Domenica, 19 Gennaio 2003
Ore di tensione a caccia di spie per la città
Leghisti sulle tracce dell’extracomunitario che aveva avvicinato Gentilini allontanandosi alla richiesta di chiarimenti
Un giovane immigrato che chiede a Gentilini una casa. Un faccia a faccia di almeno cinque minuti, in piazzetta Aldo Moro, di fronte ai gazebo della Lega. Poi qualcosa di strano. Quando un consigliere leghista chiede all'immigrato: «Come mai hai quel cerotto sull'orecchio?». Domanda retorica. Perchè lo stesso consigliere ha già la risposta pronta: «Attenti, questo ha un auricolare, e là dietro l'angolo ci sono due che gli stanno suggerendo le domande e hanno una telecamerina».
E' da qui, ieri intorno alle 13.30, che è cominciato il giallo. Durato per quasi tutto il pomeriggio. Fra pedinamenti, interrogativi, un'intrecciarsi di telefonate, i sospetti che forse dietro a tutto ci fosse la provocazione di qualche nemico di Gentilini. Finchè, a metà pomeriggio, la soluzione a sorpresa: macchè nemici, solo un troupe in incognita di Rai Tre; quelli della trasmissione Ballarò che stavano girando un servizio sull'immigrazione. Giallo rientrato e fine dei sospetti.
Restano quelle ore di grande concitazione fra i leghisti che avevano scoperto il trucco. Con i sospetti che avevano bisogno di conferme.
Il giovane immigrato, che davanti a Gentilini aveva detto di chiamarsi Rolando, aveva cercato subito di dileguarsi. Sulle sue tracce il consigliere Alberto Geromel. Un inseguimento in piena regola attraverso i vicoli del centro, da piazza dei Signori fino a viale Burchiellati, fra le bancarelle del mercato settimanale, poi in piazza del Grano. Ma non sapeva, Geromel, che lui stesso era seguito. Alle sue spalle, infatti, c'erano i due giovani "suggeritori" di piazza dei Signori con la telecamera. Altri leghisti, nel frattempo si erano messi in moto. Tutti a pedinare tutti. Roba da spy story. Ma, a quel punto, le spie del Carroccio erano ormai vicine al primo obiettivo: immortalare l'incontro fra l'immigrato e i suoi suggeritori occulti per avere la conferma che l'incontro con Gentilini era stato manovrato.
E questo è successo, intorno alle 14, in piazza Matteotti, più o meno all'angolo con via Stangade. Qui i tre si sono riuniti. Consapevoli, comunque, di essere stati seguiti. Nel frattempo, come scoprirà un cronista con uno stratagemma, l'immigrato si era già liberato dell'auricolare. Altro che ferita: l'orecchio sinistro era sano e il cerotto sparito.
Restava però aperto un interrogativo: chi erano i tre protagonisti del giallo? Per avere una risposta ai leghisti sarebbe bastata un' ultima mossa. Completare il pedinamento, scoprire la loro destinazione, e tempestarli di domande. Ma, improvvisamente, mentre il leghista Geromel attendeva rinforzi, i tre si erano volatilizzati. Fine della caccia e dubbi ancora aperti.
Non che in casa leghista ci fosse tanta ansia da perderci il sonno. E questo lo dimostra il fatto che, nel tardo pomeriggio, Gentilini era ancora all'oscuro di tutto. Lo sceriffo, infatti, una volta terminato il faccia a faccia di piazzetta Aldo Moro con l'immigrato, si era allontanato, perdendosi il finale della scena con la scoperta dell'auricolare. E solo molto più tardi verrà a sapere casualmente di quello che era accaduto. Il suo commento? «Non so chi ci possa essere dietro. Mi dispiace solo che quel giovane immigrato sia stato strumentalizzato. Quanto a me non mi preoccupo. Perchè è inutile nascondere microfoni: io le cose le dico sempre a voce alta e tutti sanno come la penso».




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