dei nostri avi tramavano contro la Repubblica. Indecorosamente in cambio di dollari d rubli questi immondi rinnegati fornivano informazioni a un paese nemico che della sopraffazione, dell’odio, della violenza ai popoli liberi e alle convinzioni filosofiche altrui aveva fatto sistema ideologico e prassi politica. Il dossier Mitrokhin rivela ogni giorno pagine allucinanti e terribili condite di evidente tradimento verso la nostra gente, il nostro sangue, la nostra vita. Mentre gli italiani vigilavano sulla libertà, sui diritti, sulla civiltà del decoro, della pace, della tolleranza e dell’amicizia tra le nazioni, un manipolo purtroppo ampio e privo di anima lavorava per distruggere, disintegrare, minare, colpire e frenare lo sviluppo e il benessere degli italiani.

    Vogliamo la verità sugli uomini politici che facevano attività di spionaggio per conto di Mosca e del Patto di Varsavia; vogliamo guardare in faccia quei giornalisti prezzolati, quei dirigenti venduti, quei finti idealisti che in cambio di danaro tradivano la loro storia, la loro famiglia cioè se stessi, la propria dignità, la propria vita. L’Italia ha visto sindacalisti, parlamentari, si dice persino qualche ministro fellone e vigliacco sino al punto di partecipare a progetti teorici di invasione, di guerriglia, di insurrezione e quant’altro nella logica folle dell’odio verso il lavoro, la produzione, la civiltà liberaldemocratica. Vogliamo chiarezza e giustizia. Si aprano tutti gli armadi e si tirino fuori le carte, si salvino quei fascicoli che la sinistra oggi al potere ritenendoli “superflui o scomodi” vorrebbe incenerire. Si facciano i nomi dei collettori delle tangenti rosse sul gas e sulle carni provenienti dall’est, sui falsi import-export, sulle società fantasma, sui conti svizzeri, sulle triangolazioni. L’Italia moderna, europea ed occidentale deve insorgere per fare chiarezza. E’ giusto, sì giusto arrestare quei liberali, centristi, socialisti, repubblicani ladri e intascatori di tangenti. Ma essi rubano senza tradire la Patria. E’ doppiamente giusto individuare e punire quei ladri rossi che hanno impostato un sistema complesso teso al finanziamento di movimenti deliberatamente contrari all’interesse e alla sovranità nazionale. E’ giunta l’ora di una Commissione di inchiesta sulle attività dei gruppi comunisti filosovietici in Italia unificando tutti i tronconi di inchieste nate, abortite, fermate, insabbiate o evitate. Mettiamo sotto processo coloro che hanno tramato con i comunisti.

    Salvatore Lauro

    Mercoledì 13 ottobre 1999

  2. #2
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    Predefinito

    Salvatore Lauro, e genìa della sua specie, è stato accontentato dal governo del fare. La commissione è in via di insediamento, presieduta da colui che su questo argomento scrive articoli da 4 anni, proprio come Lauro. Ma Lauro si deve distinguere e dire la sua cazzata: "E’ giusto, sì giusto arrestare quei liberali, centristi, socialisti, repubblicani ladri e intascatori di tangenti. Ma essi rubano senza tradire la Patria." Questa è la più bella della settimana. Si calcola che le tangenti siano ammontate, in quegli anni, a circa 20mila miliardi di lire all'anno, giusto giusto una finanziaria all'anno. E non avrebbero tradito la patria.

    Infatti hanno tradito solo gli italiani.

    E il nostro presidente della camera dei deputati è andato a rendere omaggio a Craxi, in nome di tutti gli italiani.

    Fatemi dire, once again, Not in my Name. Per piacere!!

  3. #3
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    Predefinito

    un conto è intascare tangenti, altro è prendere soldi da una POTENZA STRANIERA totalitaria ostile, e fare SPIONAGGIO per conto di questa ai danni del proprio paese.
    Gente come Cossuta & soci dovrebbe stare già da un pezzo dietro le sbarre per ALTO TRADIMENTO.

  4. #4
    kshatrya
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    Predefinito oro da Mosca: le gravi colpe del PCI

    Presentato ieri sera al San Carlino il libro di Valerio Riva, «Oro da Mosca»

    Gulag e denaro, stessa storia
    Millesettecento miliardi dall’Unione Sovietica al Pci



    Gian Battista Lanzani e Valerio Riva al San Carlino

    Difficile staccare l’azione teatrale dal libro, l’intervista del direttore del nostro giornale, Gian Battista Lanzani, all’autore di «Oro da Mosca», Valerio Riva, distinguere i finanziamenti, i miliardi di rubli dai miliardi di gesti alzati e abbassati, gettati in alto e rassegnati e poi morti dei prigionieri del gulag. Difficile staccarsi dalla drammatica interpretazione dell’arresto, dell’istruttoria e dell’internamento rispetto alle domande e alle risposte sul libro di Riva «Oro da Mosca». Difficile comprendere, ancora, quanta distanza separi una sopraffazione dall’altra, l’uso maligno del processo, ieri ed oggi, in ogni parte del mondo. Tutto si tiene. «L’arcipelago Gulag», di Aleksandr Solgenicyn e l’oro che ne deriva. L’opera del dissidente sovietico scritta più di trent’anni fa è tradotta in una pièce teatrale, magnificamente espressa in apertura di serata con le performances indimenticabili di Alessandro Carminati, Antonella Massussi, Cecilia Vichi, Giusi Turra, Laura Mantovi, Barbara Pizzetti e Irene Talia, per la regia di Giorgio Rosa. Anzi il libro e il gulag avevano bisogno di starsi accanto per esplicare un rapporto clandestino di causa ed effetto. Il gulag, infatti, fornisce rubli, dal gulag esce l’oro necessario a sostenere i partiti comunisti fratelli, d’Occidente e d’Oriente. Dallo sterminato campo di concentramento sovietico, senza recinti, grande regioni e regioni messe accanto, riempite di uomini condannati a morte, portati in vagoni, stipati come bestie, a quaranta gradi sotto zero, si lavora unicamente per trarre denaro: servono tanti denari nuovi e per produrli occorrono diecimila operai? Ecco, spiega Riva, tutto si compie con diecimila sentenze di condanna al gulag. La connessione tra gulag e potere è assoluta. La domanda del direttore Lanzani viene esaurita dall’autore con esempi documentati. I due libri si tengono perchè unica è la tragedia del comunismo sovietico e internazionale. Morte e comunismo sono sinonimi, come sangue e dittatura. Il direttore Lanzani illustra la struttura del libro, parla di un’opera monumentale, quasi novecento pagine, la prima parte storica, la seconda documentale. Precisa la strategia di verità e non di polemica della serata, dice di un’angoscia ribadita ascoltando la recita drammatica degli attori di Giorgio Rosa, di un libro che non si può rileggere, talmente è acuta la potenza disvelante dell’opera prima del dissidente sovietico. Poi domanda, quanto? Valerio Riva presenta le prime cifre. Ponomariov, racconta, è l’uomo chiave, il ragioniere del comunismo sovietico, per quarant’anni padrone assoluto della macchina di distribuzione dei miliardi di rubli ai cosiddetti partiti comunisti fratelli. Ponomariov può vantarsi di aver aumentato le tessere di un partito grazie a un’intensa campagna di finanziamento, può, perfino, azzardare statistiche, giocare ai sondaggi. Il Partito comunista italiano, spiega Riva, ha preso il venticinque per cento dell’intero stanziamento del cosiddetto Fondo d’Assistenza, creato da Stalin nella primavera del 1950, ventiquattro ore prima dello scoppio della guerra di Corea, anticipazione, secondo il dittatore sovietico, della terza guerra mondiale. Settantacinque partiti comunisti prendevano l’un per cento ciascuno, il resto era per il Pci, esattamente il 25 per cento. Lanzani chiede quanto e Riva risponde secondo una presunzione minima: millesettecento miliardi, rublo più rublo meno. Ma non finisce qui il flusso interminabile del finanziamento illecito, sporco del sangue dei gulag, dall’Urss ai partiti fratelli. C’è da quantificare la gigantesca tangente sugli affari import export dall’Est all’Occidente. Ci vorranno degli anni per dare una risposta, continua Valerio Riva; e non sarebbe male che nelle università italiane si lavorasse in questa direzione, affidando tesi di ricerca per un recupero di istruzione, cultura e moralità. Cambia nel tempo il movente del finanziamento, la quantità e la modalità, chiede infine il direttore Lanzani; l’oro di Stalin è lo stesso oro di Breznev e di Gorbaciov? Fondamentalmente sì, risponde l’autore di «Oro da Mosca». Di più: mentre l’infernale macchina del finanziamento e della repressione, inizialmente, ha come scopo il raggiungimento dell’internazionalismo comunista, nella fase finale e decadente, dagli anni Settanta fino al colpo di Stato del 1991, la questione è puramente di potere. Di un potere fine a se stesso, che domina per dominare e uccide per uccidere. Nei gulag muoiono i borghesi come i contadini, i ricchi e i poveri, i comunisti di ieri di oggi e di domani. La platea è stracolma. «Brescia Terzo Millennio», l’associazione che ha organizzato la serata, è soddisfatta. Lo dichiara Roberto Toffoli. Più esplicite, ancora, le moltissime sedie spicciole, recuperate con fortuna e sparse nei corridoi.

    Tonino Zana

  5. #5
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    Predefinito

    l'oro di Mosca pesa come un macigno sulla coscienza degli ex-comunisti e dei loro complici di sx. Così come il loro armadio zeppo di scheletri ammorba e appesta...

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Posto solo per ricordare che Riva e' stato condannato da un tribunale perche' ha detto il falso sull'editore Teti in quel libro.

    Il post di apertura sembra dettato da Berlusconi in persona

    Traditori non fu chi armo' la mano dei neofascisti nelle stragi.

    Bravi cittadini quelli...

    I comunisti in Italia hanno difeso la democrazia non ribellandosi in massa alle gravi ingiustizie di questo nostro paese.

    Essi ebbero fiducia delle istituzioni, partecipando, e dando il proprio contributo a migliorare l'Italia e a correggere l'impianto di Stato Fascista che mai era stato del tutto smantellato.

    Abbiamo sopportato soprusi, violenze e quant'altro.

    Abbiamo avuto i nostri morti in epoca di pace.

    Tutto per la democrazia, per permettere ad Aryan e Felix di esprimersi.

    Li ringrazio, questi due mi tengono allegro con la loro retorica stalinista

  7. #7
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    Predefinito bisogna fare i conti con il passato comunista...

    Uso politico della Storia

    di Antonio Orlando

    Intorno alla fine di aprile scorso, proprio a ridosso della Festa della Liberazione, il Consiglio Regionale del Lazio, su proposta di alcuni consiglieri di Alleanza Nazionale, ha approvato una legge con la quale si istituisce una commissione o un gruppo di studio sui crimini del comunismo. La notizia è passata pressochè inosservata, c’è stata qualche leggera polemica da parte dei D.S., il sindaco di Roma ha protestato, forse qualche altro flebile lamento lo hanno profferito Fassino o D’Alema, ma poi silenzio assoluto.
    Il 25 aprile il Presidente della Repubblica ha detto che il revisionismo storico non ha senso; l’on. Violante ha ritrattato quanto aveva sostenuto fino all’anno scorso circa l’equiparazione tra partigiani e “ragazzi di Salò”; il ministro Tremaglia è andato a El-Alamein a dire che si poteva anche vincere e che in tal modo le sorti della guerra sarebbero sicuramente cambiate, auspicando con ciò un’affermazione del nazismo; il Presidente della Repubblica Tedesca, Jhoannes Rau, a Marzabotto e a Sant’Anna di Stazzema ha chiesto perdono per le stragi naziste, ma il governo tedesco nega un piccolo indennizzo monetario agli I.M.I. – Internati Militari Italiani – cioè a quei soldati italiani fatti prigionieri e deportati, dopo l’8 settembre 1943 e trasformati poi in “schiavi di Hitler” ( le domande presentate sono oltre 70mila); a Trieste il 25 aprile viene festeggiato separatamente per il rifiuto giusto di equiparare la Risiera di S. Saba alle foibe. Il sindaco di Ragusa vuole innalzare un gigantesco monumento al sanguinario squadrista fascista che nel ventennio imperversò in quella zona.
    A Benevento l’Amministrazione Comunale vuole eliminare da una piazza il nome di Giacomo Matteotti e magari sostituirlo con quello del suo assassino. Dulcis in fundo, il Parlamento ha varato la Commissione Mitrokin per indagare sulle collusioni tra il KGB, il servizio segreto sovietico, e i comunisti italiani durante gli anni della guerra fredda.
    E si potrebbe continuare.
    Qual è il fil rouge che lega tutti questi fatti? Facile: gli italiani non hanno mai fatto veramente i conti con il loro passato e questo di volta in volta, inesorabilmente, ritorna e si rivolta contro. Per di più adesso questi occasionali vincitori di una tornata elettorale pretendono di riscrivere la storia a proprio uso e consumo e per soli fini di propaganda politica. Se si aggiunge il naturale codazzo dei voltagabbana, quelli che cambiano casacca e bandiera ad ogni stormir di fronde, ai quali torna comodo ed utile questo rimestare in una melma informe poiché in tal modo possono coprire o verniciare il loro tradimento, il quadro istituzionale, politico e sociale italiano è completo e chiaro. Siamo un popolo dalle idee ballerine, dai valori mobili e dal passato torbido e mutevole, che è preferibile nascondere e riporre nel chiuso degli armadi, magari con le ante rivoltate verso il muro.
    La Sinistra, dopo la caduta del Muro di Berlino, aveva fatto sperare in un ravvedimento e la dissoluzione dei Partiti Comunisti aveva aperto nuove speranze. Invece i vecchi partiti comunisti, o meglio gli eredi di questi, o sono passati, armi e bagagli, dall’altra parte come in Ungheria o in Romania o in Polonia, oppure hanno rifiutato l’eredità vergognandosi, come molti ex comunisti italiani, di essere stati comunisti. I conti con il passato non li hanno voluti fare e per oltre dieci anni hanno menato il can per l’aia arrabattandosi come bambini cui era stato tolto il giocattolo preferito.
    I legittimi eredi del P.C.I. – Partito Comunista Italiano -, compresi i figli illegittimi, adulterini e naturali – intendo riferirmi alle formazioni comuniste extraparlamentari o scissioniste o “eretiche” – a cominciare dai D.S. e proseguendo con Rifondazione e Comunisti Italiani non hanno neppure tentato di avviare una riflessione sul passato e sulla storia del movimento comunista italiano ed internazionale al di fuori della classica agiografia degli anni d’oro. Si sono limitati a strillare o a starnazzare come oche impazzite tutte le volte che qualcuno ha osato toccare i “sacri padri” oppure ha tentato di squarciare il velo delle bugie e delle ipocrisie.
    L’eredità è giacente e non è stata accettata neppure con beneficio d’inventario tanto è pesante, difficile, tragica e turbolenta.
    Adesso magari ci si meraviglia che “i vincitori di oggi”, A.N., Forza Italia, Lega e compagnia bella, vogliano riscrivere la storia e a tal fine istituiscono commissioni, formano gruppi di studio, arruolano storici di professione, cambiano i nomi delle vie e santificano gli assassini di ieri. Il grande Vico direbbe “corsi e ricorsi” della Storia, ma purtroppo non di questo si tratta, bensì di pura e semplice ritorsione, di pura e semplice vendetta, di puro e semplice revanchismo. Tutto sommato, potrebbe dire una persona imparziale e super partes, i comunisti se lo meritano dopo che hanno, con Stalin e con tutti i suoi accoliti, compresi quelli italiani, “riscritto” veramente la Storia. Non c’è bisogno di scomodare George Orwell ed il suo splendido “1984” e neppure “Buio a Mezzogiorno” di Koesthler, basta ricordare un piccolissimo fatterello. Negli anni dello stalinismo le fotografie in cui comparivano Trosckij, Bucharin, Zinoviev ed altri dissidenti venivano “purgate”, specialmente quelle in cui questi soggetti erano stati fotografati accanto a Lenin. C’è una foto molto famosa nella quale si vede Trosckji mentre sta scendendo da un palco sul quale sta parlando Lenin, ebbene nelle riproduzioni degli anni ’30, Trosckji non c’è ed è stato sostituito da una bella bandiera rossa!
    Quanti comunisti italiani sono morti in Russia durante le “purghe” staliniane? Non si è mai saputo: 4000, 5000 o 6000? Chi conosce Guarnaschelli? chi era Paolo Robotti? Ed il “redivivo tiburtino” ? chi era costui? E Tresso e Ravazzoli? E Leonetti? Niente: silenzi, omissioni, cortine fumogene, petizioni ideologiche, tirate patriottistiche sulla grandezza del partito e lunghe perifrasi per giustificare omicidi e complicità.
    Giorgio Amendola, uno dei padri del P.C.I., in anni non sospetti, accingendosi a scrivere una sua personale storia del Partito, nonostante fosse stata ultimata la pubblicazione della monumentale storia di Paolo Spriano, scriveva:
    - …la storia di un partito non può essere scritta una volta per sempre. La storia va ripensata e riscoperta incessantemente, e non soltanto per esaminare criticamente i risultati delle ricerche che apportano sempre nuovi elementi di giudizio, ma soprattutto per trovarvi, di volta in volta, le radici storiche e politiche, necessariamente varie, dei problemi sempre nuovi che gli sviluppi della lotta attuale ripropongono”.
    Si era nel 1971, c’era stata l’invasione della Cecoslovacchia ed il P.C.I. era in fermento poiché rischiava di perdere tutto il credito guadagnato con l’appoggio alle lotte studentesche ed operaie nonché con il sostegno ai movimenti di liberazione di stampo terzomondista. Amendola proponeva, anche se a modo suo, di fare i conti con il passato, di squarciare quelle tenebre, di cercare soluzioni nuove alla luce di un passato finalmente rivelato nella sua realtà, compresa quella più tragica e più crudele.
    Naturalmente non se ne fece nulla e lo stesso Amendola interpretò a modo suo e per suo comodo le caute aperture che lui stesso aveva avanzato e certo i tempi e le circostanze non erano i più ideali per poter avviare un processo così “rivoluzionario”. Quello che, invece, balza in evidenza è che non c’era e non c’è mai stata dentro il P.C.I. – e dentro la Sinistra italiana – la mentalità, la cultura, la volontà di avviare una pacata, approfondita, documentata riflessione sulla propria storia. Si è sempre preferito ricorrere a splendidi “affreschi” storici in cui tutto è già determinato e tutto si ricompone all’interno dello “spirito” universale del Partito, piuttosto che mettersi in discussione come uomini e come militanti.
    Adesso ci si meraviglia che “i vincitori” di oggi vogliano riscrivere la storia !
    “Se non la scrivi tu la storia degli anarchici, - diceva nel lontano 1947 Gaetano Salvemini ad Armando Borghi - tu che sei anarchico, la scriveranno gli altri e resterete per sempre, agli occhi della gente comune, terroristi, bombaroli, assassini e rapinatori.”
    La storia si sta ripetendo. I comunisti prima hanno massacrato gli anarchici (Kronstatd, Mackno, l’Ukraina, la Catalogna, Berneri) e poi hanno preteso pure di scriverne la storia. E adesso, torno a ripetere, si meravigliano che i vincitori vogliano fare altrettanto, senza, peraltro, - e non è poca cosa - spargimento di sangue!
    Tutto questo è possibile proprio in virtù delle mistificazioni che per cinquant’anni sono state propinate a milioni di militanti comunisti, i quali credevano, moltissimi in assoluta buona fede, di lottare per l’avvento del “mondo nuovo”, mentre, in realtà, stavano semplicemente avallando un cumulo di nefandezze per una banda di affaristi.
    E’ logico che questi dirigenti non abbiamo voluto indagare sul passato e che oggi rifiutino l’eredità che naturalmente spetterebbe loro. Eppure i comunisti italiani sono forse gli unici – tranne alcune debite eccezioni - ad avere le carte in regola per poter ridiscutere serenamente il passato. Bastano poche considerazioni a provarlo.
    - Il fascismo è stato inventato in Italia; il comunismo no;
    - Il fascismo è stato al potere in Italia per più di vent’anni; il comunismo no;
    - Il fascismo italiano ha perseguitato tutti gli oppositori politici; il comunismo italiano ha perseguitato i suoi stessi militanti;
    - Gli italiani hanno sia subito le persecuzioni naziste, sia contribuito ad esse;
    - I comunisti italiani sono stati perseguitati sia dai fascisti, sia da Stalin;
    - Gli italiani hanno vissuto sotto il fascismo, ma non sotto il comunismo.
    Non sono differenze di poco conto e sono quelle che legittimerebbero la Sinistra italiana ad una forte e rigeneratrice catarsi. Pochissimi se la sentono oggi di incamminarsi lungo un sentiero così stretto e tortuoso poiché è molto più facile proclamarsi “homo novus” in nome dell’occupazione del potere, che assicura privilegi, prebende, benefici e denaro.
    Gli antichi romani, che se ne intendevano, distinguevano appunto tra “homo” e “vir”; ma cosa c’è da aspettarsi da chi non ha saputo – o voluto – opporsi a Stalin?
    “Il comunismo, dice Saverio Tutino – uno che è stato comunista fino in fondo - è l’antitesi del potere; è una qualità della coscienza. Del potere conquistato o dell’ambizione del potere, inevitabilmente, muore. “
    Torniamo alle origini, forse così la stella dell’utopia verrà riaccesa.

  8. #8
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    Predefinito

    Originally posted by Felix
    un conto è intascare tangenti, altro è prendere soldi da una POTENZA STRANIERA totalitaria ostile, e fare SPIONAGGIO per conto di questa ai danni del proprio paese.
    Gente come Cossuta & soci dovrebbe stare già da un pezzo dietro le sbarre per ALTO TRADIMENTO.
    Mettiamoci anche il Ferrara, se troviamo una cella abbastanza capiente.

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    si stanno sputtanando da soli

    Stanno dicendo che in Italia, e nel resto del mondo, gli storici sono tutti fessi, mentre alcuni politic di destra, pretendono di sapere la VERITA' storica.



    Che sputtanamento

  10. #10
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    Che cos'è veramente
    il comunismo?


    di Ida Magli
    ItalianiLiberi | 28 Maggio 2003


    Si è discusso molto in quest'ultimo periodo di comunismo. Si sono susseguiti anche numerosi dibattiti giornalistici e televisivi ai quali hanno partecipato alcuni dei maggiori esponenti del Partito Comunista Italiano, oggi dispersi nei diversi rami dei partiti della sinistra. Ma vi hanno partecipato anche alcuni, che dopo aver dichiarato apertamente la loro precedente militanza nel comunismo,
    adesso appartengono allo schieramento di centro destra
    berlusconiano. Quello che colpisce maggiormente in tutti questi dibattiti è la cecità di fronte al problema fondamentale nel quale siamo invischiati, il problema che rende così aspra e praticamente irrisolvibile la vita politica, sociale, economica, come pure quella familiare e personale degli Italiani. Si tratta di una cecità che discende direttamente da Marx e che testimonia già di per sé che il
    nostro è un mondo comunista. Alludo alla cecità di fronte ai "significati" che sottendono e al tempo stesso provocano i comportamenti; alludo alla cecità di fronte al "sistema logico" che regge in maniera necessitante il pensiero dell'uomo e che induce, anche in forma non sempre consapevole, ad associare nell'ambito degli stessi significati i diversi campi d'azione che diventano così talmente ovvi da non poter nemmeno essere "visti".

    Faccio subito gli esempi. E' stato Marx a teorizzare per primo il primato dell'economia su tutte le altre strutture della società: come è evidente, sia l'Italia sia l'erigenda Unione europea è guidata da valori economici, da banchieri ed economisti; il presente e il futuro si fonda su dati economici, le preghiere del mattino e della sera con le quali si aprono e si chiudono i notiziari televisivi sono gli indici delle Borse, e il loro segno più, e meno, testimonia se siamo stati buoni o cattivi. Si dirà che anche il capitalismo fonda il suo massimo valore sull'economia, ed è vero. Ma
    in Italia e in Europa la presenza del comunismo come valore fondante rende praticamente impossibile una vita politica armonica e lo sviluppo economico proprio perché, invece di rappresentare una delle funzioni della società, l'economia ne è il valore (nel significato spirituale del termine) primario, che determina tutti gli altri. E, come è successo negli altri paesi comunisti, li sterilizza e li annienta.
    Naturalmente tutti sappiamo bene che Marx (oltre alla sua
    insensibilità psicologica) era partito dall'economia perché, volendo eliminare qualsiasi differenza fra individui e nella società, la cosa più funzionale era equiparare i salari, ossia ridurre gli uomini all'uguaglianza dei bisogni primari: puoi essere intelligente o stupido, creatore di poesia o di musica, figlio di nobili o di operai, ma hai per prima cosa bisogno di mangiare, di ripararti dal freddo e dalla pioggia, di rifugiarti sotto un tetto, di curarti nelle malattie. Il Lavoro ti assicurerà questi bisogni primari: avrai un salario soltanto se lavorerai. E' sufficiente leggere le prime parole della Costituzione italiana per sapere che viviamo nel
    regno di Marx: dire che siamo "fondati sul lavoro" significa dire che intanto siamo uomini in quanto dipendiamo dalla divinità "Lavoro".

    L'eliminazione delle differenze: di nascita, di classe, di patria aveva dettato a Marx l'internazionalismo, un internazionalismo che cancellava qualsiasi legame salvo quello del lavoro proletario.

    Bene: l'Unione Europea è nata su questi stessi presupposti. Superamento-eliminazione delle nazioni, delle patrie, delle lingue; primato della moneta e dei sistemi economici con un solo centro propulsore che è appunto la Banca Centrale Europea. Né ci possono essere dubbi sui valori comunisti dai quali è partito il governo europeo: alla pari con il leninismo e con lo stalinismo, per prima cosa sono stati ridotti alla dipendenza assoluta e quasi all'annientamento gli agricoltori. Non si chiama sterminio dei contadini perché viviamo in tempi diversi, nei quali non si deve mai vedere scorrere il sangue, ma il risultato, come la battaglia per le
    quote latte dimostra anche se sembra non avere ancora insegnato niente a nessuno, è lo stesso.

    Tornando, dunque, all'Italia, a che serve discutere partendo dal presupposto che il comunismo sia morto? Sono finiti i governi esplicitamente comunisti e, manco a dirlo, i politici non riescono a credere che qualcosa esista se non esistono i politici, ma il comunismo è vivissimo e, proprio perché è radicato nelle idee senza quasi nessuna rappresentanza politica dichiarata, la sinistra non sa
    cosa dire e cosa fare. Dirsi post-comunisti significa appunto non sapere cosa si è; mentre i partiti che si dichiarano esplicitamente comunisti hanno scarsa possibilità di aumentare il proprio elettorato perché sono danneggiati dal crollo politico dell'Unione Sovietica, che è impossibile negare. D'altra parte un vero cambiamento dovrebbe iniziare dal restituire libertà all'individuo, libertà di pensiero, di responsabilità, di coscienza, di giudizio.
    Oggi questa libertà, in ossequio al marxismo, è stata delegata allo Stato, ossia alla coscienza collettiva, rappresentata e gestita dallo Stato. Gli esempi sono innumerevoli, ma basterà accennare alla scuola obbligatoria fino ai diciotto anni; al sistema sanitario di Stato che rende tutti complici, attraverso il pagamento delle tasse,
    di scelte etiche gravissime di cui soltanto la coscienza individuale può assumersi la responsabilità (aborto, cambiamento di sesso, trapianti, fecondazione artificiale...); il pagamento attraverso lo Stato di tutte le confessioni religiose, che annienta il diritto a credere nella verità della propria religione... sarà finalmente lecito cominciare a dibattere su che cosa sia realmente "comunismo"?

    Ida Magli

 

 
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