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Discussione: Norman Mailer

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    Predefinito Norman Mailer

    Riporto l'intervista a Norman Mailer pubblicata ieri sul corriere della sera a proposito di America, famiglia Bush e guerra.Mi sembra di interesse, specie per quanto riguarda le motivazioni "psicologiche" e "culturali" dell'attuale politica statunitense.Ovviamente alcuni concetti espressi da Mailer nell'intervista mi convincono meno, ma mi sembra ugualmente meritevole.



    Sabato , 18 gennaio 2003



    Norman Mailer: io dico no all' Impero mondiale americano



    La tecnologia è un tema di cui lei ha scritto e parlato per 50 anni. Pensa che sia peggiore di 40 o 50 anni fa nell' ottenebrare sensi e anima? Non so se lei usi Internet e tutte queste cose...


    «No, non lo uso. Mi distoglierebbe da quel che mi rimane da fare. Non molto tempo fa ho detto che la tecnologia promette meno piacere e più potere. Parte della crisi dei tempi moderni consiste nella tendenza a essere sempre più narcisisti e attratti dal potere (e gelidi dentro)».


    Si sta parlando molto del l' Iraq...


    «Io non sono per la guerra. Fin dall' inizio ho pensato che nell' atteggiamento dell' amministrazione Bush nei confronti dell' Iraq ci fosse qualcosa sotto. Qualche tempo fa si diceva che l' Iraq costituiva un' immediata minaccia nucleare. Ora si sostiene che non lo è più.

    La gente di Bush poi ha cominciato a sbraitare sull' enorme pericolo di un attacco biochimico contro di noi. Ma non è riuscita a dimostrare che l' Iraq sia pronta a questa terribile possibilità. Infine un' altra grave accusa, l' Iraq è un covo di terroristi.


    Beh, per quel che ne capisco, e lo dico da romanziere, se io fossi Saddam Hussein, le ultime persone che vorrei nel mio paese sarebbero i terroristi di altri paesi, perché vorrei avere un controllo completo sulla mia terra. I terroristi sono mine vaganti.


    Perché Hussein dovrebbe voler pagare un prezzo così imprevisto? D' altra parte, se fossi un terrorista penserei che il peggior posto in cui capitare sarebbe l' Iraq, perché probabilmente mi metterebbe ro in un campo di concentramento.



    Allora che cosa c' è sotto? Perché la Casa Bianca vuole fare la guerra? Per il petrolio? Ma è una ricompensa sufficiente per gli imprevedibili e probabilmente immensi pericoli di questa guerra?


    «Mi ha colpito un articolo a cui la stampa americana non ha prestato nessun' attenzione. L' ho visto sul Journal-Constitution del 29 settembre. Un articolo potente. Bookman faceva notare che tutti si chiedono perché non ci sia un piano su quel che si farà in Iraq dopo che si vincerà la guerra.E poi sosteneva che un piano c' è. Occuperemo l' Iraq e lo occuperemo a lungo. Allora tutto comincia ad avere un senso. Perché ciò significa che stiamo inaugurando l' Impero Mondiale Americano. Ecco che cosa c' è sotto. Sto parlando da conservatore di sinistra».


    Era molto più chiaro quando lei si diceva anarchico. Sapevamo che cosa significava. Ma conservatore di sinistra?


    «Devo ridefinire il termine per me stesso ogni giorno, perché apparentemente è un ossimoro. Ma per me ha significato. Penso che in quel che resta della filosofia di sinistra (che non ha avuto molte idee nuove negli ultimi 30 anni) ci siano rimasti elementi che vale la pena di mantenere».


    Tipo?

    «L' idea che un uomo molto ricco non debba guadagnare in un anno 4000 volte di più di uno povero. Ultimamente ci sono in America due tipi di conservatorismo profondamente differenti, tanto differenti quanto i comunisti e i socialisti prima e dopo il 1917. Quelli che io chiamo i "conservatori di valori" perché credono in ciò che la maggior parte della gente considera i comuni valori conservatori: la famiglia, la casa, la fede, il lavoro, il dovere, la fedeltà, le virtù umane.


    E poi quelli che chiamo i "conservatori di bandiera", di cui l'amministrazione attuale è un perfetto esempio. Non penso che ai "conservatori di bandiera" importi un fico secco dei conservatori di valori. Ma ne usano le parole.E certamente usano la bandiera. Amano parole come "male".

    Uno dei peggiori errori di retorica di Bush (se ci si vuole buttare in quella miniera) è usare la parola "male" come se fosse un bottone che si può schiacciare per aumentare il proprio potere. Ogni uomo che usa quella parola 15 volte ogni cinque minuti non è un conservatore. Non un conservatore di valori. Un conservatore di bandiera è un' altra faccenda. Questi si basa sulla manipolazione. Quel che vuole è il potere. Crede nell' America».



    Chi è un conservatore di valori nella politica americana?


    «Eisenhower, forse, è stato un gentile conservatore di valori. Più recentemente? Reagan non penso lo fosse. Non credo che Reagan abbia mai avuto un' idea originale in vita sua. Una volta sono stato seduto accanto a lui a un pranzo di otto persone.

    Eravamo nel 1972. Ho passato l' intero pranzo a cercar di pensare a una domanda difficile da fargli. Per due ore lui è rimasto seduto là, calmo e tranquillo, e ha continuato a chiacchierare e snocciolare battute. Durante quelle due ore ha parlato con tutti e sei i giornalisti del Times che erano seduti a tavola e i suoi occhi non hanno mai incrociato i miei, così non sono riuscito a venir fuori con quella domanda difficile.

    Era una questione di correttezza. L' atmosfera era troppo gioviale. Probabilmente dopo esser diventato pr esidente, non aveva voglia di sprecar tempo a parlare con chi non gli serviva. Era uno scalatore abile e istintivo della facciata del successo.

    Era il suo dono. Allora colpiva molto i conservatori di valori perché pensavano che fosse uno di loro».



    Ritorniamo alla questione dell' impero...

    «Vede, dietro il conservatorismo di bandiera non c' è la follia, ma la logica. Io non sono d' accordo con questa logica, ma è potente. Secondo i conservatori di bandiera l' America sta marcendo. I media dello s pettacolo sono troppo liberi. Sono licenziosi. I ragazzini stanno arrivando al punto di non saper più leggere, ma sicuramente sanno scopare.


    La morale sta scomparendo. Quel che c' è sotto forse è che se l' America ritornasse a essere una macchina mil itare immensa per ottemperare a tutti i suoi nuovi impegni, la libertà sessuale, volente o nolente, andrà a farsi friggere. Impegno e dedizione diventeranno di necessità i valori nazionali».



    Che cosa avrebbero fatto i costruttori dell' Impero senza l ' 11 settembre?

    «Non penso che avrebbero proceduto in questo modo. Senza l' 11 settembre non credo che ci sarebbe stata la possibilità di una guerra con l' Iraq. Penso che l' amministrazione sarebbe stata nei guai. L' attenzione dei media era puntata sui problemi economici, l' aumento della disoccupazione, gli scandali nella Chiesa e nelle aziende, i serial killer nei licei, la droga».


    Si dice spesso nei giornali della destra americana che l' Islam è una religione malvagia che dovrebbe scomparire. Ci dice che cosa pensa dell' Islam e come si colloca l' Occidente cristiano o post-cristiano rispetto all' Islam e come potrebbe andare a finire questa faccenda.

    «Beh, in primo luogo devo dire che i conservatori di bandiera non sono cristiani. Sono, nella migliore delle ipotesi, cristiani militanti, che naturalmente è una fatale contraddizione in termini. Uno dei fondamenti del cristianesimo è la compassione, ma di solito se ne nota l' assenza. Beh, lo stesso si può dire dei mussulmani.

    L' Islam in teoria è una religione immensamente egualitaria. Crede che tutti siano uguali davanti a Dio. Ma la realtà è ben diversa. Noi violiamo il cristianesimo a ogni respiro e lo stesso fanno i mussulmani con l' Islam. Lei mi domanda se alla fine ci sarà una guerra? Penso di sì».


    Possiamo affrontare il problema di Israele e del suo inevitabile dilemma esistenziale che sono i palestinesi? Non mi pare che ne abbia scritto molto...

    «No. Non sono mai andato laggiù. Per una buona ragione. Cioè che sto sempre scrivendo un libro. Andare in Israele vorrebbe dire un altro libro da scrivere, e sarebbe un libro importante. E mi farebbe accantonare ciò che sto facendo, che mi preme di più».

    Ma lei non è mai stato anti-sionista...

    «No, comincerò con poche e semplici idee su Israele. Quando è nato era un paese molto piccolo. Se i capi arabi avessero avuto un po' di cuore avrebbero detto, queste persone hanno passato l' inferno. Trattiamole con gentilezza islamica, come dovremmo trattare gli stranieri .

    Invece li hanno dichiarati loro nemici. Gli israeliani non hanno avuto alternative al rafforzarsi e cercare la nostra alleanza. Nel fare ciò alcuni degli aspetti migliori della loro natura ebraica, l' ironia, l' amore per la verità, per la saggezza e la giustizia, sono stati intaccati dall' interno.

    Quando c' è stato da salvare il paese tutto è cambiato. La quantità cambia la qualità, che sono forse le migliori parole scritte da Engels. La quantità cambia la qualità. Israele è diventata un' altra potenza del mondo. Ma ha perso quel che aveva di speciale. Ora tratta i palestinesi come se fossero degli ebrei del ghetto. È una delle grandi ironie».


    Pensa che ci sia un modo per sfuggire al dilemma con i palestinesi?

    «Non vedo come. Non ora. Probabilmente quel che avvertono è che se non rischiano ora, saranno distrutti in seguito. Se una guerra con l' Iraq dovesse finire con gli americani che ci si insediano, Israele si sentirà più sicura nei decenni a venire. Ma il sostegno ameri cano potrebbe rivelarsi pericoloso.

    Gli americani dell' Impero si chiederanno quanto il sostegno a Israele sarà vantaggioso e quanto, invece, svantaggioso».



    Qual è la sua opinione di Ariel Sharon?

    «È quel che è. Un bruto. Un potente generale. Penso che per difendersi direbbe, "Sono quel che il destino ha fatto di me". Se fosse vissuto nel ghetto, sarebbe stato uno degli uomini più forti e probabilmente uno dei meno amati. Ma ora è un israeliano. Quel che si nota subito, che spicca nella maggior parte degli israeliani, è il patriottismo.

    Ebbene sì, sono patriottici. Dopo Hitler, come avrebbero potuto non esserlo? In questo senso sono sicuro che Sharon pensi di star facendo l' unica cosa che può fare; di star facendo la cosa giusta».


    L' incontro Il testo qui pubblicato è un ampio estratto di una lunga intervista con Norman Mailer realizzata da Taki Theodoracopoulos per il nuovo periodico culturale The American Conservative di cui Taki è uno dei fondatori.

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  2. #2
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    Predefinito

    divertente apologia della buona america . Ma e' inutile ,gli americani si illudono se credono di poter restare come padroni del mondo simpatici ai sottoposti ...

    specialmente ora che oltre che unici padroni sono anche gli unici a menare il randello ...D

 

 

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