GERARCHIA
Nella seconda metà del secolo che stiamo lasciandoci alle spalle alcune parole, alcune espressioni linguistiche hanno subito una forma di ghettizzazione attraverso interessate interpretazioni di parte finalizzate a stravolgerne il significato originario e filologico per scopi riprovevoli sul piano etico ed eversivi sotto il profilo dell'ordinamento sociale nel suo complesso. Uno di questi termini utilizzato con tali finalità é la parola GERARCHIA. Assunta in origine a significare l'ordinamento ecclesiastico secondo il grado di autorità di cui ciascuna persona era investita , la parola GERARCHIA é poi opportunamente servita ad indicare ogni forma di ordinamento in cui esista scala di autorità e di corrispondente subordinazione. Essa é stata usata in particolare per indicare quegli ordinamenti in cui esista una netta e rigorosa delimitazione di funzioni la quale importi autorità di comando per coloro che sono investiti di grado superiore e subordinazione degli investiti di funzioni di grado inferiore. Pertanto si parla comunemente di GERARCHIA soprattutto a proposito dell'ordinamento della Chiesa, delle Forze Armate, dell'Amministrazione statale o, comunque, dell'Amministrazione pubblica più in generale. Ma non solo, perché soprattutto nel periodo storico collocato temporalmente tra gli anni '20 e '40, l'Era Fascista, nuovo e più vasto valore assunse la nozione di GERARCHIA sia nella dottrina dello Stato che nella prassi sociale, in quanto la concezione dell'uomo e della storia riconobbe nell'individuo la sorgente inesauribile dell'azione.
E' innegabile che la storia sia di origine schiettamente individuale, poichè anche gli avvenimenti più grandiosi di essa si scompongono all'analisi in una serie di innumerevoli atti individuali, né potrebbe essere altrimenti poiché, anche se - come oggi avviene nonostante taluni sconvolgimenti epocali - i fattori operanti della storia sono tuttora unità nazionali di più o meno grande vastità, esse pure non esistono se non negli individui che le compongono. Ma l'azione individuale diventa azione costruttiva soltanto quando si ingrani, si armonizzi e si integri nel sistema di altre forze individuali che partecipano alla stessa storicità; é necessario pertanto che all'azione di tutte queste forze siano posti funzioni e fini nettamente definiti. Altrimenti é il KAOS inteso proprio nel suo significato cosmico.
E' la fede nell'azione individuale che conduce alla GERARCHIA come - viceversa - é la concezione meccanicistica nello sviluppo storico che conduce all'azione di massa e al principio ugualitario. Occorre tener conto del fatto che la natura rifiuta di piegarsi a concezioni di uguaglianza che la violentano. La dinamica della storia si esprime soprattutto nel fatto che in alcuni uomini la potenza spirituale si afferma in maniera più vigorosa ed in altri meno, in alcuni più forte é il sentimento morale che é impulso a manifestarsi in opera di potenza e di bene e in altri dominano interessi egoisti più o meno ristretti, in alcuni più vivo e potente é il richiamo dell'azione creatrice e in altri meno. Partecipi della stessa storicità, gli individui di una Nazione vivono tale storicità più o meno intensamente; più intensamente coloro che per dote naturale e disciplina interiore sono capaci di uscire dal limite angusto della propria vita particolare e rispondono con la propria opera ad esigenze di più vasta affermazione umana, meno intensamente quelli che, per insufficienza di doti spirituali o per inadeguata educazione, tendono ad esaurirsi nell'ambito di un limitato orizzonte. Materia e condizione di ogni ordine storico, la natura umana, varia per capacità e potenza, si sviluppa e si adegua inesauribile all'incessante rinnovarsi delle gerarchie nella vita delle collettività. Per poco che un atto umano esca dal ristretto ambito del bisogno o dell'interesse individuale, si rende necessario che esso si sistemi in una più o meno complessa organizzazione ove l'intervento delle singole forze avvenga secondo il tempo e le necessità. L'errore fondamentale della concezione classica liberaldemocratica é quello di ritenere che la libera manifestazione dell'attività individuale sia sempre ed in ogni caso da ritenere giustificata come azione costruttiva. Pertanto tale concezione statuale non accentua il valore della GERARCHIA nelle manifestazioni della vita sociale e nazionale, e condanna quindi se stessa ad una situazione di perenne debolezza che porta naturalmente e facilmente alla decadenza ed al dissolvimento.
Viceversa, un ordinamento fondato sulla democrazia corporativa, il quale per la concezione volitiva che é alla base stessa di una partecipazione fisiologicamente selettiva, responsabile e consapevole, é in grado di distinguere nettamente il valore dell'azione individuale ai fini del bene comune cui esso tende, e riconosce in tutto il suo valore il principio gerarchico, sia in tutte le manifestazioni della vita nazionale e sociale, sia nel suo proprio ordinamento interno. Viene così a formarsi -come più volte sostenuto da Rutilio Sermonti nei suoi interventi - una rappresentanza organica gerarchicamente ordinata in tutte le funzioni economiche e non, che costituiscono, nel loro coordinato complesso intrecciarsi, la vita creativa della Nazione.
Nell'organizzazione di una democrazia corporativa la GERARCHIA si determina naturalmente in base al grado di volontà politica aderente ai fini che la coscienza nazionale si pone. L'investitura di autorità che ne deriva non é se non il riconoscimento della funzione per la quale ciascuna volontà si rivela inadeguata. Nel campo della produzione la GERARCHIA si determina in funzione dell'apporto che ciascuno dà ad essa ed il riconoscimento di tale apporto é la condizione essenziale dell'autorità di cui ciascun produttore é investito dallo stato corporativo. In tutta la vita della Nazione, il principio gerarchico si manifesta organico e possente nella rafforzata efficienza dello stato e di tutte le articolazioni intermedie territoriali e non che, consapevoli dei loro fini e delle loro articolate funzioni, assegnano a ciascuno il posto che gli compete, attribuendogli la necessaria autorità e richiedendone in misura corrispondente tributo di responsabilità e di autodisciplina. La responsabilità e la competenza congiunte in misura proporzionale con l'autorità in ogni grado della GERARCHIA, é condizione indispensabile della vitalità di questa e della sua capacità costruttiva. Il senso della responsabilità, inteso come senso in ciascuno del proprio dovere e della propria missione, é presente solo in quegli ordinamenti sociali che sono animati e mossi da una decisa e sicura volontà morale.
"La decadenza delle gerarchie significa la decadenza degli stati. Quando la gerarchia decade dal sommo all'infimo grado, ha perduto le sue virtù, é la disfatta. Quando la gerarchia del potere rapina e divora l'erario senza scrupoli, lo stato barcolla. Quando la gerarchia dei politici vive giorno per giorno e non ha più la forza morale di perseguire scopi lontani, né di piegare le masse al raggiungimento di questi scopi, lo stato viene a trovarsi di fronte a questo dilemma o si dissolve dietro l'urto di un altro stato, o attraverso la rivoluzione sostituisce o rinsangua le gerarchie decadenti o insufficienti. La storia degli stati, dal tramonto dell'Impero romano al crollo della dinastia Capitingia, al declinare malinconico della Repubblica veneta é tutto un nascere, crescere, morire di gerarchie." (Mussolini, Scritti e discorsi, II pag 292 e segg.).
Come fra gli individui così tra gli stati si determina ineluttabilmente una GERARCHIA in base al complesso delle forze materiali e spirituali che ciascuno costituisce. Tale complesso é ciò che forma il vario prestigio delle nazioni nell'ambito dei rapporti internazionali, come riconoscimento da parte delle altre del contributo di ciascuna apportato al patrimonio comune della civiltà. Al riconoscimento aspira, com'é ovvio, lo stato che esprime la volontà di essere della nazione perché esso entra con tutto il suo peso nel gioco delle forze internazionali, per assumere quel posto e quell'autorità che gli competono in corrispondenza al complesso di forze che rappresenta e per la volontà che lo anima. All'autorità fa riscontro quindi un corrispondente grado di responsabilità ai fini generali di giustizia e di progresso cui tendono le società organizzate.
Stelvio Dal Piaz
http://www.gerarchia.it/filologia_politica.htm




Rispondi Citando